di Redazione
«Un buon progetto non teme la verifica». Non è soltanto uno slogan efficace: è probabilmente la sintesi più autentica della funzione che il legislatore ha assegnato alla verifica della progettazione nell’attuale sistema dei contratti pubblici. Di questo si è parlato lo scorso 12 maggio presso la Sala Verde “Auditorium Egidio Ghezzi” della Provincia di Monza e della Brianza, nel corso di formazione “La verifica per la qualità dei progetti”, organizzato con la direzione scientifica dalla società VALIDARE srl, e dedicato all’approfondimento dell’art. 42 del D.Lgs. 36/2023 e al ruolo strategico della progettazione quale presupposto essenziale della qualità dell’ambiente costruito.
Ad aprire i lavori, con il saluto ai partecipanti, il Presidente Luca Santambrogio, che ha immediatamente posto l’attenzione su un dato tanto semplice quanto decisivo: un progetto ben verificato genera inevitabilmente meno problemi nella fase realizzativa. Il riferimento non è meramente empirico, ma trova oggi pieno riscontro nel sistema delineato dall’art. 42 del d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36, che ha attribuito alla verifica una funzione centrale nel ciclo dell’opera pubblica. La verifica non costituisce, infatti, un adempimento burocratico sovrapposto alla progettazione, né una mera attività di controllo formale; essa rappresenta, piuttosto, il momento in cui il progetto viene sottoposto a uno “stress” per verificarne la coerenza tecnica, economica e amministrativa e garantirne l’appaltabilità e la cantierabilità. In tal senso, il nuovo Codice sembra recepire una consapevolezza maturata tanto nella pratica amministrativa quanto nella giurisprudenza. I contenziosi, le varianti in corso d’opera e l’aumento dei costi nascono spesso non in cantiere, ma molto prima, con progetti incompleti e verificati in maniera approssimata. Non a caso, il Presidente Santambrogio ha ricordato come la Provincia abbia maturato negli ultimi anni un’importante esperienza operativa, avendo “messo a terra” circa il 90% dei progetti finanziati con risorse PNRR, risultato raggiunto — ha sottolineato — proprio grazie alla qualità della progettazione e all’efficacia delle procedure di verifica adottate. L’esperienza concreta delle amministrazioni più virtuose conferma così quanto emerge dalla lettura sistematica dell’art. 42 del Codice: la verifica non rallenta l’azione amministrativa, ma la irrobustisce. Essa costituisce, in definitiva, un valido presidio per il controllo e la prevenzione dei rischi connessi alla realizzazione delle opere pubbliche. Sotto questo profilo, la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che la verifica del progetto assolve a una funzione essenziale di tutela dell’interesse pubblico, poiché è diretta ad accertare la completezza degli elaborati, la coerenza delle scelte progettuali e la concreta eseguibilità dell’intervento. La sua omissione o il suo svolgimento meramente apparente possono tradursi in un vizio sostanziale della procedura, incidendo sulla stessa legittimità delle procedure. E forse proprio qui risiede il significato più profondo dell’affermazione emersa durante i lavori: un buon progetto non teme la verifica perché la verifica, quando è autentica, non mortifica il progetto, ma lo perfeziona e minimizza ii rischi della fase realizzativa.
La verifica come investimento sulla qualità
Competenza progettuale e visione gestionale hanno caratterizzato l’intervento dell’Arch. Fabrizio Batacchi, Direttore del Settore Patrimonio, Edilizia Scolastica e PNRR della Provincia di Monza e della Brianza, che da anni guarda con particolare attenzione alla fase di verifica della progettazione, forte anche delle proprie competenze certificate quale Project Manager. Nel suo intervento è emersa con chiarezza una concezione della verifica profondamente coerente con l’impianto dell’art. 42 del d.lgs. 36/2023: la verifica non rappresenta un ulteriore “timbro” apposto sul progetto, né un aggravio meramente procedurale, ma un processo tecnico capace di “stressare” il progetto stesso, mettendone alla prova la coerenza, la completezza e la reale capacità di tradursi in opera costruita. Particolarmente efficace l’analogia proposta con i controlli che i piloti effettuano prima del decollo: check rigorosi, metodici e apparentemente ripetitivi, che tuttavia costituiscono la condizione essenziale per evitare problemi quando l’aereo è già in quota. Allo stesso modo, la verifica progettuale deve intercettare errori, incoerenze e sottovalutazioni nel momento in cui essi possono ancora essere corretti con costi sostenibili in fase di progetto, evitando che le criticità emergano successivamente in fase di gara o, peggio ancora, durante l’esecuzione dei lavori. L’immagine è particolarmente significativa perché restituisce la vera natura della verifica: non un controllo “contro” il progettista, ma un controllo “per” il progetto e, in definitiva, per la buona riuscita dell’opera pubblica. L’Arch. Batacchi ha inoltre richiamato l’attenzione su un tema spesso trascurato nel dibattito pubblico: il costo della “non qualità”. Un costo che raramente trova evidenza nei bilanci delle amministrazioni, ma che si manifesta concretamente attraverso varianti, ritardi, contenziosi, sospensioni, riserve e incrementi di spesa. Secondo le valutazioni richiamate nel corso dell’incontro, tale costo potrebbe incidere fino a circa il 15% degli investimenti destinati alle opere pubbliche. Si tratta di una riflessione che si inserisce perfettamente nella logica del nuovo Codice dei contratti pubblici, fondato sul principio del risultato e sulla centralità della qualità progettuale. In questa prospettiva, la verifica non costituisce un costo aggiuntivo, ma un investimento preventivo: un’attività che, se svolta con rigore e competenza, consente di riportare entro limiti fisiologici il costo dell’errore progettuale. Perché, in fondo, il progetto pubblico assomiglia davvero a un volo: quando emergono i problemi mentre si è già “in quota”, correggerli diventa immensamente più difficile, più costoso e più rischioso.
Il ruolo delle professioni tecniche
Hanno quindi portato il loro saluto istituzionale, ribadendo l’importanza e l’attualità dei temi affrontati nel corso dell’incontro, l’Ing. Paolo Salsone, Vicepresidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Monza e della Brianza, e il Presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Monza e della Brianza Arch. Fabio Sironi. I loro interventi hanno evidenziato come la qualità della progettazione e la correttezza delle procedure di verifica non rappresentino soltanto un obbligo normativo imposto dal nuovo Codice dei contratti pubblici, ma costituiscano ormai una responsabilità culturale e professionale condivisa tra amministrazioni, progettisti e organismi di controllo.
In particolare, è emersa la consapevolezza che il rafforzamento della fase di verifica non debba essere interpretato come un limite alla creatività progettuale, bensì come uno strumento capace di valorizzarla attraverso un confronto tecnico rigoroso, finalizzato a garantire l’affidabilità e la concreta realizzabilità delle opere. Una prospettiva che appare pienamente coerente con l’evoluzione della disciplina introdotta dal d.lgs. 36/2023, nel quale la qualità del progetto assume un ruolo centrale non soltanto sotto il profilo tecnico, ma anche quale elemento essenziale per la tutela dell’interesse pubblico e per il corretto impiego delle risorse. Particolare attenzione è stata posta anche al ruolo delle professioni tecniche nella diffusione di una cultura della qualità progettuale, intesa non soltanto come conformità normativa, ma come capacità di generare opere sicure, sostenibili, integrate nel contesto urbano e rispondenti ai bisogni della collettività.
Dalla verifica documentale alla cultura della prevenzione
Nel corso della giornata formativa sono stati affrontate le principali criticità che i tecnici delle amministrazioni locali si trovano quotidianamente a dover affrontare nell’ambito delle attività di verifica e validazione dei progetti. L’iniziativa ha consentito di approfondire, in chiave operativa, le problematiche più ricorrenti legate alla completezza degli elaborati progettuali, alla coerenza tecnico-economica degli interventi, alla verifica della cantierabilità delle opere. Ampio spazio è stato inoltre dedicato all’analisi delle procedure di validazione quale momento conclusivo del processo di controllo, indispensabile per attestare l’affidabilità del progetto posto a base di gara e prevenire criticità in fase esecutiva.
Nel dibattito è emerso come la giurisprudenza amministrativa abbia progressivamente consolidato il principio secondo cui la verifica preventiva della progettazione costituisce uno strumento essenziale per garantire il buon andamento dell’azione amministrativa, la corretta allocazione delle risorse pubbliche e la riduzione del contenzioso. In tale prospettiva, la qualità del progetto viene oggi considerata elemento determinante non solo per la regolarità della procedura di affidamento, ma anche per l’efficacia complessiva dell’opera pubblica e per la tutela dell’interesse collettivo.
L’esperienza formativa si è distinta per un approccio fortemente interattivo, fondato sul rapporto diretto con i partecipanti e sul loro coinvolgimento attraverso metodologie di didattica attiva. L’utilizzo di esempi applicativi, simulazioni operative e analisi di casi concreti ha consentito di trasformare il confronto teorico in un’occasione di approfondimento pratico immediatamente spendibile nell’attività professionale quotidiana degli uffici tecnici. Da evidenziare l’interazione dell’Architetto Franco Vollaro, esperto nazionale CONI di impiantistica sportiva, che ha ribadito il ruolo della verifica nel settore dell’impiantistica sportiva a supporto della felice stagione agonistica che sta vivendo lo sport italiano, tema prontamente ripreso dal Dr. Duccio Fasanella, responsabile dell'Area Nord-Ovest dell'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, che ha confermato l’importanza della verifica quale strumento di garanzia dei finanziamenti che l’Istituto concede agli enti pubblici.
L’evoluzione normativa degli ultimi trent’anni in materia di lavori pubblici è stata costantemente orientata verso un obiettivo fondamentale: garantire la conformità, l’affidabilità e la qualità del progetto quale presupposto imprescindibile per la corretta realizzazione dell’opera pubblica. Dalla Legge Merloni sino all’attuale assetto delineato dal D.Lgs. 36/2023, il legislatore ha progressivamente rafforzato il principio secondo cui la qualità dell’opera dipende innanzitutto dalla qualità della progettazione, individuando nella verifica preventiva uno degli strumenti cardine per assicurare efficienza amministrativa, contenimento dei costi, sicurezza e tutela dell’interesse pubblico. In tale contesto, la verifica del progetto ai fini della successiva validazione assume una funzione centrale nell’ambito dell’intero processo realizzativo, configurandosi non come mero adempimento formale, ma quale presidio tecnico-amministrativo sostanziale volto ad accertare la completezza, la coerenza e la cantierabilità degli elaborati progettuali. La giurisprudenza amministrativa ha più volte ribadito come la verifica preventiva costituisca uno snodo essenziale del procedimento di realizzazione dell’opera pubblica. Il Consiglio di Stato, in diverse pronunce, ha evidenziato che la validazione del progetto non rappresenta un passaggio burocratico, bensì un momento decisivo di garanzia dell’affidabilità tecnica dell’intervento e della corretta programmazione della spesa pubblica, in attuazione dei principi di buon andamento, efficacia e trasparenza dell’azione amministrativa sanciti dall’art. 97 della Costituzione. La qualità progettuale, del resto, non costituisce un risultato automatico derivante dalla sola produzione degli elaborati tecnici, ma è il frutto di un sistema articolato di controlli, responsabilità professionali e competenze multidisciplinari. Essa richiede una costante integrazione tra capacità progettuale, conoscenza normativa, esperienza tecnica e attività di verifica indipendente, in un processo nel quale ogni fase assume rilevanza strategica ai fini della riuscita dell’opera.
L’intento dell’iniziativa è stato quello di rafforzare nei partecipanti la capacità di lettura critica degli elaborati progettuali, la piena padronanza delle procedure di verifica e validazione e la costruzione di modelli organizzativi coerenti con il nuovo assetto delineato dal D.Lgs. 36/2023. Un obiettivo particolarmente rilevante alla luce della crescente complessità tecnica e amministrativa che caratterizza oggi il settore dei lavori pubblici, nel quale la qualità della progettazione assume un ruolo determinante per il corretto utilizzo delle risorse pubbliche e per l’efficacia complessiva dell’azione amministrativa.
L’approccio proposto durante il percorso formativo ha inteso offrire ai partecipanti un vero e proprio sistema di orientamento tecnico-operativo all’interno del complesso ecosistema della progettazione pubblica, caratterizzato da un intreccio sempre più articolato di norme, responsabilità, livelli progettuali e controlli procedimentali. Particolare attenzione è stata dedicata all’individuazione delle incongruenze progettuali, delle carenze documentali e delle criticità tecnico-economiche. In questa prospettiva, la qualità progettuale viene strettamente collegata ai principi di economicità, efficacia e buon andamento dell’azione amministrativa, assumendo una funzione centrale nell’intero ciclo dell’appalto pubblico. L’attività formativa ha così favorito non soltanto l’aggiornamento tecnico dei partecipanti, ma anche una più ampia riflessione culturale sul ruolo della verifica come processo di controllo consapevole e multidisciplinare, capace di coniugare rigore normativo, competenza tecnica e responsabilità amministrativa nella costruzione di opere pubbliche di qualità.
Non conformità, errore e miglioramento continuo
Particolare attenzione è stata dedicata all’analisi delle Non Conformità, intese non soltanto come difformità tecniche o carenze documentali, ma come indicatori di criticità dell’intero processo progettuale e gestionale. In tale prospettiva, la capacità di lettura critica degli elaborati progettuali, unita alla padronanza delle procedure di verifica e validazione, rappresenta oggi una competenza essenziale per i tecnici delle amministrazioni pubbliche e per tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di realizzazione dell’opera. In questo contesto è stato richiamato il ruolo delle norme della famiglia UNI EN ISO 9001:2015, quali strumenti di organizzazione e controllo dei processi orientati al miglioramento continuo, alla tracciabilità delle attività e alla gestione del rischio. Analogamente, particolare rilievo è stato attribuito alla UNI CEI EN ISO/IEC 17020:2026 — riferimento internazionale per gli organismi che svolgono attività ispettive e con un approccio maggiormente basato sull’analisi del rischio — quale modello di imparzialità, competenza tecnica e indipendenza nelle attività di verifica dei progetti. Ulteriori approfondimenti hanno riguardato la norma UNI ISO 21502, dedicata al project management, che introduce principi e metodologie utili per una gestione integrata delle fasi progettuali, dei tempi, delle responsabilità e degli obiettivi di qualità. L’analisi delle Non Conformità è stata quindi affrontata non in chiave meramente sanzionatoria o burocratica, ma come occasione di miglioramento del processo progettuale e di crescita organizzativa.
Ma parlare di Non Conformità significa inevitabilmente parlare anche di “errore” nel progetto. Ed è proprio su questo tema che si innesta uno dei passaggi culturali più significativi emersi nel corso della giornata formativa. L’errore, infatti, non può essere considerato un’anomalia eccezionale da reprimere, ma un elemento fisiologico all’interno di processi complessi come quelli della progettazione pubblica, nei quali convergono competenze multidisciplinari, vincoli normativi, esigenze funzionali e responsabilità amministrative. In questa prospettiva, il tema della verifica si sposta progressivamente da una concezione “punitiva”, orientata alla mera ricerca dell’errore e della responsabilità, verso una logica “riparativa” e preventiva, nella quale l’individuazione delle criticità rappresenta soprattutto un’opportunità di miglioramento del progetto e di crescita professionale dei soggetti coinvolti. Il vero problema, infatti, non è tanto l’errore in sé, quanto l’incapacità di riconoscerlo tempestivamente e di attivare adeguate azioni correttive prima che esso produca effetti sull’opera, sui costi o sui tempi di realizzazione. Questo approccio modifica profondamente il significato stesso della verifica progettuale. Non più una attività ispettiva svolta esclusivamente a posteriori sul “già fatto”, ma una verifica contestuale e progressiva, integrata nello sviluppo del progetto così come delineato dal nuovo impianto normativo del D.Lgs. 36/2023 e coerente con i principi dei moderni Sistemi di Gestione per la Qualità. La verifica assume quindi una funzione di accompagnamento tecnico del processo progettuale, capace di intercettare incongruenze, carenze documentali e Non Conformità nelle fasi in cui queste possono ancora essere efficacemente corrette. L’errore non viene più interpretato come elemento da occultare o sanzionare, ma come indicatore utile a comprendere le fragilità del processo e a rafforzarne l’affidabilità complessiva. La verifica si configura così come una sorta di “audit collaborativo”, fondato sul confronto tecnico tra progettista, verificatore e RUP. Un processo orientato non a ostacolare la realizzazione dell’opera, ma a migliorarne la qualità, riducendo il rischio di varianti, contenziosi e inefficienze. In questa visione, la verifica diventa parte integrante della cultura del progetto: uno strumento di prevenzione, consapevolezza e crescita professionale, capace di trasformare il controllo in valore aggiunto per l’intero processo realizzativo.
La verifica “predittiva”
Questo nuovo approccio richiede che gli ispettori delle diverse discipline e il Direttore Tecnico della società di verifica siano in grado di coniugare competenze specialistiche, visione progettuale e capacità gestionale nell’ambito del complesso sistema delle opere pubbliche. La verifica, infatti, non può più essere interpretata come un’attività meramente documentale o formale, ma come una funzione tecnica ad alto valore aggiunto, capace di leggere il progetto nella sua interezza, comprendendone non soltanto gli aspetti normativi e prestazionali, ma anche le possibili implicazioni realizzative, economiche e gestionali. In questa prospettiva, la verifica assume sempre più le caratteristiche di un processo dinamico di analisi preventiva, orientato non soltanto a ciò che è immediatamente rilevabile negli elaborati progettuali, ma anche alla capacità di intercettare le criticità potenziali che potrebbero manifestarsi durante la fase esecutiva dell’opera. Lo sguardo del verificatore, quindi, non deve limitarsi a “quello che si vede”, ma deve spingersi oltre, in una sorta di “realtà aumentata” della progettazione, capace di leggere anticipatamente interferenze, incoerenze, sottostime, criticità costruttive o carenze di coordinamento che potrebbero compromettere tempi, costi e qualità dell’intervento.
È questo uno degli aspetti più innovativi della moderna cultura della verifica: il passaggio da un controllo statico e successivo a una verifica “predittiva”, fondata sulla capacità di prevenire gli errori prima che essi si traducano in problemi reali durante la costruzione dell’opera. Una visione perfettamente coerente con i principi dei Sistemi di Gestione per la Qualità e con l’impostazione delle norme UNI EN ISO 9001:2015 e UNI CEI EN ISO/IEC 17020:2026, che valorizzano l’analisi preventiva del rischio, il miglioramento continuo e la prevenzione delle Non Conformità come elementi centrali dell’affidabilità dei processi. In tale contesto, la verifica progettuale si conferma non soltanto uno strumento tecnico-amministrativo previsto dalla normativa, ma un vero processo di supporto strategico alla qualità dell’opera pubblica, capace di trasformare il controllo in prevenzione, l’errore in conoscenza e la verifica stessa in uno strumento evoluto di governo del progetto.
È proprio questo l’approccio che VALIDARE srl persegue nella propria attività di verifica della progettazione: una maggiore attenzione al progetto durante il suo sviluppo, attraverso un controllo tecnico progressivo e contestuale, finalizzato ad “accompagnare” il processo progettuale piuttosto che a intervenire esclusivamente a valle dello stesso. Un modello operativo che presuppone la costruzione di un rapporto collaborativo e positivo tra progettista e verificatore, nel rispetto dei rispettivi ruoli e sotto il coordinamento e il controllo del Responsabile Unico del Progetto, figura centrale nel nuovo impianto delineato dal D.Lgs. 36/2023.
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