Alto Contrasto Reimposta
Iscriviti Area Riservata
Menu
Menu
Stemma

APPALTI: Resta la responsabilità congiunta sulle ritenute fiscali a carico dei dipendenti

Pubblicato il 13/09/2013
Pubblicato in: Appalti

Rimane la responsabilità solidale di committenti o appaltatori in caso di omesso versamento all'erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente. A cadere è, invece, la responsabilità sull'Iva. È quando emerge in buona sostanza nella versione finale del decreto del fare, nel quale questo argomento è stato oggetto di vari emendamenti poi non definitivamente approvati.

Alla fine è stata confermata la normativa introdotta in sede di prima stesura del decreto legge.

 

Dallo scorso anno la disposizione prevedeva che, nel caso di appalti o subappalti, il pagamento alle imprese fosse sospeso in presenza di irregolarità sui versamenti delle ritenute e dell'Iva. L'appaltatore o committente doveva, prima di procedere alla corresponsione di quanto contrattualmente concordato, verificare l'assolvimento degli obblighi di versamento delle citate imposte, acquisendo un'autocertificazione dell'impresa oppure una dichiarazione di un professionista abilitato, nella quale era confermata l'assenza di pendenze tributarie.

Inizialmente, il decreto del fare (n. 69/2013), per semplificare alcuni adempimenti a carico delle aziende e rilanciare l'economia, aveva eliminato l'applicazione della norma sull'Iva, lasciando, invece, inalterato l'obbligo sulle ritenute fiscali. Ne conseguiva così che l'attestazione sul regolare versamento doveva riguardare solo le ritenute e non più l'Iva. In realtà, la modifica non sembrava una vera semplificazione né una misura per incentivare la ripresa economica, perché l'adempimento, ancorchè ridotto, permaneva.

Durante l'iter di conversione, è stato introdotto il Durt (Documento unico di regolarità tributaria). Si trattava di una dichiarazione rilasciata dell'Agenzia delle entrate, a richiesta degli interessati, attestante l'inesistenza di debiti tributari per imposte, sanzioni o interessi, scaduti e non estinti alla data di pagamento del corrispettivo o di parte di esso.

Il nuovo adempimento, sostituiva così la precedente autocertificazione dell'impresa o quella rilasciata dal professionista abilitato relativa al corretto pagamento di ritenute. Ne conseguiva, pertanto che in base ai nuovi obblighi non solo non dovevano esistere debiti per ritenute dipendenti, ma anche per interessi e sanzioni.

In considerazione, poi della presumibile tempistica per il rilascio di tale documento da parte dell'Agenzia delle entrate, indispensabile però per incassare gli importi dovuti da parte dell'impresa, era stata prevista la creazione di un apposito canale telematico. In ogni caso, era verosimile che i tempi di attesa fossero comunque maggiori di quelli attualmente impiegati autonomamente dal contribuente ad autocertificare la propria posizione tributaria. Di fatto si trattava, quindi di un aggravio per le imprese, soprattutto edili già penalizzate dalla forte crisi.

Ed infatti, l'eventuale blocco del pagamento nell'attesa di ricevere la nuova attestazione dell'Agenzia, avrebbe certamente acutizzato le difficoltà finanziarie dell'azienda rischiando di impedire di provvedere anche ai propri obblighi tributari e contributivi. Da aggiungere poi, che l'assenza di un Durt positivo avrebbe precluso l'accesso ad altri lavori in appalto.

Verosimilmente alla luce anche di queste circostanze, in contrasto con l'intento di incentivare la ripresa economica, l'emendamento è stato completamente eliminato, lasciando così il decreto nella sua versione iniziale. Oggi, quindi, così come dal 22 giugno 2013, le imprese coinvolte in appalti o subappalti, devono attestare la propria regolarità limitatamente alle ritenute fiscali dovute sui redditi di lavoro dipendente e, non più, anche sull'Iva.

Non va dimenticato, infine, che rimane confermata anche la responsabilità in solido del committente imprenditore con l'appaltatore, nonché con eventuali subappaltatori, entro due anni dalla cessazione del contratto, per i trattamenti retributivi ai dipendenti, oltre che per i contributi previdenziali ed assistenziali (articolo 29 del decreto legislativo n. 276/2003), certificabili tramite Durc (Documento unico di regolarità contributiva).

I passaggi chiave

LA PARTENZA

La versione inziale del decreto «del fare» approvata dal Consiglio dei ministri elimina dal comma 28 dell'articolo 35 del 223/2006 la responsabilità solidale negli appalti e subappalti riguardo all'Iva. Rimane inalterata per le ritenute sui redditi di lavoro dipendente, che deve in ogni caso essere certificata dall'impresa ovvero da un professionista abilitato.
Questa certificazione era fondamentale ai fini del pagamento, dovendo l'appaltatore sospenderlo in caso di assenza

LA REGOLARITÀ

Durante la conversione era stato approvato dalla Camera un emendamento indirizzato a sostituire l'autocertificazione oppure la dichiarazione del professionista con un attestato emesso dall'Agenzia delle entrate con l'obiettivo di indicare eventuali posizioni debitorie in merito a tributi, sanzioni ed interessi, già scadute e non pagate. Sino al rilascio di tale dichiarazione, l'appaltatore o il committente avrebbe dovuto sospendere il pagamento all'impresa del corrispettivo concordato

L'ARRIVO

Con la conversione si ritorna alla versione iniziale del decreto del fare, nella quale era prevista l'eliminazione dell'obbligo di certificazione di regolarità sull'Iva. Ne consegue che rimane la possibilità per l'impresa di autocertificare la propria regolarità in merito al corretto pagamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente, a nulla rilevando, quindi, la posizione Iva. Al posto dell'autocertificazione rimane in ogni caso possibile ricorrere ad una dichiarazione di un professionista abilitato

LE CONSEGUENZE

Nulla cambia in merito alla responsabilità solidale prevista negli appalti riguardo alle retribuzioni dei dipendenti ed ai contributi dalle stesse conseguenti in carico alle imoprese, certificabili attraverso il Durc (Documento unico di regolarità contributiva). Il contribuente quindi per non rischiare di dovere sopportare un blocco dei pagamenti deve risultare in regola non solo con le ritenute fiscali, ma anche con tutti gli altri obblighi verso gli enti previdenziali ed assistenziali

(Laura Ambrosi, Il Sole 24 ORE – Norme e Tributi, 11 agosto 2013)


Utilità