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Realizzazione di una tettoia - Permesso di costruire - Ordinanza di demolizione - Concessione in sanatoria - Istanza successiva all'ordinanza di demolizione

Pubblicato il 20/04/2010

Tribunale Amministrativo Regionale Campania Napoli sez.VIII 11/3/2010 n. 1381

Una tettoia adibita alla copertura di automezzi ha carattere di stabilità ed èidonea ad una utilizzazione autonoma, oltre a non poter essere considerata una mera pertinenza, costituisce un’opera esterna per la cui realizzazione occorre la concessione edilizia ai sensi degli artt. 3 e 10 del d.P.R. 380/2001.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Ottava)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 8621 del 1997, proposto da:


Soc. Immobiliare 2000 S.r.l., rappresentata e difesa dall`avv. Andrea Abbamonte, con domicilio eletto presso Andrea Abbamonte in Napoli, via Palepoli N.20;

contro

 

Comune di Benevento, rappresentato e difeso dall`avv. Michele Morone, con domicilio eletto presso Michele Morone in Napoli, Segreteria T.A.R.;

Sul ricorso numero di registro generale 629 del 1998, proposto da:



Soc. Immobiliare 2000 S.r.l., rappresentata e difesa dall`avv. Andrea Abbamonte, con domicilio eletto presso Andrea Abbamonte in Napoli, via Palepoli N.20;

contro

 

Comune di Benevento, rappresentato e difeso dall`avv. Michele Morone, con domicilio eletto presso Michele Morone in Napoli, Segreteria T.A.R.;

Sul ricorso numero di registro generale 2549 del 1998, proposto da:



Soc.Immobiliare 2000 S.r.l., rappresentata e difesa dall`avv. Andrea Abbamonte, con domicilio eletto presso Andrea Abbamonte in Napoli, via Palepoli N.20;

contro

 

Comune di Benevento, rappresentato e difeso dall`avv. Michele Morone, con domicilio eletto presso Michele Morone in Napoli, Segreteria T.A.R.;

per l`annullamento
previa sospensione dell`efficacia,

 

quanto al ricorso n. 8621 del 1997:
ORDINANZA DI DEMOLIZIONE N. 121 DEL 24/6/1997.

quanto al ricorso n. 629 del 1998:
SILENZIO RIGETTO SU ISTANZA DI CONCESSIONE EDILIZIA IN SANATORIA.

quanto al ricorso n. 2549 del 1998:
DINIEGO ESPRESSO DI CONCESSIONE EDILIZIA IN SANATORIA (PROVV. DEL 14/1/1998, PROT. N. 88973)

Visti i ricorsi con i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Benevento;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 2 dicembre 2009 il dott. Olindo Di Popolo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

1. Con ricorso (iscritto a r.g. n. 8621/1997) notificato il 3 ottobre 1997 e depositato il 21 ottobre 1997 la Immobiliare 2000 s.r.l. impugnava, chiedendone l’annullamento, previa sospensione: - l’ordinanza di demolizione n. 121 del 24 giugno 1997, emessa dal sindaco e dal dirigente del V Settore tecnico – U.O.C. Gestione del territorio del Comune di Benevento e comunicatale il 28 giugno 1997; - ogni ulteriore atto presupposto, preordinato, connesso, conseguente e/o consequenziale, ivi compreso il verbale di sopralluogo del 21 gennaio 1997, svolto dal Comando di Polizia municipale di Benevento.
Col provvedimento impugnato era stata ordinata alla ricorrente la demolizione delle opere eseguite in assenza di concessione edilizia in via Salvemini n. 1 (palazzo De Matteis) e consistenti in “una tettoia delle dimensioni di m 10,20 x 7,00 posta ad una altezza di m 4,50 circa dal piano di calpestio”.
In data 28 agosto 1997 (prot. n. 58752), la Immobiliare 2000 aveva presentato al Comune di Benevento domanda di concessione edilizia in sanatoria, avente per oggetto la “costruzione di un parcheggio ubicato all’interno di un fabbricato condominiale”, e più precisamente – come indicato nel progetto allegato – di una tettoia in carpenteria metallica annessa al deposito commerciale interrato in sua proprietà, sito alla via Salvemini n. 1.
2. A sostegno dell’esperito gravame venivano dedotte le seguenti doglianze.
1. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 4 della l. 28 gennaio 1977, n. 10. Violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della l. 28 febbraio 1985, n. 47. Violazione e falsa applicazione dell’art. 817 cod. civ. Eccesso di potere per difetto del presupposto. Violazione del giusto procedimento di legge. Eccesso di potere per istruttoria insufficiente.
2. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della l. 7 agosto 1990, n. 241. Eccesso di potere per motivazione insufficiente.
3. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47.
3. Costituitasi l’amministrazione intimata, eccepiva l’infondatezza dell’impugnazione proposta ex adverso, della quale richiedeva, quindi, il rigetto.
4. Successivamente, con ricorso (iscritto a r.g. n. 629/1998) notificato il 23 dicembre 1997 e depositato il 19 gennaio 1998, la Immobiliare 2000 avversava, chiedendone l’annullamento, previa sospensione: - il silenzio rigetto formatosi, ai sensi dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47, sulla propria menzionata domanda di concessione edilizia in sanatoria, presentata al Comune di Benevento il 28 agosto 1997 (prot. n. 58752); - ogni altro atto preordinato, connesso e consequenziale.
5. A supporto, formulava le seguenti censure.
1. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 della l. 7 agosto 1990, n. 241. Eccesso di potere per difetto di motivazione. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47.
2. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47. Eccesso di potere per omessa istruttoria. Violazione del giusto procedimento di legge.
3. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 4 della l. 28 gennaio 1977, n. 10. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47. Violazione e falsa applicazione dell’art. 817 cod. civ. Eccesso di potere per difetto del presupposto. Violazione del giusto procedimento di legge. Eccesso di potere per istruttoria insufficiente.
4. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47. Violazione dell’art. 31 della l. 17 agosto 1942, n. 1150. Violazione del giusto procedimento di legge. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. Violazione dell’art. 7 della l. 7 agosto 1990, n. 241. Sviamento.
6. Costituitasi anche in tale giudizio l’amministrazione comunale intimata, richiedeva il rigetto dell’impugnazione proposta ex adverso, eccependone l’infondatezza.
Richiedeva, altresì, la declaratoria della cessazione della materia del contendere.
A tale ultimo riguardo, deduceva, in particolare, che:
- in riscontro all’istanza di concessione edilizia in sanatoria del 28 agosto 1997, il responsabile del procedimento all’uopo designato, con nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97 (versata in atti), aveva richiesto alla Immobiliare 2000 di integrare la documentazione prodotta a corredo della predetta istanza;
- poiché la ricorrente non aveva ottemperato alla richiesta integrazione documentale, il medesimo responsabile del procedimento, con provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973 (adottato dopo la notifica del ricorso iscritto a r.g. n. 629/1998 e del pari versato in atti), aveva disposto l’archiviazione e, quindi, il rigetto della domanda di accertamento di conformità in parola.
Più in dettaglio, con la citata nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97, il responsabile del procedimento aveva rilevato che la Immobiliare 2000 aveva “intrapreso lavori abusivi inerenti anche altre opere non documentate nella presente istanza per cui occorre documentare e, conseguentemente, inoltrare richiesta di sanatoria per tutti i manufatti oggetto di accertamento”; aveva, altresì, invitato la ricorrente a corredare la propria domanda del “titolo abilitativo o di proprietà di tutti gli spazi di pertinenza e dell’immobile preesistente”, del “parere preventivo di assenso del condominio”, della “verifica di tutti gli indici e parametri vigenti in ambito p.p.e. Nuovo centro”.
Il diniego di sanatoria edilizia di cui al provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973, era stato, quindi, motivato in base all’impossibilità di “procedere alla istruttoria di rito per mancanza di opportuna e necessaria documentazione”, richiesta dall’amministrazione comunale e non esibita dalla società istante.
7. Avverso il sopravvenuto provvedimento espresso di rigetto (prot. n. 88973 del 14 gennaio 1998), nonché avverso l’art. 11 del vigente regolamento edilizio comunale ed ogni altro atto preordinato, connesso e consequenziale, la Immobiliare 2000 proponeva ulteriore ricorso (iscritto a r.g. n. 2549/1998), notificato il 4 marzo 1998 e depositato il 17 marzo 1998, chiedendone l’annullamento, previa sospensione.
A sostegno di tale gravame, deduceva le seguenti doglianze.
1. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della l. 7 agosto 1990, n. 241. Eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria.
2. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47.
3. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47. Eccesso di potere per presupposto erroneo. Violazione del giusto procedimento di legge.
4. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 4 della l. 28 gennaio 1977, n. 10. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47. Violazione e falsa applicazione dell’art. 817 cod. civ. Eccesso di potere per difetto del presupposto. Violazione del giusto procedimento di legge. Eccesso di potere per istruttoria insufficiente.
5. Violazione di legge. Violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47. Violazione dell’art. 31 della l. 17 agosto 1942, n. 1150. Violazione del giusto procedimento di legge. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. Violazione dell’art. 7 della l. 7 agosto 1990, n. 241.
8. Costituitasi anche in tale giudizio l’amministrazione comunale intimata, eccepiva l’inammissibilità e l’infondatezza del gravame esperito ex adverso, del quale richiedeva, quindi, il rigetto.
9. Frattanto, prima ancora dell’adozione dell’impugnato provvedimento espresso di diniego, la ricorrente, con lettera del 30 dicembre 1997 (prot. n. 88973), aveva trasmesso documentazione integrativa (comprendente, tra l’altro, il titolo di proprietà dell’immobile, costituito dagli atti di compravendita stipulati il 16 dicembre 1987, rispettivamente, con la C.E.R.M.E. s.r.l. e con la De Matteis Costruzioni s.r.l.) in riscontro alla richiesta del Comune di Benevento di cui alla nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97.
A seguito della determinazione sfavorevole assunta dall’amministrazione resistente col gravato provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973, la Immobiliare 2000 aveva rappresentato, con lettera del 23 gennaio 1998, di aver “prodotto idonea documentazione per la definizione della pratica” e di non aver allegato il parere preventivo di assenso del condominio, “in quanto lo stesso non ha alcun diritto reale dell’area sulla quale è stato realizzato l’intervento”, precisando che “l’area in esame risulta di esclusiva proprietà della … Immobiliare 2000 s.r.l. come da atto stipulato dal notaio Piacquadio e regolarmente trasmesso a codesto spett.le Settore”. In considerazione di ciò, aveva sollecitato il completamento dell’istruttoria sulla conformità urbanistica e, quindi, sulla sanabilità dell’intervento abusivamente eseguito.
Con atto del 4 febbraio 1998, prot. n. 4996, meramente confermativo di quello del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973, il Comune di Benevento reiterava la richiesta di esibizione della documentazione in precedenza indicata, nonché degli “estremi della licenza edilizia e/o concessione edilizia abilitanti il fabbricato oggetto di intervento”, di “verifica di eventuali indici di fabbricabilità fondiaria e dell’indice di copertura”, di una “relazione tecnica illustrativa maggiormente esaustiva e tesa al chiarimento complessivo dell’intera vicenda correlata alla licenza edilizia/concessione edilizia di cui sopra”; segnalava, infine, di non poter procedere all’“istruttoria in rito” e all’adozione del provvedimento consequenziale, in mancanza di tali elementi.
10. All’udienza pubblica del 2 dicembre 2009, le tre cause introdotte dai ricorsi iscritti a r.g. n. 8621/1997, n. 629/1998 e n. 2549/1998 venivano trattenute in decisione.

DIRITTO

1. In rito, il Collegio ravvisa, innanzitutto, i presupposti per disporre, ai sensi dell’art. 52 del r.d. 17 agosto 1907, n. 642, la riunione dei giudizi instaurati, rispettivamente, col primo ricorso (iscritto a r.g. n. 8621/1997), col secondo ricorso (iscritto a r.g. n. 629/1998) e col terzo ricorso (iscritto a r.g. n. 2549/1998).
Sono evidenti, infatti, le ragioni di connessione che giustificano la trattazione congiunta delle due cause: l’identità delle parti (Immobiliare 2000 e Comune di Benevento), l’unicità della vicenda fattuale dedotta in giudizio (realizzazione di una tettoia annessa ad un deposito commerciale di materiali, contestata come abusiva e, quindi, colpita con misura repressivo-ripristinatoria, nonché oggetto di conseguente domanda di sanatoria edilizia, poi denegata), prevalente coincidenza della causa petendi, e cioè dei vizi denunciati con i motivi di gravame (natura pertinenziale dell’opera, non necessitante, come tale, di apposita concessione edilizia e, quindi, non abusiva; difetto di istruttoria e di motivazione).

2. Ancora in rito, deve rilevarsi l’inammissibilità del primo ricorso (iscritto a r.g. n. 8621/1997), notificato il 3 ottobre 1997 e depositato il 21 ottobre 1997.
Con tale gravame è stata impugnata l’ordinanza di demolizione n. 121 del 24 giugno 1997, concernente la tettoia realizzata dalla Immobiliare 2000 in assenza di concessione edilizia.
Come evidenziato retro, in narrativa, sub n. 1, dopo l’emissione del provvedimento repressivo-ripristinatorio, e prima dell’esperimento dell’impugnazione, la ricorrente, in data 28 agosto 1997 (prot. n. 58752), aveva presentato al Comune di Benevento domanda di accertamento di conformità.
Al riguardo, il Collegio ritiene di dover aderire al consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui l’ingiunzione a rimuovere un’opera abusivamente realizzata perde la propria efficacia in conseguenza della presentazione dell’istanza di sanatoria (cfr., ex multis, TAR Campania, Napoli, sez. IV, 28 ottobre 2005, n. 17863; 28 febbraio 2006, n. 2429; 2 marzo 2006, n. 2561; 12 maggio 2006, n. 4178; 21 luglio 2006, n. 7664; 25 luglio 2006, n. 7677; 26 luglio 2006, n. 7686; 14 settembre 2006, n. 8130; 28 settembre 2006, n. 8351; 25 gennaio 2007, n. 701; 20 febbraio 2007, n. 1152; 27 marzo 2007, n. 2860; sez. VII, 12 aprile 2007, n. 3426; sez. IV, 13 aprile 2007, n. 3556; 26 luglio 2007, n. 7071; Salerno, sez. II, 29 novembre 2007, n. 2853; Napoli, sez. VI, 5 marzo 2008, n. 1108; sez. VII, 21 marzo 2008, n. 1472; 7 maggio 2008, n. 3501; sez. IV, 13 maggio 2008, n. 4257; 29 maggio 2008, n. 5176 e n. 5183; sez. VII, 5 giugno 2008, n. 5243; sez. IV, 26 luglio 2007, n. 7071; 15 settembre 2008, n. 10133; sez. III, 1° ottobre 2008, n. 12315; 7 novembre 2008, n. 19352; sez. VII, 4 dicembre 2008, n. 20973; 3 marzo 2009, n. 1211; TAR Sicilia, Palermo, sez. III, 22 dicembre 2005, n. 8159; sez. II, 13 novembre 2006, n. 2987; 31 gennaio 2007, n. 259; 5 marzo 2007, n. 723; 26 giugno 2007, n. 1704; Catania, sez. I, 18 dicembre 2007, n. 1990; TAR Puglia, Bari, sez. III, 31 marzo 2006, n. 1088; 24 aprile 2006, n. 1515; 3 maggio 2006, n. 1551; Lecce, sez. III, 21 febbraio 2009, n. 258; TAR Piemonte, Torino, sez. I, 13 novembre 2006, n. 4141; sez. I, 30 ottobre 2008, n. 2721; TAR Lazio, Roma, sez. I, 18 luglio 2008, n. 6954; sez. II, 15 settembre 2008, n. 8306).
Ed invero, il riesame dell’abusività dell’opera provocato dalla domanda di accertamento di conformità comporta la formazione di un nuovo provvedimento, esplicito o implicito, di accoglimento o di rigetto, che vale comunque a superare la precedente ingiunzione a demolire, per modo che, anche nell’ipotesi di rigetto dell’istanza, l’amministrazione comunale è obbligata ad adottare ex novo la misura sanzionatoria, con l’assegnazione in tal caso di un ulteriore termine per adempiere.
Pertanto, nell`ipotesi – quale, appunto, quella in esame – in cui, successivamente all’emissione di un’ordinanza di demolizione, e prima della proposizione del ricorso giurisdizionale, sia avanzata domanda di sanatoria dell’abuso edilizio contestato, è da reputarsi esulante ab origine, in capo al ricorrente, l’interesse ad ottenere l’annullamento dell’impugnato provvedimento repressivo-ripristinatorio, reso ormai irreversibilmente inefficace e ineseguibile; conseguentemente, il gravame esperito avverso quest’ultimo va dichiarato inammissibile: come già evidenziato, l`accoglimento dell’istanza ex art. 13 della l. 28 febbraio 1985, n. 47 (applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame e sostituito dall’art. 36 del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380) legittimerebbe, infatti, l`opera abusiva ed eliderebbe l’impugnata sanzione demolitoria, mentre il suo rigetto obbligherebbe, comunque, l’amministrazione comunale a riattivare il procedimento sanzionatorio sulla base dell`accertata insanabilità del manufatto, concentrandosi, in tale ipotesi, l’interesse ex art. 100 cod. proc. civ. dell’istante sulla contestazione del diniego oppostogli (cfr., ex multis, TAR Campania, Napoli, sez. IV, 3 febbraio 2005, n. 724; 8 marzo 2005, n. 1664; Salerno, sez. II, 21 marzo 2006, n. 314; Napoli, sez. I, 18 maggio 2006, n. 4743; Salerno, sez. II, 9 marzo 2007, n. 241; Napoli, sez. VII, 5 giugno 2009, n. 3105; sez. III, 18 giugno 2009, n. 3354; sez. VII, 2 luglio 2009, n. 3673; 9 luglio 2009, n. 3829; TAR Sicilia, Palermo, sez. III, 22 dicembre 2005, n. 8159; 25 settembre 2006, n. 1947; Catania, sez. I, 15 ottobre 2007, n. 1669; TAR Piemonte, Torino, sez. I, 13 dicembre 2006, n. 4654; TAR Lazio, Roma, sez. II, 4 maggio 2007, n. 3973; TAR Toscana, Firenze, sez. III, 13 maggio 2008, n. 1455; 9 aprile 2009, n. 605).

3. Parimenti inammissibile è il secondo ricorso (iscritto a r.g. n. 629/1998), notificato il 23 dicembre 1997 e depositato il 19 gennaio 1998.
Con esso la Immobiliare 2000 ha impugnato il silenzio rigetto formatosi, ai sensi dell’art. 13 della l. n. 47/1985, sulla propria menzionata domanda di sanatoria edilizia.
Come indicato retro, in narrativa, sub n. 6 e 9, il Comune di Benevento, in riscontro all’istanza in parola, con nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97, aveva richiesto alla ricorrente di integrare la documentazione prodotta a corredo della predetta istanza.
Poiché la società interessata non aveva completamente ottemperato a tale richiesta, l’amministrazione resistente, con provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973, aveva disposto l’archiviazione e, quindi, il rigetto della cennata domanda di sanatoria edilizia.
La rilevata inammissibilità discende da un duplice ordine di considerazioni.
3.1. Innanzitutto, la richiesta di integrazione documentale di cui alla citata nota comunale del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97, è intervenuta ben prima che scadesse il termine di 60 giorni previsto dall’art. 13, comma 2, della l. n. 47/1985, decorrente dalla presentazione (in data 28 agosto 1997) della domanda di sanatoria edilizia da parte della Immobiliare 2000. Ciò ha inevitabilmente comportato una interruzione del termine anzidetto (in analogia a quanto stabilito dall’art. 31, comma 6, della l. n. 1150/1942 e ora dall’art. 20, comma 5, del d.p.r. n. 380/2001), protrattasi fino al riscontro fornito dall’interessata con lettera del 30 dicembre 1997 (prot. n. 88973), ed ha, quindi, impedito il formarsi del silenzio significativo di diniego del richiesto accertamento di conformità, rendendo privo di oggetto provvedimentale il secondo gravame (iscritto a r.g. n. 629/1998), e così elidendo la legittimazione attiva della ricorrente, per inconfigurabilità di una situazione soggettiva (interesse oppositivo) tutelabile avverso un sussistente atto amministrativo lesivo.
3.2. Inoltre, il provvedimento espresso di diniego risulta adottato e comunicato (cfr. p. 3 del terzo ricorso, iscritto a r.g. n. 2549/1998; p. 4 delle memorie depositate il 20 novembre dalla Immobiliare 2000) in data (14 gennaio 1998) anteriore a quella (19 gennaio 1998) di deposito del secondo ricorso (iscritto a r.g. n. 629/1998) contro il silenzio rigetto sull’istanza di sanatoria edilizia, ossia prima dell’instaurazione del rapporto processuale (cfr. Cons. Stato, ad. plen., 29 luglio 1980, n. 35; 31 maggio 2002, n. 5). Il che rende inammissibile tale gravame, stante la carenza di interesse ad esperirlo fin dal momento della sua proposizione mediante deposito presso la Segreteria di questo Tribunale amministrativo regionale (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 7 luglio 2003, n. 4132).
In questo senso, occorre rimarcare che il Comune di Benevento – nell’esercizio di un potere non consumato dal decorso del termine ex art. 13, comma 2, della l. n. 47/1985 (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 28 luglio 2005, n. 4009) –, pur essendo pervenuto alle medesime conclusioni ed avendo, quindi, reiterato il medesimo contenuto dispositivo sfavorevole del silenzio rigetto (solo in ipotesi) già formatosi, risulta aver posto alla base del diniego espresso di sanatoria edilizia opposto col provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973, un’apposita attività istruttoria, ossia l’esame, dapprima omesso, dei presupposti di fatto e diritto sottesi all’originario provvedimento reiettivo tacito.
In particolare, ha vagliato la completezza della documentazione a corredo della domanda di sanatoria edilizia, rilevando l’insufficienza degli elementi necessari ad accertare la legittimazione sostanziale della ricorrente all’esercizio del ius aedificandi, nonché a verificare la conformità dell’opera abusiva agli strumenti urbanistici vigenti.
Trattasi, dunque, di provvedimento confermativo in senso proprio, suscettibile di assorbire e sostituire quello tacito, peraltro mai intervenuto (cfr. retro, sub n. 3.1).
Conseguentemente, da un lato, l’assorbimento e la sostituzione prefigurati renderebbero privo di oggetto provvedimentale il secondo ricorso (iscritto a r.g. n. 629/1998) e, d’altro lato, dall’accoglimento di quest’ultimo la Immobiliare 2000 non potrebbe, comunque, ritrarre alcuna concreta utilità – identificabile nell’ambita sanatoria edilizia –, se non attraverso l’annullamento giurisdizionale del sopravvenuto provvedimento espresso di diniego; donde la carenza di interesse a impugnare l’ormai superato silenzio rigetto sull’avanzata domanda di accertamento di conformità.

4. Sempre in limine, va disattesa l’eccezione di inammissibilità sollevata dall’amministrazione resistente con riguardo al terzo ricorso (iscritto a r.g. n. 2549/1998), notificato il 4 marzo 1998 e depositato il 17 marzo 1998.
Deduce, segnatamente, il Comune di Benevento che la ricorrente avrebbe omesso di impugnare, quale atto presupposto del provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973, la nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97, nella parte in cui avvertiva l’interessata che, a norma dell’art. 11 del regolamento edilizio comunale, l’integrazione documentale richiesta avrebbe dovuto essere inoltrata all’ufficio competente entro 90 giorni dalla propria data di invio e che, “scaduto inutilmente tale termine, la domanda presentata cessa di avere qualsiasi validità”.
Secondo la prospettazione dell’amministrazione resistente, stante il presunto nesso di derivazione logico-giuridica tra la prescrizione di decadenza contenuta nell`atto presupposto (nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97) e l’archiviazione-diniego disposta con l’atto consequenziale (provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973), sarebbe inammissibile il gravame esperito (soltanto) avverso quest’ultimo, in quanto inteso a rimettere in discussione la legittimità del provvedimento presupposto, divenuto inoppugnabile.
In contrario, valga, in primis, obiettare che quello contenuto nella nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97, altro non è, se non un mero avvertimento rivolto all’interessata circa le conseguenze decadenziali ricollegate dal richiamato art. 11, comma 3, del regolamento edilizio comunale alla mancata o intempestiva ottemperanza alla richiesta di integrazione documentale; conseguenze riconducibili, in realtà, direttamente alla previsione di cui all’art. 11 cit., ritualmente impugnata da parte ricorrente.
A ciò si aggiunga che l’effetto preclusivo prefigurato dall’amministrazione comunale, non avrebbe potuto, comunque, in concreto, verificarsi, in via di derivazione necessaria ed automatica dal cennato avvertimento, in quanto – come illustrato retro, in narrativa, sub n. 9 – la Immobiliare 2000 non è rimasta totalmente inerte a fronte della citata nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97, ma, con lettera del 30 dicembre 1997 (prot. n. 88973), ha inviato documentazione integrativa (sia pure reputata insufficiente dal gravato provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973, così come dall’atto del 4 febbraio 1998, prot. n. 4996).

5. Venendo ora al merito del terzo ricorso (iscritto a r.g. n. 2549/1998), possono essere scrutinati il primo e la prima parte del secondo motivo, stante la loro stretta interrelazione reciproca.
Con essi la Immobiliare 2000, da un lato, lamenta il difetto di istruttoria e di motivazione, per non avere il Comune di Benevento verificato la conformità urbanistica dell’intervento edilizio de quo né, quindi, fornito alcuna indicazione motivazionale sul punto, essendosi limitato a giustificare il rigetto dell’istanza di sanatoria inoltratagli sulla base dell’insufficienza della documentazione ad essa allegata; d’altro lato, denuncia la violazione del principio di tipicità dei provvedimenti e di legalità dell’azione amministrativa e la connessa carenza di potere in concreto di disporre, in ragione della predetta mera insufficienza documentale, l’‘archiviazione’ del procedimento ex art. 13 della l. n. 47/1985, che non è normativamente prevista.
Tali censure sono destituite di fondamento.
5.1. Al riguardo, deve preliminarmente escludersi che il soggetto interessato, dopo aver posto in essere un’attività antigiuridica, siccome non legittimata dal titolo abilitativo edilizio richiesto, possa sollecitare l’amministrazione a pronunciarsi nel merito della propria domanda di accertamento di conformità, senza aver curato di corredarla di tutta la documentazione all’uopo necessaria.
Ed invero, non può revocarsi in dubbio che la ricorrente non potesse, in via di principio, sottrarsi al dovere di leale collaborazione con l’autorità amministrativa, onde consentire a quest’ultima di esaminare compiutamente l’istanza di sanatoria edilizia (cfr. Cons. Stato, sez. V, 28 luglio 2005 n. 4057; TAR Campania, Napoli, sez. IV, 12 giugno 2001, n. 2704; sez. VI, 11 marzo 2009, n. 1393).
Un simile imprescindibile apporto collaborativo del privato ai fini del rilascio del titolo abilitativo edilizio ex art. 13 della l. n. 47/1985 risponde a principi di ordine generale in materia di attività e procedimento amministrativo e trova riscontro in puntuali disposizioni di settore
a) Sul piano generale, esso riflette il canone primario di buon andamento ex art. 97 Cost. e trova appiglio normativo nel dettato degli artt. 2 e 6 della l. 7 agosto 1990, n. 241, che prevedono poteri di acquisizione e integrazione documentale da parte dell’amministrazione procedente.
Si inquadra, così, in una dimensione di ‘bidirezionalità comunicativa’ tra autorità e privato, dove la partecipazione procedimentale del secondo non va riguardata soltanto in termini di contraddittorio dialettico-difensivo, ma anche (e soprattutto) in termini di fattiva ed utile cooperazione.
Per tal via, viene, infatti, assicurata una maggiore efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, consentendosi all’istruttoria preordinata all’adozione dell’atto conclusivo del procedimento di essere quanto più possibile spedita, completa e rappresentativa della realtà.
Nel contempo, la leale collaborazione tra autorità e privato, si pone vieppiù a garanzia di quest’ultimo, radicando in capo alla prima un potere discrezionale di dar corso all`integrazione delle carenze documentali riscontrate durante l`istruttoria e di invitare, quindi, l`interessato a porvi rimedio, previa puntuale individuazione degli elementi mancanti e senza limitarsi al rilievo generico di incompletezza della produzione a corredo dell’istanza rivoltale (cfr. TAR Lombardia, Milano, sez. III, 26 gennaio 2004, n. 86; Brescia, 5 dicembre 2006, n. 1537; TAR Liguria, Genova, sez. I, 7 luglio 2005, n. 1025; 7 aprile 2006, n. 349; TAR Sicilia, Catania, sez. III, 22 settembre 2005, n. 1431; TAR Lazio, Roma, sez. II, 24 ottobre 2007, n. 10478; TAR Campania, Napoli, sez. II, 25 febbraio 2009, n. 1057).
b) In materia edilizia, svariate disposizioni postulano l’apporto collaborativo del privato nell’ambito dei procedimenti di rilascio dei titoli abilitativi.
Tra queste, assumono precipuo rilievo:
- l’art. 31, comma 6, della l. 17 agosto 1942, n. 1150 (riferibile ratione temporis alla fattispecie in esame), che fa decorrere il termine per il rilascio del titolo abilitativo edilizio dalla data di presentazione di documenti aggiuntivi eventualmente richiesti dall’autorità procedente (cfr. art. 20, comma 1 e 5, del d.p.r. n. 380/2001);
- il comma 3 dell’art. 35 della l. n. 47/1985, che richiede dettagliate allegazioni documentali alla domanda di condono, e il successivo comma 15, in base al quale “il sindaco, esaminata la domanda di concessione o di autorizzazione, previi i necessari accertamenti, invita, ove lo ritenga necessario, l`interessato a produrre l`ulteriore documentazione”;
- l’art. 39, comma 4, della l. 23 dicembre 1994, n. 724, che richiede analoghe allegazioni documentali alla domanda di condono e ai sensi del quale “la mancata presentazione dei documenti previsti per legge entro il termine di tre mesi dalla espressa richiesta di integrazione notificata dal comune comporta l`improcedibilità della domanda e il conseguente diniego della concessione o autorizzazione in sanatoria per carenza di documentazione”.
5.2. Alla stregua dei principi e delle regole sopra delineati, l’operato del Comune di Benevento si presenta immune dalle cennate censure di difetto di istruttoria e di motivazione quanto alla conformità urbanistica o meno dell’intervento edilizio eseguito dalla Immobiliare 2000.
In omaggio agli evocati canoni di economicità, efficienza e leale collaborazione, l’ente locale intimato, avendo riscontrato l’insufficienza della documentazione prodotta a corredo della denegata domanda di sanatoria edilizia, ha, infatti, correttamente invitato l’interessata a completarla, indicando specificamente quella mancante e reputata necessaria (nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97: “titolo abilitativo o di proprietà di tutti gli spazi di pertinenza e dell’immobile preesistente”; “parere preventivo di assenso del condominio”; “verifica di tutti gli indici e parametri vigenti in ambito p.p.e. Nuovo centro”; cfr. retro, in narrativa, sub n. 6).
A fronte della (ritenuta) inadeguata cooperazione della ricorrente rispetto alla richiesta formulatale, ha, quindi, altrettanto correttamente arrestato la propria istruttoria in limine, astenendosi dal valutare la compatibilità urbanistica dell’opera abusivamente realizzata.
5.3. Ad avviso del Collegio, una simile condotta del Comune resistente non è – come detto – censurabile in termini di carente istruttoria e motivazione.
Anche in disparte il fondamentale canone di leale collaborazione del privato nei confronti dell’amministrazione, militano in tal senso le seguenti ulteriori indicazioni desumibili dall’ordinamento.
a) Innanzitutto, va rammentata la previsione del formarsi silenzio rigetto sulla domanda di accertamento di conformità dopo il decorso di 60 giorni dalla relativa proposizione (art. 13, comma 2, della l. n. 47/1985: “sulla richiesta di concessione o di autorizzazione in sanatoria il sindaco si pronuncia entro sessanta giorni, trascorsi i quali la richiesta si intende respinta”; cfr. art. 36, comma 3, del d.p.r. n. 380).
Ebbene, la funzione semplificatoria ed acceleratoria rivestita da una simile previsione resterebbe, in sostanza, vanificata, se l’amministrazione, addirittura legittimata a non pronunciarsi espressamente sulla domanda in parola, fosse, poi, ostacolata dalle eventuali inerzie o strategie dilatorie del privato, dopo aver diligentemente sollecitato quest’ultimo a integrare la documentazione incompletamente prodotta.
b) Inoltre, sarebbe incongruo imporre all’ente locale competente la valutazione di conformità urbanistica dell’opera abusiva, anche in mancanza degli elementi informativi fattuali all’uopo necessari e in esclusiva disponibilità del privato (ad es., titolo di legittimazione, relazione descrittiva dell’intervento, elaborati progettuali), riversando su di esso l’onere inesigibile o comunque antieconomico della relativa acquisizione unilaterale.
In questo modo, istanze di sanatoria anche palesemente inaccoglibili, in quanto non supportate documentalmente, rischierebbero di svolgere un indebito ruolo di interdizione rispetto a legittime misure repressivo-ripristinatorie, che finirebbero per restare inefficaci sine die (sul punto, cfr. TAR Campania, Napoli, sez. VII, 21 marzo 2008, n. 1474).
5.4. Neppure ha pregio l’assunto secondo cui il Comune di Benevento, nel disporre l’‘archiviazione’ della pratica corrispondente alla domanda ex art. 13 della l. n. 47/1985 presentata dalla Immobiliare 2000, avrebbe violato il principio di tipicità dei provvedimenti e di legalità dell’azione amministrativa, per aver esercitato un potere mai attribuitole dall’ordinamento.
a) In effetti, il potere di dichiarare, in limine e per ragioni di ordine meramente formale, ‘irricevibile’, ‘inammissibile’, ‘improcedibile’ o ‘manifestamente inaccoglibile’ una istanza del privato rinviene il suo generale fondamento normativo nell’art. 6, comma 1, lett. a, della l. n. 241/1990.
In base a tale disposizione, “il responsabile del procedimento … valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione del provvedimento”.
Il responsabile del procedimento è, dunque, chiamato ad effettuare valutazioni e verifiche preliminari, tenendo conto di tutti gli elementi che abbiano rilevanza ai fini dell’emanazione del provvedimento finale.
In questo modo, il legislatore ha inteso anteporre la valutazione di ammissibilità a quella di fondatezza dell’istanza del privato, onde evitare l’inutile dispendio di attività amministrative, in omaggio al principio generale di buon andamento ex art. 97 Cost. ed ai suoi corollari di efficienza ed economicità (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 23 febbraio 2004, n. 695).
In tale fase, il responsabile del procedimento valuta la competenza dell’amministrazione interpellata, l’idoneità della domanda a costituire avvio del procedimento, l’osservanza di eventuali termini perentori, la sussistenza di altri atti richiesti per l’emanazione del provvedimento (cfr. Cons. Stato, sez. II, 22 maggio 2003, n. 8032), la presentazione di una domanda da parte di un soggetto legittimato a inoltrarla, la titolarità dei requisiti eventualmente necessari, nonché le altre condizioni di fatto e di diritto per l’utile svolgimento del procedimento (cfr. Cons. Stato, sez. V, 25 novembre 2002, n. 6483; TAR Lazio, Roma, sez. III, 11 marzo 2003, n. 1833).
In mancanza di una delle descritte condizioni, il responsabile del procedimento si troverà a dover adottare il provvedimento finale senza dar corso ad ulteriori attività istruttorie.
Ad un simile segmento procedimentale sono, ad es., ascrivibili, nell’ambito delle procedure di affidamento di contratti pubblici, le operazioni preliminari del seggio di gara, consistenti nella verifica della tempestività delle offerte pervenute, dell’integrità, della regolare sigillatura dei plichi contenenti le stesse, della completezza e della regolarità della c.d. documentazione amministrativa.
b) Nel caso in esame, poi, il potere di rigettare la domanda di accertamento di conformità per ragioni formali di tardività e incompletezza della produzione documentale a corredo, rinviene il proprio fondamento normativo specifico nell’art. 11, comma 3, del regolamento edilizio comunale di Benevento, ai sensi del quale “qualora si renda necessario richiedere una ulteriore documentazione, l’iter resta sospeso per un periodo non superiore a 90 giorni … scaduto inutilmente tale periodo di tempo la domanda presentata cessa di avere qualsiasi validità”.
c) Siffatta disposizione di rango secondario, oltre a derivare la propria fonte generale legittimante dal citato art. 6, comma 1, lett. a, della l. n. 241/1990, trova piena e adeguata giustificazione, sul piano logico-sistematico, nei principi e nelle regole di buon andamento, efficienza, economicità e leale collaborazione passati in rassegna retro, sub n. 5.1, che presiedono all’attività procedimentale in materia di rilascio di titoli abilitativi edilizi (anche in sanatoria).
Più in dettaglio, se il legislatore attribuisce all’amministrazione il potere discrezionale di richiedere al privato istante integrazioni documentali, in applicazione dei richiamati principi e regole, al medesimo potere deve reputarsi immanente quello di arrestare in limine il procedimento avviato, a fronte di condotte inerti o, comunque, non collaborative dell’interessato, suscettibili di paralizzare, altrimenti, la funzione di vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia e di accertamento di conformità delle opere realizzate sul territorio rispetto alla disciplina vigente.
E, se il legislatore prevede un termine massimo (60 giorni) costitutivo del silenzio rigetto sulle domande ex art. 13 della l. n. 47/1985, ciò riflette quelle stesse esigenze acceleratorie volte alla spedita definizione del procedimento abilitativo, in virtù delle quali il privato è perentoriamente chiamato a fornire una cooperazione utile e fattiva attraverso la pronta esibizione della documentazione integrativa richiestagli.
Ad una simile ratio è da intendersi, segnatamente, ispirata la citata disposizione di cui all’art. 39, comma 4, della l. n. 724/1994, in materia di condono edilizio, la quale sancisce espressamente l’“improcedibilità della domanda e il conseguente diniego della concessione o autorizzazione in sanatoria per carenza di documentazione”, in caso di “mancata presentazione dei documenti previsti per legge entro il termine di tre mesi dalla espressa richiesta di integrazione notificata dal comune” (cfr. retro, sub n. 5.1, lett. b).

6. Se – come accertato – il Comune di Benevento aveva, in via generale e di principio, il potere di ‘archiviare’ l’avviato procedimento di sanatoria edilizia in ragione dell’insufficienza della documentazione rassegnata dall’interessata, tale potere, nella specie, non risulta dallo stesso correttamente esercitato alla luce dei profili di doglianza formulati sul punto nel secondo e terzo motivo di ricorso, che si rivelano, quindi, fondati.
Sostiene, in particolare, la Immobiliare 2000 che sarebbe “illegittima la pretesa archiviazione di una pratica finalizzata al rilascio di una concessione in sanatoria per omessa allegazione di una scheda urbanistica”, in quanto incentrata sull’erroneo assunto che possa imporsi al soggetto istante, a guisa di ‘supplente’ dell’amministrazione competente, l’onere istruttorio consistente nella verifica e dimostrazione di compatibilità urbanistica dell’opera abusiva.
Sotto questo profilo, il difetto di istruttoria inficiante l’impugnato provvedimento di diniego appare evidente, per essere stato, quest’ultimo, giustificato (anche) in base al rilievo del mancato assolvimento – da parte della ricorrente – di compiti, in realtà, spettanti unicamente all’ente locale intimato.
In presenza di molteplici relazioni tecniche ed elaborati grafici allegati alla domanda di sanatoria, l’amministrazione resistente non poteva legittimamente riversare sul soggetto privato (anche) l’onere di “verifica di tutti gli indici e parametri vigenti in ambito p.p.e. Nuovo centro” (nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97) ovvero di “verifica di eventuali indici di fabbricabilità fondiaria e dell’indice di copertura” (nota del 4 febbraio 1998, prot. n. 4996), di un’attività, cioè, che le è funzionalmente riservata ai sensi dell’art. 13 della l. n. 47/1985 (cfr. art. 36 del d.p.r. n. 380/2001).
Ed invero, quella richiesta alla ricorrente è non già una mera integrazione di ragguagli conoscitivi e di elementi documentali in suo precipuo – se non esclusivo – possesso, bensì una ‘verifica di compatibilità’ urbanistica del manufatto edificato abusivamente, ossia un apprezzamento tecnico, spettante unicamente all’amministrazione, nell’esercizio imparziale delle sue prerogative discrezionali.
L’accertamento di conformità urbanistica ed edilizia, preordinato al rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, costituisce, infatti, esplicazione del potere di vigilanza dell’autorità comunale sull’attività urbanistico-edilizia realizzata sul territorio e, in quanto tale, deve essere necessariamente svolto da quella medesima autorità, la quale non può sottrarvisi riversandola sul privato e indebitamente avvantaggiandosi degli apporti da quest’ultimo forniti.
In questa prospettiva, non può essere accreditata la tesi della difesa comunale, secondo cui, mediante la richiesta di “verifica” rivolta alla Immobiliare 2000, l’ente locale intimato non avrebbe “inteso sollevarsi dall’onere di effettuare la attività istruttoria che le compete … avendo, anzi, essa chiesto l’ausilio della ricorrente tutt’al più al solo fine di velocizzare l’iter” procedimentale. Perché, se così fosse, l’inerzia collaborativa dell’interessata non avrebbe potuto, di certo, esser sanzionata col disposto rigetto ‘formale’ della domanda di sanatoria edilizia, non trattandosi di apporto essenziale e insurrogabile ai fini dell’espletamento dell’invocato accertamento di conformità urbanistica.
Neppure vale addurre il disposto dell’art. 11, comma 3, del regolamento edilizio comunale, che si limita a prevedere la richiesta di “ulteriore documentazione” da parte dell’amministrazione procedente e che, quindi, per il suo tenore generico, ma, nel contempo, inequivoco circa il contenuto meramente documentale della consentita integrazione, non è suscettibile di essere dilatato fino al punto da predicare compiti valutativi e istruttori in capo al privato.

7. Del pari fondato è l’ulteriore profilo di doglianza sviluppato nel terzo motivo di ricorso, col quale viene censurata la motivazione di diniego incentrata sull’omessa esibizione del “parere preventivo di assenso del condominio” (nota del 3 settembre 1997, prot. n. 58752/97), ossia di un atto concernente rapporti di diritto privato, ininfluenti sulle valutazioni di ordine urbanistico sottese al rilascio del titolo abilitativo in sanatoria.
In realtà, l’omessa allegazione del “parere preventivo di assenso del condominio” non avrebbe potuto, di per sé, giustificare il rigetto dell’istanza ex art. 13 della l. n. 47/1985.
I titoli di proprietà e i ragguagli rassegnati dalla Immobiliare 2000, nonché gli stessi accertamenti documentati dall’amministrazione comunale si rivelano, infatti, sufficientemente perspicui nel senso di escludere un indefettibile coinvolgimento del condominio ai fini della legittimazione ad ottenere la richiesta concessione edilizia in sanatoria.
In particolare:
- dall’atto di compravendita stipulato tra la C.E.R.M.E. e la Immobiliare 2000 il 16 dicembre 1987 (rep. 11716, racc. 5630) risulta che la prima aveva alienato alla seconda, all’interno dell’edificio condominiale ubicato in Benevento, alla via Salvemini, un “locale sito al piano terra … della superficie di circa mq. … 450, con porzione di porticato e con annesso piazzale scoperto di circa mq. … 600, costituente solaio di copertura dei locali interrati”;
- dall’atto di compravendita stipulato tra la De Matteis Costruzioni e la Immobiliare 2000 il 16 dicembre 1987 (rep. 11717, racc. 5631) risulta che la prima aveva alienato alla seconda, all’interno del menzionato edificio condominiale, un “deposito posto al piano cantinato e distinto con il n. interno … 26, della superficie di circa mq. 1270 e dotato di ascensore montacarico che lo collega al soprastante locale, e w.c., con annesso cortile e rampa”;
- la relazione tecnica illustrativa allegata dalla ricorrente alla propria domanda di sanatoria fa riferimento alla “realizzazione di una tettoia a servizio di un passaggio carrabile esistente, conducente ad un piano interrato di proprietà della … ditta, onde assicurare la necessaria copertura agli automezzi sia durante le fasi di manovra e sia durante le operazioni di carico e scarico delle merci”;
- il rapporto della Polizia municipale di Benevento di cui alla nota del 27 gennaio 1997, prot. n. 10/97/V.E., attesta che “nel retrostante cortile esterno di proprietà della Immobiliare 2000 s.r.l. è stata installata di recente, dalla stessa società, senza alcun titolo autorizzativo, una tettoia delle dimensioni di m 10,20 x 7,00 posta ad una altezza media di m 4,50 circa dal piano di calpestio”;
- dalla riproduzione fotografica allegata al citato rapporto (e, segnatamente dalla didascalia indicante la “rampa di accesso ai locali interrati” della società) si evince che la tettoia in parola è stata installata nell’area antistante i locali in proprietà della ricorrente.
Gli elementi conoscitivi in possesso del Comune di Benevento inducevano, dunque, a ritenere che la tettoia realizzata dalla Immobiliare 2000 insistesse sul piazzale scoperto e sui sottostanti locali interrati in proprietà di quest’ultima e che la stessa non attingesse, in ogni caso, parti comuni dell’edificio condominiale.
Ebbene, a fronte di un simile quadro fattuale, sufficientemente perspicuo, non spettava all’amministrazione resistente svolgere ulteriori e approfonditi accertamenti, volti a risolvere conflitti interprivati ed a ricostruire vicende dominicali concernenti l’immobile de quo, con precipuo riferimento all’inesistenza di eventuali servitù o di altri vincoli reali, limitativi del ius aedificandi (cfr. Cons. Stato, sez. V, 2 ottobre 2002, n. 5165; 12 maggio 2003, n. 2506; 7 luglio 2005, n. 3730; 7 settembre 2007, n. 4703; sez. IV, 10 dicembre 2007, n. 6332; TAR Campania, Salerno, sez. II, 5 ottobre 2007, n. 2080; TAR Puglia, Lecce, sez. III, 18 dicembre 2007, n. 4286; TAR Piemonte, Torino, sez. I, 30 ottobre 2008, n. 2721; 22 dicembre 2008, n. 3182), tanto più che ipotetiche vertenze condominiali non sarebbero state, di per sé, suscettibili di assurgere a circostanze ostative all’emissione del titolo abilitativo in sanatoria, almeno fino a quando non fosse emerso un manifesto dissenso – nel caso in esame non ravvisabile – da parte di condomini titolari di situazioni confliggenti, qualificate e tutelabili (cfr. Cons. Stato, sez. V, 21 ottobre 2003, n. 6529; TAR Piemonte, Torino, sez. I, 30 ottobre 2008, n. 2721; 22 dicembre 2008, n. 3182).
Soprattutto in mancanza di siffatto conclamato dissidio, ai fini del rilascio del titolo abilitativo ad un intervento edilizio che interessava solo in via fattuale il condominio, non era, dunque, da considerarsi richiesto l’assenso di quest`ultimo, trattandosi, comunque, di tematiche privatistiche, cui rimane estranea l`amministrazione (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 9 febbraio 2009, n. 717; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 8 marzo 2007, n. 381; TAR Veneto, sez. II, 2 luglio 2007 , n. 2139; TAR Liguria, Genova, sez. I, 11 dicembre 2007, n. 2048)

8. Privo di pregio è, invece, il quarto motivo di impugnazione, con cui la Immobiliare 2000 censura il gravato diniego di sanatoria, deducendone il difetto del presupposto, costituito dalla necessità della preventiva concessione edilizia, e contestandone, quindi, le prefigurate implicazioni demolitorie, derivanti, appunto, dall’assenza di quest’ultima.
Secondo la ricorrente, la tettoia risultata abusiva, per le sue caratteristiche dimensionali, strutturali e funzionali, rivestirebbe natura meramente pertinenziale e non determinerebbe un impatto volumetrico sul territorio; pertanto, ai sensi degli artt. 1 della l. n. 10/1977 e 7, comma 2, lett. a, del d.l. 23 gennaio 1982, n. 9, conv. in l. 25 marzo 1982, n. 94, non avrebbe necessitato di concessione edilizia.
8.1. Onde vagliare adeguatamente la fondatezza della doglianza in esame, giova, in primis, delineare i connotati dimensionali, strutturali e funzionali del manufatto in parola.
Alla luce della relazione tecnica illustrativa allegata alla domanda di concessione edilizia in sanatoria del 28 agosto 1997 (prot. n. 58752), trattasi di “tettoia a servizio di un passaggio carrabile esistente, conducente ad un piano interrato di proprietà della … ditta, onde assicurare la necessaria copertura agli automezzi sia durante le fasi di manovra e sia durante le operazioni di carico e scarico delle merci”.
La struttura portante risulta “realizzata in carpenteria metallica saldata e bullonata con telai costituiti da pilastri in profili HEA 200 e travi di collegamento IPE 180; le fondazioni … costituite da plinti di forma prismatica con travi di collegamento in testa ottenute con profili del tipo IPE 140; la copertura … assicurata da arcarecci di tipo IPE 100 con un interasse medio pari a 80 cm con sovrastante lamiera grecata di tipo portante di spessore 5/10”.
Come rilevato nel rapporto della Polizia municipale di Benevento di cui alla nota del 27 gennaio 1997, prot. n. 10/97/V.E., e ribadito nell’ordinanza di demolizione n. 121 del 24 giugno 1997, le dimensioni della tettoia sono pari a mq (10,20 x 7,00 =) 71,40 di superficie ed a m 4,50 di altezza.
8.2. Ciò posto, deve rammentarsi che, in presenza di determinate caratteristiche strutturali e dimensionali, la tettoia può costituire una vera e propria costruzione, per la cui realizzazione è obbligatorio il rilascio della concessione edilizia (ora permesso di costruire).
Trattasi di manufatto non avente una propria autonomia individuale e funzionale, ma solo civilisticamente pertinenziale, essendo entrato a far parte integrante di una costruzione preesistente (TAR Piemonte, sez. I, 7 maggio 2003, n. 649; 15 dicembre 2004, n. 3585), a guisa di opera nuova, la cui realizzazione è suscettibile di comportare una trasformazione del territorio e dell’assetto edilizio anteriore (Cons. Stato, sez. V, 13 giugno 2006, n. 3490; TAR Piemonte, sez. I, 30 novembre 2004, n. 3531; TAR Campania, Napoli, sez. IV, 21 settembre 2002, n. 5491; Salerno, sez. II, 3 maggio 2004, n. 311; Napoli, 2 dicembre 2004, n. 18027; 10 maggio 2005, n. 5765; sez. VII, 12 dicembre 2007, n. 16226; 21 dicembre 2007, n. 16493; 24 gennaio 2008, n. 361; sez. III, 9 settembre 2008, n. 10059; sez. VI, 17 dicembre 2008, n. 21346; sez. II, 29 gennaio 2009 , n. 492; sez. VIII, 7 maggio 2009, n. 2438; TAR Emilia Romagna, Bologna, sez. II, 5 aprile 2006, n. 359; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 4 dicembre 2007, n. 6544; TAR Abruzzo, Pescara, 9 febbraio 2008, n. 98; TAR Puglia, Lecce, sez. III, 17 novembre 2008 , n. 3323). Esso può, infatti, arrecare un proprio impatto volumetrico e, se e in quanto privo dei connotati della precarietà, essere destinato a soddisfare esigenze non già temporanee e contingenti, ma durevoli nel tempo, con conseguente incremento del godimento dell’immobile cui inerisce e del relativo carico urbanistico (TAR Campania, Napoli, sez. III, 9 ottobre 2007, n. 9134; sez. II, 24 gennaio 2008, n. 402; TAR Lazio, Latina, sez. I, 5 agosto 2009 , n. 771).
8.3. Le illustrate caratteristiche impattanti e durevoli sono rinvenibili nell’intervento abusivamente eseguito dalla Immobiliare 2000.
In particolare, la realizzazione della tettoia de qua si è sostanziata in un notevole ampliamento dei preesistenti locali in proprietà della ricorrente (per una superficie pari a mq 71,40) e in un rilevante accrescimento delle loro attitudini funzionali di godimento (per parcheggio e manovra di automezzi, per carico e scarico di merci, oltre che per deposito commerciale di materiali).
Denota, per di più, una destinazione al soddisfacimento di esigenze durevoli nel tempo, come si evince inequivocabilmente dalla descrizione della struttura portante “in carpenteria metallica saldata e bullonata con telai costituiti da pilastri in profili HEA 200 e travi di collegamento IPE 180”, nonché dallo stabile ancoraggio al suolo, assicurato da un sistema fondazionale con “plinti di forma prismatica con travi di collegamento in testa ottenute con profili del tipo IPE 140”.
8.4. Né vale obiettare che il manufatto in parola si presenterebbe aperto su tre lati e, in quanto tale, non necessiterebbe di concessione edilizia (sul punto, cfr. TAR Lazio, Roma, sez. II ter, 24 maggio 2007, n. 4816; TAR Puglia, Bari, sez. III, 8 ottobre 2009, n. 2375).
Per le sue dimensioni in superficie e in altezza, esso si configura, infatti, non già come una semplice copertura a protezione di una contenuta area antistante l’immobile in proprietà della ricorrente, bensì in una sua estensione cospicua con funzioni – strumentali, ma distinte rispetto a quelle assolte dall’adiacente deposito – di parcheggio e manovra di automezzi, nonché di carico e scarico di merci.
Le descritte proporzioni considerevoli impediscono, cioè, di ritenere, in sostanza, ‘aperta’ una struttura a base rettangolare che, per raggiungere il muro perimetrale dell’edificio adiacente, si addentra ad una rilevante profondità rispetto al proprio fronte esterno e che costeggia detto muro perimetrale per una longitudine altrettanto rilevante.

9. Inconferente è, infine, il quinto motivo di gravame, col quale la ricorrente deduce la presunta conformità urbanistica e, quindi, la sanabilità dell’opera de qua ai sensi dell’art. 13 della l. n. 47/1985.
L’impugnato provvedimento di diniego, prot. n. 88973, del 14 gennaio 1998 prescinde, infatti, dalla compatibilità o meno dell’intervento abusivo con la disciplina urbanistica vigente, ma si fonda sul pregiudiziale rilievo di insufficienza della documentazione a corredo della domanda rigettata.
In ordine al profilo sostanziale della sanabilità dell’intervento edilizio abusivo l’amministrazione resistente non si è, cioè, pronunciata e rimane, pertanto, salva ogni sua futura valutazione su di esso, una volta compiuta l’istruttoria illegittimamente tralasciata ai fini dell’invocato accertamento di conformità.

10. In conclusione, devono essere dichiarati inammissibili per carenza di interesse il primo ricorso (iscritto a r.g. n. 8621/1997), notificato il 3 ottobre 1997 e depositato il 21 ottobre 1997, e sempre per carenza di interesse, oltre che per difetto di legittimazione ad agire, il secondo ricorso (iscritto a r.g. n. 629/1998), notificato il 23 dicembre 1997 e depositato il 19 gennaio 1998. Va, invece, accolto il terzo ricorso (iscritto a r.g. n. 2549/1998), notificato il 4 marzo 1998 e depositato il 17 marzo 1998, stante la ravvisata fondatezza, in parte, del secondo motivo, nonché del terzo motivo, e pertanto il provvedimento con esso impugnato deve essere annullato.

11. Quanto alle spese, ai diritti e agli onorari di lite, considerata l’infondatezza del primo, di parte del secondo, del quarto e del quinto motivo di gravame, sussistono giusti motivi per disporre, tra le parti in causa, l’integrale compensazione.

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale della Campania – Sezione Ottava, definitivamente pronunciando:
- riunisce i giudizi introdotti dai ricorsi iscritti a r.g. n. 8621/1997, r.g. n. 629/1998 e r.g. n. 2549/1998;
- dichiara inammissibili i ricorsi iscritti a r.g. n. 8621/1997 e r.g. n. 629/1998;
- accoglie il ricorso iscritto a r.g. n. 2549/1998 e per l’effetto annulla il provvedimento del 14 gennaio 1998, prot. n. 88973;
- compensa interamente tra le parti le spese, i diritti e gli onorari di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 2 dicembre 2009 con l`intervento dei Magistrati:
Antonino Savo Amodio, Presidente
Carlo Buonauro, Primo Referendario
Olindo Di Popolo, Referendario, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 11/03/2010
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

 

 



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