Alto Contrasto Reimposta
Iscriviti Area Riservata
Menu
Menu
Stemma

PNRR: i “processi” contano più delle persone

Pubblicato il 12/09/2022
PNRR: i “processi” contano più delle persone

La politica non vuole imparare dai propri errori, o forse ritiene più semplice nascondere la polvere sotto il lacero tappeto della buona volontà di tanti tecnici. La gestione della “Madre di tutti gli Indebitamenti” appare non voler modificare alcuna liturgia. Parola chiave: arrangiarsi…

 

Come è noto grazie all’approvazione del progetto Next generation Eu in Italia, nelle prossime annualità, saranno disponibili e spendibili un’ingente mole di risorse.  Si tratta di un’occasione da non perdere per rilanciare il paese dopo l’emergenza Covid e la conseguente crisi economica. Parliamo infatti di oltre 190 miliardi di euro a cui si aggiungono il fondo complementare messo a disposizione dal governo italiano e altri fondi strutturali europei. L’Italia – che sarà la principale beneficiaria di queste risorse – ha illustrato come intende investirle all’interno del suo Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Tra gli obiettivi del piano vi è anche quello di colmare le disuguaglianze territoriali sia a livello di servizi offerti ai cittadini che di infrastrutture. E proprio per questo motivo una quota cospicua delle linee di investimento vedrà un coinvolgimento diretto degli enti locali. Questi non saranno solo chiamati a presentare proposte ma avranno un ruolo di primo piano nella realizzazione delle opere pubbliche, si stima infatti in circa il 34,7% - 36,9% la percentuale delle risorse del Pnrr che saranno gestite dagli enti locali.

Questo aspetto, tuttavia presenta una criticità importante. In base a una recente relazione del 21 ottobre scorso, dell’ufficio parlamentare di bilancio, gli enti locali e di conseguenza gli stessi uffici tecnici, potrebbero non avere le strutture adeguate per portare a termine le opere previste dal Pnrr. Questo potrebbe spingere il governo a esercitare i propri poteri sostitutivi, determinando una forte concentrazione nella gestione delle risorse. C’è qualcosa di kafkiano - o, ad usare più banalmente alcuni suoi sinonimi, di “allucinante, assurdo, angoscioso, tormentato, strano, incomprensibile”, persino “delirante” – nella gestione di questa annosa e alquanto travagliata situazione. L’Ente Locale e per esso e per la stragrande maggioranza l’ufficio tecnico, a cui vengono demandati i più disparati e gravosi compiti, a cui vengono richiesti adempimenti su adempimenti dagli Enti sovraordinati, su cui si appuntano critiche e proteste spesso “vivaci”, ha assunto con gli anni ulteriori e impegnativi oneri e competenze, è diventato, di fatto, il “core business” dell’azienda Comune ed avrebbe richiesto già da tempo serie decisioni legislative.

In questi anni di ritardi talora biblici nel dare risposte alle giuste e legittime richieste e aspettative si è consumato l’ulteriore danno all’Ente Locale, il blocco delle assunzioni. Tale scelta non ha di fatto agevolato il turn-over dei funzionari che collocati in pensione prima dell’arrivo dei sostituti, non hanno di fatto trasferito il proprio bagaglio di esperienza e di sapere ai nuovi assunti; “sapere” che non si impara su libri e manuali e che in qualche maniera costituisce la base fondamentale per una ottimale gestione dell’ufficio tecnico comunale. La gestione dell’Ente Locale infatti non si espleta con la sterile applicazione della norma, non si risolve con la semplice stesura dell’atto amministrativo (tra l’altro spesso già disponibile dai numerosi applicativi in uso agli Enti stessi), è fatto di programmazione, di approfondita conoscenza del territorio e della realtà economica e sociale dello stesso, di compromessi con le costanti pressioni politiche che seppur legittime cozzano soventemente con le regole “farraginose” di bilanci e codici, di pubblicità e di trasparenza, di “vita professionale” vissuta insomma. D’altronde anche il libero professionista (ingegnere o architetto che sia) diventa tale sì col conseguimento della laurea ma è soprattutto con il “tirocinio” e con l’esperienza, affiancandosi insomma a chi possa spiegargli come applicare le regole apprese a scuola nella vita reale, che acquisisce il necessario know-how che lo elevano a ruolo di Professionista.

Al tecnico del piccolo comune di mille anime, che da solo deve occuparsi di gestire la raccolta differenziata, l’edilizia, la manutenzione di immobili e strade, l’emergenza neve e chi più ne ha più ne metta, il RUP/project manager che si occupa della realizzazione di un’imponente opera pubblica con a seguito uno stuolo di assistenti, #gli fa un baffo. Del resto anche le recenti campagne di recruiting della P.A. avviate in funzione delle esigenze del Pnrr e non solo, non hanno dato i risultati attesi, per tutta una serie di ragioni che poco importano in questa trattazione ma che confermano come trovare le giuste competenze per consentire al neo assunto di lavorare già in autonomia nella P.A. è una bella sfida. Ora che è in atto un rinnovamento degli uffici che pian piano stanno tornando a popolarsi di nuove leve che, oltre alla necessaria preparazione per il superamento dei concorsi, hanno dalla loro una più approfondita conoscenza informatica, diventa indispensabile restituire all’Ente Locale e per esso al R.U.P., il fondamentale ruolo ad esso assegnato dalla legislazione vigente che non è certamente quello di mero esecutore di procedure e/o procedimenti che prevedono la compilazione di schede informatiche, la generazione di sterili codici con specifiche regole scritte purtroppo da chi non le utilizza, ecc...  Non è semplice certo, ma il legislatore deve assolutamente affrontare questo tema, occorre un radicale stravolgimento della “cultura amministrativa delle funzioni centrali”, occorre tornare al fondamentale concetto che vede nell’Ente locale e per esso i suoi dipendenti, un’estensione del potere ordinamentale dello Stato e non un ufficio periferico delle funzioni centrali, occorre ripristinare i livelli di efficienza e di fiducia nei dipendenti stessi, evitare forme di generalizzazione e porre la giusta attenzione nel gestire le diversità di ogni tipologia di amministrazione, soprattutto nei confronti del piccolo comune quasi sempre poco strutturato, per i quali una macchina burocratica “centrale”, snella e partecipativa costituisce il giusto volano per il raggiungimento di ogni e qualsiasi obiettivo, anche quelli del Pnrr.

 

Articolo di Antonio Dolce - Coordinatore del Comitato Scientifico Lavori Pubblici ed Espropriapparso nell'ultimo numero de "Il Nuovo Giornale dell'UNITEL".






Utilità