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applicazione IVA - quesito

Pubblicato il 02/03/2011
Pubblicato in: L'esperto risponde

Domanda in allegato.

Risposta:

In effetti in tema di IVA il d.P.R. n. 633 del 1972 prevede, alla tabella A) parte terza n. 127 e ss, l’aliquota agevolata del 10%, in luogo della aliquota ordinaria del 20%, per alcune tipologie di intervento tipiche del settore lavori pubblici dei Comuni. In questo modo si consente un evidente risparmio di spesa generale da parte dell’ente locale.

Innanzitutto, per quanto riguarda le opere non previste nelle tabelle IVA allegate al d.P.R. nr. 633, il principio base stabilito dall’art. 16, comma 1, è che la aliquota ordinaria è il 20%, tranne le riduzioni al 4 e al 10% sulla base delle cennate tabelle allegate al D.P.R.

Risulta, quindi, giuridicamente fondato, il cd. principio di esclusione o di normalità.

Purtuttavia, in tema di esatto inquadramento della disciplina applicabile sorgono sempre contrasti per stabilire a quale regime debbano rifarsi determinate categorie di attività, con notevoli problematiche consequenziali, quali il recupero dell’IVA presuntivamente evasa (con interessi e sanzioni) e l’eventuale possibilità che l’impresa si rivalga sull’ente committente.

E quindi potrebbe porsi il problema del recupero dell’IVA pagata in misura inferiore dall’appaltatrice allo Stato; al fine di evitare spiacevoli equivoci, è possibile, in linea generale, proporre apposita istanza di interpello ai sensi della legge nr. 212 del 2000 (cd. statuto del contribuente) per ottenere una risposta generale che valga per tutte le fattispecie similari. Se è vero che l’art. 11 dello statuto riguarda l’interpello del solo contribuente, non pare che si possano escludere ragioni di pubblico interesse (e di potenziali conflitti tra ente e erario) per consentire anche all’ente pubblico la proposizione di interpelli volti a conoscere l’esatta portata della norma tributaria.

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