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Appalti, dal 1° gennaio gare con sistema Avcpass: mercato a rischio blocco

Pubblicato il 23/01/2014
Pubblicato in: Appalti

Doveva semplificare le operazioni di gara, rischia di diventare una zeppa capace di inceppare il mercato degli appalti. È il destino paradossale del sistema Avcpass gestito dall'Autorità dei contratti pubblici. Il servizio on line (noto come Banca dati nazionale degli appalti) diventerà obbligatorio dal primo gennaio 2014.

Da quel momento tutte le stazioni appaltanti dovranno verificare i requisiti generali (antimafia, regolarità fiscale, iscrizione camere di commercio, ecc.) e speciali (fatturato, organico, bilanci ecc.) dei concorrenti collegandosi al portale di Via Ripetta, mandando in archivio le procedure tradizionali.

Il punto è che, nonostante le proroghe che hanno fatto slittare l'avvio di 12 mesi per fare spazio alla sperimentazione, secondo l'Autorità, Pa e imprese non sono ancora pronti.

A lanciare l'allarme è Luciano Berarducci, consigliere dell'Autorità con delega all'Avcpass. In tutto il 2013 sono solo 141 le simulazioni effettuate sul portale. Un numero da meno di zero virgola rispetto alle circa 360mila gare che il sistema dovrebbe essere chiamato a gestire da gennaio. Sono un po' di più, ma sempre troppo poche (10.526) le imprese che hanno chiesto l'accesso al sistema. Tra i grandi Comuni pochi hanno testato davvero il sistema. Roma e Milano, ad esempio, l'hanno provato una volta soltanto.

Anche come Anas e Autostrade non sono andate oltre un tentativo. E, riferiscono fonti interne, non senza incappare in intoppi difficili da superare.
Una situazione che non può lasciare indifferenti, a meno di 15 giorni dalla data di partenza di un servizio destinato a rivoluzionare la gestione delle gare d'appalto, mandando definitivamente in pensione la carta in favore dello scambio di documenti e comunicazioni immateriali in tempo reale. A patto che tutto funzioni al meglio. Una scommessa che al momento nessuno si sente di sottoscrivere. Tanto che sono cominciate a circolare con insistenza le voci di una nuova proroga. Chiesta peraltro a gran voce dai Comuni.


A Milano, per esempio, l'assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza ha già fatto sapere che l'obbligo di gestire le gare tramite Avcpass rischia di bloccare 260 milioni di investimenti, molti dei quali programmati in vista dell'Expo. E lo stesso timore agita altri grandi e piccoli enti in tutta Italia. I vertici di Via Ripetta, ufficialmente, smentiscono la possibilità di un nuovo rinvio. Anzi proprio ieri il presidente Sergio Santoro ha diramato un comunicato per aggiornare le imprese sulle procedure di accesso al portale e sollecitare l'iscrizione in vista della scadenza del primo gennaio. Ma le preoccupazioni restano.


«Con questi numeri il sistema non è riuscito a verificare fino in fondo le sue funzioni», dice Berarducci. Che respinge le accuse di ritardi da parte dell'Autorità. «Temo che le stazioni appaltanti non siano pronte, che non tutte si ricordino di inserire nel bando di gara l'obbligo di servirsi dell'Avcpass.

Il che significa una disparità di trattamento sul territorio nazionale che rischia di far esplodere il contenzioso». Anche perché qualcuno ricorda che la norma sulla banca dati degli appalti introdotta dal decreto semplificazioni (Dl 5/2012, adottato dal Governo Monti), pur prevedendo l'obbligo di acquisire i documenti «esclusivamente» tramite l'Avcpass non include alcuna sanzione a carico di chi non fa uso di questo sistema.

Nella visione dell'Autorità l'Avcpass dovrebbe anche trasformarsi in un faro capace di riportare alla luce i mille rivoli di spesa del denaro pubblico. «Dei famosi 800 miliardi di spesa, tolti pensioni, personale dello Stato, e lavoro restano 140-170 miliardi che le amministrazioni usano per realizzare opere e acquistare beni e servizi - dice Berarducci -. L'Avcpass ci consentirebbe di conoscere i dati di tutte le 360mila gare promosse ogni anno in Italia. E al 31 dicembre potremmo dire alla Ragioneria quanto ha speso e per cosa. Con valori segmentati per ciascun settore merceologico, gettando le basi per una spending review finalizzata».


Traguardo ambizioso. A questo punto forse difficile da tradurre in realtà. Anche perché finire sotto i riflettori di un Autorità centrale forse non è proprio la priorità per un'amministrazione periferica.

Specie se i vantaggi immediati derivanti dal passaggio al nuovo sistema faticano a essere percepiti. Mentre se ne vedono subito le complicazioni, legate alla necessità di dotarsi di nuovi standard procedurali, formazione del personale, rischio di rallentare le procedure di aggiudicazione, nuovi costi da sostenere almeno in una fase iniziale.

Tanto più con il pericolo che un sistema poco rodato finisca con l'andare in tilt alla prova dei fatti. «Noi ci auguriamo di essere sommersi dalle richieste di accesso – conclude Berarducci –. Ma temiamo che invece saremo costretti a fare il porta a porta per segnalare alle amministrazioni l'obbligo di usare l'Avcpass». Con il rischio che il mercato si inceppi a causa dei ricorsi, promossi da chi si vedrebbe tagliato fuori da un appalto gestito fuori dagli standard di legge.

(Mauro Salerno, Il Sole 24 ORE, 18 dicembre 2013)


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