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Appalti pubblici, rivoluzione europea: il nuovo Regolamento UE arriva alla Camera dei deputati

Pubblicato il 05/11/2026
Pubblicato in: Appalti
Appalti pubblici, rivoluzione europea: il nuovo Regolamento UE arriva alla Camera dei deputati

di Redazione

Verso un testo unico europeo per appalti e concessioni. Semplificazione delle procedure, digitalizzazione, maggiore attenzione alla qualità e nuove regole per le stazioni appaltanti.

Una possibile rivoluzione normativa si profila all’orizzonte per il settore degli appalti pubblici. Il 26 ottobre 2026 è stata assegnata alla Camera dei deputati la proposta di Regolamento europeo COM(2026)590, denominata Public Procurement Act, presentata dalla Commissione europea il 9 settembre 2026.

Il provvedimento è stato assegnato all’VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) per l’esame di merito e alla XIV Commissione (Politiche dell’Unione europea) per la verifica del rispetto del principio di sussidiarietà.

Il dossier parlamentare n. 177 del 3 novembre 2026 individua nel 12 gennaio 2027 il termine per il controllo di sussidiarietà.

Dalle direttive a un unico regolamento europeo

La novità più significativa riguarda la scelta di sostituire le tre direttive europee del 2014, relative agli appalti ordinari, ai settori speciali e alle concessioni, con un unico Regolamento composto da 149 articoli e otto allegati.

A differenza delle direttive, il regolamento sarebbe direttamente applicabile negli Stati membri, senza necessità di recepimento nazionale.

Per l'Italia si tratterebbe di un cambiamento particolarmente rilevante, destinato a incidere sull'attuale Codice dei contratti pubblici, approvato con il D.Lgs. 36/2023 e successivamente modificato dal D.Lgs. 209/2024.

Le principali novità previste

La proposta introduce diverse innovazioni destinate a modificare le modalità di affidamento e gestione dei contratti pubblici.

  • Semplificazione delle gare: le procedure di aggiudicazione verrebbero ricondotte a quattro tipologie: aperta, dinamica, di innovazione e speciale. Nelle prime tre sarebbe possibile ricorrere anche alla negoziazione.

  • Maggiore attenzione alla qualità: il miglior rapporto qualità/prezzo diventerebbe il criterio ordinario, con un peso degli elementi qualitativi generalmente non inferiore al 30% del punteggio, elevato al 50% per gli appalti ad alta intensità di manodopera, salve deroghe motivate.

  • Digitalizzazione europea: verrebbe istituito un ecosistema digitale interoperabile per la gestione delle gare e la verifica dei requisiti degli operatori economici, con l'obiettivo di ridurre gli adempimenti amministrativi.

  • Sostegno alle piccole e medie imprese: maggiore accessibilità alle gare, semplificazione dei requisiti di partecipazione e valorizzazione della suddivisione degli appalti in lotti.

  • Sostenibilità ambientale e sociale: rafforzamento dell'attenzione all'efficienza energetica, alle condizioni di lavoro, all'innovazione e agli obiettivi ambientali.

  • Preferenza europea: possibilità di valorizzare operatori e prodotti europei, nel rispetto degli accordi internazionali, per rafforzare la competitività e la sicurezza economica dell'Unione.

La proposta interviene inoltre sulla disciplina dei subappalti, delle modifiche contrattuali e delle concessioni, introducendo nuove regole comuni.

Quali conseguenze per i Comuni e le stazioni appaltanti?

Per gli enti locali, le novità potrebbero incidere significativamente sull'organizzazione degli uffici e sulle attività dei Responsabili Unici del Progetto (RUP).

In particolare, cambierebbero le modalità di predisposizione dei documenti di gara, di valutazione delle offerte, di verifica dei requisiti e di gestione delle procedure digitali.

Un aspetto importante riguarda gli affidamenti sotto le soglie europee, che rimarrebbero esclusi dall'applicazione diretta del nuovo regolamento e continuerebbero a essere disciplinati dalle normative nazionali, nel rispetto dei principi europei applicabili.

Un percorso ancora aperto

La proposta è attualmente nella fase di esame europeo e parlamentare e non costituisce ancora normativa vigente.

Proprio la scelta del regolamento, in luogo delle tradizionali direttive, ha sollevato perplessità da parte di diversi Stati membri, tra cui l'Italia, per le possibili difficoltà di coordinamento con gli ordinamenti nazionali.

L'obiettivo europeo è arrivare all'approvazione della riforma entro la fine del 2027.

Per le amministrazioni pubbliche si prospetta quindi una nuova stagione di cambiamenti, dopo la recente introduzione del Codice dei contratti pubblici del 2023. Una riforma che promette maggiore uniformità e semplificazione, ma che richiederà particolare attenzione nella fase di transizione e nell'adeguamento delle procedure amministrative.

Fonti: Commissione europea, proposta COM(2026)590 del 9 settembre 2026; Camera dei deputati, Servizio per i rapporti con l'Unione europea, dossier n. 177 del 3 novembre 2026.

 Allegati
regolamento sugli appalti pubblici e le concessioni.pdf


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