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Nel nuovo Codice appalti la proposta di aggiudicazione della gara non è impugnabile

Pubblicato il 15/07/2016
Pubblicato in: Appalti

Rassegna di Franco Giuseppe Nappi

Tar Lombardia, sezione di Milano, con la sentenza dell’8 luglio 2016, n. 1383.

Nel nuovo Codice degli appalti la proposta di aggiudicazione costituisce un atto endoprocedimentale e, come tale, non soggetto ad autonoma impugnazione. È quanto sottolinea il Tar Lombardia, sezione di Milano, con la sentenza dell’8 luglio 2016, n. 1383.

Un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di Milano indice una procedura aperta per la fornitura di dispositivi medici, da esperire in forma elettronica mediante l’utilizzo del sistema telematico di negoziazione denominato Sintel:

nel corso della gara, tuttavia, un concorrente viene escluso in quanto, secondo la stazione appaltante, il file caricato sulla piattaforma Sintel, contenente la cauzione provvisoria presentata dallo stesso concorrente, risultava illeggibile, senza che fossero state riscontrate anomalie di funzionamento nella piattaforma.

 

A fronte di ciò, il concorrente escluso propone ricorso avanti al Giudice amministrativo contro il provvedimento di esclusione ed i relativi verbali di gara.Il Tar Lombardia – accogliendo il ricorso per l’omessa attivazione, da parte della stazione appaltante, del soccorso istruttorio – sottolinea come, secondo la Giurisprudenza amministrativa, sia ormai pacifico che, a differenza dell’impugnazione dell’aggiudicazione definitiva, in capo alle imprese che partecipano alla gara non sussiste un onere d’immediata impugnazione dell’aggiudicazione provvisoria dell’appalto, poiché si tratterebbe di un’impugnativa rivolta contro un atto di natura endoprocedimentale, non conclusivo del procedimento, e dunque, di norma, non immediatamente lesivo (sul carattere facoltativo dell’impugnazione dell’aggiudicazione provvisoria si veda anche Consiglio di Stato, sentenze n. 1512 del 2015 e n. 5497 del 2014, nonché Tar Calabria, Reggio Calabria, n. 188 del 2015).

La facoltatività dell’impugnativa esclude, pertanto, che l’impresa risultata provvisoriamente aggiudicataria sia titolare di una posizione giuridico-soggettiva differenziata rispetto agli altri concorrenti e che tale impresa abbia uno specifico interesse alla conservazione del relativo atto endoprocedimentale, così da essere necessariamente qualificata quale controinteressata, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 41 del Codice del processo amministrativo: ciò, peraltro, diversamente da quanto avviene per l’aggiudicazione definitiva, che, al contrario, attribuisce stabilmente all’impresa aggiudicataria una posizione di vantaggio rispetto agli altri partecipanti alla procedura.

Con la pronuncia in rassegna il Tar Lombardia coglie anche l’occasione per sottolineare che la predetta soluzione interpretativa è oggi rafforzata alla luce del nuovo Codice degli appalti pubblici e delle concessioni di cui al Dlgs n. 50 del 2016: ed infatti, l’articolo 204 di tale decreto, andando a modificare l’articolo 120 del Codice del processo amministrativo sul rito speciale degli appalti, ha introdotto il nuovo comma 2-bis in forza del quale è «inammissibile l’impugnazione della proposta di aggiudicazione, ove disposta, e degli altri atti endoprocedimentali privi di immediata lesività». Il Giudice amministrativo sottolinea, inoltre, che la «proposta di aggiudicazione», ai sensi del combinato disposto degli articoli 32 e 33, comma 1, del Dlgs n. 50 del 2016, equivale all’aggiudicazione provvisoria disciplinata dal previgente articolo 11 del Dlgs n. 163 del 2006.

 


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