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PIANI ELIMINAZIONE BARRIERE ARCHITETTONICHE: TRA NORMA NAZIONALE E LEGGI REGIONALI. A CHE PUNTO SIAMO?

Pubblicato il 07/06/2025
PIANI ELIMINAZIONE BARRIERE ARCHITETTONICHE: TRA NORMA NAZIONALE E LEGGI REGIONALI. A CHE PUNTO SIAMO?

di Raffaele Di Marcello

(articolo scritto con l'ausilio dell'intelligenza artificiale)

 

Il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) rappresenta uno strumento strategico a disposizione dei Comuni e degli enti pubblici per monitorare, pianificare e realizzare interventi mirati alla rimozione degli ostacoli che impediscono l’accesso e la fruizione degli spazi pubblici ed edifici da parte di tutti, in particolare delle persone con disabilità, degli anziani e delle famiglie con bambini.

Questo strumento nasce dal riconoscimento dell’esigenza di garantire pari opportunità e migliorarne la qualità della vita, ed è stato introdotto nella normativa italiana con la Legge finanziaria del 1986 (Legge n. 41 del 28/02/1986) e integrato con l’articolo 24, comma 9, della legge 104 del 1992.

Le leggi regionali relative ai Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) sono diverse e dipendono dalla regione italiana di riferimento. In generale, queste leggi si ispirano a disposizioni nazionali, come la legge 41/1986 e la legge 104/1992, che stabiliscono l'obbligo per le amministrazioni pubbliche di dotarsi di P.E.B.A. per gli edifici pubblici esistenti. Le leggi regionali forniscono spesso linee guida, definizioni più precise e procedure per la redazione e approvazione dei PEBA, oltre a stabilire l'ambito di applicazione a spazi urbani e percorsi pubblici. 

 

Esempi di leggi regionali e loro contenuto:

  • Regione Veneto:

    Con deliberazione n. 841 del 31/03/2009, la Giunta Regionale ha approvato le "Disposizioni per la redazione e la revisione dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA)". 

  • Regione Lombardia:

    Ha istituito il Registro Regionale Telematico dei PEBA con la legge regionale n. 14 del 9 giugno 2020, per monitorare e promuovere la loro adozione. 

  • Regione Toscana:

  • Le "Norme sull'eliminazione delle barriere architettoniche" sono contenute nella Legge Regionale 9 settembre 1991 n. 47, che dispone per i Comuni l'obbligo di approvare Programmi di abolizione delle barriere architettoniche (equivalenti ai PEBA). 

  • Regione Campania:

  • Ha approvato un Avviso pubblico per l'adozione dei P.E.B.A. nei Comuni e per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli istituti scolastici. 

  • Regione Abruzzo:

  • La L.R. 11 febbraio 2008, n. 1 integra il concetto di barriera architettonica con quello di barriera sensoriale e percettiva, e ha previsto che gli enti locali siano tenuti a dotarsi di PEBA o a seguire linee guida regionali

I punti chiave delle leggi regionali sui PEBA:

 

  • Obbligo di adozione:

    le amministrazioni pubbliche, in particolare i Comuni, sono obbligate a dotarsi di PEBA o a seguire le linee guida regionali per la loro redazione. 

  • Ambito di applicazione:

  • i PEBA possono riguardare gli edifici pubblici, gli spazi urbani, i percorsi pubblici, le aree verdi e le infrastrutture. 

  • Contenuto dei PEBA:

  • i PEBA devono prevedere la valutazione delle barriere architettoniche, la definizione di priorità di intervento, l'individuazione delle soluzioni tecniche, i costi e i tempi di realizzazione degli interventi. 

  • Finanziamenti:

  • spesso le leggi regionali prevedono finanziamenti per la realizzazione dei PEBA o per interventi specifici di abbattimento delle barriere. 

  • Monitoraggio e revisione:

  • i PEBA devono essere monitorati e rivisti periodicamente per assicurare che le attività di eliminazione delle barriere siano effettivamente attuate. 

Parallelamente all’eliminazione fisica delle barriere gli Enti ed i privati dovrebbero adottare il concetto di Progettazione Universale, inteso come approccio progettuale che punta a creare ambienti, prodotti e servizi accessibili e fruibili nel migliore dei modi da un’ampia varietà di utenti, indipendentemente dalle loro capacità o condizioni fisiche. In questo senso, la progettazione universale non si limita ad eliminare gli ostacoli, ma mira a disegnare già in fase di concettualizzazione spazi e infrastrutture che possano accogliere e valorizzare ogni individuo, facilitando il movimento e l’interazione all’interno dell’ambiente stesso. Tale approccio non solo promuove l’inclusione sociale, ma diventa anche un elemento innovativo per l’urbanistica del futuro, dove l’accessibilità diventa parte integrante della qualità degli spazi pubblici e privati.

Una corretta redazione e attuazione di un PEBA richiede un percorso articolato che parte dall’ascolto dei cittadini e da una dettagliata analisi tecnica del territorio, per poi procedere con l’elaborazione di soluzioni progettuali specifiche e una stima accurata dei costi. Questo iter prevede anche momenti di confronto e di restituzione pubblica dei risultati, garantendo una partecipazione attiva della collettività e una trasparenza nel processo decisionale. In questo modo, la progettazione universale diventa il motore per realizzare spazi realmente inclusivi, capaci di anticipare le esigenze di una società in continuo mutamento.

Considerando la continua evoluzione delle esigenze abitative e urbanistiche e l’importanza di garantire l’accessibilità per tutti, potrebbe essere interessante approfondire anche come le tecnologie digitali e la partecipazione attiva dei cittadini possano ulteriormente supportare l’aggiornamento periodico dei piani e l’adozione di nuovi standard di progettazione.

Parallelamente occorre che si progettino gli spazi, pubblici e privati, privi di barriere fisiche e sensoriali, in modo da non dover agire successivamente per porre riparo a carenze di progetto e/o esecutive che limitino le possibilità di fruizione degli spazi da parte di tutti.


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