di Prof. Ing. Giovanni Rizzari (*)
Intendo dare l’avvio, con questo intervento dal titolo volutamente provocatorio e suggestivo, ad una serie di approfondimenti sulla difficile posizione e sugli ardui compiti del R.U.P. negli appalti pubblici, verso i quali sollecito periodicamente tutti i soggetti coinvolti (Amministratori e Funzionari pubblici, Professionisti e Imprese), per offrire una riflessione ironica del ruolo (ma con spirito costruttivo) proponendo sotto il titolo la evocativa vignetta che proietto come icebreaker di introduzione dei miei corsi di formazione dedicati a tale figura.
Nell'immagine nulla è casuale:
In sostanza la vignetta è l’immagine iconica di quello che, a mio avviso, si può considerare il motto ideale del R.U.P. così come il codice sei contratti lo prefigura :
“Hoc opus, Hic labor”
mutuandolo da una celebre locuzione latina tratta dall'Eneide di Virgilio (Libro VI, 129), che significa letteralmente, in prospettiva di consapevolezza e quasi di rassegnazione degli aspetti critici del ruolo, letteralmente :
"Questo è il lavoro, Questa è la fatica"
L'espressione concentra in una sintesi testuale perfetta di due pronomi e due sostantivi tutto il carico ineluttabile di doveri incombenti sul R.U.P. declinato nell'art. 15 e nell'Allegato I.2 del Codice dei contratti, senza cenno ad alcuna promessa o prospettiva di un premio adeguato agli sforzi richiesti.
L'impulso a questo mio nuovo intervento nasce, quindi, dalla sempre più incomoda sensazione che non si parla mai a sufficienza e nei modi appropriati dei problemi del R.U.P., figura cardine del Codice dei contratti pubblici e protagonista dello sviluppo del relativo ciclo di vita degli appalti nelle varie fasi attuative individuate dalla norma.
Per cui è sempre utile insistere nel porne senza sosta all'attenzione corrente e approfondire le infinite sfaccettature del ruolo affinchè la sua esistenza (e sopravvivenza) e le relative funzioni non vengano mai dati per scontati e non ne vengano mai dimenticate o trascurate le difficoltà e l'importanza strategica.
In particolare con questo primo intervento di carattere generale e introduttivo si lancia un tema di riflessione generale per porre a confronto luci e ombre del ruolo, proponendosi successive sessioni editoriali di approfondimento sul tema critico delle responsabilità e dei relativi rischi.
Entrando nel merito del tema va in principio rammentato che il codice dei contratti delinea il R.U.P. come la FIGURA IDEALE di un eroe moderno dotato di competenze enciclopediche, capacità tecnico-amministrative granitiche e risorse personali straordinarie.
Purtroppo tale figura e le sue potenzialità nella vita amministrativa reale risultano confinate e compresse, talora anche surclassate, nel mondo imperfetto degli appalti pubblici, endemicamente dominato dal rischio interpretativo, dalla paura dell'errore e dallo spettro della punizione- sanzione (disciplinare, penale, civile e amministrativa- contabile).
Infatti il numero dei doveri è declinato dal legislatore con un ampio elenco analitico che,nella sua generale formulazione, comprende un numero ancora più ampio di incombenze subordinate anche se non esplicitate.
Per cui le responsabilità del R.U.P. rispetto a tutte la fasi del ciclo dei contratti sono davvero praticamente illimitate se il Legislatore ha ritenuto di assegnargli indistintamente (v. : art. 6 c. 3 - ALL. I.2 del Codice) ogni compito e per ogni conseguente responsabilità residuale non assegnata espressamente ad altro soggetto e qui si tratta di più che di un assegno in bianco che la P.A. può riscuotere in qualsiasi momento.
Di contro, purtroppo le SS.AA., per disorganizzazione, inerzia o disattenzione, non pongono in atto tutte le azioni (gestionali e formative) necessarie o utili a sostenere i R.U.P. e a garantire adeguatamente la intangibilità del ruolo e la tutela delle persone chiamate a svolgerlo (si rammenta : senza diritto al rifiuto in quanto tale incarico prevede la irrinunciabilità da parte del soggetto nominato).
Quindi le azioni del R.U.P. restano finora condizionate, per esprimerne il costante disagio con una sola ma evocativa parola, da un' INCERTEZZA dolorosa ed endemica che ne influenza la lucidità di reazione nelle azioni amministrative e, per la costante pressione psicologica subita, ne compromette spesso l'equilibrio personale e privato.
In sostanza una figura concepita dal legislatore con autorità (ma non poteri) e con caratteristiche presupposte straordinarie si pone di fatto come un soggetto particolarmente fragile.
Solo per avere la percezione immediata del palese squilibrio tra DOVERI e DIRITTI del R.U.P. basta sottolineare che i primi si snodano articolo per articolo in tutto il codice e nei relativi allegati e i secondi trovano luogo solo in un breve scorcio, nell’Art. 45 che, ancora, nonostante i decreti correttivi, i pareri espressi dalle Autorità di settore e, da ultima la Legge n. 1/2026, mostra ampie lacune, numerosi dubbi interpretativi e imbarazzanti incertezze operative.
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In conclusione si può asserire che le sorti degli appalti pubblici sono affidate ai R.U.P., ma il "risultato" atteso, secondo il primo e fondamentale principio declinato all'art. 1 del Codice, sarà tangibile solo quando la Stazioni appaltanti ne avranno riconosciuto e valorizzato concretamente il ruolo e i diritti sotto ogni aspetto (strategico, operativo ed economico) e quando efficaci azioni di supporto promosse attuate dalle S.A. avranno dissolto lo spettro dell'incertezza creando figure competenti, sicure e autorevoli garantendo un equilibrato e stabile bilanciamento da DOVERI e DIRITTI
Il prossimo approfondimento sul tema sarà dedicato, rispetto ai DOVERI, alla responsabilità generale del R.U.P. sotto i vari profili
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