Alto Contrasto Reimposta
Iscriviti Area Riservata
Menu
Menu
Stemma

La legislazione ambientale nei cantieri mobili

Pubblicato il 21/10/2010

C. Pasqualini Salsa (Progetto Sicurezza n. 2/2010)

Le prescrizioni sugli adempimenti ambientali in materia di gestione di cantieri mobili sono contenute nel Testo Unico Ambientale vigente, ovvero il d.lgs. 152/2006, come modificato dal d.lgs. gennaio 2008, n. 4.

Per garantire una buona gestione dei cantieri mobili è importante ottemperare in modo esaustivo anche agli adempimenti ambientali richiesti.  Tali adempimenti sono attualmente individuati dal Testo Unico Ambientale vigente (d.lgs.  152/2006, come modificato dal d.lgs. gennaio 2008, n. 4), che specifica come segue le principali tematiche ambientali connesse alle attività di cantiere:
gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione;
gestione dei rifiuti da manutenzione;
gestione delle terre e delle rocce da scavo;
il “sottoprodotto”;
acque reflue e rifiuto liquido;
oneri del produttore dei rifiuti;
gestione di impianti fissi e mobili di recupero rifiuti in procedura ordinaria e semplificata;
il conferimento dei rifiuti in discarica;
Albo nazionale gestori ambientali;
trasporto dei rifiuti in conto proprio e in conto terzi;
smaltimento dei rifiuti contenenti amianto;
procedure operative e amministrative per la bonifica di siti contaminati;
disciplina delle emissioni in atmosfera derivanti dagli impianti presenti in cantiere;
gestione dell’esercizio di attività di produzione, manipolazione, stoccaggio di materiali pulverulenti;
disciplina del rumore nelle attività temporanee.

Va peraltro evidenziato che la legislazione ambientale italiana, così come quella comunitaria, non prende in considerazione le differenze tra le caratteristiche di un’attività industriale, svolta in un sito stabile, e quelle dell’attività del comparto costruzioni, svolta in siti temporanei o mobili; ne consegue un’oggettiva difficoltà tecnica nell’applicazione dei principi generali riportati nelle norme al comparto edile. Eppure il mancato rispetto degli adempimenti e obblighi di legge in materia ambientale non consente di ottenere le autorizzazioni necessarie all’installazione e alla gestione del cantiere. La conoscenza degli specifici adempimenti normativi ambientali connessi alle attività poste in essere, finalizzata alla minimizzazione degli impatti ambientali, è comunque indispensabile per assicurare una corretta e coordinata esecuzione dei lavori e raggiungere gli obiettivi contrattualmente definiti.

Soggetti interessati sono tutti gli attori di un appalto concernente lavori da svolgersi in un cantiere mobile, come definito dal d.lgs. 81/2008 e succ. mod. e cioè:
Committente;
Progettista;
Responsabile dei lavori;
Direttore dei lavori;
Coordinatore per la progettazione (CSP);
Coordinatore per l’esecuzione (CSE);
Imprese appaltatrici, esecutrici dei lavori;
Lavoratori autonomi, lavoratori a cottimo e lavoratori impegnati in noli a caldo e noli a freddo;
– (eventuali) Imprese subappaltatrici;
Fabbricanti, venditori, noleggiatori di macchine da cantiere e installatori di impianti di cantiere;
ai quali si aggiunge – nel caso di appalto pubblico il Responsabile unico del procedimento (RUP).

Con specifico riguardo agli appalti pubblici, negli ultimi anni si è susseguita una serie di interventi legislativi (ultimo tra tutti il d.lgs. 163/2006) che hanno modificato il quadro di riferimento degli operatori del settore, soprattutto dal punto di vista procedurale, dell’organizzazione del lavoro e delle misure da adottare per assicurare la sicurezza sui cantieri.
Occorre seguire procedure specifiche nella scelta dei professionisti che devono ricoprire alcune funzioni-chiave nella conduzione del cantiere: dal responsabile del procedimento ai progettisti, dai componenti dell’ufficio di direzione lavori ai collaudatori. Tali figure si aggiungono ai soggetti più sopra elencati, strettamente legate all’organizzazione della sicurezza nel cantiere.
Stante questo scenario, riteniamo utile predisporre una serie di articoli, concernenti le modalità della gestione dei cantieri nel rispetto delle normative ambientali applicabili e le metodologie operative per correttamente attivare il cantiere anche sotto il profilo ambientale, grazie alla gestione degli impatti correlati.

Temi principali saranno pertanto la gestione dei rifiuti, degli scarichi idrici, delle emissioni in atmosfera e del rumore nelle attività di cantiere.  La normativa vigente in campo ambientale – a differenza di quanto accade per la gestione della sicurezza, regolata da specifiche norme (il già citato d.lgs. 81/2008 e succ. mod.) che impongono strumenti di prevenzione, programmazione e gestione, individuando specifica responsabilità a carico delle diverse figure professionali, sia della committenza, sia dell’impresa appaltatrice – non fornisce alcun indirizzo specifico per la gestione dei cantieri, attribuendo genericamente a ciascun soggetto interessato dalla normativa la responsabilità del rispetto dei limiti di legge.
Per ovviare a tale carenza, è buona prassi che le imprese si dotino di un sistema di gestione ambientale del cantiere mobile interessato.
Il cantiere è infatti un luogo produttivo a forte variabilità temporale di risorse e spazi fisici utilizzati e richiede un particolare sistema di gestione degli impatti negativi sull’ambiente che devono essere controllati e minimizzati.

A questo proposito, citiamo come valido esempio quello dell’Agenzia Torino 2006, che – relativamente all’edificazione delle opere progettate per le Olimpiadi invernali dell’anno 2006 – ha attivato e implementato un sistema di gestione ambientale dei cantieri olimpici, attraverso uno strumento, il Piano di Protezione Ambientale (PPA), rivolto all’organizzazione e alla pianificazione delle attività di gestione e di controllo ambientale del cantiere, al fine di assicurare un corretto e coordinato sviluppo dei lavori e prevenire l’insorgere di criticità ambientali tali da precludere il conseguimento degli obiettivi contrattuali. Ciò, per rendere possibile prevedere, in ciascuna fase del cantiere, le principali interazioni dei lavori con l’ambiente circostante e coordinare le relative azioni di prevenzione, tenendo sotto controllo i non pochi obblighi in campo ambientale.  L’applicazione dei PPA da parte delle imprese è stata resa cogente attraverso precise norme di capitolato che ne imponevano l’utilizzo e ne definivano le modalità di applicazione.
Secondo gli intenti dell’Agenzia Torino 2006, gli obiettivi ambientali da conseguirsi tramite l’adozione del PPA sono volti a garantire:
il rispetto di tutte le leggi ambientali;
la progettazione, la costruzione e la gestione dei cantieri in modo da rendere minima la generazione di rifiuti e altri effetti nocivi per l’ambiente, quali l’inquinamento del suolo, dell’acqua, dell’aria, il livello di rumore, il consumo eccessivo di materie prime, di risorse naturali e di energia; il miglioramento della gestione dei prodotti e dei rifiuti pericolosi;
la riduzione del consumo di materie prime, di risorse naturali e di energie non rinnovabili, privilegiando logiche di riutilizzo dei materiali;
la formazione e il coinvolgimento del personale per identificare e ridurre gli impatti sull’ambiente prodotti dalle loro attività professionali;
l’effettuazione di controlli periodici di impatti, procedure, fornitori, ecc.

Il raggiungimento degli obiettivi ambientali dichiarati veniva affidato al coordinamento generale del responsabile ambientale di ogni impresa esecutrice, in capo al quale sono state attribuite responsabilità e compiti specifici, quali:
redigere, gestire, aggiornare il Piano Protezione Ambientale dell’impresa, nel rispetto delle norme;
oppure stabilire e organizzare le verifiche e i controlli interni secondo un programma specifico redatto in conformità alle prescrizioni di legge;
oppure mettere in atto le azioni correttive necessarie evidenziate dagli audit, anche proponendo azioni migliorative;
oppure interfacciarsi con le figure designate dalla committenza per la gestione e la direzione dei lavori, al fine di controllare e gestire correttamente gli impatti prodotti dalle attività di cantiere;
oppure gestire e aggiornare la documentazione ambientale prevista dalla normativa;
oppure programmare l’informazione, la formazione e l’addestramento del personale dell’impresa in materia di gestione ambientale, se necessario coinvolgendo la Direzione Lavori e il Coordinatore per la Sicurezza.

Altra previsione specifica da parte dell’Agenzia committente nei confronti delle appaltatrici concerneva la formazione delle maestranze (da formalizzarsi nel verbale di cantiere), di particolare importanza per l’applicazione delle misure preventive sul campo, da effettuarsi preliminarmente all’apertura dei lavori e prima di ogni fase ritenuta critica da un punto di vista ambientale; quali contenuti della formazione venivano indicati essenzialmente l’organizzazione del sistema di gestione ambientale del cantiere e i rischi potenzialmente presenti (rumore, polveri, rifiuti, inquinamento dei suoli, dell’aria e dell’acqua, traffico, ecc.).

I contenuti del PPA, redatto dall’impresa secondo le linee guida dell’Agenzia, concernevano:
i dati generali dell’impresa appaltatrice, con l’indicazione dell’organigramma e dei nominativi dei responsabili per la gestione ambientale;
la descrizione delle opere e dei luoghi interessati dalle attività, con particolare riferimento all’inquadramento ambientale del cantiere, all’eventuale presenza di altri cantieri confinanti e di attività inquinanti;
l’individuazione dei principali aspetti ambientali critici ricettori di impatto (atmosfera, consumi, circolazione esterna, attività prossime al cantiere, vegetazione, fauna, salute pubblica, paesaggio, ecc.);
gli obiettivi ambientali dell’impresa;
l’individuazione delle fasi critiche oggetto di analisi (scavi, demolizioni, opere in c.a., verniciature, ecc.);
l’elenco degli strumenti adottati per le registrazioni (registri, elenchi, istruzioni, ecc.), poiché la registrazione documentale di quanto viene svolto per soddisfare i requisiti previsti è una condizione essenziale per poter considerare implementato il sistema;
le schede di rilevamento delle eventuali criticità rilevate durante le verifiche;
le schede di valutazione degli impatti e il programma ambientale per ogni singola fase di lavoro ritenuta critica e le modalità per le verifiche e i controlli interni.

In sintesi, il sistema di gestione ambientale dei cantieri olimpici si componeva dei seguenti passaggi:
1.   elaborazione, da parte dell’Agenzia, di linee guida per la corretta gestione ambientale per ogni singolo cantiere, da allegare alla documentazione fornita all’impresa in sede di gara d’appalto;
2.   elaborazione di un Piano di Protezione Ambientale e obbligo, per l’impresa, di individuare un responsabile ambientale prima dell’inizio dei lavori;
3.   verifica, da parte dell’Agenzia, dell’idoneità del Piano di Protezione Ambientale;
4.   organizzazione, da parte dell’Agenzia, della struttura preposta al controllo dell’applicazione delle misure di prevenzione e protezione indicate dall’impresa;
5.   aggiornamento continuo della documentazione ambientale da parte del responsabile ambientale.

Il PPA rappresenta dunque uno strumento operativo che consente sia all’impresa, sia alla stazione appaltante di gestire gli aspetti ambientali nell’intero processo di realizzazione dell’opera, attraverso una serie di attività: a) monitorando e verificando costantemente gli impatti sull’ambiente durante le fasi realizzative critiche; b) garantendo la qualità dei lavori nel rispetto dei tempi; c) indirizzando le imprese all’utilizzo di strumenti e procedure di gestione delle problematiche ambientali; d) definendo regole comportamentali per le maestranze; e) mettendo in atto un’organizzazione capace di gestire cantieri ambientalmente compatibili attraverso l’individuazione di specifiche figure responsabili.  Nella fattispecie specifica, l’adozione di un sistema di gestione ambientale dei cantieri consentiva inoltre alla committenza di provvedere alla raccolta e all’interpretazione dei dati inerenti il monitoraggio degli impatti attesi e generati dai lavori di costruzione delle Opere Olimpiche, contenuti in massima parte all’interno dei Piani di Protezione Ambientale.

La quantificazione dei consumi energetici e idrici, dei rifiuti prodotti, delle variazioni dell’uso reale del suolo (attività estrattive di scavo, trasformazione di aree boschive in altri usi, manutenzioni spondali in alveo, ecc.), informazioni raccolte in fase di cantierizzazione, hanno costituito parte integrante del più ampio Piano di Monitoraggio Ambientale (PMA) del Programma Olimpico, attraverso il quale procedere alla verifica degli indirizzi di sostenibilità ambientale intrinseca previsti dalla VAS.
I principali aspetti ambientali analizzati in dettaglio nei Piani di Protezione Ambientali riguardavano:
la produzione e la gestione delle diverse categorie di rifiuti (legno, carta, cartone, metallo, vetro, plastica, inerti, ceramica, stracci e tessuti, oli, ecc.) nel rispetto della normativa fino al loro smaltimento definitivo, attraverso la raccolta selettiva, la riduzione dei quantitativi prodotti e degli sprechi, il loro recupero e la compilazione della documentazione richiesta;
le emissioni acustiche con il conseguente rispetto dei valori limite ammessi dalle norme, attraverso eventuali azioni necessarie ad abbassare il livello di emissione acustica del cantiere verso l’esterno (scelta di attrezzature meno rumorose e certificate, riduzione dei tempi di esecuzione, rispetto degli orari, ecc.);
l’utilizzo dei prodotti e delle sostanze pericolosi attraverso la verifica delle schede di sicurezza, il loro stoccaggio e la corretta gestione dei contenitori e dei serbatoi e delle vasche (oli, gasolio, ecc.);
la gestione dei controlli a salvaguardia del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee, prevenendo potenziali inquinamenti durante le attività di movimentazione dei rifiuti e alla manutenzione e pulizia dei cantieri e altre fasi critiche;
le emissioni in atmosfera di polveri, gas o altri inquinanti in genere derivanti dalle attività di cantiere, soggette o no ad autorizzazione, la loro riduzione e il controllo;
la gestione delle acque reflue;
l’approvvigionamento e il consumo idrico;
la gestione dei consumi energetici e delle risorse naturali;
l’utilizzo sostanze lesive dell’ozono;
l’emissione di odori.

E così, ad esempio, veniva previsto che prima di ogni intervento di scavo e di movimento terra comportante l’allontanamento di materiale di risulta, l’impresa comunicasse alla Direzione Lavori i dati relativi alla quantità e alla natura del materiale e il luogo di suo recapito. Si ricordava esplicitamente come la raccolta, il trasporto, lo smaltimento o l’eventuale riutilizzo del materiale di risulta dell’attività edilizia (in una parola: la gestione di detto materiale) fossero soggetti alle vigenti disposizioni in materia di gestione dei rifiuti e di carattere igienico-sanitario; per i materiali riutilizzabili, invece, si richiedeva una gestione conforme a uno specifico programma stabilito dall’impresa; per la terra da scavo non contaminata si rammentava che essa poteva essere riutilizzata in riempimenti di aree con destinazione d’uso assimilabile all’industriale o commerciale.
Quanto ai rifiuti, si invitava l’impresa a effettuare, per quanto possibile, la raccolta selettiva dei rifiuti in cantiere, predisponendo contenitori separati e aree specifiche di accumulo e stoccaggio; soprattutto, però, la si invitava ad applicare tutte le misure necessarie per limitare la produzione di rifiuti, compreso il riutilizzo.

Si richiedeva di evitare la frantumazione degli elementi risultanti dagli scavi adottando idonee misure di prevenzione ambientale, la cui individuazione era lasciata alla responsabilità dell’impresa; di raccogliere i materiali provenienti dalle altre attività di cantiere in zone disposte a cura dell’impresa; di controllare periodicamente i cumuli di materiali depositati e la stabilità dei terreni, in particolare dopo forti piogge, al fine di evitare crolli e franamenti; di provvedere alla corretta gestione documentale secondo le norme vigenti; di archiviare la documentazione ambientale in cantiere; di evitare di abbandonare, bruciare e interrare i rifiuti prodotti in cantiere; miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi, ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi.



Progetto Sicurezza

Utilità