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Note (soprattutto) pratiche sul responsabile del procedimento: dalla legge 241/1990 all'imminente regolamento attuativo del codice degli appalti (p. settima)

Pubblicato il 30/11/2010
Pubblicato in: Appalti

S. Usai (La Gazzetta degli Enti Locali 2/11/2010)

Maggioli Editore

Parte VII: Il problema della scelta della procedura di aggiudicazione e i compiti propositivi del responsabile del procedimento. Procedure ordinarie e  procedure derogatorie. Su alcune difficoltà pratiche in tema di affidamento al contraente unico, di affidamento d’urgenza e di ripetizione del servizio

<< segue dalla sesta parte

1. Premessa

Pur non facendo riferimento a compiti propositivi in tema di scelta del procedimento di affidamento degli appalti pubblici, l’articolo 10 del codice degli appalti – alludendo al responsabile del procedimento - già nel suo inciso iniziale della rubrica, evidenzia un primo indicativo riferimento al “responsabile delle procedure di affidamento […]”. Indizi ulteriori per la configurazione del compito in parola sono rinvenibili nel dettato della lett. c) primo comma dell’articolo, laddove stabilisce che il Rup “cura il corretto e razionale svolgimento delle procedure”. È chiaro che solo un soggetto che propone e conosce la procedura potrà meglio di tutti monitorarla e controllarla. Maggiori indicazioni/precisazioni vengono fornite con il regolamento attuativo del codice dei contratti. In primo luogo – in tema di lavori pubblici – gli articoli 9 e 10 ( che riproducono disposizioni già note e contenute nel regolamento attuativo 554/1999 della legge Merloni) cherimarcano, nell’ambito di una generale incombenza propositiva verso il dirigente “cui è affidato il programma triennale” (art. 9, comma 3), che si intende attribuito al Rup il compito di indicare/suggerire le “procedure di scelta del contraente per l`affidamento di appalti e concessioni”. Il successivo articolo 10 al comma 1, lett. h), ribadisce che “il responsabile del procedimento fra l’altro […] propone alla amministrazione aggiudicatrice i sistemi di affidamento dei lavori” e che nel caso di “procedura negoziata senza pubblicazione di bando promuove la gara informale e garantisce la pubblicità dei relativi atti”. Dello stesso tenore – più o meno – le disposizioni che riguardano il responsabile del procedimento per gli appalti di forniture e servizi rispettivamente negli artt. 272 e 273. A tenore dei predetti, chiarito che “nello svolgimento delle attività di propria competenza in ordine alla singola acquisizione, il responsabile del procedimento formula proposte agli organi competenti secondo l’ordinamento della singola amministrazione aggiudicatrice e fornisce agli stessi dati e informazioni”, con la successiva lett. b) del primo comma, si specifica che detta attività propositiva si esplica (anche) “nella fase di procedura di scelta del contraente per l’affidamento dell’appalto”. Quindi l’articolo 273 che (anche in questo caso) nel primo comma lett. b) puntualizza che il Rup “formula proposta all’amministrazione aggiudicatrice del sistema di affidamento dell’intervento”.

2. La scelta del sistema di aggiudicazione

A ben vedere, la circostanza che il responsabile del procedimento possa suggerire/sollecitare un sistema di aggiudicazione può ritenersi affermazione fuorviante. È noto che l’ordinamento giuridico degli appalti prevede in primo luogo un sistema contingentato di procedure di aggiudicazione. Quindi, la prerogativa attribuita può ritenersi fuorviante nella misura in cui la stazione appaltante in realtà è costretta ad attenersi, per invalicabile principio, all’ordinaria evidenza pubblica nella forme della procedura aperta e/o della procedura ristretta. Per effetto di quanto, l’ambito o il margine di spatium propositivo del rup è piuttosto limitato e riguarda le uniche ipotesi in cui realmente è possibile discostarsi dalle ordinarie procedure optando per quelle meno rigorose. Si allude evidentemente alla possibilità di esperire le procedure negoziate. Questo è quanto emerge anche dal dato normativo riportato nell’articolo 54 del codice – rubricato “procedure per l’individuazione degli offerenti - a mente del quale, dopo un succinto richiamo alle procedure utilizzabili ( in cui viene incluso anche il dialogo competitivo), il legislatore delinea una sorta di gerarchia insuperabile delle procedure esperibili. In primo luogo – secondo comma – si puntualizza che il contratto si aggiudica mediante procedura aperta o procedura ristretta. Con il terzo comma, si ribadisce la possibilità – in peculiari situazioni – di procedere con l’innovativo istituto del dialogo competitivo. Infine, con il quarto comma, si ammette la possibilità di ricorrere alle procedure negoziate - con o senza pubblicazione di bando - ma solo “nei casi e alle condizioni specifiche espressamente previste”. Pertanto, la scelta sulla procedura di aggiudicazione – fermo restando che queste sono da intendersi come tipizzate e in “numero chiuso”– appare come assolutamente marginale e limitato. In ogni caso, dallo stesso tenore normativo, si palesa chiaramente come in questo caso non sia possibile prescindere dalla dimostrazione di circostanza oggettive - le sole – in grado di legittimare le procedure derogatorie degli ordinari procedimenti. Intesa nel senso anzidetto quindi, piuttosto che di possibilità propositive del responsabile del procedimento è – più realisticamente – corretto rapportarsi a questo soggetto come se si trattasse di una figura super specializzata in grado di stabilire immediatamente quale fattispecie giuridica sia applicabile al caso concreto e quindi in grado di adattare un modus agendi calibrato sulla circostanza concreta in cui la stazione appaltante si trovi ad operare. Un autentico potere propositivo, come si vedrà nel prosieguo, è rinvenibile nell’affidamento/aggiudicazione di appalti non soggetti alla disciplina codicistica ( come gli appalti esclusi) o nelle concessioni e/o di procedimenti di acquisizione assolutamente peculiari (come le acquisizioni in economia).

3. Le procedure in deroga

Per meglio definire l’ambito operativo/propositivo del Rup e far emergere in realtà quanto questo sia circoscritto, occorre soffermarsi sulle procedure negoziate. Il codice degli appalti prevede due ipotesi di procedura con negoziazione, una con pubblicazione di bando (art. 56) l’altra, sia pure con redazione di una sorta di lex specialis della gara, senza l’adempimento della pubblicazione (art. 57). Quale premessa al breve esame che seguirà occorre rimarcare che nel caso di specie la praticabilità delle due ipotesi derogatorie all’ordinaria evidenza pubblica esige la perfetta corrispondenza tra la circostanza in cui la stazione appaltante si trova ad operare ed il modello disegnato dal legislatore. Ogni forzature e/o ogni tentativo arbitrario di ricondurre un caso pratico al modello determina necessariamente illegittimità degli atti adottati e dell’intero procedimento con eventuale travalicamento dell’aggiudicazione e/o del contratto eventualmente intervenuto.

4. la procedura negoziata con pubblicazione di bando

Una prima ipotesi (invero curiosa) derogatoria dell’ordinaria evidenza pubblica è costituita dalla procedura negoziata con pubblicazione di bando. La fattispecie è disciplinata nell’articolo 56 del codice e risulta articolata in una serie di condizioni di esperibilità con fase di negoziazione/adeguamento dell’offerta presentata ai desiderata espressi nella lex specialis. L’articolo risulta fortemente rimaneggiato per effetto dell’intervento del secondo decreto correttivo (n. 113/2007) che in ossequio a posizioni comunitarie ha espunto ben due ipotesi della fattispecie. Ciò che rimane riguarda una (da un punto di vista pratico) mera ipotesi di scuola difficilmente realizzabile ed una previsione applicabile solo ai lavori pubblici. In relazione alla prima specifica, il legislatore ammette questa particolare forma di procedura negoziata con pubblicazione di bando “quando, in esito all`esperimento di una procedura aperta o ristretta o di un dialogo competitivo, tutte le offerte presentate sono irregolari ovvero inammissibili, in ordine a quanto disposto dal presente codice in relazione ai requisiti degli offerenti e delle offerte”. Una prima ovvia difficoltà è che si verifichi la circostanza per cui tutte le offerte presentate siano affette dalla “patologia” della irregolarità (es. sui requisiti di partecipazione) e/o siano offerte inammissibili. Nella procedura negoziata non possono essere modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto. Il legislatore prevede inoltre un ulteriore stemperamento della procedura consentendo di omettere l’adempimento della pubblicazione nel caso in cui la stazione appaltante si determini ad invitare tutti i concorrenti in possesso dei requisiti di “partecipazione” di cui agli artt. 34/45 del codice. Fattispecie evidentemente che può seguire solamente al caso in cui tutte le offerte presentate in gara ordinaria siano inammissibili (circostanza davvero peculiare). L’applicabilità ai lavori è limitata al caso di importi a base d’asta inferiori al milione di euro. L’altra ipotesi è data dal caso “di appalti pubblici di lavori, per lavori realizzati unicamente a scopo di ricerca, sperimentazione o messa a punto, e non per assicurare una redditività o il recupero dei costi di ricerca e sviluppo”. Le difficoltà risultano acuite dalla una prevista fase di negoziazione innestata nel procedimento. Per difficoltà – al fine di intendersi – si allude alla circostanza che ogni avviata negoziazione da parte p.a. non risulta mai convincente agli operatori economici e, inoltre, per gli oggettivi pericoli di condizionamento. In ogni caso il legislatore ha corredato la procedura con una serie di cautele prevedendo in particolare, che le stazioni appaltanti possono negoziare “con gli offerenti le offerte presentate, per adeguarle alle esigenze indicate nel bando di gara, nel capitolato d`oneri e negli eventuali documenti complementari, e per individuare l`offerta migliore” e per la definizione degli stessi criteri di aggiudicazione. Nel prosieguo si puntualizza che “nel corso della negoziazione le stazioni appaltanti garantiscono la parità di trattamento tra tutti gli offerenti, e non forniscono in maniera discriminatoria informazioni che possano avvantaggiare determinati offerenti rispetto ad altri”. Ad ulteriore aggravamento si prevede anche la possibilità che la s.a. possa prevedere fasi successive ad eliminazione dei concorrenti “per ridurre il numero di offerte da negoziare applicando i criteri di aggiudicazione indicati nel bando di gara o nel capitolato d`oneri”, fermo restando che “il ricorso a tale facoltà” deve essere “indicato nel bando di gara. In ogni caso, recita il secondo comma dell’articolo 62, “nelle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara […] il numero minimo di candidati non può essere inferiore a sei, se sussistono in tale numero soggetti qualificati” in ogni caso deve essere assicurato sempre un minimo di concorrenzialità.

5. La procedura negoziata senza pubblicazione di bando

La fattispecie in parola, prevista nell’articolo 57 del codice, costituisce – come facilmente si può immaginare - oggetto di intensa frequentazione da parte delle stazioni appaltanti. Intensa risulta anche l’esame attento che, sull’utilizzo della procedura derogatoria, effettua la giurisprudenza amministrativa, anche e soprattutto alla luce delle recenti innovazioni introdotte dal decreto legislativo 53/2010 (1). Vale la considerazione espressa in premessa, ovvero che le singole fattispecie delineate nella norma (autentica disposizione manifesto con ipotesi specifiche per i lavori, forniture e servizi) per essere applicate devono trovare perfetta corrispondenza nel caso concreto. Ogni forzatura diventa inaccettabile. Scostandosi, per il momento, dalle fattispecie disciplinate dalla norma, occorre puntualizzare come il legislatore abbia previsto un minus procedurale a cui la stazione appaltante deve ispirare la propria azione contrattuale. In specie, il sesto comma dell’articolo 57 chiarisce che gli operatori da consultare (ribadendo quindi una sorta di attività contrattuale di diritto privato – la negoziazione – che deve sempre essere ispirata a principi pubblici di correttezza ed imparzialità) sono individuati dalla stazione appaltante attraverso “informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico finanziaria e tecnico organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione, e seleziona almeno tre operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei” . Non si ritenga superfluo evidenziare che dette indagini di mercato, che consentono di reperire e collazionare informazioni sui soggetti da invitare deve essere espletata concretamente. Ciò vale ad affermare, che la decisione di reperire potenziali contraenti “direttamente” in luogo del reperimento attraverso l’ordinario bando o avviso pubblico, si deve connotare per caratteri di oggettività a garanzia degli operatori presenti nel mercato. Occorre quindi dimostrare che le scelte vengono effettuate sulla base di parametri oggettivi che favoriscano un sano regime concorrenziale. L’ indagine di mercato potrà essere eventualmente sostituita dalla chiamata diretta sulla base di elenchi di operatori redatti dalla stessa stazione appaltante. Sempre che questi siano stati redatti secondo i principi richiamati dalla disposizione anzidetta. Ciò che rileva è che la scelta non sia ricaduta su soggetti individuati in totale libertà da parte del responsabile del procedimento soprattutto se questi non sia in grado di dimostrare che non vi è stato arbitrio nella individuazione. La disposizione procedurale stabilisce quindi ulteriori cautele a garanzia di imparzialità del procedimento puntualizzando che “gli operatori economici selezionati vengono contemporaneamente invitati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta”. Quindi, viene disciplinato l’epilogo della procedura secondo cui “la stazione appaltante sceglie l`operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell`offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione previsti per l`affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta, o negoziata previo bando”. Nell’articolo in commento, vi sono delle ipotesi che sembrano prescindere totalmente da un minus di procedimento per sostanziarsi in un più “classico” affidamento diretto. Sono fattispecie oggetto di maggior attenzione ed utilizzo non sempre congruo. Le ipotesi in parola riguardano in particolare alcune figure giuridiche previste nel primo comma ovvero l’affidamento ad unico contraente e l’affidamento in via d’urgenza e una delle specifiche contenute nel quinto comma dell’articolo 57 ovvero la c.d. “ripetizione del servizio”. Almeno su queste figure sembra necessario soffermarsi.

6. Il contraente unico

In relazione alla fattispecie relativa al cosiddetto “contraente unico”, la lettera b) del comma 1 dell’articolo 57 ammette l’ipotesi in argomento “ qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, il contratto possa essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato”. Ciò che a livello concettuale sembra sfuggire nella pratica operativa è che la norma in parola e (a maggior ragione) la stessa fattispecie, è utilizzabile anche per le soglie di rilevanza comunitaria. Questo sta ad intendere che la ricerca e quindi la dimostrazione di operare con un “contraente unico” deve essere espletata riguardo ad un mercato più ampio (comunitario) di quello nostrano. Per comprendersi, l’affidamento implica che il soggetto aggiudicatario sia davvero unico contraente ( per una delle due ragioni indicate dalla norma) occorre quindi essere in grado di dimostrarlo e ciò può avvenire esclusivamente con una ricerca concreta, con indagini e con analisi delle possibili alternative. Questo rigore appare giustificato dalla circostanza che l’ipotesi in parola si risolve in un mero affidamento diretto e quindi in una trattativa privata che, costituendo una sorta (sia consentito) di nemesi della procedura ordinaria, impone ovvie ragioni oggettive dimostrabili. Sul punto appare sufficiente richiamare un passo di una rilevante pronuncia del Consiglio di Stato, sez. V, 24.4.2009n n. 2600 - che può dirsi riassuntiva dell’orientamento pressoché unanime. I giudici di Palazzo Spada, premesso che “sia l’ordinamento comunitario che quello nazionale (art. 31, par.1, lett. b), direttiva Ce 31.3.2004, n. 18; art. 57, comma 2, d.lgs. 12.4.2006, n. 163), conoscono, inter alios, una precisa eccezione, alla regola generale dell’obbligo di aggiudicare gli appalti a seguito di procedura concorrenziale, che si verifica qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, il contratto possa essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato` ha evidenziato, e ciò vale come indirizzo operativo al Rup (astraendo dal caso specifico trattato) che “a) ogni deroga alle norme miranti a garantire l’efficacia dei diritti conferiti dal Trattato nel settore degli appalti pubblici deve essere interpretata restrittivamente;
b) l’onere di dimostrare che sussistano effettivamente circostanze eccezionali che giustifichino una deroga grava sull’amministrazione che voglia affidare direttamente un appalto […];
c) la stazione appaltante deve dimostrare in modo rigoroso che i prodotti offerti da altre imprese siano tali da comportare una incompatibilità ovvero difficoltà tecniche di uso o di manutenzione sproporzionate”. Fermo restando che tale modus agendi deve essere avviato “senza determinare alcuna discriminazione nei confronti delle imprese di settore” e che è da ritenersi “vietato prevedere specifiche tecniche che indichino prodotti di una determinata fabbricazione o provenienza a meno di non inserire la clausola di equivalenza ammissibile quando le stazioni appaltanti non possano fornire una descrizione dell’oggetto dell’appalto mediante specifiche tecniche sufficientemente precise (cfr. Cons. Stato, sez. V, 24.5.2004, n. 3386)”.

7. L’affidamento in via d’urgenza

Una considerazione a parte occorre esprimere sulla forma più classica di affidamento diretto ovvero l’assegnazione dell’appalto “nella misura strettamente necessaria, quando l`estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette, o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara”. Fermo restando che “le circostanze invocate a giustificazione della estrema urgenza non devono essere imputabili alle stazioni appaltanti”. L’ipotesi rammenta la forma nostrana di trattativa privata, in specie il caso indicato al punto 5) dell’articolo 41 del regio decreto n. 827/1927 secondo cui era (2) possibile procedere alla stipula del contratto “quando l’urgenza dei lavori, acquisti, trasporti e forniture sia tale da non consentire l’indugio degli incanti o della licitazione”. La fattispecie risulta ora arricchita grazie al costante intervento giurisprudenziale che ha avuto modo di chiarire come le circostanze a supporto della decisione di ricorrere con la procedura, (fortemente) derogatoria dell’ordinaria evidenza pubblica, debbono non solo essere dimostrabili e certificate ma anche non imputabili alla stazione appaltante. La fattispecie si pone quindi con estrema ratio e la proposta di operare in tal senso esige che nella determinazione a contrattare ( che nel caso di specie coinciderà con l’atto di affidamento) siano indicate le ragioni/motivazioni a favore dell’esperibilità di detta procedura. Non sia ritenuto superfluo rammentare che nel caso di utilizzo delle procedure negoziate (sia con pubblicazione sia senza pubblicazione) le relative verbalizzazioni ex articolo 78 del codice - nel caso in cui vi sia ovviamente un minimo di procedura e la stessa non si esaurisca come nei casi appena trattati in un affidamento diretto – devono riportare l’indicazione delle “ circostanze […] che giustificano il ricorso a dette procedure”.

8. la ripetizione del servizio

Peculiare sistema di aggiudicazione è la ripetizione del servizio ex articolo 57, comma 5, lett. b). Fattispecie di origine comunicataria già prevista nel decreto legislativo - di recepimento della legislazione comunitaria: direttiva 92/50/Cee sui servizi - n. 157/95, riportata nel codice degli appalti con alcuni ritocchi (il primo in relazione ai termini di esperimento), più in particolare con il secondo dei decreti correttivi n. 113/2007 che ha espunto dalla previsione la ripetibilità dei lavori lasciando solamente il riferimento ai servizi (contrariamente a quanto previsto nella direttiva 2004/18). Con l’ipotesi in parola si prevede la possibilità di riaffido dell’appalto ( di servizi) al pregresso affidatario “per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di servizi analoghi già affidati […] dalla medesima stazione appaltante, a condizione che tali servizi siano conformi a un progetto di base e che tale progetto sia stato oggetto di un primo contratto aggiudicato secondo una procedura aperta o ristretta”. L’affidamento in ripetizione è consentito “solo nei tre anni successivi alla stipulazione del contratto iniziale” a condizione che sia stata previsto “nel bando del contratto originario e che “l`importo complessivo stimato dei servizi successivi” sia stato “computato per la determinazione del valore globale del contratto”. La prescrizione finale ha evidentemente l’intento di evitare artificiosi frazionamenti per omettere le prescrizioni previste in tema di sopra soglia comunitaria ( si pensi al diverso mezzo di pubblicità rispetto al sottosoglia). L’istituto determina alcune difficoltà pratiche che succintamente possono essere riassunte – a titolo meramente esemplificativo – in ordine alla competenza a decidere la ripetizione e all’ambito operativo in se e per se considerato. In relazione al primo aspetto, è fuor di dubbio che la competenza costituisca atto gestionale, non foss’altro per il fatto che si tratta di autentica procedura di affidamento e che deve risultare prevista negli atti pregressi relativi ad una procedura ordinaria (aperta o ristretta) e quindi in modo da salvaguardare una adeguata pubblicità ed informazione ai soggetti potenziali interessati. E’ evidente pertanto che una ipotesi di ripetizione di servizio non sarebbe congrua se prevista in altra fattispecie tipo cottimo fiduciario e/o similari. L’eventuale intervento giuntale (e/o politico) può essere ritenuto ammissibile in sede di previsione della specifica ipotesi e quindi in sede di indirizzo. Indirizzo in cui si scioglie la riserva se optare o meno, in relazione ad un appalto di servizi, per l’inserimento della clausola della ripetizione. Quindi – per intenderci – un indirizzo è da ritenersi ammissibile circa la decisione se inserire o meno la clausola ma non certo per la sua operatività concreta. È evidente che l’adesione o meno a tale facoltatività è da ritenersi rimessa alla discrezionalità tecnica del Rup che avrà cura di evidenziare fattibilità tecnica e/o aspetti contrari alla ripetizione (si pensi al caso di contestazioni e/o rilievi mossi all’affidatario e/o semplicemente alla circostanza che ripetere alle pregresse condizioni non sia più conveniente). È ovvio che l’istruttoria citata dovrà essere sempre ossequiosa di un comportamento improntato ai canoni della correttezza e della buona fede, senza che la controparte possa pretendere il riaffido. Il “credito” pertanto dell’affidatario si risolve in una aspettativa, che può essere motivatamente delusa e nella pretesa ad un comportamento corretto e trasparente. La decisione pertanto di ripetere dovrà essere corredata di una specifica istruttoria inserita nella determinazione a contrattare con cui si riaffida ed in cui emergono i motivi a supporto della scelta. La determinazione in parola è necessaria per l’assunzione del relativo impegno spesa. Problematiche sembra porre poi l’ambito operativo della norma. In primo luogo alcune questioni di rilievo sono sorte in relazione al riferimento ad un progetto “di base […] che […] sia stato oggetto di un primo contratto”. Fermo restando, qualunque possa essere la sua denominazione, che per progetto si intende una proposta di organizzazione del servizio, una delle problematiche pratiche è quella di stabilire se la presentazione di un progetto preluda alla circostanza che il criterio da utilizzare – per assegnare l’appalto – debba essere necessariamente il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa o se sia possibile anche l’utilizzo del criterio del ribasso sul prezzo a base d’asta. La giurisprudenza ha avuto modo in tempi recenti di approfondire l’argomento - TAR Lazio, Roma, sentenza n. 27462/2010 - con cui si è evidenziato che, sussistendo gli elementi essenziali indicati nel comma riportato, la stazione appaltante può riaffidare il contratto a prescindere dal criterio utilizzato. In particolare il giudice nel caso de qua ha rilevato che “non sussiste una […] correlazione tra l`aggiudicazione disposta col criterio del prezzo più basso e la ripetibilità dei contratti”. Questo perché “l`art. 57 citato, […] non costituisce affatto un diverso e ulteriore metodo di aggiudicazione” e non presuppone “come proprio ambito oggettivo di applicazione, che si sia proceduto mediante il metodo dell`offerta economicamente più vantaggiosa, piuttosto subordinando l`esercizio della facoltà ivi contemplata alla mera condizione che oggetto” della ripetizione “sia lo stesso progetto che stava alla base della prima aggiudicazione”. Francamente, pur autorevolissima, a sommesso parere la pronuncia non fuga alcune perplessità, non foss’altro per la decisione della stazione appaltante di chiedere - a pena di nullità - un progetto di gestione del servizio già sapendo che non sarebbe stato oggetto di nessuna valutazione ma inteso come una sorta di “espediente” per poter praticare la ripetizione del servizio.

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(1) Si allude evidentemente alla sanzione dell’inefficacia dell’aggiudicazione – con conseguente travolgimento del contratto – nel caso in cui l’appalto sia stato aggiudicato con utilizzo arbitrario delle procedure in commento.
(2) È bene rammentare che l’ipotesi non è stata ancora formalmente abrogata ma è chiaramente anacronistica.



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