Le Linee Guida del 20 febbraio 2026 sulla gestione informativa digitale delle costruzioni segnano un passaggio cruciale nell’attuazione dell’art. 43 del d.lgs. 36/2023, come modificato dal d.lgs. 209/2024
Per gli enti locali non si tratta soltanto di adeguarsi a un nuovo quadro normativo. Si tratta di una trasformazione che incide direttamente sul modo di governare l’investimento pubblico e sulla capacità di garantire sostenibilità nel tempo alle opere realizzate.
La digitalizzazione degli appalti pubblici non arriva in un sistema neutro. Arriva in un contesto già fortemente sotto pressione: uffici tecnici sottodimensionati, difficoltà nel reclutamento di professionalità qualificate, responsabilità crescenti sui RUP, aumento degli adempimenti e gestione di interventi complessi con risorse spesso limitate. È in questo scenario che la gestione informativa digitale entra come obbligo dal 1° gennaio 2025 per le opere sopra i 2 milioni di euro, imponendo un cambio di prospettiva che non può essere affrontato con logiche tradizionali.
Le parole di Giuseppe Busìa, Presidente dell’ANAC, assumono in questo quadro un valore particolarmente significativo. Le Linee Guida, ha sottolineato che non devono essere lette come un mero adempimento formale, ma come uno strumento capace di favorire una crescita condivisa della Pubblica Amministrazione e un miglioramento concreto dei processi di progettazione, affidamento ed esecuzione. La digitalizzazione, dunque, non è un vincolo burocratico ma una leva di qualità, trasparenza e prevenzione dei rischi.
La gestione informativa digitale, pur richiamando il BIM, si colloca in un ambito più ampio di Information Management. Il modello informativo e l’Ambiente di Condivisione Dati diventano il centro del processo, l’infrastruttura che collega progettazione, affidamento, esecuzione, collaudo e gestione. Il dato non è più un prodotto accessorio del progetto, ma la struttura portante su cui si fonda la capacità decisionale dell’ente.
Per i Comuni questo significa ripensare il modo in cui l’informazione viene prodotta e conservata. Troppo spesso abbiamo celebrato l’inaugurazione di un’opera, tagliato il nastro, concluso la fase realizzativa senza disporre di un sistema informativo adeguato a governarne i costi nel tempo. Il tema della manutenzione, della gestione energetica, dell’aggiornamento degli impianti e delle componenti tecniche è rimasto marginale rispetto alla fase costruttiva. Eppure è proprio nella gestione pluriennale che si gioca la sostenibilità economica e sociale dell’investimento pubblico, facile realizzare le opere con i fondi del PNRR e poi che ne sarà di essere se non abbiamo fondi sulla spesa corrente?
Il BIM, in questa prospettiva, diventa uno strumento fondamentale per la gestione dei costi della manutenzione. Un modello informativo correttamente strutturato consente di conoscere in modo puntuale le caratteristiche degli elementi costruttivi, programmare interventi manutentivi, monitorare prestazioni e pianificare spese nel ciclo di vita dell’opera. Senza una base dati affidabile, la manutenzione diventa emergenziale e i costi aumentano in modo imprevedibile. Con un sistema informativo solido, invece, la gestione diventa programmata e sostenibile.
È qui che la gestione informativa digitale mostra tutta la sua portata strategica. Non si limita a migliorare la fase progettuale o a ridurre le varianti in corso d’opera. Incide sulla capacità dell’ente di governare nel tempo il patrimonio immobiliare e infrastrutturale. In un contesto di risorse pubbliche sempre più vincolate, questa dimensione non è accessoria, ma centrale.
È comprensibile che molti uffici tecnici percepiscano la nuova disciplina come un ulteriore livello di complessità. La carenza di personale e di competenze digitali rende l’introduzione di nuovi modelli organizzativi un passaggio delicato. Tuttavia, proprio in questa fragilità risiede la necessità del cambiamento. Continuare a gestire opere complesse con strumenti frammentati e informazioni disperse significa esporsi a inefficienze, contenziosi e costi non programmati.
Le Linee Guida richiamano con forza gli adempimenti preliminari: formazione del personale, definizione di un atto di organizzazione, individuazione chiara di ruoli e responsabilità, dotazione di strumenti adeguati. Senza competenze di valore, la digitalizzazione rischia di restare un’operazione superficiale. Con competenze solide, può diventare un moltiplicatore di efficienza e di qualità amministrativa.
In questo scenario, il ruolo di Unitel e del suo Comitato Scientifico assume un’importanza decisiva. La trasformazione digitale degli enti locali non può essere affrontata individualmente. Ha bisogno di formazione strutturata, di confronto tecnico, di modelli organizzativi condivisi. Unitel si propone come luogo di elaborazione e supporto, accompagnando i tecnici comunali nella comprensione profonda della gestione informativa digitale e nella sua applicazione concreta.
La sfida non è soltanto adeguarsi a una norma. È costruire una macchina amministrativa capace di governare l’intero ciclo di vita dell’opera, dalla progettazione alla manutenzione. Le parole di Busìa rafforzano questa visione: la digitalizzazione deve tradursi in qualità, prevenzione dei rischi e rafforzamento della capacità pubblica.
Il dato governa l’opera. E per gli enti locali governare il dato significa governare non solo il cantiere, ma anche il costo nel tempo, la manutenzione, la sostenibilità futura del patrimonio pubblico, e governare le comunità. La trasformazione è in atto. La competenza farà la differenza. Unitel è pronta a fare la propria parte e presto novità in arrivo!
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