Alto Contrasto Reimposta
Iscriviti Area Riservata
Menu
Menu
Stemma

Paesaggio senza Stato: la delega ai Comuni e la crisi strutturale che nessuno vuole vedere

Pubblicato il 12/02/2026
Paesaggio senza Stato: la delega ai Comuni e la crisi strutturale che nessuno vuole vedere

di Salvatore Di Bacco (*)

C’è un grande equivoco che da vent’anni attraversa il dibattito sulla tutela paesaggistica: l’idea che basti una buona norma per garantire una buona tutela.
Il Codice dei beni culturali ha introdotto principi moderni, ha ridefinito ruoli e responsabilità, ha parlato di “co‑tutela” e “leale collaborazione”.
Ma la politica ha fatto finta di non vedere un dettaglio decisivo:
chi deve applicare quelle norme non è lo Stato, ma i Comuni. E i Comuni, semplicemente, non sono stati messi nelle condizioni di farlo.

La delega paesaggistica: un trasferimento di funzioni senza trasferimento di Stato

Quando il D.Lgs. 42/2004 ha spostato l’autorizzazione paesaggistica dalle Soprintendenze ai Comuni “dotati di adeguata struttura tecnico‑amministrativa”, si è celebrata la vittoria del decentramento.
Ma è stato un decentramento a costo zero.
Zero investimenti.
Zero assunzioni.
Zero rafforzamento degli uffici tecnici.

La verità è che la delega paesaggistica è stata costruita su un presupposto politico mai realizzato: che i Comuni italiani avessero una macchina amministrativa in grado di sostenere una funzione così delicata.

Non era vero allora.
Non è vero oggi.

Il paradosso istituzionale: responsabilità ai Comuni, potere alle Soprintendenze

Il sistema attuale è un ibrido che non funziona:

  • il Comune istruisce, firma e risponde;

  • la Soprintendenza decide nel merito con un parere vincolante;

  • il Ministero mantiene un potere di annullamento residuale.

È un modello che scarica sui Comuni la responsabilità giuridica e politica, ma lascia allo Stato il potere tecnico‑decisorio.
Una tutela “a metà”, che non tutela nessuno: né il paesaggio, né i cittadini, né i tecnici comunali.

La crisi degli uffici tecnici: il vero buco nero della tutela paesaggistica

Qui sta il cuore politico del problema.

Gli uffici tecnici comunali sono:

  • sotto organico da decenni,

  • privi di specializzazioni adeguate,

  • schiacciati da responsabilità enormi,

  • pagati meno di qualsiasi altro settore della PA con pari responsabilità,

  • costretti a gestire urbanistica, edilizia, paesaggio, PNRR, emergenze, gare, controlli.

Eppure sono loro a dover garantire la tutela del paesaggio, uno dei beni più delicati e più esposti del Paese.

È come chiedere a un presidio medico di montagna, con due infermieri e un medico part‑time, di gestire un reparto di cardiochirurgia.
Poi stupirsi se qualcosa non funziona.

La politica nazionale: grande retorica, zero investimenti

Il paesaggio è evocato in ogni discorso pubblico:
“bene comune”, “identità nazionale”, “valore costituzionale”.

Ma quando si passa dai principi ai bilanci, il paesaggio scompare.
Non esiste un piano nazionale per rafforzare gli uffici tecnici.
Non esiste una politica di reclutamento dedicata.
Non esiste una strategia per attrarre competenze specialistiche.
Non esiste un sistema di incentivi per chi assume responsabilità paesaggistiche.

La tutela del paesaggio è stata affidata ai Comuni, ma non è stata finanziata.
E una tutela senza risorse è solo un’illusione normativa.

Il risultato: una tutela diseguale, fragile, territoriale

Oggi la tutela paesaggistica in Italia dipende dal codice postale.
Dove il Comune è forte, la tutela funziona.
Dove il Comune è debole, la tutela si indebolisce.
E questo è politicamente inaccettabile, perché il paesaggio non è un bene comunale: è un bene nazionale.

Il Codice aveva una visione alta.
La politica non ha avuto il coraggio di sostenerla.

La domanda politica che non si può più evitare

Ha senso continuare a delegare ai Comuni una funzione così complessa senza prima ricostruire la capacità amministrativa dei Comuni stessi?

La risposta è evidente.
Ma finché non diventerà una priorità politica nazionale, continueremo a raccontarci che la tutela del paesaggio è garantita dalle norme.
Quando invece è garantita dalle persone.
E quelle persone, oggi, sono lasciate sole.



(*) Salvatore Di Bacco, Geometra, Funzionario Responsabile Ufficio Tecnico/Area Edilizia e Urbanistica presso il Comune di Raiano

Consigliere nazionale UNITEL e coordinatore del Comitato Scientifico dell'Unione è autore di numerosi articoli su riviste specializzate, formatore professionale e relatore in convegni e seminari su tematiche attinenti la professione tecnica.

 

N.B. Gli articoli pubblicati su questo sito riflettono le opinioni personali degli autori e non rappresentano necessariamente il punto di vista dell'UNITEL - Unione Nazionale Italiana dei Tecnici degli Enti Locali. I contenuti sono a scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza professionale. L'autore non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori, omissioni o danni derivanti dall'uso delle informazioni contenute negli articoli.

 

 Allegati
Di-Bacco-Salvatore.png


Utilità