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Edilizia e urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Decreto di esproprio - Mancata notifica

Pubblicato il 31/03/2009
Consiglio di Stato sez.IV 3/3/2009 n. 1207 - Documento senza titolo

In materia di espropriazioni, il vizio della notifica del decreto di esproprio non incide sulla legittimità del provvedimento, quanto piuttosto sull’opponibilità dello stesso al destinatario e in particolar modo sull’effettiva decorrenza dei termini posti a disposizione dell’inciso per esercitare la sue facoltà in sede processuale.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale
(Sezione Quarta)
ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 7342 del 2001, proposto dalla signora Maria Grazia GIANNTTO, rappresentata e difesa dall’avv. Fabrizio Zarone, con domicilio eletto in Roma, via C. Ricotti 54, presso l’avv. Rosanna De Angelis,
contro
la PREFETTURA DI BENEVENTO, in persona del Prefetto pro tempore, rappresentata e difesa ope legis dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliata per legge presso la stessa in Roma, via dei Portoghesi 12,
e nei confronti di
- CONSORZIO CO.FER.I., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Luigi Iannettone, con domicilio eletto in Roma, via Monte Pollino 2, presso lo studio dell’avv. Ranieri Roda;
- FERROVIE DELLO STATO S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita;
per l’annullamento, previa sospensione,
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, dell’8 febbraio 2001, nr. 1096, pubblicata in data 13 marzo 2001.

Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione appellata e del Consorzio CO.FER.I.;
Vista l’ordinanza di questa Sezione nr. 4592 del 31 luglio 2001, con la quale è stata respinta l’istanza incidentale di sospensione della sentenza impugnata;
Visto il dispositivo di decisione nr. 42 del 27/1/2009;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore, all’udienza pubblica del 27 gennaio 2009, il Consigliere Raffaele Greco;
Uditi l’avv. Zarone per l’appellante e l’avv. dello Stato Cristina Gerardis per l’Amministrazione;
Ritenuto e considerato quanto segue:

FATTO

La sig.ra Maria Grazia Giannitto ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione, la sentenza con la quale il T.A.R. della Campania ha dichiarato in parte irricevibile e in parte inammissibile il ricorso da lei proposto avverso il decreto di esproprio emesso dalla Prefettura di Benevento su un fondo si sua proprietà sito in Paduli, unitamente agli atti presupposti.
A sostegno dell’appello, ha dedotto:
1) violazione e disapplicazione della legge 7 agosto 1990, nr. 241, in relazione ai principi del Consiglio di Stato, Ad. Plen., al procedimento espropriativo (ordinanza nr. 44/96: dichiarazione di pubblica utilità, decreto di occupazione d’urgenza e decreto di esproprio) (in relazione alla mancata notifica di comunicazione di avvio del procedimento prima della adozione della suindicata ordinanza, dichiarativa della pubblica utilità dell’intervento);
2) contraddittorietà, illogicità della motivazione (in relazione alla declaratoria di parziale irricevibilità del ricorso di primo grado),
3) omesso esame di documenti e omesso esame di altro motivo essenziale del ricorso; violazione degli artt. 832, 834 c.c., 42 Cost. 1 e art. 1 del Protocollo addizionale alla Carta europea dei diritti dell’uomo (in relazione all’ipotizzata nullità del decreto di esproprio impugnato in primo grado).
Nel costituirsi, sia l’Amministrazione appellata che il controinteressato Consorzio CO.FER.I. (soggetto incaricato dell’attuazione della procedura espropriativi sull’area di proprietà della appellante) si sono opposti all’accoglimento dell’appello, argomentandone l’infondatezza e chiedendo la conferma della sentenza impugnata.
Alla camera di consiglio del 31 luglio 2001, questa Sezione ha respinto la domanda di sospensione dell’esecuzione della sentenza impugnata, ritenendone insussistenti i presupposti.
All’udienza del 27 gennaio 2009, la causa è stata ritenuta per la decisione.

DIRITTO

1. L’appello è infondato e va conseguentemente respinto.

2. Appare opportuno principiare dal secondo motivo di impugnazione, col quale parte appellante censura la statuizione di parziale irricevibilità del ricorso introduttivo pronunciata dal giudice di prime cure.
Il motivo, argomentato unicamente sull’asserita imprescindibilità della comunicazione di avvio del procedimento, ai sensi dell’art. 7 della legge 7 agosto 1990, nr. 241, prima dell’adozione del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità dell’intervento, non può essere condiviso.
Ed invero, costituisce jus receptum che la norma testé citata vada interpretata non in modo formalistico, ma con riferimento alla sua ratio concreta, che è quella di assicurare la partecipazione procedimentale del privato interessato al procedimento amministrativo; con la conseguenza che l’eventuale omissione dell’adempimento non determina illegittimità dell’azione amministrativa, laddove sia provato che il destinatario abbia avuto comunque e aliunde conoscenza del procedimento in corso, potendo quindi parteciparvi (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. V, 7 dicembre 2005, nr. 6990; Cons. Stato, sez. VI, 6 ottobre 2005, nr. 5436).
Nel caso di specie, risulta per tabulas:
- che l’odierna appellante ebbe conoscenza della delibera nr. 44 del 1996 della Ferrovie dello Stato S.p.a., recante approvazione del progetto di realizzazione del secondo binario della linea Caserta – Foggia con contestuale dichiarazione di pubblica utilità, al più tardi allorché la ricevette in allegato alla lettera raccomandata datata 17 giugno 1999, speditale dal Consorzio CO.FER.I. e prodotta in primo grado dalla stessa sig.ra Giannitto;
- che, quanto al successivo decreto di occupazione d’urgenza nr. 220 del 1997, lo stesso ricevette esecuzione già in data 17 aprile 1997, allorché fu eseguita la formale immissione nel possesso dell’immobile da espropriare con notifica del decreto medesimo.
Da ciò consegue che correttamente il giudice di primo grado ha ritenuto dimostrata la tardività dell’impugnazione degli atti suindicati, essendone stata provata la piena conoscenza da parte della ricorrente oltre il sessantesimo giorno antecedente – tenuto conto anche della sospensione feriale dei termini – la data di notifica del ricorso introduttivo (avvenuta nei giorni 18, 19 e 21 ottobre 1999).
3. Le considerazioni che precedono confermano l’irricevibilità delle doglianze formulate avverso la suindicata delibera nr. 44 del 1996, oggi riproposte col primo motivo d’appello.
Con l’atto di appello, peraltro, la sig.ra Giannitto censura anche l’omessa comunicazione di avvio del procedimento prima dell’adozione di ciascuno dei successivi atti della procedura espropriativa (e, segnatamente, del decreto di occupazione e del conclusivo decreto di esproprio): adempimento che sarebbe stato a suo dire necessario, stante l’omissione della comunicazione ex art. 7 della legge nr. 241 del 1990 prima dell’atto dichiarativo della pubblica utilità.
In disparte ogni considerazione circa l’esattezza o meno di tale rilievo, non può non condividersi l’osservazione del resistente Consorzio CO.FER.I., che evidenzia l’inammissibilità delle censure in questione, siccome articolate per la prima volta nel presente grado di appello e assenti nel ricorso di primo grado (laddove era lamentata la violazione del ridetto art. 7 unicamente in relazione alla delibera nr. 44/96 di approvazione del progetto e dichiarazione della pubblica utilità).
4. Sulla scorta dell’accertata irricevibilità dell’impugnazione degli atti antecedenti al decreto di esproprio, deve ritenersi che il primo giudice abbia correttamente statuito l’inammissibilità dell’impugnazione di quest’ultimo atto, avverso il quale erano lamentati in via derivata i medesimi vizi ipotizzati per gli atti anteriori.
Parte appellante lamenta altresì l’omessa pronuncia sull’ulteriore doglianza, articolata in via autonoma avverso il decreto di esproprio, in relazione alla irritualità della sua notifica, che ne avrebbe determinato la “nullità” o la “inesistenza”.
La doglianza è in ogni caso infondata.
Ed invero, costituisce principio giurisprudenziale pacifico che il vizio della notifica del decreto di esproprio non incide sulla legittimità del provvedimento, quanto piuttosto sull’opponibilità dello stesso al destinatario e, specialmente, sull’effettiva decorrenza dei termini posti a disposizione dell’inciso per esercitare la sue facoltà in sede non tanto procedimentale, quanto piuttosto processuale (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 11 aprile 2007, nr. 1668; id. 16 marzo 2001, nr. 1593).
5. Sussistono comunque giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione IV, respinge l’appello.
Compensa tra le parti le spese di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 27 gennaio 2009 con l’intervento dei signori:
Luigi Cossu - Presidente
Armando Pozzi - Consigliere
Anna Leoni - Consigliere
Bruno Mollica - Consigliere
Raffaele Greco - Consigliere, est.

 

Depositata in Segreteria
Il 3/3/2009
(Art. 55, L. 27.4.1982, n. 186)

 

 



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