Il 10 febbraio abbiamo pubblicato un articolo con le profonde riflessioni della Componente del nuovo Direttivo nazionale ANNA GAGLIARDI che richiamano l’attenzione sull’importanza della figura del Tecnico degli Enti Locali e sull’impegno di UNITEL
Proseguendo sull'approfondimento del tema del necessario rilancio, e della valorizzazione, di tale figura, oggi proponiamo un’intervista aperta al Prof. Ing. Giovanni Rizzari (*) considerato un Decano della categoria.
(a cura di Raffaele Di Marcello - Direttore Nuovo Giornale UNITEL)
Professore, come sappiamo nella sua lunga carriera c’è anche la militanza in un Ente locale capoluogo oltre al supporto esterno a molti Enti per vari settori tecnici. Vorremmo quindi porle alcune domande sulla posizione dei Tecnici degli Enti locali nel contesto attuale per raccogliere l’autorevole contributo della Sua esperienza.
Quando si parla di Tecnici degli Enti locali nell’immaginario comune ci si riferisce a coloro che gestiscono, innanzitutto, i contratti pubblici, in sostanza, che assicurano il funzionamento dello Stato nei territori, che gestiscono le funzioni più critiche nella vita dei cittadini: parliamo quindi innanzitutto di R.U.P., il cui maggior numero è proprio negli enti locali, ruolo normalmente rivestito da tecnici.
Ricordiamo che l’11 Febbraio ricorre il 32° l'anniversario della norma istitutiva della figura del Responsabile Unico del Progetto (R.U.P.), con la Legge n. 109 dell 11.02.1994 intitolata al compianto onorevole ministro Merloni, e per questo evento sono state previste varie celebrazioni.
Quello del R.U.P. è un ruolo chiave nel contesto degli Uffici Tecnici in quanto gestisce il delicato settore degli appalti pubblici, certamente è il più noto , ma, come sappiamo, non è l’unico nell’organizzazione degli Enti locali .
Non crede che, malgrado la sua importanza il ruolo del Responsabile Unico del Progetto abbia un po’ oscurato la posizione di altri Tecnici pubblici la cui attività è altrettanto rilevante ma meno conosciuta, apprezzata e sostenuta?
La questione che pone è cruciale. Se è vero, infatti, che la funzione dei R.U.P. è fondamentale e strategica per la società e l’economia va anche rammentato che, ancorché si tratti di molte migliaia di unità, i R.U.P. restano comunque una minoranza tra le decine di migliaia di tecnici che quotidianamente animano gli uffici delle Amministrazioni locali. Penso ad esempio ai settori dell’edilizia privata, dell’urbanistica, del controllo del territorio dei servizi a rete, delle manutenzioni, della protezione civile e la lista può proseguire.
Ma si ha l’impressione che, rispetto alle figure considerate più nobili (e mi riferisco proprio ai R.U.P.), questa schiera sterminata di servitori della P.A. fuori dai riflettori venga emarginata e trascurata o comunque sia meno avvertita dall’opinione pubblica anche se risulta sottoposta ad analoghe responsabilità ed esposta a pari rischi (disciplinari, penali e contabili).
Basta solo confrontare il numero dei convegni, seminari e congressi dedicati agli appalti pubblici e quelli tenuti, in minor numero, su altri temi tecnico-amministrativi altrettanto importanti come ad esempio l’edilizia, la pianificazione territoriale, le gestione degli immobili, la repressione dell’abusivismo edilizio
Questo è un dato critico nella comunicazione e nella informazione a più ampio raggio di cui dovrebbe farsi carico la P.A. riconoscendo a tutti i tecnici pari ruolo e importanza.
Crede che possa porsi rimedio a questa che potrebbe apparire come una discriminazione tra pari per rilanciare la figura dei tecnici degli enti locali in senso più ampio e generale?
Io penso che bisogna opporsi alle rigide distinzioni di ruolo (anche per i frequenti avvicendamenti e sovrapposizioni di funzioni cui assistiamo soprattutto nei piccoli Enti con carenza di personale tecnico) e rafforzare la consapevolezza che ogni Tecnico di qualsiasi settore, seppure isolato in un avamposto o nelle retrovie degli uffici locali, svolge una funzione strategica nel perseguimento dell’interesse pubblico. Per fare un esempio - richiamando analogicamente appunto il Codice dei contratti e il R.U.P. - se quest’ultimo persegue il “risultato” stabilito dal legislatore della realizzazione di un’opera pubblica anche il Tecnico che opera nei settori del S.U.E. o del S.U.A.P. o della PROTEZIONE CIVILE assicura il suo “risultato” nel momento in cui convalida una CILA o una SCIA, in cui esita un Permesso di costruire o assicura lo sgombero e la messa in sicurezza di un edificio in pericolo di crollo (penso in questo momento soprattutto alla emergenza per la frana di Niscemi e allo sforzo titanico dei Tecnici comunali a presidio della popolazione).
Quindi c’è la necessità di aumentare la visibilità e la percezione esterna di questi servitori pubblici affinchè vengano alla luce e siano avvertiti da tutti e senza distinzioni di ruolo come punti di riferimento nel sistema del pubblico benessere (come la costruzione o la ristrutturazione di un immobile o il funzionamento delle sottoreti urbane).
Abbiamo fatto cenno a possibili discriminazioni di ruolo e di complessivo isolamento dei tecnici, come pensa che si possa intervenire per rafforzarne e rilanciarne la posizione?
Per mia esperienza il primo passo per il rilancio di tale figura è proprio instillare in tutti i Tecnici degli Enti locali la consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo. Tale obiettivo va raggiunto prioritariamente con un aggiornamento costante delle competenze mediante un sistema di formazione permanente in quanto un Tecnico deve porsi come un soggetto autorevole in grado di confrontarsi con i professionisti esterni e con gli utenti pubblici .
Purtroppo registro che in questo momento storico, in cui l’attenzione, come dicevo, è stata catalizzata dalle straordinarie risorse dei fondi europei e del PNRR, il mondo della formazione sembra rivolgersi prevalentemente al settore degli appalti pubblici, divenuto terreno di caccia di associazioni e ed enti di formazione.
Invece ciò non avviene parallelamente per altri settori altrettanto soggetti ad una evoluzione normativa incessante e al proliferare di problemi e dubbi interpretativi che mettono alla prova la responsabilità di tutti i Tecnici pubblici sottoponendoli al rischio di errori e sanzioni.
Mi riferisco, ad esempio, al settore dell’edilizia e alla continue modifiche del TESTO UNICO PER L’EDILIZIA (D.P.R. n. 380/2001), spesso complicate da correlate norme regionali non risolutive, ma nel cui corpo dispositivo non si rinviene alcun impulso alla formazione permanente dei Tecnici istruttori (diversamente rispetto al CODICE DEGLI APPALTI PUBBLICI).
Per cui ritengo necessario, facendo leva sulla innovativa Zangrillo – mi riferisco alla Direttiva 16 gennaio 2025 – Valorizzazione delle persone e produzione di valore pubblico attraverso la formazione minima (cosiddetta “Direttiva Zangrillo”) - in gran parte inapplicata, sostenere l’esigenza di adeguato investimento nella riqualificazione e nell’aggiornamento dei tecnici di tutti i settori degli Enti Locali prevedendo gli strumenti e le risorse necessarie e sviluppando piani di formazione specialistici mirati.
In sostanza - se non vogliamo parlare di discriminazioni - vi è comunque la evidenza di una minore attenzione normativa e finanziaria verso i Tecnici che non operano nel settore degli appalti mentre la P.A. deve vedere la formazione oltreché come un obbligo di legge, come un investimento primario per tutti i soggetti votati all’interesse pubblico nel senso più ampio.
Oltre all’impulso sulla formazione continua e qualificata quale altro rimedio suggerisce per un rafforzamento della consapevolezza del ruolo dei tecnici degli Enti Locali?
A mio avviso occorre intervenire soprattutto sul fattore identitario, strappando i tecnici dall’isolamento e connettendoli all’interno di una rete che consenta loro il confronto, ma anche il conforto e la solidarietà strappandoli dalla solitudine in cui sono spesso confinati.
Ciò è attuabile, nell’epoca della transizione digitale e dei mezzi social, istituendo piattaforme o semplici chat di dialogo e confronto in cui ritrovarsi quotidianamente per scambiarsi opinioni e consigli con il supporto di esperti senior qualificati nelle varie discipline. Penso, ad esempio, ad un format denominato PRO-TEL con varie sezioni di accesso specialistiche aperto a tutti i Tecnici degli Enti locali.
Ma è anche necessario sviluppare una nuova consapevolezza dei diritti e doveri del Tecnici degli Enti locali elaborando un documento che possa essere una guida etica, un modello comportamentale, ma rappresentare anche un titolo identitario per tutti basato sul bilanciamento tra responsabilità e premialità.
Penso ad una CARTA DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI TECNICI DEGLI ENTI LOCALI come ad una moderna CARTA DEI SERVIZI rivolta ai Tecnici ma anche a vantaggio della platea di tutti i Soggetti interessati (ivi inclusi gli Utenti dei servizi Pubblici erogati).
Al raggiungimento di un elevato senso di consapevolezza e di orgogliosa consapevolezza, indispensabile per ottenere soddisfacenti risultati deve, inoltre, concorrere un elemento che va oltre lo spirito di servizio atteso dal dipendente e cioè, a mio avviso un “patto d’acciaio” tra Tecnici e Amministratori (e mi riferisco in particolare ai Sindaci).
Per mia esperienza, infatti, soprattutto negli Enti territoriali il corretto confronto permanente tra Amministratori e Tecnici rappresenta una condizione imprescindibile per pianificare e condividere obiettivi e “risultati” comuni traducendo efficacemente, in un rapporto di lealtà e fiducia reciproca, i programmi di indirizzo politico in programmi di gestione coerenti nel superiore interesse e benessere pubblico.
La mia visione sintetica, nello scenario virtuoso tracciato, è che ogni Tecnico veda il suo Sindaco come una guida e ogni Sindaco veda il suo Tecnico come un braccio armato.
In definitiva ci sembra di capire che occorre agire in futuro per un sistema di aggregazione e di scambio informativo avanzati.
Certamente. Il nodo centrale è proprio questo. Favorire ed accrescere su scala nazionale e a vantaggio di tuti gli Enti locali (ma anche degli altri Enti pubblici interessati) sia la condivisione dei problemi tra i vari Attori in scena sia il confronto sulle possibili soluzioni in modo da disporre di un aggiornato REGISTRO DELLE LEZIONI APPRESE, sviluppando esperienze comuni ed obiettivi convergenti di impulso alla politica e agli organi di governo per sedere ai tavoli istituzionali dedicati ai vari settori tecnici.
In questo scenario UNITEL con i suoi solidi principi istitutivi è un player a mio avviso determinante in campo nazionale che deve accrescere il suo campo d’azione e la sua influenza sui processi decisionali di alto livello.
Personalmente spero, con la fiducia del Direttivo UNITEL, di apportare a questi obiettivi il contributo della mia esperienza passata e del mio inesaurito entusiasmo per il futuro.
UNITEL e la redazione del suo Giornale ringraziano il Prof. Rizzari per l'intervento augurandogli buon lavoro per i progetti che ci ha anticipato e attendendo di accoglierne e pubblicarne i prossimi contributi.
(*) Prof. Ing. Giovanni Rizzari
Project Manager e Analista di scenari per gli appalti pubblici con oltre 45 anni di attività
Già Dirigente U.T.C. di Comune capoluogo
Nominato tra i primi R.U.P. con la L. 109/94 “Merloni” e per questo considerato Decano dei R.U.P. Italiani
Docente universitario di sostenibilità dei servizi urbani.
Promotore e ideatore del “MANIFESTO DEL R.U.P.” pubblicato in occasione del 30° anniversario della L. n. 109/94) l’11.02.2024
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