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La rappresentanza sindacale dopo Pomigliano

Pubblicato il 12/01/2011
Pubblicato in: Articoli

Il caso FIAT Pomigliano sembrava essersi concluso positivamente almeno per le parti stipulanti l’accordo, con la conferma delle clausole derogatorie al contratto nazionale concordate a Pomigliano.
Tale conferma è avvenuta con due atti. Il primo è consistito nella precisazione dei contenuti e dei presupposti delle deroghe possibili al contratto nazionale ad opera dei sindacati nazionali di categoria Fim - Fiom - Uilm.
Il secondo atto si è concretato nella validazione della coerenza dell’accordo di Pomigliano con queste regole nazionali.
Senonché questa conferma non è bastata all’azienda che ha sollevato l’esigenza di cambiare la cornice generale che regola i rapporti di lavoro per tutto il sistema FIAT, a cominciare da Mirafiori: in mancanza di tali cambiamenti ha minacciato di uscire dal sistema contrattuale e addirittura dalla Confindustria.

In risposta a questa sollecitazione i contraenti nazionali Federmeccanica, Fim-Uilm- Fismic (esclusa la Fiom) sono orientati a definire norme specifiche per il settore auto che vengano incontro alle esigenze aziendali ma che restino nell’ambito del contratto nazionale. La possibilità di norme specifiche, legata ai contratti di un dato settore, è già prevista nel contratto dei metalmeccanici e ha precedenti in altre categorie.

Una simile soluzione permetterebbe di dare soluzioni nuove alle questioni critiche poste dalla Fiat (organizzazione degli orari di lavoro, straordinari, pause, turni, ecc.) senza rompere il quadro nazionale e anche senza

richiedere deroghe specifiche concordate di volta in volta. Si tratta di vedere se una simile innovazione è sufficiente per dare le risposte chieste all’azienda.
Questo non dovrebbe essere impossibile se si guarda al merito delle questioni che possono tutte essere risolte con le nuove regole. Ma la trattativa si sta rivelando molto difficile.
Per quanto riguarda la Fiom, questa organizzazione sta partecipando alla trattativa, il che è positivo, ma ha segnalato che le sue richieste sono distanti dalle condizioni offerte dall’azienda su tutte le questioni di merito (straordinari, pause, diritti sindacali). L’opposizione della Fiom mette in dubbio la certezza e degli accordi che venissero raggiunti. La certezza è un punto critico più volte rilevato dall’azienda, ma in realtà è necessario per tutte le nostre relazioni industriali, se vogliono contribuire alla efficienza e alla competitività del sistema economico.
Le parti pensano di sottoporre a referendum l’accordo che venisse concluso a Mirafiori. E’ una scelta giusta, ma può non essere sufficiente a garantire la tenuta giuridica dell’accordo di fronte a comportamenti dissidenti. Per questo la vicenda ripropone il tema generale delle regole sulla rappresentanza e rappresentatività sindacale. L’assenza di regole in proposito non ha avuto conseguenze rilevanti in passato finchè i contratti sono stati conclusi unitariamente dai sindacati più rappresentativi.
Quando la pratica unitaria viene meno, come sta avvenendo in questo periodo, regole condivise diventano necessarie per rendere operativi i contratti e per governare i rapporti di lavoro nelle imprese. Per questo è importante che le organizzazioni sindacali, compresa la CGIL, trovino un accordo sulle regole.
Una base di partenza potrebbe essere la bozza di intesa concordata nel 2008 fra le tre maggiori confederazioni.
In parlamento sono presenti diversi progetti di legge sull’argomento, alcuni ispirati alla bozza del 2008; ma un legislazione in materia dovrebbe intervenire a valle di un accordo fra le parti: in tal senso si è espresso anche il governo.
Una intesa sulle regole è necessaria anche per definire la titolarità dei diritti sindacali in azienda.
Questo è un altro punto critico emerso nella vertenza FIAT, e non certo il meno grave. Se la Fiom non firma nessun accordo rischia di essere privato dei diritti sindacali, quelli sanciti dagli accordi, ma anche quelli previsti dallo statuto dei lavoratori. Un motivo in più per ridefinire le regole.
(Tiziano Treu, Il Sole 24 ORE Contratti & Contrattazione Collettiva n. 1/2011)

 

 

 

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