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La-scuola-di-Daniel

Pubblicato il 18/06/2021
Pubblicato in: Articoli
La-scuola-di-Daniel

Ho pensato a un numero la scorsa notte, un numero semplice, il 5.

Ognuno poi collega alle casualità i contenuti, che si popolano; un po’ come quando noti un modello di auto che non avevi presente, e ritenevi raro, mai visto. Ci si accorge in breve che di quelle macchine ne girano molte, più di quante se ne fossero mai notate, e assumono quindi una connotazione diversa, più articolata.

5, il numero di anni che ho a disposizione per consegnare, dove ora vi è un prato, la nuova scuola superiore di Ardea, in perfetto ed efficiente timing da Recovery Fund, per l’anno scolastico 2026/27.

5, il numero di anni che sarebbero passati per Daniel (per il Fratellino altri 5) affinché entrasse in quell’atrio, ora solo pensato, al primo suono di campanella di un primo settembre del 2026.

Non so se siano anche 5 i colpi di pistola che abbiano impedito che ciò accadesse, anche per un Nonno che forse avrebbe accompagnato un altro piccolo studente emozionato, ma quest’ultima è una declinazione del numero che non voglio affinare, perché sarebbe un elemento sguaiato, osceno, a dispetto della fascinazione numerologica.

Di sicuro questo progetto non sarà mai più lo stesso; ci potremo mettere fede, rabbia, eleganza, ostinazione, ma non potrà più essere, almeno per me, ciò che era stato sino a pochi giorni addietro: una sfida, uno sfoggio di (eventuale) talento, una delle ultime avventure della mente.

E quella scuola, al di là del freddo procedimento burocratico di toponomastica ministeriale, qualsiasi intitolazione potrà avere, non potrà che essere nella memoria muri, immanente qui a Roma, che La-Scuola-di-Daniel, un monumento non alla riuscita di un' opera, ma a tante occasioni perdute. Perdute da un giovane ingegnere, vittima dei propri mostri ma anche del sostanziale abbandono sociale che la contemporaneità commina al disagio psichico; perdute da un piccolo giocatore in erba e dal suo Fratellino verso tutto, perché estirpati dal loro diritto di averne; perdute da un uomo anziano, nel pieno diritto di fare un consuntivo della propria esistenza, perdute dalla società, che presto, come nella Lilly di Venditti, trasformerà tutto in carta di giornale. E perdute da me, che non potrò fare mai vivere con leggerezza alcun momento di questo percorso.


A ben vedere 5, anche qui...

 

Gianfilippo Lo Masto

 

Caporedattore de Il Nuovo Giornale di UNITEL, Gianfilippo Lo Masto è Funzionario Dipartimento I Edilizia Scolastica della Città Metropolitana di Roma Capitale.

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