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Piano Nazionale di Ripristino della Natura: nuove responsabilità per i Comuni nella tutela del territorio

Pubblicato il 11/10/2026
Piano Nazionale di Ripristino della Natura: nuove responsabilità per i Comuni nella tutela del territorio

L'Italia ha trasmesso alla Commissione europea il Piano Nazionale di Ripristino della Natura. Entro il 2027 la versione definitiva: nuove prospettive per la pianificazione urbanistica, il verde pubblico e la gestione ambientale degli enti locali.

di Raffaele Di Marcello (articolo redatto con l'ausilio dell'AI)

Il Governo italiano ha trasmesso alla Commissione europea, il 25 settembre 2026, la proposta di Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR), predisposta dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e dal Ministero dell'Agricoltura, con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA e CREA. Il 7 ottobre 2026 ISPRA ha comunicato la pubblicazione della bozza del Piano e della tabella riepilogativa delle misure previste.

Il documento dà attuazione al Regolamento (UE) 2024/1991, conosciuto come Nature Restoration Law, entrato in vigore il 18 agosto 2024, e si inserisce nel quadro nazionale delineato dal D.Lgs. 8 aprile 2026, n. 80.

L'obiettivo europeo è attuare misure di ripristino su almeno il 20% delle zone terrestri e il 20% delle zone marine dell'Unione entro il 2030, per arrivare entro il 2050 a interessare tutti gli ecosistemi che necessitano di interventi di recupero.

Cosa prevede il Piano italiano

La proposta affronta il ripristino degli ecosistemi terrestri, marini, costieri, fluviali, agricoli, forestali e urbani, individuando interventi progressivi fino al 2050.

Particolare attenzione viene rivolta alla riqualificazione degli habitat degradati, alla tutela della biodiversità, alla ricostituzione delle connessioni ecologiche, al recupero dei corsi d'acqua, alla protezione degli impollinatori e all'incremento delle infrastrutture verdi.

Per le città, il Piano assume un'importanza specifica: si punta a contrastare la perdita degli spazi verdi, aumentare la copertura arborea, favorire la deimpermeabilizzazione dei suoli e migliorare la capacità degli insediamenti urbani di adattarsi ai cambiamenti climatici.

La proposta è articolata in una parte strategica generale, una parte tecnica con obiettivi e aree di intervento e una sezione dedicata alle misure operative.

Quali obblighi interesseranno i Comuni

Uno degli aspetti più significativi riguarda le conseguenze sulla gestione del territorio comunale, soprattutto alla luce dell'articolo 8 del Regolamento europeo, dedicato agli ecosistemi urbani.

Entro il 2030 gli Stati membri dovranno garantire l'assenza di perdita netta, rispetto al 2024, della superficie nazionale complessiva degli spazi verdi urbani e della copertura arborea, secondo le condizioni e le possibili esclusioni previste dal regolamento.

Dal 2031, inoltre, dovrà essere assicurata una tendenza all'aumento degli spazi verdi urbani a livello nazionale e della copertura arborea nelle singole zone di ecosistemi urbani individuate.

Per i Comuni potranno derivarne nuove attività, da precisare attraverso il Piano definitivo e i successivi strumenti attuativi:

  • Censimento e monitoraggio del verde urbano, con individuazione delle superfici vegetate, delle alberature e della copertura delle chiome.

  • Adeguamento degli strumenti urbanistici, per integrare gli obiettivi di ripristino ecologico nella pianificazione comunale e nelle trasformazioni edilizie.

  • Tutela del patrimonio arboreo e del suolo, promuovendo interventi di rinaturalizzazione e riduzione delle superfici impermeabilizzate.

  • Programmazione di nuove infrastrutture verdi, attraverso parchi, corridoi ecologici, forestazione urbana e recupero delle aree degradate.

  • Coordinamento con Regioni e autorità competenti, per l'attuazione delle misure territoriali, la raccolta dei dati e il monitoraggio dei risultati.

È importante precisare che gli obiettivi europei non equivalgono automaticamente a un obbligo di compensare ogni metro quadrato di verde eliminato all'interno di ciascun Comune. Le modalità concrete di applicazione, le responsabilità dei singoli enti e gli eventuali adempimenti aggiuntivi dovranno essere definiti nel quadro attuativo nazionale e regionale.

Il tema interesserà direttamente gli Uffici Urbanistica, Edilizia, Lavori Pubblici, Ambiente e Verde Pubblico, chiamati a coordinare maggiormente la pianificazione delle trasformazioni territoriali con gli obiettivi di conservazione e ripristino della natura.

Va tuttavia sottolineato un elemento giuridico fondamentale: l'articolo 4, comma 5, del D.Lgs. 80/2026 individua espressamente i Comuni, le Città metropolitane e le Province quali amministrazioni responsabili dell'attuazione del Piano per il ripristino degli ecosistemi urbani, ferme restando le competenze urbanistiche comunali. Non si tratta, dunque, soltanto di indirizzi ambientali volontari, ma di responsabilità già individuate dalla legislazione nazionale, il cui esercizio concreto dipenderà dalle misure del Piano.

La procedura di approvazione del Piano

Il percorso previsto dagli articoli 16 e 17 del Regolamento (UE) 2024/1991 e dall'articolo 3 del D.Lgs. 80/2026 si articola in diverse fasi.

  1. 25 settembre 2026 – Trasmissione della proposta

    Il Governo italiano ha trasmesso alla Commissione europea la bozza del Piano, dopo la consultazione pubblica nazionale.

  2. Entro sei mesi dalla ricezione – Valutazione europea

    La Commissione verifica la coerenza del documento con gli obiettivi del regolamento e può formulare osservazioni e raccomandazioni.

  3. 2027 – Adozione nazionale e trasmissione definitiva

    Il Piano è adottato con decreto del Ministro dell'Ambiente, di concerto con il Ministro dell'Agricoltura, previa intesa in Conferenza unificata. La versione definitiva deve essere pubblicata e trasmessa alla Commissione entro sei mesi dalle eventuali osservazioni, con settembre 2027 quale termine di riferimento del percorso programmato.

  4. 2032 e 2042 – Riesami periodici

    Sono previste revisioni del Piano sulla base dei risultati conseguiti, del monitoraggio e dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche.

 

È quindi opportuno chiarire che non è prevista una semplice approvazione formale del Piano da parte dell'Unione europea: la Commissione valuta la proposta, mentre l'adozione definitiva compete allo Stato italiano, secondo la procedura nazionale.

Una nuova sfida per gli Uffici Tecnici Comunali

Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura è destinato a incidere significativamente sulle politiche territoriali dei prossimi decenni.

Per le amministrazioni comunali sarà particolarmente importante integrare la tutela del verde nella pianificazione urbanistica, nella realizzazione delle opere pubbliche e nella gestione del patrimonio ambientale.

La sfida riguarderà anche le risorse finanziarie e organizzative: censimenti, attività di monitoraggio, progettazione e manutenzione degli interventi richiederanno personale qualificato e finanziamenti adeguati.

I Comuni, infatti, sono sempre più nodi di confluenza tra competenze proprie, delegate da altri Enti e aumentate, constantemente, da norme nazionali e regionali, ed esigenze dei cittadini, degli operatori economici e del territorio in generale. Una mole di lavoro, in continuo aumento, che non fa il paio con il potenziamento delle risorse umane, professionali e finanziarie, necessarie.

Per i Comuni la questione centrale non sarà soltanto aumentare il numero degli alberi, ma ripensare progressivamente le modalità di pianificazione, trasformazione e gestione del territorio, conciliando sviluppo urbano, infrastrutture, sicurezza e recupero degli ecosistemi naturali.

E per tutto questo serve una nuova visione dell'organizzazione interna degli Enti, con l'inserimento di nuove figure professionali strutturate, come l'agronomo e il forestale, il geologo, l'ecologo, ecc., organizzazione che, per i piccoli e medi Comuni, necessita di collaborazione tra amministrazioni e della creazione di uffici intercomunali che si occupino delle materie legate all'ambiente, alla gestione del territorio e alla pianificazione territoriale.

La bozza del Piano è visionabile sul sito del MASE.


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