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La gestione e manutenzione dell'opera pubblica

Pubblicato il 23/11/2009
F. Alberti, E. Mariotti (Rivista del Consulente Tecnico n. 1/2009) - Documento senza titolo

Nel presente lavoro verrà analizzato il tema della gestione e della manutenzione delle opere pubbliche e i profili di responsabilità dell’ente pubblico. In particolare sarà trattato il rapporto tra la fase di progettazione e la fase di manutenzione dell’opera e illustrato il piano di manutenzione. Conclude l’articolo un breve elenco, non esaustivo, della normativa tecnica di settore e cenni sull’affidamento del contratto di manutenzione delle opere pubbliche.

La manutenzione delle opere pubbliche costituisce un’attività necessaria e obbligatoria per l’ente proprietario, tanto che la sua omissione comporta responsabilità per gli uffici che hanno il compito di garantirne l’esecuzione (1).
La giurisprudenza afferma costantemente che il controllo continuativo delle condizioni dei beni demaniali rientra negli obblighi (istituzionali) di manutenzione ordinaria, dai quali l’ente locale non può esimersi, ciò in quanto il progresso tecnologico predispone, oggi, gli strumenti di verifica più idonei a evitare insidie (2).
In generale, spetta all’Ufficio tecnico dell’ente pubblico dimostrare di esercitare correttamente l’alta sorveglianza del patrimonio immobiliare e di svolgere i compiti di manutenzione e gestione che gli competono per le funzioni svolte, soprattutto essendo tale ufficio destinatario di note e prescrizioni tecniche da parte dell’utenza dei beni.
La omissione di manutenzione, che avrebbe invece potuto preservare la funzionalità delle opere, può integrare ipotesi di negligenza perseguibili dalla giurisprudenza contabile.  In ordine ai criteri e ai mezzi con i quali l’amministrazione realizza e mantiene un’opera pubblica va rilevato che sussiste l’obbligo dell’amministrazione pubblica di osservare, a tutela dell’incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio, le specifiche disposizioni di legge e di regolamento disciplinanti le attività manutentive e gestionali delle opere custodite, nonché le comuni norme di diligenza e prudenza, con la conseguenza che l’inosservanza di dette disposizioni e norme comporta la responsabilità dell’amministrazione per i danni arrecati a terzi (3).
Sull’argomento vi è copioso intervento giurisprudenziale, soprattutto in ordine all’applicazione della disciplina prevista dall’art.  2051 del codice civile sulla responsabilità per i danni cagionati dalle cose in custodia agli enti locali.
L’art. 2051 c.c. prescrive che “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.
Secondo un orientamento giurisprudenziale (4): “L’applicabilità dell’art. 2051 cod.  civ. nei confronti della p.a. (o del gestore) non è automaticamente esclusa allorquando il bene demaniale o patrimoniale da cui si sia originato l’evento dannoso, risulti adibito all’uso diretto da parte della collettività, come una strada e si presenti di notevole estensione. Queste caratteristiche del bene, infatti, quando ricorrano congiuntamente, rilevano soltanto come circostanze le quali – in ragione dell’incidenza che abbiano potuto avere sull’espletamento della vigilanza connessa alla relazione di custodia del bene ed avuto riguardo alle peculiarità dell’evento – possono assumere rilievo sulla base di una specifica e adeguata valutazione del caso concreto, ai fini dell’individuazione del caso fortuito e, quindi, dell’onere che la p.a. (o il gestore) deve assolvere per sottrarsi alla responsabilità, una volta che sia dimostrata l’esistenza del nesso causale”.
Ne conseguirebbe che nel caso di danni conseguenti ad omessa o insufficiente manutenzione di strade pubbliche, non è configurabile la responsabilità della pubblica amministrazione ai sensi dell’art. 2051 c.c.  solo ove l’esercizio di un continuo ed efficace controllo idoneo ad impedire situazioni di pericolo per gli utenti, sia risultato oggettivamente impossibile a causa della notevole estensione del bene e del suo uso generale da parte dei terzi (5).
A ragionare diversamente da quanto appena
riferito, si creerebbero delle situazioni di privilegio in capo agli enti pubblici, che potrebbero sempre agevolmente dare la prova dell’impossibilità del controllo continuativo e dell’uso generale delle strade, e ciò in quanto la rete viaria è per sua natura estesa e sottoposta all’uso della generalità dei consociati.
Tale ultima preoccupazione ha, quindi, fatto affermare alla S.C. che i limiti all’applicazione dell’art. 2051 c.c. – a vantaggio dell’applicazione dell’art. 2043 c.c. – vadano valutati con riferimento al caso concreto, con riguardo, cioè, alla tipologia della strada ed allo stato dei mezzi tecnologici attuali: “Ora, non pare revocabile in dubbio che la possibilità o l’impossibilità di un continuo ed efficace controllo e di una costante vigilanza – dalle quali rispettivamente dipendono l’applicabilità o l’inapplicabilità dell’art. 2051 c.c. – non si atteggiano univocamente in relazione ad ogni tipo di strada. E ciò non solo in relazione alla loro estensione, ma anche alle loro caratteristiche, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza che le connotano, agli strumenti che il progresso tecnologico volta a volta appresta e che, in larga misura, condizionano anche le aspettative della generalità degli utenti” (Cass. 15 gennaio 2003, n. 488).
Per fugare ogni dubbio sul fatto che le grandi dimensioni del demanio stradale comunale siano di ostacolo ad un controllo ed ad una manutenzione costanti, si ponga mente al fatto che la Corte di legittimità ha ritenuto applicabile l’art. 2051 c.c. persino alle autostrade, e ciò in considerazione che all’ente proprietario non è giammai impedita “... la possibilità di svolgere un’adeguata attività di vigilanza, che sia in grado di impedire l’insorgere di cause di pericolo per gli utenti…” (6).
In alternativa alla responsabilità per custodia ex art. 2051 c.c., la responsabilità in parola potrebbe essere inquadrata, e lo è stato in alcune sentenze, nella fattispecie del risarcimento per fatto illecito di cui all’art.  2043 c.c., rilevandosi in questo caso che “La p.a. nell’esercizio del suo potere discrezionale in ordine alla esecuzione e manutenzione di opere pubbliche, nonché nella vigilanza e controllo in genere dei beni demaniali, incontra i limiti derivanti sia da norme di legge che regolamentari, sia da norme tecniche, sia da norme di comune prudenza e diligenza ed, in particolare, dalla norma primaria e fondamentale del neminem laedere (art. 2043 c.c.), in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che l’opera pubblica non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto evidenziata dal carattere oggettivo della non visibilità e da quello soggettivo della non prevedibilità del pericolo.
La p.a. incontra, nell’esercizio del suo potere discrezionale anche nella vigilanza e controllo dei beni demaniali, limiti derivanti dalle norme di legge e di regolamento, nonché dalle norme tecniche, e da quelle di comune prudenza e diligenza, ed, in particolare, dalla norma primaria e fondamentale del neminem laedere, in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile” (Cass., 12 novembre 1997, n.  11455; conf., id. , 28 luglio 1997, n. 7062).

Il rapporto tra progettazione e manutenzione dell’opera pubblica
Secondo la disciplina prevista nell’art. 132 del codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006), si considerano errore o omissione di progettazione l’inadeguata valutazione dello stato di fatto, la mancata od erronea identificazione della normativa tecnica vincolante per la progettazione, il mancato rispetto dei requisiti funzionali ed economici prestabiliti e risultanti da prova scritta, la violazione delle norme di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali.
Come meglio specificato all’art. 15, comma 1 del d.P.R. 554/1999, il fine fondamentale della progettazione è la realizzazione di un intervento di qualità tecnicamente valido, nel rispetto del miglior rapporto fra i benefici e i costi globali di costruzione, di manutenzione e di gestione.
La progettazione è informata, tra l’altro, a principi di minimizzazione dell’impegno di risorse materiali non rinnovabili e di massimo riutilizzo delle risorse naturali impegnate dall’intervento e di massima manutenibilità, durabilità dei materiali e dei componenti, sostituibilità degli elementi, compatibilità dei materiali ed agevole controllabilità delle prestazioni dell’intervento nel tempo.  Inoltre, l’art. 16 del medesimo regolamento d.P.R. 554/1999 (oggi in vigore in attesa della pubblicazione del nuovo regolamento di attuazione del codice dei contratti) prevede che i materiali e i prodotti utilizzati siano conformi alle regole tecniche previste dalle vigenti disposizioni di legge, le norme armonizzate e le omologazioni tecniche.  Pertanto, la gestione dell’opera pubblica assume una grande importanza, se finalizzata al mantenimento nel tempo delle prestazioni dell’opera che per effetto del tempo o per azione antropica tendono a ridursi.

Il piano di manutenzione
Il progettista dell’opera pubblica deve redigere, ai sensi dell’art. 40 del d.P.R. 554/1999 e dell’art. 93 comma 5 del d.lgs. 163/2006, un piano di manutenzione dell’opera e delle sue parti. Inoltre, il d.lgs 81/2008, all’art.  105, indica, tra i compiti del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, la redazione del fascicolo di manutenzione.  Il suddetto fascicolo, i cui contenuti sono definiti all’allegato XVI dello stesso decreto, riporta le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche norme di buona tecnica e dell’allegato II al documento Ue 26 maggio 1993. Il suddetto fascicolo è preso in considerazione all’atto di eventuali lavori successivi alla realizzazione dell’opera.
Il piano di manutenzione è un documento complementare al progetto esecutivo che prevede, pianifica e programma, tenendo conto degli elaborati progettuali esecutivi effettivamente realizzati, l’attività di manutenzione dell’intervento al fine di mantenerne nel tempo la funzionalità, le caratteristiche di qualità, l’efficienza e il valore economico.  Il piano di manutenzione assume contenuto differenziato in relazione all’importanza e alla specificità dell’intervento, ed è costituito dai seguenti documenti operativi: il manuale d’uso; il manuale di manutenzione; il programma di manutenzione.
Il manuale d’uso si riferisce all’uso delle parti più importanti dell’opera, ed in particolare degli impianti tecnologici. Il manuale contiene l’insieme delle informazioni atte a permettere all’utente di conoscere le modalità di fruizione del bene, nonché tutti gli elementi necessari per limitare quanto più possibile i danni derivanti da un’utilizzazione impropria, per consentire di eseguire tutte le operazioni atte alla sua conservazione che non richiedono conoscenze specialistiche e per riconoscere tempestivamente fenomeni di deterioramento anomalo al fine di sollecitare interventi specialistici.
Il manuale d’uso contiene le seguenti informazioni:
a) la collocazione nell’intervento delle parti menzionate;
b) la rappresentazione grafica;
c)  la descrizione;
d) le modalità di uso corretto.
Il manuale di manutenzione si riferisce alla manutenzione delle parti più importanti del bene ed in particolare degli impianti tecnologici. Esso fornisce, in relazione alle diverse unità tecnologiche, alle caratteristiche dei materiali o dei componenti interessati, le indicazioni necessarie per la corretta manutenzione nonché per il ricorso ai centri di assistenza o di servizio.
Il manuale di manutenzione contiene le seguenti informazioni:
a) la collocazione nell’intervento delle parti menzionate;
b) la rappresentazione grafica;
c)  la descrizione delle risorse necessarie per l’intervento manutentivo;
d) il livello minimo delle prestazioni;
e) le anomalie riscontrabili; f) le manutenzioni eseguibili direttamente dall’utente;
g) le manutenzioni da eseguire a cura di personale specializzato.
Il programma di manutenzione prevede un sistema di controlli e di interventi da eseguire, a cadenze temporalmente o altrimenti prefissate, al fine di una corretta gestione del bene e delle sue parti nel corso degli anni. Esso si articola secondo tre sottoprogrammi:
a) il sottoprogramma delle prestazioni, che prende in considerazione, per classe di requisito, le prestazioni fornite dal bene e dalle sue parti nel corso del suo ciclo di vita;
b) il sottoprogramma dei controlli, che definisce il programma delle verifiche e dei controlli al fine di rilevare il livello prestazionale (qualitativo e quantitativo) nei successivi momenti della vita del bene, individuando la dinamica della caduta delle prestazioni aventi come estremi il valore di collaudo e quello minimo di norma;
c)  il sottoprogramma degli interventi di manutenzione, che riporta in ordine temporale i differenti interventi di manutenzione, al fine di fornire le informazioni per una corretta conservazione del bene.
Al termine della realizzazione dell’intervento i documenti redatti in fase di progettazione sono sottoposti, a cura del direttore dei lavori, al controllo ed alla verifica di validità, con gli eventuali aggiornamenti resi necessari dai problemi emersi durante l’esecuzione dei lavori.
La manutenzione dell’opera pubblica, intesa come processo, è costituita da una serie di fasi consistenti in: acquisizione delle informazioni dimensionali e qualitative del sistema da manutenere, derivanti dalla documentazione “come costruito” (disegni finali “as built”) redatta al termine dei lavori per la realizzazione dell’opera pubblica; progettazione, programmazione degli interventi manutentivi sulla base delle informazioni raccolte nelle documentazioni facenti parte del progetto esecutivo (piano di manutenzione); organizzazione dei fattori di produzione; informatizzazione delle informazioni di andata e ritorno tra fase di programmazione-progettazione e quella gestionale; esecuzione delle attività.
La normativa vigente (normativa volontaristica, normativa tecnica di settore, legislazione in materia di lavori pubblici), concorre a definire il processo manutentivo come servizio, definendo i traguardi di tipo quantitativo, utili a dimensionare l’organizzazione dell’ufficio e ad orientare la sua strategia. In particolare:
Norme UNI per la gestione del servizio manutenzione
- UNI 9910: terminologia sulla fidatezza e sulla qualità del servizio
- UNI 10144: classificazione dei servizi di manutenzione
- UNI 10145: definizione dei fattori di valutazione delle imprese fornitrici di servizi di manutenzione
- UNI 10146: criteri per la formulazione di un contratto di fornitura di servizi di manutenzione
- UNI 10147: terminologia
- UNI 10148: gestione di un contratto di manutenzione
- UNI 10224: principi fondamentali della funzione manutenzione
- UNI 10366: criteri di progettazione della manutenzione UNI 10388: indici di manutenzione
- UNI 10685: criteri per la formulazione di un contratto basato sui risultati (global service)
- UNI 10749: guida per la gestione dei materiali per la manutenzione Normativa tecnica di Settore (a titolo esemplificativo, ma non esaustivo):

Decreto legislativo 192/2005
Art. 7 – Esercizio e manutenzione degli impianti termici per la climatizzazione invernale e estiva.
Il proprietario, il conduttore, l’amministratore di condominio, o per essi un terzo, che se ne assume la responsabilità, mantiene in esercizio gli impianti e provvede affinché siano eseguite le operazioni di controllo e di manutenzione secondo le prescrizioni della normativa vigente.

Decreto legislativo 81/2008
Art. 64 – comma c) i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare manutenzione tecnica e vengano eliminati, quanto più rapidamente possibile, i difetti rilevati che possano pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori; Art. 80 – comma 1) il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché i materiali, le apparecchiature e gli impianti elettrici messi a disposizione dei lavoratori siano progettati, costruiti, installati, utilizzati e manutenuti in modo da salvaguardare i lavoratori da tutti i rischi di natura elettrica.
Art. 91 – Obblighi del coordinatore per la progettazione.
Art. 96 – Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti.

Fra le norme UNI sull’argomento, si segnala la norma UNI 9910, che definisce la manutenzione come “combinazione di tutte le azioni tecniche ed amministrative incluse le attività di supervisione, volte a mantenere o a riportare un’entità in uno stato in cui si possa eseguire la funzione richiesta”. La stessa definizione è ripresa dall’art. 2 comma i)   del d.P.R. 554/1999.
La suddetta norma sottolinea il concetto di fidatezza nell’ambito dei servizi manutentivi.
La fidatezza deve garantire:
affidabilità, perché il bene immobile deve svolgere la funzione richiesta; disponibilità, perché si deve avere la certezza di poter fare affidamento sul bene; sicurezza, perché tutte le componenti e le risorse devono essere esenti da pericoli.  La norma 9910 prevede e disciplina anche le problematiche legate al tempo e ai ritardi amministrativi e logistici, sottolineando che la tempestività d’intervento condiziona la scelta del tipo di intervento e che i ritardi sminuiscono l’economia del risultato.  La norma UNI 10685 definisce “Global Service” di manutenzione un “contratto riferito ad una pluralità di servizi sostitutivi delle normali attività di manutenzione con piena responsabilità sui risultati da parte dell’assuntore”.
Il committente affida ad un terzo, per un periodo definito, la manutenzione di un bene al fine di: mantenerlo nello stato di conservazione richiesto; ottenerne la disponibilità a produrre e/o espletare il servizio richiesto; avere proposte di migliorie miranti a ridurre il costo del servizio e/o migliorare le caratteristiche tecniche del bene e la sua disponibilità a produrre.
Il committente garantisce la conduzione del bene secondo i parametri e le procedure concordate.
L’assuntore è responsabile delle scelte di progetto, di pianificazione, di direzione e d’attuazione delle attività manutentive, salvo quanto espressamente concordato in maniera collegiale con il committente.  L’assuntore garantisce comunque il raggiungimento di tutti i risultati pattuiti.
L’assuntore fornisce la documentazione concordata che deve permettere al committente di: continuare ad avere la conoscenza della storia tecnico-economica del bene; valutare se l’assuntore ha operato nel rispetto del capitolato tecnico e del progetto del “global service di manutenzione”.  Il compenso contrattuale è basato sui risultati ottenuti e la misura degli stessi viene effettuata secondo metodologie concordate.  L’affidamento del contratto di manutenzione delle opere pubbliche In merito all’affidamento dei servizi di manutenzione è di notevole importanza individuare la tipologia di attività svolta durante la gestione dell’opera pubblica per definire quale sia la procedura di affidamento del contratto nell’ambito di quelle disciplinate dal d.lgs. 163/2006.
La normativa vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, all’art. 3, comma 7, definisce gli «appalti pubblici di lavori» come contratti aventi per oggetto l’esecuzione o, congiuntamente, la progettazione esecutiva e l’esecuzione, ovvero, previa acquisizione in sede di offerta del progetto definitivo, la progettazione esecutiva e l’esecuzione, relativamente a lavori o opere rientranti nell’allegato I, oppure, limitatamente alle ipotesi di cui alla parte II, titolo III, capo IV, l’esecuzione, con qualsiasi mezzo, di
un’opera rispondente alle esigenze specificate dalla stazione appaltante o dall’ente aggiudicatore, sulla base del progetto preliminare o definitivo posto a base di gara.  I «lavori» comprendono le attività di costruzione, demolizione, recupero, ristrutturazione, restauro, manutenzione, di opere. Per “opera” si intende il risultato di un insieme di lavori, che di per sé esplichi una funzione economica o tecnica. Le opere comprendono sia quelle che sono il risultato di un insieme di lavori edilizi o di genio civile di cui all’allegato I, sia quelle di presidio e difesa ambientale e di ingegneria naturalistica.
Gli «appalti pubblici di forniture» sono appalti pubblici diversi da quelli di lavori o di servizi, aventi per oggetto l’acquisto, la locazione finanziaria, la locazione o l’acquisto a riscatto, con o senza opzione per l’acquisto, di prodotti.
L’art. 14 del medesimo decreto definisce i contratti misti quelli in cui esiste la presenza contemporanea di lavori e forniture, lavori e servizi, lavori, servizi e forniture, servizi e forniture.
I contratti misti sono considerati appalti pubblici di lavori, o di servizi, o di forniture, o concessioni di lavori, secondo le disposizioni che seguono: un contratto pubblico avente per oggetto la fornitura di prodotti e, a titolo accessorio, lavori di posa in opera e di installazione è considerato un «appalto pubblico di forniture»;
un contratto pubblico avente per oggetto prodotti e servizi di cui all’allegato II è considerato un «appalto pubblico di servizi » quando il valore dei servizi supera quello dei prodotti oggetto dell’appalto; un contratto pubblico avente per oggetto dei servizi di cui all’allegato II e che preveda attività ai sensi dell’allegato I solo a titolo accessorio rispetto all’oggetto principale del contratto è considerato un “appalto pubblico di servizi”.
Ai fini dell’applicazione del punto precedente, l’oggetto principale del contratto è costituito dai lavori se l’importo dei lavori assume rilievo superiore al cinquanta per cento, salvo che, secondo le caratteristiche specifiche dell’appalto, i lavori abbiano carattere meramente accessorio rispetto ai servizi o alle forniture, che costituiscano l’oggetto principale del contratto.  L’affidamento di un contratto misto non deve avere come conseguenza di limitare o escludere l’applicazione delle pertinenti norme comunitarie relative all’aggiudicazione di lavori, servizi o forniture, anche se non costituiscono l’oggetto principale del contratto.
Ai sensi dell’art. 15, l’operatore economico che concorre alla procedura di affidamento di un contratto misto, deve possedere i requisiti di qualificazione e capacità prescritti dal presente codice per ciascuna prestazione di lavori, servizi, forniture prevista dal contratto (per i lavori deve possedere la SOA di adeguata categoria).  Si vogliono indicare alcune delle modalità di esecuzione degli interventi di manutenzione da eseguirsi sulle opere pubbliche:
a) in esecuzione diretta da parte dell’Ente con maestranze proprie;
b) mediante Appalto di manutenzione;
c)  mediante appalto “global service”;
d) mediante contratti di Sponsorizzazione.
L’art. 26 del d.lgs. 163/2006 prevede che per i contratti di sponsorizzazione e per i contratti a questi assimilabili, di cui siano parte un’amministrazione aggiudicatrice e uno sponsor (che non sia un’amministrazione aggiudicatrice o altro ente aggiudicatore), aventi ad oggetto i lavori di cui all’allegato I, nonché gli interventi di restauro e manutenzione di beni mobili e delle superfici decorate di beni architettonici sottoposti a tutela ai sensi del d.lgs. 42/2004, ovvero le forniture disciplinate dal presente codice, quando i lavori, i servizi, le forniture sono acquisiti o realizzati a cura e a spese dello sponsor, si applicano i principi del Trattato per la scelta dello sponsor nonché le disposizioni in materia di requisiti di qualificazione dei progettisti e degli esecutori del contratto.
In merito alle caratteristiche del contratto di manutenzione e alle modalità di affidamento è intervenuta anche l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con la determinazione n. 13 del 28 luglio 2004, per sottolineare che nel caso di lavori di manutenzione costituiti da un insieme di lavorazioni individuate nel loro contenuto tecnico e esecutivo nonché nel loro numero e nella loro localizzazione è impiegabile il contratto di sola esecuzione oppure il contratto di progettazione esecutiva ed esecuzione denominato appalto integrato e nel caso di lavori di manutenzione – costituiti da un insieme di lavorazioni individuate nel loro contenuto tecnico ed esecutivo ma non nel loro numero e nella loro localizzazione – è impiegabile di norma il contratto aperto; l’affidamento dei contratti di sola esecuzione di lavori di manutenzione deve avvenire sulla base di un progetto esecutivo – comprendente anche il piano di sicurezza redatto nel rispetto delle disposizioni previste dal d.lgs. 19 settembre 1994, n. 626 e s.m. nonché dal d.lgs. 14 agosto 1996, n. 494 e s.m. dall’art. 31 comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e dal d.P.R. 3 luglio 2003, n. 222 e s.m, – e con l’indicazione nel bando di gara dei costi dei piani di sicurezza non soggetti a ribasso.

Note

(1) Corte dei Conti, sentenza n. 452/2008 del 24 ottobre 2008 – Sezione Prima centrale di Appello.
(2) Cass. 15 gennaio 2003, n. 488.
(3) Cass. civ., sez. III, n.19359 del 18 settembre 2007; Cass. Civ. Sez. III, 8 febbraio 2008 (Ud. 30 novembre 2007), n. 3130.
(4) Cass. Civ. 1 ottobre 2004, n. 19653
(5) Conformi, ex plurimis, Cass. 15 gennaio 2003, n. 488; 13 gennaio 2003 n. 298; 31 luglio 2002, n. 11366; 13 febbraio 2002, n. 2074;
13 febbraio 2002, n. 2067; Cass. 23 luglio 2003, n. 11446; 21 dicembre 2001, n. 16179; 20 novembre 1998, n. 11749; 28 ottobre 1998, n. 10579; 22 aprile 1998, n. 4070; 27 dicembre 1995, n. 13114; 21 gennaio 1987, n. 526; 4 aprile 1985, n. 2319.  (6) Cass. 13 gennaio 2003, n. 488; Pardolesi, commento a Cass. 4 novembre 2003, n. 16257, Danno e responsabilità, 2004, 164.



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