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Costruzione di una veranda

Pubblicato il 28/12/2009

Ufficio Tecnico 10/2009 -

Per ciò che attiene alla natura dell’istituto, parte della giurisprudenza lo individua come una fattispecie a formazione progressiva, configurabile quale atto di assenso (provvedimento) tacito destinato a formarsi in presenza di alcuni presupposti formali e sostanziali per effetto del decorso del termine assegnato all’amministrazione per esercitare il potere inibitorio, (cfr. T.A.R. Piemonte, sez. I, 5 settembre 2006, n. 2762). Secondo un diverso orientamento invece, la D.i.a. è un atto formalmente e soggettivamente privato, cui la legge ricollega direttamente l’effetto di abilitare l’istante all’esercizio dell’attività (cfr.  Consiglio di Stato, sez. IV, 22 luglio 2005, n. 3916). In questo caso, tramite la D.i.a. il privato può intraprendere delle attività grazie ad un atto che è lui stesso a produrre e che si limita a presentare alla p.a. senza tuttavia attendere nessun provvedimento di natura costitutiva o autorizzatoria.  Tuttavia l’amministrazione, nell’ambito del rapporto che si instaura con il privato a seguito della presentazione della D.i.a., conserva alcuni poteri fondamentali.  Infatti, entro trenta giorni (che decorrono dal ricevimento della comunicazione di avvio dell’attività) la p.a. dispone di un potere inibitorio che le consente di emanare un provvedimento motivato di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti o la fissazione di un termine entro il quale il privato possa conform

are la sua attività alla normativa di legge, sanando così quindi eventuali vizi o, come nel caso di cui al quesito, eventuali abusi. Va evidenziato come, anche a seguito dello spirare del termine di trenta giorni previsto dalla legge, permanga in capo all’amministrazione un potere di repressione degli abusi, il quale con specifico riferimento alla materia edilizia viene ad essere disciplinato dall’art. 23 d.P.R. 380/2001.  Quanto all’ambito di applicazione dell’istituto, va evidenziato che le modifiche alla legge 241/1990 apportate nel 2005 hanno esteso la portata della D.i.a. consentendone l’applicazione anche qualora l’inizio dell’attività involga valutazioni di carattere tecnico discrezionale.  Diversa natura presenta invece la concessione edilizia (oggi permesso di costruire), in quanto la stessa si qualifica come un provvedimento amministrativo con il quale la p.a. attribuisce ai destinatari diritti di cui lei stessa è titolare o che sorgono a seguito del rilascio della concessione stessa. In particolare, per ciò che attiene alla materia dell’edilizia, la concessione (oggi permesso di costruire) ed il suo ambito applicativo vengono puntualmente disciplinati nel testo unico edilizia di cui al d.P.R.  380/2001 che all’art. 10, comma 1, stabilisce che tale provvedimento è necessario per:
a)  gli interventi di nuova costruzione;
b)  gli interventi di ristrutturazione urbanistica;
c)  gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso.
Da quanto esposto, può rilevarsi come la suddetta norma appaia funzionale alla risoluzione del caso in esame, in quanto la costruzione di una veranda sulla balconata di un appartamento necessiterà del permesso di costruire allorchè da questa derivi una trasformazione permanente della sagoma e del volume dell’organismo edilizio in discussione. Quindi, anche se non può escludersi che la veranda abbia un carattere pertinenziale, di fatto la sua struttura può comunque comportare un mutamento dell’uso (nel caso del quesito della balconata) tramite la realizzazione di un ambiente totalmente chiuso, sia pure di esigue dimensioni, che si va ad aggiungere ai vani abitativi dell’appartamento (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sez. IIter, 8 luglio 2009 n. 6639; TAR Lazio, Roma, sez. II-ter, 5 novembre 2003 n. 9570 che affermano la necessità del permesso di costruire). Viceversa la veranda di stretta cubatura in struttura precaria conserverà il carattere di pertinenza e per essa sarà sufficiente la D.i.a. (così Trib.  Monza, 18 aprile 2007).
Alla luce di quanto precede, valuterà l’amministrazione comunale se, nel caso concreto, al fine di poter consentire la costruzione di una veranda su di una balconata, qualora la stessa comporti l’aumento della volumetria dello stabile, possa dirsi non sufficiente la D.i.a. ma sia necessario il permesso di costruire, ricadendo la fattispecie nelle previsioni dell’art. 10 t.u. edilizia.



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