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Gara d`appalto - Criterio offerta economicamente piu` vantaggiosa - Preventiva ponderazione elementi di valutazione nella lex specialis - necessita` - Limitazione discrezionalita` della commissione gi

Pubblicato il 11/12/2008
Pubblicato in: Appalti
Tribunale Amministrativo Regionale Lazio Roma sez.I ter 1/12/2008 n. 10913 - giurisprudenza

GARA D`APPALTO - CRITERIO OFFERTA ECONOMICAMENTE PIU` VANTAGGIOSA - PREVENTIVA PONDERAZIONE ELEMENTI DI VALUTAZIONE NELLA LEX SPECIALIS - NECESSITA` - LIMITAZIONE DISCREZIONALITA` DELLA COMMISSIONE GIUDICATRICE NELLA FISSAZIONE CRITERI MOTIVAZIONALI

L`esigenza di non lasciare spazi di discrezionalità valutativa ai commissari, quando l`appalto è affidato con il criterio dell`offerta economicamente più vantaggiosa, è affrontata oggi dall`art. 83 del Codice dei contratti pubblici che, fin dalla formulazione del bando di gara, impone che questo stabilisca i criteri di valutazione dell`offerta, elencati a titolo esemplificativo dalla lett. a) alla lett. n), precisando anche la ponderazione e cioè il valore o la rilevanza relativa attribuita a ciascuno di essi, anche mediante una soglia, espressa con un valore numerico determinato, in cui lo scarto tra il punteggio della soglia e quello massimo relativo all`elemento cui la soglia si riferisce deve essere adeguato. La norma impone ancora che sia sempre il bando a prevedere, ove necessario, per ciascun criterio di valutazione prescelto, i sub-criteri e i sub-pesi o i sub-punteggi, introducendo poi un ulteriore elemento di limitazione del potere discrezionale della commissione giudicatrice allorché dispone che questa, prima dell`apertura delle buste contenenti le offerte, deve fissare i "criteri motivazionali" per giustificare l`attribuzione dei punteggi a ciascun criterio o sub-criterio di valutazione.La direzione, dunque, verso la quale giurisprudenza e legislatore si sono mossi è stata quella di restringere al massimo, per quanto possibile, gli spazi di libertà valutativa delle offerte da giudicare con il metodo del criterio economicamente più vantaggioso. Da non sottacere, peraltro, la successiva abrogazione della disposizione che alla Commissione affidava la sola definizione dei cd. criteri motivazionali.

N. 10913/2008 Reg.Sent.

REPUBBLICA ITALIANA
In nome del popolo italiano

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione Prima ter, composto dai Signori Magistrati:
Patrizio Giulia Presidente
Salvatore Mezzacapo Consigliere, est.
Fabio Mattei Consigliere
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 1018/2008 Reg. Gen., proposto dalla Snam Lazio Sud s.r.l., in proprio e quale capogruppo mandataria dell’Ati con Linda s.r.l., in persona dell’amministratore unico e legale rappresentante, rappresentata e difesa dall’Avv. Amerigo Cianti, presso lo studio del quale è elettivamente domiciliata in Roma, Piazza San Salvatore in Lauro n. 10
la Regione Lazio, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Claudio Forte ed elettivamente domiciliata presso il medesimo nella sede dell’Avvocatura dell’Ente in Roma, via Marcantonio Colonna n. 27
e nei confronti
di Euro Global Service Grandi Appalti S.c.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, capogruppo mandataria dell’ATI con Clessidra s.r.l., rappresentata e difesa dall’Avv. Piergiorgio Micalizzi presso il cui studio elettivamente domicilia in Roma, corso Trieste n. 184
per l`annullamento
del provvedimento prot. n. 018641 del 6 dicembre 2007 di aggiudicazione definitiva all’Ati controinteressata della procedura ristretta per l’affidamento del servizio di pulizia nella sede e negli uffici del Consiglio Regionale del Lazio della durata di anni tre e di tutti gli atti comunque presupposti, connessi e consequenziali.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Viste le difese delle parti costituite;
Viste le memorie difensive per l’udienza di discussione del ricorso;
Visti gli atti tutti della causa;
Udito alla pubblica udienza del 23 ottobre 2008 il magistrato relatore, Consigliere Salvatore Mezzacapo;
Uditi altresì gli avvocati delle parti costituite come indicati nel verbale di udienza;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

F A T T O e D I R I T T O

Con bando di gara pubblicato sulla G.U.C.E. n. S47 dell’8 marzo 2007 il Consiglio Regionale del Lazio indiceva una procedura ristretta accelerata per l’appalto del servizio di pulizia e servizi accessori presso sede e uffici dell’amministrazione.
Con lettera di invito prot. n. 10070 del 27 giugno 2007 l’Ati odierna ricorrente veniva invitata alla presentazione dell’offerta tecnica ed economica. La lettera di invito stabiliva che l’appalto sarebbe stato aggiudicato con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, in conformità all’art. 83 del codice dei contratti, valutata con riferimento ai criteri di "prezzo" e "qualità".
In particolare, mentre per il "prezzo" sarebbero stati assegnati massimo 30 punti, per la "qualità" la lettera di invito prevedeva un massimo di 70 punti.
Nella seduta del 4 dicembre 2007 la Commissione di gara aggiudicava l’appalto all’Ati Euro Global Service – La Clessidra, prima classificata con punti 88,20, mentre l’Ati ricorrente riportava il punteggio totale di 69,09 punti.
Avverso la disposta aggiudicazione e gli atti della relativa procedura di gara ricorre l’Ati Snam Lazio Sud con Linda s.r.l., innanzitutto censurando la prescrizione di gara secondo cui era prevista l’apertura dei plichi contenenti le offerte tecniche ed economiche in seduta riservata, con asserita violazione dei principi generali in materia di pubblicità delle operazioni di gara.
Con altro ed invero più articolato motivo di ricorso, la ricorrente censura, in sostanza, la mancanza di una specificazione analitica – in sede ovviamente di lex specialis di gara – dei criteri di valutazione dell’offerta. La lettera di invito si limita, infatti, a ripartite i massimo 70 punti previsti per la voce "qualità" in: a) 30 punti per sistema organizzativo del servizio (tenendo conto del monte ore annuale, del piano operativo delle unità lavorative, dei livelli e della metodologia del servizio e dei piani di formazione degli operatori); b) punti 10 per migliorie aggiuntive rispetto ai minimi prestazionali previsti dal capitolato tecnico; c) punti 10 per sostituzione del personale, interventi imprevedibili ed urgenti; d) punti 10 per macchinari, attrezzature e prodotti; e) punti 5 per programmazione degli interventi, piano di sicurezza; f) punti 5 per possesso certificazione UNI EN ISO 14001.
Si denuncia, in altri termini, la mancata fissazione di sub criteri e sub punteggi che delimitino la discrezionalità della stazione appaltante, così come è lamentata la mancanza di una ripartizione dei parametri di valutazione e dei corrispondenti punteggi che sia talmente analitica da delimitare il giudizio della Commissione nell’ambito di un punteggio minimo e massimo.
Di qui, la denunciata violazione dell’art. 83, quarto comma del decreto legislativo n. 163 del 2006.
Con successivi motivi aggiunti, notificati a seguito dell’acquisizione (conseguente a domanda di accesso) da parte della ricorrente dei verbali ed altri atti di gara, la citata ricorrente rileva come sia stata la Commissione di gara a procedere alla specificazione – integrazione dei criteri di valutazione sopra indicati nonché alla indicazione dei relativi sottopunteggi (cfr. verbale n. 2/07 della Commissione di gara). In particolare, nella ricordata sede, la Commissione di gara ha proceduto alla individuazione, nell’ambito dei posti criteri, di appositi sottocriteri (con relativi punteggi massimi attribuibili). Il che, ad avviso della ricorrente, conferma la genericità della ripartizione del punteggio complessivamente attribuibile alla voce "qualità", per come operata nella lettera di invito.
Si sono costituite in giudizio sia la Regione Lazio che la controinteressata Ati, aggiudicataria dell’appalto di che trattasi, entrambe preliminarmente eccependo la irricevibilità del proposto ricorso per tardività e comunque affermandone la infondatezza nel merito.
Alla pubblica udienza del 23 ottobre 2008 il ricorso viene trattenuto in decisione in esito alla discussione orale.
L’eccezione di tardività sollevata dalla controinteressata aggiudicataria della gara concerne esclusivamente quanta parte del proposto ricorso riguarda la lamentata violazione del principio di trasparenza in ordine all’apertura delle buste contenenti le offerte che, discendendo direttamente dalla lex specialis di gara, avrebbe dovuto – ad avviso della controinteressata - essere sul punto immediatamente impugnata. La medesima eccezione di tardività, prospettata dalla resistente amministrazione regionale, concerne anche, oltre quanto già rilevata dall’Ati controinteressata, quanta parte del proposto ricorso riguarda la lex specialis di gara relativamente alla mancata specificazione dei criteri di valutazione dell’offerta. Ad avviso della Regione Lazio, in altri termini, il bando avrebbe dovuto essere immediatamente impugnato anche con riguardo al profilo della insufficiente specificazione dei criteri e sottocriteri di valutazione delle offerte (e relativi punteggi).
Le richiamate eccezioni non sono fondate.
Le clausole del bando di cui è questione non determinavano la compromissione in maniera certa delle situazioni soggettive del partecipante, dalla quale la costante giurisprudenza fa discendere l’onere di immediata impugnazione, pena l’inammissibilità del ricorso nei confronti dei successivi atti della procedura.
Ed infatti, secondo quanto statuito dall`Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (n. 1 del 2003), le sole norme della lex specialis, da considerarsi immediatamente lesive per i soggetti interessati alla partecipazione alla gara, e quindi da impugnare entro il termine decadenziale decorrente dalla pubblicazione del bando, sono quelle che prevedono clausole escludenti e quelle che rendono impossibile la presentazione di offerte serie. Nell`uno e nell`altro caso, per la individuazione di tali clausole si procede attraverso un giudizio prognostico in base al quale si può affermare che l`effetto lesivo (ossia l`esclusione del concorrente dalla procedura di gara o la mancata aggiudicazione del contratto) si produrrà con certezza all`esito delle operazioni di gara, per effetto della applicazione della clausola di che trattasi; e - si deve precisare - per effetto dell`assenza, in capo alla commissione aggiudicatrice, del potere di disapplicare le previsioni del bando di gara.
Il ricorso, pertanto, deve essere esaminato nel merito.
Lo stesso risulta fondato quanto al richiesto annullamento degli atti di gara e va, quindi, per questa parte, accolto.
Dispone l’art. 83 del codice dei contratti (decreto legislativo n. 163 del 2006) – rubricato "Criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa" - che quando il contratto è affidato, come nel caso di specie, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il bando di gara stabilisce i criteri di valutazione dell’offerta, pertinenti alla natura, all’oggetto e alle caratteristiche del contratto, quali, a titolo esemplificativo: a) il prezzo; b) la qualità; c) il pregio tecnico; d) le caratteristiche estetiche e funzionali; e) le caratteristiche ambientali e il contenimento dei consumi energetici e delle risorse ambientali dell`opera o del prodotto; f) il costo di utilizzazione e manutenzione; g) la redditività; h) il servizio successivo alla vendita; i) l’assistenza tecnica; l) la data di consegna ovvero il termine di consegna o di esecuzione; m) l’impegno in materia di pezzi di ricambio; n) la sicurezza di approvvigionamento.
La norma in esame, inoltre, prescrive che il medesimo bando di gara elenchi i criteri di valutazione e precisi la ponderazione relativa attribuita a ciascuno di essi, anche mediante una soglia, espressa con un valore numerico determinato, in cui lo scarto tra il punteggio della soglia e quello massimo relativo all’elemento cui si riferisce la soglia deve essere appropriato.
Ed ancora, ai sensi del quarto comma dell’art. 83 di cui trattasi, la cui violazione è specificamente lamentata dall’Ati ricorrente, il bando per ciascun criterio di valutazione prescelto prevede, ove necessario, i sub - criteri e i sub - pesi o i sub - punteggi (ove poi la stazione appaltante non sia in grado di stabilirli tramite la propria organizzazione, provvede a nominare uno o più esperti con il decreto o la determina a contrarre, affidando ad essi l’incarico di redigere i criteri, i pesi, i punteggi e le relative specificazioni, che verranno indicati nel bando di gara).
Infine la norma prevede pure, nel testo ratione temporis vigente, che la commissione giudicatrice, prima dell’apertura delle buste contenenti le offerte, fissa in via generale i criteri motivazionali cui attenersi per attribuire a ciascun criterio e subcriterio di valutazione il punteggio tra il minimo e il massimo prestabiliti dal bando (disposizione quest’ultima poi soppressa dalla lettera u) del comma 1 dell’art. 1, D. Lgs. 11 settembre 2008, n. 152).
Ciò posto, osserva il Collegio come nel passato si era consolidato il principio secondo il quale eventuali specificazioni o integrazioni dei criteri di valutazione indicati dal bando di gara o dalla lettera d`invito ben potevano essere configurati dalle commissioni giudicatrici, seppure soltanto prima della apertura delle buste relative alle offerte e ciò indipendentemente dalla circostanza che i componenti la commissione avevano concretamente preso conoscenza delle offerte stesse (tra le molte: Cons. Stato, Sez. V, 19 aprile 2005 n. 1791 e 20 gennaio 2004 n. 155 nonché T.A.R. Marche, 15 marzo 2005 n. 241).
Di conseguenza, si affermava come la commissione giudicatrice di una gara pubblica poteva legittimamente introdurre elementi di specificazione dei criteri generali stabiliti dal bando di gara o dalla lettera di invito per la valutazione delle offerte, attraverso la previsione di sottovoci rispetto alle categorie principali già definite, ove ciò si fosse reso necessario per una più esatta valutazione delle offerte medesime e sempre a condizione che a tale determinazione di sottocriteri di valutazioni si fosse addivenuti prima dell`apertura delle buste contenenti le offerte (cfr. anche Cons. Stato, Sez. V, 4 febbraio 2003, n. 533; 23 luglio 2002 n. 4022; 26 gennaio 2001 n. 264; 13 aprile 1999 n. 412; Sez. VI, 20 dicembre 1999 n. 2117; TRGA, Bolzano, 12 febbraio 2003 n. 48; TAR Marche, 16 giugno 2003 n. 607; TAR Toscana, Sez. II, 17 settembre 2003 n. 5107).
Va oggi segnalato come tale orientamento debba essere sottoposto a rivisitazione in seguito all’entrata in vigore del richiamato art. 83 del Codice dei contratti pubblici (cfr., in particolare, in tal senso, T.A.R. Lazio, II Sezione, 15 settembre 2008 n. 8328).
Come ha condivisibilmente osservato la giurisprudenza di questo Tribunale da ultimo citata, la disposizione di cui al quarto comma dell’articolo 83 sembra portare all`estremo la limitazione della discrezionalità della commissione nella specificazione dei criteri, escludendone ogni facoltà di integrare il bando, e quindi facendo obbligo a quest`ultimo di prevedere e specificare gli eventuali sottocriteri (ne consegue, ad esempio, l`illegittimità di una lex specialis che, pur richiamando il criterio di aggiudicazione dell`offerta economicamente più vantaggiosa, nulla preveda in ordine agli elementi dell`offerta da considerare ed all`attribuzione dei punteggi).
Ben diversa, tuttavia e come si è sopra riferito, era la situazione in epoca anteriore all`entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici: infatti, anche dopo l`intervento della Corte di Giustizia UE (sez. II, 24 novembre 2005, in causa C-331/04) che aveva fortemente limitato la discrezionalità delle commissioni di gara in subiecta materia, era tutt`altro che da escludere in assoluto siffatta facoltà di integrazione del bando.
In particolare, tale facoltà incontrava il limite dell`impossibilità di introdurre nuovi criteri di valutazione ovvero nuove modalità di computo dei punteggi, e più in generale il divieto di condotte discriminatorie o comunque idonee ad alterare il confronto tra i concorrenti in gara.
In sintesi e conclusivamente può affermarsi che l`esigenza di non lasciare spazi di discrezionalità valutativa ai commissari, quando l`appalto è affidato con il criterio dell`offerta economicamente più vantaggiosa, è affrontata oggi dall`art. 83 del Codice dei contratti pubblici che, fin dalla formulazione del bando di gara, impone che questo stabilisca i criteri di valutazione dell`offerta, elencati a titolo esemplificativo dalla lett. a) alla lett. n), precisando anche la ponderazione e cioè il valore o la rilevanza relativa attribuita a ciascuno di essi, anche mediante una soglia, espressa con un valore numerico determinato, in cui lo scarto tra il punteggio della soglia e quello massimo relativo all`elemento cui la soglia si riferisce deve essere adeguato. La norma impone ancora che sia sempre il bando a prevedere, ove necessario, per ciascun criterio di valutazione prescelto, i sub-criteri e i sub-pesi o i sub-punteggi, introducendo poi un ulteriore elemento di limitazione del potere discrezionale della commissione giudicatrice allorché dispone che questa, prima dell`apertura delle buste contenenti le offerte, deve fissare i "criteri motivazionali" per giustificare l`attribuzione dei punteggi a ciascun criterio o sub-criterio di valutazione.
La direzione, dunque, verso la quale giurisprudenza e legislatore si sono mossi è stata quella di restringere al massimo, per quanto possibile, gli spazi di libertà valutativa delle offerte da giudicare con il metodo del criterio economicamente più vantaggioso. Da non sottacere, peraltro, la successiva abrogazione della disposizione che alla Commissione affidava la sola definizione dei cd. criteri motivazionali.
E’ stato pure osservato che le disposizioni di cui all’art. 83 citato "esprimono, al tempo stesso, il limite negativo e il potere positivo dell’organo collegiale. Si cerca di raggiungere un delicato punto di equilibrio tra il principio di trasparenza, che impone di definire nel bando il peso, anche relativo, attribuito a ciascuno dei criteri di valutazione, e la necessità che, in ogni caso, anche l’attività della commissione sia predefinita nel suo svolgimento. La formula utilizzata dalla legge ("criteri motivazionali"), evidenzia il collegamento molto stretto con la motivazione concreta della valutazione di ciascuna offerta. Sembra recuperato, allora, un certo ruolo della commissione, più in linea con gli indirizzi espressi dal giudice comunitario. La circostanza che si debbano preventivamente fissare i parametri motivazionali induce a ritenere che, poi, debba essere definita la giustificazione della scelta conclusiva e della valutazione di ciascuna offerta. Ma la previsione di una rete fittissima di criteri e modalità di attribuzione dei punteggi, spesso incentrata proprio su formule matematiche, dovrebbe rendere più facile il ricorso alla motivazione espressa con dati numerici" (Cons. Stato, V Sezione, 11 maggio 2007 n. 2355). Ai fini che qui interessano, anche detto ultimo arresto giurisprudenziale conferma come la ricordata "rette fittissima di criteri e modalità di attribuzione dei punteggi" trova la sua sede nella lex specialis di gara, con conseguente esclusione di spazi integrativi, di specificazione, di articolazione delle voci principali in capo alla commissione di gara.
In tale ottica non pare si sia mossa la commissione giudicatrice della gara di appalto di cui trattasi, che ha di contro indebitamente provveduto (in luogo appunto della lex specialis di gara) a stabilire i criteri per l’attribuzione del merito tecnico, con individuazione di sub criteri e previsione di relativi punteggi che, ai sensi dell’art. 83 citato, non possono essere oramai legittimamente ricondotti nell’ambito di competenze della medesima Commissione.
Di qui la ritenuta fondatezza del proposto ricorso quanto al richiesto annullamento della avversata aggiudicazione.
Per mera completezza, rileva il Collegio la infondatezza del motivo di ricorso, invero il primo nella prospettazione di parte ricorrente, secondo cui la avversata procedura risulterebbe illegittima in ragione della previsione della lettera di invito che prevedeva che l’apertura dei plichi contenenti le offerte tecniche ed economiche avvenisse in seduta riservata.
Come ha osservato la giurisprudenza del Consiglio di Stato da ultimo citata, sul versante comunitario, il principio generale della trasparenza delle amministrazioni è certamente enunciato con enfasi, ma, nella sua ampiezza e generalità, esso indica una regola che attiene, nel complesso, alla esigenza di definire preventivamente le modalità di valutazione delle offerte e di garantire, ex post, la leggibilità delle decisioni assunte dalla stazione appaltante. Non esiste, dunque, alcuna regola espressa (e nemmeno alcuna pronuncia della Corte di Giustizia) che si spingano ad affermare l’obbligo incondizionato delle stazioni appaltanti di assicurare sempre (anche nelle ipotesi di procedure con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa) la pubblicità della fase di apertura dell’offerta economica.
Per quanto riguarda il diritto interno, poi, i generali principi di trasparenza e partecipazione dell’attività amministrativa, stabiliti dalla legge n. 241/1990 e, in alcuni casi, da particolari leggi di settore (a partire dai lavori pubblici), non si accompagnano alla previsione di regole che impongano, in modo costante e inderogabile, la verificabilità immediata delle operazioni compiute dall’amministrazione.
Ovviamente, non va confuso il piano della opportunità, de iure condendo, di possibili soluzioni applicative, orientate ad ampliare i casi in cui il seggio di gara, o la commissione di valutazione, debba svolgere le proprie operazioni in seduta pubblica, o, quanto meno, in contraddittorio con i soggetti direttamente interessati, con la ricostruzione del diritto vigente.
In questa prospettiva, è anche possibile convenire sulla maggiore garanzia presentata dalla pubblicità della fase di apertura delle buste recanti le offerte economiche. Da questo punto di vista, la soluzione prevista dal regolamento n. 554/1999, con riferimento all’offerta economicamente più vantaggiosa, risulta molto convincente, perché consente di accertare, con la massima sicurezza, che le offerte economiche non solo non siano state alterate, ma anche che esse siano state conosciute dalla commissione solo dopo la conclusione delle operazioni valutative sulle offerte tecniche. Ma ciò non basta per ritenere che sussista un obbligo assolutamente inderogabile di operare in questo modo, qualora siano state rispettate altre garanzie minime (pubblicità della seduta iniziale di verifica delle integrità dei plichi, accurata verbalizzazione delle operazioni compiute, presenza del plenum della commissione).
Senza dire, poi, che, sotto rilevanti profili, nel sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la segretezza di alcune fasi è imposta dalla stessa necessità di permettere la maggiore serenità di giudizio della commissione di gara.
E non è nemmeno trascurabile il rilievo che, in ogni caso, anche il valore della trasparenza amministrativa deve essere opportunamente coordinato con l’esigenza di evitare inopportuni aggravamenti del procedimento, ora vietati dall’articolo 1 della legge n. 241/1990.
Pertanto, il Collegio ritiene di confermare l’orientamento peraltro assolutamente prevalente della giurisprudenza amministrativa, in forza del quale, "ferma restando la obbligatoria pubblicità della seduta in cui si procede alla verifica della integrità dei diversi plichi di cui si compone l’offerta, la giurisprudenza ha ribadito che nelle gare che necessitano di una valutazione comparativa di fattori, come nell’appalto concorso, o nel metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, cui si riferisce la fattispecie in esame, la valutazione dell’offerta economica possa avvenire in seduta non pubblica" (così, Cons. Stato, V Sezione, 27 aprile 2006 n. 2370).
In definitiva, al fine di stabilire la portata del principio di pubblicità, occorre distinguere tra procedure di aggiudicazione automatica (sulla base della disciplina di gara, che tiene conto unicamente dell`aspetto economico) e quelle che richiedono una valutazione tecnico-discrezionale per la scelta dell`offerta più vantaggiosa per l`Amministrazione sulla base di una pluralità di elementi tecnici ed economici.
Il ricorso, pertanto, merita di essere accolto quanto al richiesto annullamento dell’aggiudicazione della gara di che trattasi disposta in favore della odierna controinteressata e dei relativi atti di gara, per quanto di interesse dell’Ati ricorrente.
Non merita, invece, accoglimento la distinta domanda di parte ricorrente intesa al risarcimento del danno, atteso che l`interesse dell’Ati ricorrente all`aggiudicazione potrà ancora trovare integrale soddisfazione all`esito della ripetizione delle operazioni di gara successive alla illegittima aggiudicazione qui annullata (cfr. T.A.R. Liguria, II Sezione, 12 giugno 2008 n. 1294).
Del resto, come è stato condivisibilmente affermato, ove a seguito dell`impugnazione degli atti di gara e contestuale domanda di risarcimento del danno subito, venga disposto come nel caso di specie l`annullamento dell`aggiudicazione, con conseguente rinnovazione della gara, l`annullamento dell`aggiudicazione ha in sé il connotato del risarcimento in forma specifica, considerato che l`interesse strumentale è volto ad ottenere la ripetizione della procedura (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 29 novembre 2006, n. 10298).
Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare integralmente fra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione interna prima ter, ACCOGLIE, ai sensi di cui in motivazione, il ricorso proposto da Snam Lazio Sud s.r.l., di cui in epigrafe e, per l’effetto, annulla l’avversata aggiudicazione definitiva e gli atti con essa gravati per quanto di interesse.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 23 ottobre 2008.
Patrizio Giulia Presidente
Salvatore Mezzacapo Giudice est.
Depositata in segreteria in data 1° dicembre 2008.



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