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Incarichi esterni esenti da controlli preventivi della Corte dei conti

Pubblicato il 18/06/2010
Pubblicato in: Appalti

A. Bianco (La Settimana degli Enti Locali 1/12/2009)

Maggioli Editore

Gli atti di conferimento da parte dei comuni e delle province degli incarichi a soggetti esterni, intendendo con ciò gli atti di consulenza, studio, ricerca e collaborazione, non devono essere sottoposti al controllo preventivo della Corte dei conti, sezione centrale di controllo di legittimità. Si arriva a questa conclusione sulla base delle disposizioni dettate dal d.l. n. 78/2009. È questa la indicazione dettata dalla sezione centrale di controllo della magistratura contabile nel parere n. 20/2009.
In direzione opposta andavano le indicazioni fornite dall’ufficio di controllo sugli atti della magistratura contabile nazionale alla richiesta avanzata dal comune di Solbiate Olona (provincia di Varese).
Ricordiamo che il Senato, con un ordine del giorno votato nello scorso mese di settembre, aveva suggerito al Governo (interpretazione fatta propria dalla sezione centrale di controllo) di applicare la norma nel senso che regioni ed enti locali debbano essere considerati esenti da questa forma di controllo.

I principi
Vediamo le indicazioni dettate dalla sezione centrale di controllo della Corte dei conti nella deliberazione n. 20/2009. Essa esamina, in primo luogo, la natura degli incarichi per indicare quelli che possono essere considerati compresi nell’ambito degli incarichi di consulenza, studio, ricerca e collaborazione.
Si pongono al di fuori di essi le esternalizzazioni di servizi, le prestazioni professionali che si realizzano nella fornitura di servizi obbligatori per legge, il patrocinio e la rappresentanza in giudizio, gli incarichi previsti dal codice sugli appalti e gli incarichi di docenza.
Non vi sono nella norma di legge limitazioni circa la misura del compenso degli atti di conferimento degli incarichi da sottoporre a controllo.
Gli enti locali e le regioni sono da considerare esclusi dalla disposizione, anche se il testo non è chiaro, perché non sono stati in alcun modo consultati prima della adozione del provvedimento, perché “sarebbe difficilmente concepibile che il legislatore ignorasse che dopo la riforma del Titolo V della Costituzione i controlli preventivi di legittimità sugli atti di regioni ed enti locali sono venuti meno”, “perché il nuovo art. 114 della Costituzione ha posto su un piano di equiordinazione comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato”, visto che gli unici controlli previsti dal legislatore sugli atti di tali livelli istituzionali sono quelli a carattere sostitutivo di cui all’articolo 120 della Costituzione.
Sulla base di tali argomentazioni la Corte arriva alla drastica conclusione che “una competenza statale in materia di controlli preventivi di legittimità sugli enti locali sarebbe incompatibile con la vigente Costituzione, anche ove fosse invocata la potestà legislativa concorrente in materia di “armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”. Peraltro la norma statale deve limitarsi a dettare i principi di carattere generale per l’attività degli enti locali e delle regioni e non può entrare nel merito delle scelte assunte da questi livelli istituzionali (in questo senso la Corte costituzionale si è espressa con le sentenze n. 417/2005 e n. 284/2009). Sulla base di queste motivazioni si può pervenire ad una interpretazione “costituzionalmente orientata” della norma, cioè basata non sul dato letterale della norma, ma sui principi di carattere generale e sulla loro interpretazione in modo da restare nell’ambito dei principi dettati dalla nostra carta fondamentale.
La sezione centrale della Corte dei conti aveva preso prima posizione con la risposta al Comune di Solbiate Olona, affermando la propria competenza. Vediamo le altre indicazioni, conseguenti, fornite dall’ufficio di controllo della Corte dei conti in questa risposta.
In primo luogo, i provvedimenti di conferimento degli incarichi di collaborazione, consulenza, studio e ricerca devono essere inviati sia in originale che in copia conforme.
La seconda indicazioneè che essi devono contenere “l’attestazione da parte dell’organo di ragioneria interno alla disponibilità finanziaria nonché all’assunzione dell’impegno”.
La terza ed ultima indicazione è che essi devono essere “corredati dalla completa documentazione relativa agli atti richiamati”, a partire dal regolamento adottato dall’ente e dall’atto di programmazione, nonché dal rispetto del tetto di spesa.

Le disposizioni
Il testo dell’articolo 17, comma 30, del decreto-legge n. 78/2009 dispone che il controllo preventivo della Corte dei conti venga esteso anche agli atti con cui le amministrazioni pubbliche conferiscono incarichi di studio, ricerca, consulenza e collaborazione. Questa forma di controllo è preventiva alla entrata in vigore del conferimento dell’incarico esterno e viene esercitata, per una esplicita indicazione del legislatore, solamente da parte della sezione centrale del controllo di legittimità.
Per la effettuazione del controllo da parte della Corte dei conti vengono assegnati 30 giorni all’ufficio di controllo e altri 30 giorni alla sezione di controllo. Questi termini possono essere sospesi nel caso in cui l’ufficio richiede chiarimenti. Il decorso di questi termini senza l’adozione di alcun atto produce gli stessi effetti del silenzio assenso e cioè fa diventare efficace il provvedimento di conferimento dell’incarico di collaborazione, consulenza, studio e collaborazione.

I dubbi
Ricordiamo che sono nati, fin dalla entrata in vigore del decreto-legge, numerosi dubbi sulla possibilità di applicare la nuova forma di controllo al conferimento di incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca alle regioni e agli enti locali. La formula legislativa sembra lasciare pochi dubbi alla applicazione a tutte le pubbliche amministrazioni di questa forma di controllo, visto che non è prevista alcuna esclusione.
Ma si deve evidenziare che in linea generale la disposizione che impone il controllo preventivo di alcune categorie di atti delle p.a. da parte della Corte dei conti è dettato per le amministrazioni statali. In questo senso vanno le indicazioni che si ricavano dalla tipologia di provvedimenti oggetto di controllo e dal fatto che finora nessun atto dei comuni, delle province o delle regioni è stato sottoposto ad esso.
È questa la prima ragione per la quale si può ritenere che la estensione di questa forma di controllo agli incarichi esterni si limiti solo alle p.a. statali.
Una seconda ragione che spinge in questa direzione è il fatto che gli atti con cui gli enti locali conferiscono gli incarichi aventi importo superiore a 5.000 euro devono essere trasmessi, sulla base delle disposizioni introdotte negli anni scorsi dalla legge finanziaria, successivamente alla loro adozione alle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. Ricordiamo che la stessa magistratura contabile ha ritenuto che questa disposizione continua ad essere in vigore. Per cui avremmo il risultato che le amministrazioni locali sarebbero soggette, sulla base delle nuove regole dettate dal d.l. n. 78/2009, a ben due controlli sui provvedimenti di conferimento degli incarichi ai soggetti esterni: un controllo preventivo ed un controllo successivo, il primo effettuato dalla Corte dei conti nazionale e il secondo da quelle regionali.
È evidente che una conseguenza di questo tipo determina una situazione che per molti aspetti deve essere definita come paradossale.
Sempre nella direzione di considerare non applicabile ai comuni ed alle province questa disposizione va il fatto che la riforma del Titolo V della Costituzione ha abrogato i controlli preventivi operati dalle regioni sulla attività degli enti locali e ne ha rafforzato in modo assai forte l’autonomia, stabilendo che essa diventi autonomia normativa.

 



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