di Arch. Franco Vollaro (*)
Facendo seguito al precedente contributo, Impianti sportivi tra rigenerazione urbana e transizione energetica, nel quale si è affrontato il ruolo delle infrastrutture sportive nei processi di riqualificazione territoriale e di efficientamento ambientale, appare oggi opportuno ampliare l’analisi collocando il tema entro la più complessa dimensione della città contemporanea.
L’impiantistica sportiva, infatti, non può più essere letta come comparto autonomo o semplice dotazione funzionale destinata all’attività fisica. Essa costituisce ormai una componente stabile dell’organismo urbano, al pari di scuole, spazi pubblici, reti di mobilità e attrezzature collettive. In questa prospettiva, palestra, piscina, centro polivalente, campo di quartiere o stadio assumono il valore di infrastrutture civiche capaci di incidere sulla qualità dell’abitare e sull’equilibrio dei territori.
La città contemporanea è attraversata da trasformazioni profonde: densificazione insediativa, progressivo invecchiamento della popolazione, nuove fragilità sociali, domanda crescente di salute urbana, necessità di adattamento climatico e riduzione dei consumi energetici. Di fronte a tali dinamiche, gli impianti sportivi non possono rimanere immobili né rispondere a modelli progettuali superati. Sono chiamati a evolvere in spazi accessibili, flessibili, energeticamente efficienti e integrati con i servizi di prossimità.
Per lungo tempo lo sport è stato considerato un settore separato dalle principali politiche pubbliche, affidato prevalentemente alle dinamiche associative, federali o gestionali. Oggi questa impostazione mostra i propri limiti. Lo sport incide direttamente sulla salute collettiva, sui percorsi educativi, sulla coesione sociale e sulla vivibilità urbana. Di conseguenza, l’impianto sportivo diventa il luogo fisico nel quale tali funzioni si rendono concrete e misurabili.
Il riconoscimento dello sport nella Costituzione italiana conferma questo mutamento culturale: l’attività sportiva non è più soltanto pratica volontaria o fenomeno competitivo, ma elemento connesso allo sviluppo della persona e all’interesse generale. Ne deriva la necessità di considerare le infrastrutture sportive come parte integrante della programmazione urbana e territoriale.
Il sistema nazionale dispone di una rete consolidata composta da CONI, CIP, Federazioni Sportive, Enti di Promozione Sportiva, Associazioni Benemerite e da un diffuso tessuto associativo locale. Tuttavia, la presenza di soggetti numerosi non coincide automaticamente con una governance efficace. Il nodo centrale non è moltiplicare le strutture organizzative, ma coordinare competenze, obiettivi e investimenti all’interno di una strategia condivisa.
Da un punto di vista urbanistico, l’impianto sportivo deve essere considerato presidio territoriale. Se correttamente localizzato e connesso alla mobilità pubblica e dolce, può riequilibrare parti di città carenti di servizi, attivare nuove centralità di quartiere, valorizzare spazi residuali e migliorare la sicurezza percepita attraverso l’uso continuativo dei luoghi. Quando associato a verde attrezzato, percorsi pedonali, funzioni sociali e attività complementari, produce benefici che superano ampiamente il solo ambito sportivo.
In Italia permane tuttavia una criticità strutturale: gran parte del patrimonio impiantistico risulta datato sotto il profilo edilizio, tecnologico e gestionale. Molte strutture derivano da stagioni realizzative legate a eventi quali 1960 Summer Olympics o 1990 FIFA World Cup, senza che nei decenni successivi si sia consolidata una politica ordinaria di rinnovo. Il risultato è un patrimonio spesso energivoro, poco accessibile, manutentivamente oneroso e non sempre coerente con la domanda contemporanea.
Per questa ragione la priorità non consiste esclusivamente nella costruzione di nuovi impianti, ma nella rigenerazione di quelli esistenti. Riqualificare significa intervenire sull’efficienza energetica, sull’adeguamento sismico e normativo, sull’eliminazione delle barriere architettoniche, sulla riconfigurazione funzionale degli spazi e sulla sostenibilità economica della gestione. Significa, soprattutto, riportare tali strutture dentro una visione urbana aggiornata.
Anche il tema quantitativo va superato. Non è decisivo il numero nominale degli impianti presenti, quanto la loro reale capacità di risposta ai bisogni del territorio. Occorre misurare distribuzione geografica, livelli di utilizzo, accessibilità, compatibilità economica, qualità architettonica e impatto sociale.
In questo scenario il Terzo Settore può svolgere un ruolo rilevante nella gestione di attività sociali, educative e inclusive connesse agli impianti, soprattutto nei contesti periferici o fragili, dove la sola dimensione pubblica o quella esclusivamente di mercato mostrano limiti evidenti. La collaborazione tra amministrazioni, operatori sportivi e soggetti civici può generare modelli gestionali più stabili e aderenti ai bisogni reali.
Il tema delle risorse resta naturalmente centrale, ma non in termini meramente finanziari. Investire nell’impiantistica sportiva significa destinare capitali a infrastrutture che producono salute, presidio urbano, occupazione, attrattività territoriale e qualità dello spazio pubblico. È quindi una forma di investimento urbano a rendimento diffuso.
Per chi opera nella progettazione, la questione è chiara: disegnare oggi un impianto sportivo non significa realizzare un edificio specialistico isolato, ma costruire una parte di città. Significa lavorare su accessibilità, relazioni spaziali, mix funzionale, sostenibilità gestionale e identità dei luoghi.
L’impiantistica sportiva rappresenta dunque uno dei campi più interessanti nei quali architettura, pianificazione urbana e politiche pubbliche possono tornare a convergere. Ed è proprio in questa convergenza che si misura la capacità delle città contemporanee di diventare più inclusive, efficienti e vivibili.
(*)Architetto, esperto di pianificazione e progettazione di impianti sportivi. Già dirigente del CONI, è vicepresidente vicario della SCAIS – Società Consulenza e Assistenza Impiantistica Sportiva, associazione benemerita riconosciuta dal CONI.
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