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Pagamenti dei Comuni bloccati dal Patto di stabilità

Pubblicato il 09/02/2010
Pubblicato in: Appalti

Un patto di (in)stabilità

Lavori pubblici. Gli enti locali pagano in ritardo. E l`obbligo di mantenere il bilancio in equilibrio impedisce di fare le opere finanziabili. Cosi` i costruttori edili lanciano l`allarme

Si parla di 15 miliardi di euro. Sono i soldi che i Comuni devono alle aziende che lavorano nelle infrastrutture: strade, scuole, impianti fognari, condutture: 10 miliardi sono relativi a opere gia` eseguite e mai pagate; 5 miliardi, invece, fanno riferimento a nuovi lavori pubblici gia` previsti e che potrebbero essere sostenuti finanziariamente, ma che non decolleranno perche` gli enti non sono in grado di stanziare i fondi necessari. Un paradosso che si spiega con il patto di stabilita` interno, meccanismo per cui le amministrazioni pubbliche devono mantenere un equilibrio finanziario che impedisce di impegnare disponibilita` pur presenti in cassa.

Cosi` si mettono in ginocchio piccole e medie imprese edili, strette tra la crisi e il ritardo dei pagamenti da parte degli enti locali, che non fa altro che stringere ulteriormente il cappio intorno al loro collo. Secondo l`ultima indagine dell`Associazione nazionale costruttori edili (Ance), per il 51,3% delle aziende il tempo medio necessario per incassare quanto dovuto per i lavori gia` eseguiti va oltre i due mesi successivi alla scadenza dei termini contrattuali.

Il 27,6% parla di ritardi compresi tra due e quattro mesi, il 14,3% tra quattro e sei mesi. Con picchi che vanno oltre i sei mesi nel 55% dei casi e oltre l`anno per il 22,7%.
Risultato: i settori immobiliari e dell`edilizia, che da soli muovono l`11% del Pil con 2 milioni di occupati, nel 2009 hanno lasciato sul terreno 100 mila posti di lavoro che potrebbero salire a 250 mila nel 2010. «In due anni gli appalti pubblici sono crollati del 20%» dice a Economy Paolo Buzzetti, presidente dell`Ance. «E la crisi non ha fatto altro che pesare ulteriormente su un settore che soffre da sempre. Per non fare fallire gli enti locali si decide di far fallire le imprese».

Il problema principale, secondo Buzzetti e secondo il 46,3% delle aziende coinvolte nell`indagine dell`Ance, e` proprio il patto di stabilita` interno per le Regioni e gli enti locali, che pone vincoli di spesa che si riflettono su contratti gia` firmati e su lavori gia` eseguiti. Non manca la lentezza nei trasferimenti dei fondi dal Governo centrale agli enti che appaltano le opere, messa all`indice dal 55,7% delle imprese. «Fino a quando il patto di stabilita` non verra` alleggerito» dice Buzzetti «non si potra` mettere fine a questa situazione, che sta diventando insostenibile.
Serve maggiore elasticita` nella gestione della spesa e una spinta all`attuazione delle seppur poche iniziative prese dal Governo per sostenere il settore: piano casa e incentivi alle opere per la riqualificazione energetica».

Comunicato ANCE 4/2/2010 n. 204 - Appaltiecontratti.it

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