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Anticorruzione nel nuovo decreto trasparenza

Pubblicato il 07/07/2016
Pubblicato in: Appalti

di Amedeo Di Filippo - Dirigente comunale


Il Piano nazionale

La prima modifica proposta dall'art. 41, D.Lgs. n. 97 del 2016 è connessa al cambio di responsabilità in ordine all'adozione del Piano nazionale anticorruzione. Nel vecchio impianto della L. n. 190 del 2012, quest'onere è stato affidato alla Civit, con connesso onere di predisposizione da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica. Con la modifica della lett. b) del comma 2, questa incombenza viene affidata in toto all'Anac. Viene conseguentemente abrogata la corrispettiva lett. c) del comma 4, che attribuiva questa incombenza al Dipartimento.

Il comma 2-bis ne regola il contenuto e il percorso di adozione.

Il Piano mantiene la durata triennale con aggiornamento annuale; costituisce atto di indirizzo ai fini dell'adozione dei piani triennali di prevenzione della corruzione delle p.a. e di quelli integrativi per i altri soggetti che adottano il "sistema 231"; individua i principali rischi di corruzione e i relativi rimedi e contiene l'indicazione di obiettivi, tempi e modalità di adozione e attuazione delle misure di contrasto alla corruzione, anche in relazione alla dimensione e ai diversi settori di attività degli enti.

La fase consultiva finalizzata all'adozione del Piano deve attivarsi nei confronti sia del Comitato interministeriale che della Conferenza unificata.

I Piani di prevenzione

In ordine alle funzioni di vigilanza e controllo sull'effettiva applicazione e sull'efficacia delle misure adottate dalle p.a. e sul rispetto delle regole sulla trasparenza dell'attività amministrativa previste dai commi da 15 a 36 della L. n. 190 del 2012, il comma 3 della L. n. 190 del 2012 affida all'Anac poteri ispettivi mediante richiesta di notizie, informazioni, atti e documenti, con la possibilità di adottare specifici atti ovvero rimuovere comportamenti o atti contrastanti con i piani e le regole sulla trasparenza.

Con l'art. 41 del decreto del 2016 salta l'obbligo, imposto nella versione originaria del comma 3 sia per l'Autorità che per le amministrazioni interessate, di dare notizia, nei rispettivi siti web istituzionali, dei provvedimenti adottati, dando tempestiva comunicazione dell'avvenuta pubblicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica.

Riscritto anche il comma 6, che ai fini della predisposizione del piano di prevenzione della corruzione, ha affidato ai Prefetti, su richiesta, l'onere di fornire il necessario supporto tecnico e informativo agli enti locali, anche al fine di assicurare che i piani siano formulati e adottati nel rispetto delle linee guida contenute nel Piano nazionale.

Mai disposizione è stata più inapplicata, essendosi limitate le Prefetture -e in pochi casi, per la verità- ad organizzare incontri e corsi di formazione quasi mai sufficienti a supportare la mole di incombenze e responsabilità introdotte dalla L. n. 190 del 2012 e dai decreti delegati successivi, soprattutto per i Comuni di minore dimensione.

Il D.Lgs. n. 97 del 2016 tenta di cambiare scenario, proprio per venire incontro alle esigenze di questi ultimi, ma al comma 6 offre ai Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti la sola possibilità di aggregarsi per definire una sorta di Piano integrato della prevenzione della corruzione, che dovrà essere redatto nella forma degli accordi di cui all'art. 15, L. n. 241 del 1990 e tenere conto delle indicazioni contenute nel Piano nazionale anticorruzione.

Rimane pur sempre il sostegno dei Prefetti, tenuti a fornire "il necessario supporto tecnico e informativo agli enti locali", ma non era di questo che si parlava quanto ci si è concentrati sulle specifiche necessità dei piccoli Comuni.

Il responsabile anticorruzione

Modifiche organizzative più interessanti sono proposte con la sostituzione del comma 7, che nella versione originaria ha consegnato all'organo di indirizzo politico l'onere di individua il responsabile della prevenzione della corruzione, con l'indicazione negli enti locali del segretario quale figura "naturale".

Nella nuova versione il concetto rimane sostanzialmente analogo, con l'organo di indirizzo -salta l'aggettivo "politico", ma sembra solo variazione semantica- che individua, di norma tra i dirigenti di ruolo in servizio, il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, con l'elezione privilegiata del segretario negli enti locali, a cui oggi si aggiunge il "dirigente apicale", in onore della L. "Madia" n. 124 del 2015 che ha decretato il progressivo de profundis per la categoria.

Altra novità è prevista per le Unioni di Comuni, per le quali può essere nominato un unico responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, com'era peraltro nello spirito delle disposizioni che si sono susseguite alla legge del 2012, a cominciare dalla L. n. 56 del 2014.

Il nuovo comma 7 poi individua due nuovi compiti per il responsabile,

- segnalare all'organo di indirizzo e all'organismo indipendente di valutazione le disfunzioni inerenti all'attuazione delle misure in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza;

- indicare agli uffici competenti all'esercizio dell'azione disciplinare i nominativi dei dipendenti che non hanno attuato correttamente le misure in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza.

Competenze che evidentemente si aggiungono a quelle elencate al comma 10:

a) verifica dell'efficace attuazione del piano e della sua idoneità; proporre la modifica dello stesso quando sono accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attività dell'amministrazione;

b) verifica, d'intesa con il dirigente competente, dell'effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione;

c) individuare il personale da inserire nei programmi di formazione di cui al comma 11.

Cambia conseguentemente il regime di tutela del responsabile. Nel nuovo comma 7, eventuali misure discriminatorie, dirette o indirette, per motivi collegati, direttamente o indirettamente, allo svolgimento delle funzioni proprie del responsabile devono essere segnalate all'Autorità nazionale anticorruzione, che può chiedere informazioni all'organo di indirizzo e intervenire nelle forme di cui all'art. 15, comma 3, D.Lgs. n. 39 del 2013, per cui il provvedimento di revoca è parimenti comunicato all'Autorità nazionale anticorruzione che, entro trenta giorni, può formulare una richiesta di riesame qualora rilevi che la revoca sia correlata alle attività svolte in materia di prevenzione della corruzione. Decorso tale termine, la revoca diventa efficace.

Tutela che si aggiunge a quanto previsto specificamente per il segretario dal comma 82 della L. n. 190 del 2012, in base al quale il provvedimento di revoca deve essere comunicato dal Prefetto all'Autorità nazionale anticorruzione, che si esprime entro trenta giorni, decorsi i quali la revoca diventa efficace, salvo che l'Autorità rilevi che la stessa sia correlata alle attività svolte dal segretario in materia di prevenzione della corruzione.

L'adozione del piano e le verifiche

Nell'ambito del nuovo comma 8 rimane salvo l'impianto originario, in quanto l'organo di indirizzo, su proposta del responsabile anticorruzione, entro il 31 gennaio di ogni anno adotta il piano triennale di prevenzione della corruzione, curandone la trasmissione all'Anac e non più alla Funzione Pubblica. L'attività di elaborazione del piano continua a non poter essere affidata a soggetti estranei all'amministrazione. Spetta al responsabile definire procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione.

Non viene mantenuto il periodo secondo cui la mancata predisposizione del piano e la mancata adozione delle procedure per la selezione e la formazione dei dipendenti costituiscono elementi di valutazione della responsabilità dirigenziale, per il semplice fatto che le regole di responsabilità sono inserite nel comma 8-bis di nuovo conio.

Due le novità. La prima è che viene riconosciuto all'organo di indirizzo il potere di definire gli obiettivi strategici in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, che costituiscono contenuto necessario dei documenti di programmazione strategico-gestionale e non solo del Piano triennale per la prevenzione della corruzione. La seconda è che viene attribuita ex lege alla Giunta la competenza alla approvazione del Piano, tenuto conto del tentennamenti che si sono registrati nel corso del tempo.

Il comma 8-bis affida all'Organismo indipendente di valutazione la verifica, anche ai fini della validazione della Relazione sulla performance, che i piani triennali per la prevenzione della corruzione siano coerenti con gli obiettivi stabiliti nei documenti di programmazione strategico-gestionale e che nella misurazione e valutazione delle performance si tenga conto degli obiettivi connessi all'anticorruzione e alla trasparenza.

L'OIV inoltre è tenuto a verificare i contenuti della relazione stilata dal responsabile della prevenzione della corruzione recante i risultati dell'attività svolta, in rapporto agli obiettivi inerenti alla prevenzione della corruzione e alla trasparenza. A tal fine può chiedergli le informazioni e i documenti necessari per lo svolgimento del controllo e può effettuare audizioni di dipendenti.

L'Organismo riferisce all'Autorità nazionale anticorruzione sullo stato di attuazione delle misure di prevenzione della corruzione e di trasparenza.

I contenuti e le responsabilità

I piani anticorruzione delle singole amministrazioni vengono ulteriormente arricchiti. In particolare, nella parte in cui devono individuare le attività nell'ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione (comma 9, lett. a), queste sono riferite nono solo a quelle di cui al comma 16 ma anche alle "ulteriore rispetto a quelle indicate nel Piano nazionale anticorruzione". Viene inoltre specificato che devono essere individuate, oltre alle attività, anche le relative misure di contrasto.

Per quanto concerne il rispetto dei termini, previsti dalla legge o dai regolamenti, per la conclusione dei procedimenti (lett. d), l'onere di monitorare viene tramutato con quello di "definire le modalità di monitoraggio".

Stessa modificazione viene proposta per il monitoraggio dei rapporti tra l'amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità sussistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dirigenti e i dipendenti dell'amministrazione (lett. e).

Limitate ma intense, infine, le modifiche introdotte al comma 14, secondo cui in caso di ripetute violazioni delle misure di prevenzione previste dal piano, il responsabile anticorruzione risponde ai sensi dell'art. 21, D.Lgs. n. 165 del 2001 nonché, per omesso controllo, sul piano disciplinare. Qui viene inserito un inciso che recita: "salvo che provi di avere comunicato agli uffici le misure da adottare e le relative modalità e di avere vigilato sull'osservanza del Piano".

Viene quindi mutuato quanto previsto per il responsabile dal comma 12 della stessa L. n. 190 del 2012, secondo cui in caso di commissione di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato, egli risponde ai sensi dell'art. 21 e sul piano disciplinare, ma salvo che provi tutte le circostanze ivi elencate, ossia di avere predisposto, prima della commissione del fatto, il piano di prevenzione della corruzione, di aver osservato le prescrizioni di cui ai commi 9 e 10, di aver vigilato sul funzionamento e sull'osservanza del piano.

Al comma 14 rimangono le vecchie disposizioni circa il fatto che la violazione, da parte dei dipendenti, delle misure di prevenzione previste dal piano costituisce illecito disciplinare. E che entro il 15 dicembre di ogni anno, il responsabile pubblica nel sito web una relazione recante i risultati dell'attività svolta e la trasmette all'organo di indirizzo politico dell'amministrazione.

Art. 41, D.Lgs. 25 maggio 2016, n. 97 (G.U. 8 giugno 2016, n. 132)

 


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