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D.L. Enti locali decaduto, torna il caos per le imprese specialistiche

Pubblicato il 26/03/2014
Pubblicato in: Appalti

Il Governo rinuncia alla battaglia sul Dl enti locali (Dl n. 151/2013). E ritira il decreto, per evitare lo scontro frontale con Movimento 5 stelle e Lega, che avevano minacciato ostruzionismo al provvedimento, attualmente all'esame della Camera. Saltano, così, soprattutto le norme che risolvevano il caos specialistiche e che mettevano una toppa sul buco di bilancio del Comune di Roma. Anche se la partita non pare destinata a chiudersi così. Il Governo ha già annunciato l'intenzione di intervenire con un nuovo provvedimento che contenga le misure saltate.

CAOS SPECIALISTICHE

Naufraga la norma che risolveva (almeno temporaneamente) il caos sulla qualificazione delle specialistiche.

 

Il provvedimento individuava una via d'uscita per la questione nata con il parere del Consiglio di Stato del giugno scorso, recepito dal Dpr 30 ottobre 2013, che aveva smontato alcune norme chiave del regolamento appalti, eliminando l'obbligo dell'impresa generale aggiudicataria di subappaltare alle imprese specialistiche per la quota di lavori specialistici di cui non possiede la qualificazione. La soluzione prevista nel Dl 151 prevedeva che, non oltre il 30 settembre prossimo, fossero varate nuove disposizioni sulla materia, mentre nelle more si continuavano ad applicare le regole previgenti all'annullamento (l'obbligo di subappalto).

Se non ci saranno altri interventi, invece, dal 1° marzo si tornerà al Dpr del 30 ottobre 2013. L'aggiudicatario di un appalto pubblico qualificato nella categoria prevalente – cioè quella di importo più elevato fra le categorie di lavori che caratterizzano l'intervento – potrà eseguire direttamente tutte le lavorazioni di cui si compone l'appalto e non solo quelle per cui non era necessario dimostrare la qualificazione.
Salta, con la decadenza del Dl Enti Locali, anche il doppio binario, a seconda che l'impresa generale affidi in subappalto una percentuale inferiore al 30% dell'importo scorporabile (40% se a qualificazione obbligatoria) o superiore a questo limite. Una norma malcongegnata che per il Consiglio di Stato andava eliminata perché "affetta da irragionevolezza".

IL BILANCIO DI ROMA

In pericolo anche il bilancio del Comune di Roma che, a questo punto, avrà bisogno di interventi urgenti per non rischiare il blocco totale. Le norme del decreto, infatti, permettevano alla Capitale di scontare 485 milioni dal suo debito. A patto però di impegnarsi in un piano di rientro triennale, che prevedesse la dismissione delle società partecipate, con l'esclusione di quelle che svolgono «attività di servizio pubblico», come Acea.

ANAS E RFI

Oltre a questi, saltano due interventi sul fronte delle infrastrutture. Per consentire ad Anas di far fronte ai pagamenti dovuti, il ministero dell'Economia avrebbe potuto trasferire alla società le risorse finanziarie disponibili per l'anno 2013 sul relativo capitolo di bilancio. Quanto ad Rfi, per consentire gli interventi sulla rete, fino a chiusura del contratto di programma 2012-2016, i rapporti tra Stato e gestore dell'infrastruttura sarebbero stati regolati sulla base del precedente contratto di programma. Sul fronte dell'Expo 2015 venivano attribuiti 25 milioni di euro come contributo per le spese per la realizzazione dell'evento.E venivano sbloccati anticipi di liquidità pari a 300 milioni di euro a favore dei Comuni in dissesto finanziario.

IMMOBILI STATALI

In materia di immobili pubblici, sarebbe stata anticipata dal 31 dicembre al 30 giugno del 2014 la facoltà di recedere dai contratti di locazione di immobili in corso a favore delle amministrazioni dello Stato, delle Regioni e degli enti locali. Per agevolare le operazioni di valorizzazione, poi, veniva autorizzata la spesa di 20 milioni all'anno tra il 2015 e il 2016 a favore dell'Agenzia del Demanio. Ancora, nel caso di operazioni su immobili pubblici l'attestato di prestazione energetica poteva essere acquisito dopo gli atti di trasferimento, senza applicare tutte le regole ordinarie sugli obblighi di allegare il documento.

BONUS MOBILI

Sul fronte dei bonus energetici, infine, veniva rivoluzionato lo sconto fiscale per i mobili. Cancellando la regola per la quale la relativa detrazione non poteva superare l'ammontare dei lavori di ristrutturazione. Si tornava, quindi, al vecchio assetto, riportando il bonus al 50%, da calcolare su un ammontare complessivo non superiore ai 10mila euro.

(Giuseppe Latour, Il Sole 24 ORE - Edilizia e Territorio)


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