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Edilizia e urbanistica - Aumento volumentria - Distinzione tra ristrutturazione e nuova opera - Art. 3 D.P.R. 380/2001

Pubblicato il 23/11/2009
Corte di Cassazione Penale sez.III 28/9/2009 n. 38088 - Documento senza titolo
FATTO E DIRITTO

1- Con ordinanza in data 18/11/2008 il Tribunale del Riesame di Cosenza confermava il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Paola in data 8/10/2008, nell`ambito del procedimento penale a carico di R.S. in relazione al reato di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b), ancorchè inizialmente il R. fosse indagato anche per i reati di cui agli artt. 481 e 323 c.p..

Il sequestro preventivo aveva ad oggetto un fabbricato in corso di realizzazione sito in (OMISSIS).

La vicenda prendeva le mosse dal rilascio, da parte del comune di S. Lucido, del permesso di costruire n. (OMISSIS) e del successivo permesso di costruire in variante del (OMISSIS), relativo a "lavori di ristrutturazione edilizia per il riuso a struttura turistica ricettiva dell`edificio, con demolizione delle murature interne preesistenti e di una piccola parte di muratura perimetrale esterna sul prospetto ovest, l`inserimento di una nuova struttura portante in cemento armato all`interno dell`involucro perimetrale dell`edificio preesistente, nuove distribuzioni interne adeguate al riutilizzo della struttura come turistica - ricettiva".

Il ridetto fabbricato insisteva nella zona di completamento B1 per la quale, con Delib. 22 dicembre 2003, n. 59, era stata accolta l`osservazione del dirigente pro tempore dell`ufficio tecnico di consentire un aumento del 20% della volumetria dei fabbricati esistenti, per miglioramenti tecnologici ed adeguamenti igienico - sani tari, fermi restando i limiti di altezza per la zona B1.

Successivamente, come si è detto, intervenivano, in relazione allo stesso manufatto, il permesso di costruire in variante n. (OMISSIS) ed il permesso di costruire in variante del (OMISSIS).

Osservava il Collegio del Riesame come, nella specie, l`aumento della volumetria che eccedeva il 20% di aumento consentito, unitamente a tutte le altre modifiche apportate, tra l`altro consistite nella realizzazione di due piani seminterrati non esistenti nel fabbricato preesistente, non consentissero di classificare l`intervento in oggetto come "ristrutturazione edilizia" di cui al punto 6 dell`art. 8 delle N.T.A., ma configurassero la tipologia di cui al punto 7), che riguardava interventi di demolizione totale con successiva ricostruzione secondo gli indici previsti dall`art. 35 del P.R.G. - zona (OMISSIS) aree residenziali di recupero. Nel caso in esame, il fabbricato, come risultante per effetto dell`approvazione delle varianti, non rispettava nessuno dei parametri previsti dall`art. 8 N.T.A., fatta eccezione per l`altezza.

2- Avverso l`ordinanza del Tribunale del Riesame ha proposto ricorso per Cassazione il difensore dell`indagato, censurando il provvedimento laddove aveva completamente disatteso il concetto di "ristrutturazione edilizia". Infatti, posto che la parte di immobile interrata - e tale doveva ritenersi, essendo chiusa da tutti i lati e non essendovi neppure la possibilità di accesso, se non dall`interno - non poteva essere computata ai fini volumetrici, ed essendo consentito, nel caso di specie, anche un aumento della volumetria del 20%, non poteva porsi in dubbio che il fabbricato in oggetto rispettasse i parametri previsti dal P.R.G. del Comune nonchè le norme del Piano di Attuazione Unitario.

Si chiedeva l`annullamento del provvedimento.

3- All`odierna udienza, il difensore dell`indagato, essendo nel frattempo intervenuto il provvedimento del G.I.P. presso il Tribunale di Paola in data 26/2/2009, con il quale era stato disposto il dissequestro del fabbricato, "ad eccezione dei piani interrati dei quali deve mantenersi il vincolo reale esistente", dichiarava di rinunciare all`impugnazione proposta limitatamente alla porzione di fabbricato dissequestrato.

4- Il ricorso va rigettato, poggiando su censure destituite di fondamento.

Deve preliminarmente esaminarsi il problema relativo alla efficacia della intervenuta rinunzia da parte del difensore.

L`art. 589 c.p.p., comma 2, prevede che le parti private possano rinunziare all`impugnazione anche per mezzo di procuratore speciale.

Questa norma è comunemente interpretata, dalla giurisprudenza di legittimità, nel senso che la rinunzia possa essere validamente fatta esclusivamente dalla parte personalmente ovvero da procuratore speciale espressamente autorizzato al compimento dell`atto (cfr.

Cass. Sez. 1, 16/10/2008 n. 44612, Trioni ed altri; conf. Sez. 5, 12/6/2000 n. 6948, Sclavini; Sez. 1 4/3/1999 n. 5711, Vitale) e che non abbia alcuna efficacia la rinunzia del difensore, anche se sia stato il medesimo difensore a proporre `impugnazione. "E` inefficace l`atto di rinuncia al ricorso per Cassazione non sottoscritto dall`imputato, ma dal solo difensore non munito di procura speciale, a nulla rilevando che egli abbia proposto l`impugnazione" (cfr. Cass. Sez. 6, 27/11/2006 n. 42181).

La dichiarazione di rinunzia ad una parte del ricorso, fatta in udienza dal difensore non munito di procura speciale per il compimento dello specifico atto è, pertanto, priva di efficacia.

5- Nel merito, il gravame è infondato.

Il D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. d), - come modificato dal D.Lgs. 27 dicembre 2002, n. 301 - definisce "interventi di ristrutturazione edilizia" quelli "rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo in tutto o in parte diverso dal precedente". La "ristrutturazione edilizia" non è vincolata al rispetto degli elementi tipologici formali e strutturali dell`edificio esistente e differisce sia dalla "manutenzione straordinaria" (che non può comportare aumento della superficie utile o del numero delle unità immobiliari, nè modifica della sagoma o mutamento della destinazione d`uso), sia dal "restauro e risanamento conservativo" (che non può modificare in modo sostanziale l`assetto edilizio preesistente e consente soltanto variazioni d`uso "compatibili" con l`edificio conservato).

La stessa attività di ristrutturazione, del resto, può attuarsi attraverso una serie di interventi che, singolarmente considerati, potrebbero ricondursi sia agli altri tipi sopra enunciati, sia alla nozione delle opere interne. L`elemento caratterizzante, però, è la connessione finalistica degli interventi eseguiti, che devono essere valutati nel loro complesso al fine di individuare se gli stessi siano o meno rivolti al recupero edilizio dello spazio attraverso la realizzazione di un edificio in tutto o in parte nuovo. Mentre avuto riguardo al concetto di ristrutturazione edilizia, la definizione precedentemente fornita dalla L. n. 457 del 1978, art. 31, comma 1, lett. d) aveva portato ad escludere che, attraverso la stessa, potesse realizzarsi un aumento volumetrico (cfr. Cass. Sez. 3, 15/6/1998, Manfredini; Cons. Stato, Sez. 5, 12/8/1998 n. 1255), il D.P.R. n. 380 del 2001 ha introdotto uno sdoppiamento della categoria delle ristrutturazioni edilizie, riconducendo ad essa anche interventi che ammettono integrazioni funzionali e strutturali dell`edificio esistente, pure con incrementi limitati di superficie e di volume. Deve, però, ritenersi che le "modifiche del volume", previste dall`art. 10, possono consistere in diminuzioni o trasformazioni dei volumi preesistenti ed in incrementi volumetrici modesti, poichè, qualora si ammettesse la possibilità di un sostanziale ampliamento dell`edificio, verrebbe ovviamente meno la linea di demarcazione tra "ristrutturazione edilizia" e "nuova opera".

Nella specie, sono stati, tra l`altro, accertati:

- un indebito aumento della volumetria di mc. 4.199,00 rispetto al volume del fabbricato preesistente;

- la totale eliminazione dell`involucro murario del fabbricato rettangolare a corte preesistente sul prospetto principale e sul prospetto nord ed integralmente per il corpo trapezoidale; il totale sventramento del fabbricato;

- la realizzazione di due piani aggiuntivi seminterrati, non esistenti nel manufatto preesistente e nel progetto originario;

- il notevole aumento di volumetria.

Le censure sollevate dal ricorrente appaiono, pertanto, destituite di fondamento: dal che discende il rigetto del proposto gravame, con le conseguenze di legge.


P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.



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