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Come recuperare oggi le attività commerciali per scongiurare ulteriore consumo di suolo

Pubblicato il 06/09/2022
Come recuperare oggi le attività commerciali per scongiurare ulteriore consumo di suolo

Il problema del consumo di suolo, dovuto all’occupazione di vaste aree a destinazione agricola o con copertura vegetale, è particolarmente sentito in questo periodo in cui lo sprawl urbanistico porta ad un insostenibile bisogno di infrastrutture e servizi e alla perdita di suolo fertile. Ivo Filosi, del Comitato Scientifico Ambiente e sostenibilità energia di UNITEL ci suggerisce una delle possibili soluzioni.


In questi ultimi tempi, mi è capitato, per lavoro, di camminare a piedi e di trovare, percorrendo città e paesi, i cui i negozi (in pratica molte attività economiche), sono completamente chiusi.

Per rigenerare queste aree e le strutture edilizie inutilizzate, non bisogna più emettere leggi inadeguate, incomprensibili e farraginose, spesso non scritte in italiano sul tema della “Rigenerazione urbana”.

Bisogna semplificare la possibilità del loro riuso, con progetti di fattibilità residenziale. 

Si pensi a come sono alti internamente i negozi: mi chiedo, non è possibile, ad esempio, trasformare una saracinesca con una porta d'ingresso a “forma di T” con un bel sopraluce, una porta, una bussola interna e metterci in tutta sicurezza una residenza, magari con un soppalco?

Tanti anziani (ma anche giovani), potrebbero viverci?

E' chiaro che tutte le opere edili devono avere un titolo abilitativo semplice (CIL, ad esempio), e non essere onerosa per il cambio di destinazione d'uso e l'eventuale aumento di superficie  calpestabile.

Va ovviamente reso fattibile, visto la legislazione vigente a livello regionale, il cambio d'uso non oneroso, la modifica delle altezze e i rapporti aeroilluminanti.

Certo, la Regione Lombardia ha già una legge cosidetta degli “interrati e seminterrati”, che è idonea/utilizzata nei grandi centri: nei paesi è scarsamente applicata e utilizzata a causa degli elevati costi d'intervento, che non permettono guadagni, idonei ad incentivare tali processi rigenerativi, perché anti economici.

Certamente l'opposizione a questa scelta potrebbe essere percepita molto male dagli stessi proprietari, che ritengono ancora oggi le unità commerciali e direzionali più renumerative.

E allora, le città ed i paesi, rimangono “completamente bloccati”, in continuo degrado, trascurati e inservibili: si pensi, tra qualche anno quale impatto avrà l'acquisto dei “prodotti on-line” che faranno ulteriormente chiudere attività commerciali!

Questa scelta di trasformazione urbanistica e di eccezionale rigenerazione urbana deve essere concreta per il legislatore, che deve valutare tutti i benefici:

  • i lavori di trasformazione e cambio d'uso: semplici e sostenibili, sburocratizzati;
  • obbligo di isolare internamente le strutture dai rumori e per l'efficienza energetica;
  • onerosità: azzerata;
  • ulteriore consumo di suolo: zero;
  • utilizzo di materiali da costruzione per riqualificare: basso
  • opportunità di vendita: semplificata al massimo;
  • allacciamenti alle reti tecniche: già esistenti;
  • benefici sociali: consistenti.

Mi aspetto quindi una solerte iniziativa attiva del legislatore per una riqualificazione rapida della trasformazione dei negozi/botteghe, oggi chiusi, invendibili, in degrado permanente!


Articolo di Ivo Filosi - Responsabile del Comitato Scientifico Ambiente, Sostenibilità ed Energia - apparso nell'ultimo numero de "Il Nuovo Giornale dell'UNITEL".


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