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Il BIM per le stazioni appaltanti pubbliche

Pubblicato il 07/09/2021
Il BIM per le stazioni appaltanti pubbliche

I tre temi più importanti da affrontare per acquisire la capacità di gestire progetti in BIM: formazione, processi e Information Technology.


In giro per il mondo, nel comparto edile, sono ormai molti anni che si sta consolidando l’uso di pratiche di gestione elettronica delle informazioni, e L’Italia non fa eccezione. Questa nuova metodologia di gestione informativa viene comunemente chiamata BIM, Building Information Modelling. L’acronimo ci fornisce tutti gli indizi per capire in cosa consiste tale metodologia che è rivolta alla produzione di uno o più modelli tridimensionali (Modelling) intesi a descrivere un ambiente costruito o progettato (Building). Ma il modello tridimensionale è solo la punta dell’iceberg che nasconde sotto di sé un enorme massa di informazioni alfanumeriche e documentali (Information) ben organizzate e coerenti con le geometrie visualizzate. In questo breve articolo vorrei spiegare perché in Italia si parla tanto di BIM, quali sono i vantaggi per una stazione appaltante pubblica e cosa occorre fare per adottare tale metodologia.


Decreto BIM

A seguito della spinta Europea sancita dalla direttiva 2014/24/UE, in Italia, con il nuovo codice degli appalti (decreto legislativo n.50 del 2016), arriva l’invito, indirizzato alle stazioni appaltanti pubbliche, di adottare questi nuovi metodi e strumenti elettronici per la gestione delle informazioni (articolo 23, comma 1 lettera h). Quello che nel codice degli appalti è un suggerimento, si trasforma in obbligo con il decreto del ministero delle infrastrutture e trasporti n. 560/2017, comunemente chiamato anche decreto BIM.

L’obbligo parte nel 2019, ma ricade inizialmente solo sui grandi progetti (oltre i 100 milioni di euro), e con successivi abbassamenti della soglia, l’obbligatorietà, anno dopo anno, arriverà nel 2025 ad insistere su tutti i progetti. Oggi la soglia è a 15 Milioni. Questa forte spinta legislativa è in realtà accompagnata anche dal mercato privato, che ha autonomamente intrapreso il percorso BIM richiamato dagli enormi vantaggi che tale metodologia offre.

 

Vantaggi del BIM per le stazioni appaltanti

I vantaggi sono molteplici e distribuiti lungo tutta la filiera, ma la fonte comune è la conoscenza, che diviene disponibile, interrogabile e utilizzabile da tutti gli stakeholder coinvolti.

Dal punto di vista di una stazione appaltante, gestire i progetti attraverso l’utilizzo del BIM permette di aumentare la trasparenza, la qualità, e avere un maggiore controllo sui tempi e costi di realizzazione.

Per fare qualche esempio pratico, gli operatori che lavorano in BIM, potranno svolgere delle attività di ottimizzazione del progetto, come la verifica e correzione delle interferenze tra le diverse discipline che partecipano al progetto, prevenendo possibili inconvenienti in cantiere. Inoltre, l’ufficio tecnico potrà sfruttare le tremende potenzialità della visualizzazione tridimensionale del progetto, annotando e comunicando in maniera chiara e veloce qualsiasi richiesta di modifica o chiarimento. Ma anche in fase di verifica e validazione del progetto, con pochi clic del mouse, si possono svolgere controlli anche molto dettagliati su tutto il progetto.

In generale i modelli potranno essere interrogati ed analizzati per fornire informazioni affidabili per le più disparate attività. Per esempio, dal modello potrà essere estratto automaticamente la computazione dei materiali, o ancora, sfruttando le informazioni già presenti nel modello BIM si potranno svolgere simulazioni energetiche e/o sismiche di una o più soluzioni progettuali, e così via.

I vantaggi non si esauriscono nella fase di progettazione, infatti i contenuti informativi del modello potranno fornire la conoscenza di base per la programmazione e direzione dei lavori, risparmiando tempo ed aumentando la trasparenza.

 

Implementazione del BIM in 3 passi

Il mercato BIM è in forte crescita, le tecnologie informatiche sono mature, sempre più professionisti si stanno qualificando e i processi di lavoro consolidando. Uno degli aspetti critici che rimane da affrontare è la qualifica della domanda dei servizi BIM. Ed è qui che vengono chiamate in causa le stazioni appaltanti pubbliche. Infatti, occorre sottolineare come il BIM è un metodo di gestione informativa ed in quanto tale se non viene specificata l’esigenza informativa, il metodo di per se si rivelerà inutile.

Per poter effettivamente raggiungere i vantaggi sopra elencati, occorre quindi capire come si vuole utilizzare il modello e conseguentemente come questo deve essere strutturato e quali informazioni deve contenere. Stesso il decreto BIM indica alle stazioni appaltanti i tre temi più importanti da affrontare per acquisire la capacità di gestire progetti in BIM, questi sono: formazione, processi e Information Technology. E proprio nell’ordine in cui sono elencati questi tre macro-temi che occorre procedere: partire con una formazione di base sulla metodologia e i processi così da poter prendere le necessarie decisioni in maniera consapevole.

Una volta acquisita dimestichezza con i concetti fondanti il BIM, è possibile rivedere in maniera critica i processi di gestione informativa interni ed esterni al fine di definire il nuovo processo BIM. E questa è certamente la parte più complessa, in quanto richiede di fare un ragionamento approfondito su quali sono gli obiettivi che si vuole raggiungere grazie al BIM e quindi formalizzare un nuovo flusso di gestione informativa a supporto degli stessi. A seguito di queste riflessioni si dovrà integrare la documentazione di gara con le richieste informative specifiche (capitolato informativo), assegnare internamente le responsabilità del processo BIM, definire procedure di verifica e validazione dei modelli ricevuti. La parte IT, prevalentemente composta da software ed hardware è l’ultimo step e conseguenza del processo BIM che si vuole implementare. A seconda dei casi e degli obiettivi prefissati, una stazione appaltante potrebbe non necessitare di alcun software di authoring (cioè software che producono modelli) e forse neanche di particolari tool BIM (cioè software che possono fare simulazioni ed analisi sui modelli) ma piuttosto, dovendosi occupare di raccogliere e verificare i modelli, avranno la necessità di acquisire o sviluppare ambienti di condivisione dati (CDE – Common Data Environment), utilizzare visualizzatori che supportano la comunicazione basata sui modelli ed eventualmente un applicativo di model checking.

 

 

Intervento di Lorenzo Nissim - Vicepresidente dell’IBIMI (Istituto per il BIM Italia – buildingSMART) e Membro del Comitato scientifico Transizione Digitale e BIM - apparso nell'ultimo numero de "Il Nuovo Giornale dell' UNITEL". Per maggiori informazioni: https://www.unitel.it/notizie/nuovo-giornale-unitel/online-il-nuovo-trimestrale-unitel

 

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