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BONUS 110% D.L. n. 34/2020 - Condoni – Accertamenti di conformità e SCIA in sanatoria. Perplessità e riflessioni

Pubblicato il 28/05/2021
BONUS 110% D.L. n. 34/2020 - Condoni – Accertamenti di conformità e SCIA in sanatoria. Perplessità e riflessioni

Come tutte le normative speciali in materia di incentivazione su interventi edilizi per immobili esistenti, le speciali disposizioni di cui al D.L. n. 34/2020 (convertito dalla legge n. 77/2020) hanno comportato un vortice di adempimenti tecnico-amministrativi di notevole spessore procedurale, creando anche e soprattutto disagi operativi ai preposti uffici tecnici comunali in merito all’accesso ai titoli edilizi pregressi e alle modalità di presentazione delle pratiche.

È da premettere che, salvo una sparuta minoranza di casi pratici accertati ove si riscontra la perfetta coincidenza del realizzato con i titoli edilizi, ogni edificio presenta difformità piccole/medio/grandi rispetto ai titoli abilitativi rilasciati, il che comporta corposi “tentativi” di sanatoria che sono alla base, quali elementi essenziali, per l’accesso ai benefici economici previsti dalle norme incentivanti di cui sopra. Cerchiamo di fare chiarezza, anche se in maniera apparentemente contorta, su tutte le pregresse condizioni e possibilità di condono edilizio/sanabilità, che si sono succedute nel tempo, delle difformità realizzate sugli immobili.

La prima norma “rivoluzionaria” in materia è stata la “legge madre” 28.02.1985, n. 47 – Capo IV (artt. 31 e segg.), seguita dall’art. 39 della legge 23.12.1994, n. 724 e, per ultimo, dall’art. 32 del D.L. n. 269 del 30.09.2003 (convertito dalla legge 24.11.2003, n. 326). La legge n. 47/1985, oltre la possibilità di “condono” su 7 diverse tipologie, ha introdotto l’art. 13 “Accertamento di conformità”, per opere eseguite in assenza di concessione o autorizzazione ma conformi agli strumenti urbanistici generali e di attuazioni approvati e non in contrasto con quelli adottati sia al momento della realizzazione dell’opera che al momento della presentazione della domanda (c.d. “doppia conformità”). Ovviamente l’opzione prevista dall’art. 13, applicabile dopo l’entrata in vigore della legge n. 47/1985, ha dato la possibilità di beneficiarne per opere eseguite successivamente il 1° ottobre 1983 (data di sbarramento per la condonabilità di opere ai sensi dell’art. 31 e segg. della legge n. 47/1985) e solo se conformi agli strumenti urbanistici come sopra ricordato. Di seguito l’art. 13 è poi stato confermato dall’art. 36 del D.P.R. 06.06.2001, n. 380 con le stesse condizioni originarie inserite nella legge n. 47/1985.


In definitiva, “a rigor di logica”, l’accertamento di conformità ai sensi dei due citati articolati (ad oggi l’art. 36 del D.P.R. n. 380/2001) sarebbe ammissibile SOLO per opere eseguite successivamente il 1° ottobre 1983, mentre per opere eseguite precedentemente tale data, l’opzione di condonabilità è stata percorribile esclusivamente secondo le normative di cui all’art. 31 e segg. della legge n. 47/1985, all’art. 39 della legge n. 724/1994 e all’art. 32 del D.L. n. 269/2003 convertito dalla legge 24.11.2003, n. 326 che, tra l’altro, prevedevano tutte le possibilità di condono anche per opere difformi dal titolo edilizio ma conformi allo strumento urbanistico, con pagamento di oblazione allo Stato oltre che oneri concessori al comune, diversamente dall’accertamento di conformità che prevede solo il pagamento degli oneri concessori in misura unica o doppia, a seconda dei casi, in favore del solo comune.

 

Problematica che lascia maggiormente perplessi è quella delle SCIA ex art. 37 (Interventi eseguiti in assenza o in difformità dalla segnalazione certificata di inizio attività e accertamento di conformità) del D.P.R. n. 380/2001, istituto ovviamente ritenuto di rapida conclusione del procedimento. Sovente vengono presentate le c.d. “SCIA in sanatoria” ex art. 37 per interventi eseguiti in anni precedenti in assenza di autorizzazione per opere correntemente previste nell’istituto degli artt. 22 e segg. del D.P.R. n. 380/2001. Orbene, potrebbe ritenersi ammissibile la richiesta ex art. 37 del D.P.R. n. 380/2001 per le opere ammesse ed eseguite nella temporalità “virtuale” dei tre anni precedenti la presentazione della domanda, quale temporalità fissata dalla norma ex art. 23, 2° comma dello stesso D.P.R. per interventi correnti e non già in epoca ancor più remota, venendo altrimenti a cadere anche l’estensione letterale dell’acronimo “SCIA” (Segnalazione Certificata di INIZIO attività) se riferita a vecchi interventi. Infatti il 1° comma dell’art. 37 testualmente recita:


1. La realizzazione di interventi edilizi di cui all'articolo 22, commi 1 e 2, in assenza della o in difformità dalla segnalazione certificata di inizio attività comporta la sanzione pecuniaria pari al doppio dell'aumento del valore venale dell'immobile conseguente alla realizzazione degli interventi stessi e comunque in misura non inferiore a 516 euro.


Pertanto, l’art. 37 non può che riferirsi agli interventi in corso di esecuzione in assenza di SCIA preventiva. Per tutti gli altri casi antecedenti i tre anni dalla domanda può sostenersi la sanabilità delle opere, estrema ratio, esclusivamente con l’applicazione dell’art. 36 (Accertamento di conformità) del più volte richiamato D.P.R. n. 380/2001 e ss.mm.ii..

 

Le suestese considerazioni emergono dalla scansione temporale delle norme richiamate, ma a maggior chiarezza e/o opportunità operativa sarebbe necessario e opportuno l’intervento del legislatore al fine di fissare “paletti “inequivocabili” senza lasciar libertà meramente interpretativa agli uffici preposti al controllo e al rilascio dei dovuti titoli.

 

 

Geom. Paolo GABOLIResponsabile Area “Urbanistica – Assetto del Territorio – Attività Produttive” del Comune di Pineto (Teramo)

 

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