Alto Contrasto Reimposta
Iscriviti Area Riservata
Menu
Menu
Stemma

Appalti, niente risarcimento se la revoca dell'aggiudicazione dipende da novità normative

Pubblicato il 24/08/2015
Pubblicato in: Appalti

È inaccoglibile la domanda di risarcimento del danno proposta da una società alla quale, a causa di nuove disposizioni normative che hanno modificato le condizioni previste nel bando, è stata revocata l'aggiudicazione definitiva (Tar Toscana, sezione 1, sentenza 8 luglio 2015, n. 1025). Il Tribunale toscano ha giudicato su una domanda di risarcimento del danno proposto da una Società alla quale – a causa di nuove disposizioni normative - era stata revocata l'aggiudicazione, e ha stabilito importanti principi sulle conseguenze che le nuove norme legislative possono arrecare alla posizione soggettiva delle società che partecipano alle gare.

La vicenda

Una società di trasporti, a seguito di una gara bandita da una Regione, è risultata aggiudicatrice in via provvisoria della gara per l'affidamento del servizio di trasporto pubblico locale. Poiché non le era stata comunicata l'aggiudicazione definitiva, essa ha diffidato più volte la Regione, che però, su delibera di Giunta, ha revocato la procedura di gara, e anche l'aggiudicazione provvisoria. La società ha impugnato questa revoca, chiedendo un risarcimento a titolo di responsabilità precontrattuale, per violazione del dovere di lealtà. La Regione, costituitasi in giudizio, ha replicato che la legge di stabilità per il 2013 aveva modificato l'articolo 16-bis della legge 135/2012, definendo in modo diverso i criteri di ripartizione del fondo per il trasporto pubblico locale a favore delle Regioni. Il Tar ha considerato positivamente questo argomento e ha respinto il ricorso proposto dalla società.

 

La sentenza

I Giudici hanno così motivato:

1) La legge 135/2012 ha modificato le regole per il concorso finanziario statale agli oneri del trasporto pubblico, e ha stabilito che la definizione dei criteri di ripartizione sarebbe stata stabilita in un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri;

2) Sono state quindi cambiate le condizioni per lo svolgimento della gara a supporto della quale la ricorrente era chiamata a svolgere i propri servizi, e la Regione ha perciò ritenuto che tali servizi non fossero più necessari;

3) Il provvedimento di revoca, come risulta dalla deliberazione di Giunta, è stato causato dalla modifica della legislazione statale;

4) Tale provvedimento di revoca è perciò legittimo, e non vi è alcuna responsabilità da parte della Regione, perché di tratta di "factum Principis", che non è in alcun modo imputabile alla Regione.

Le valutazioni

La sentenza è corretta e deve essere condivisa. Essa ha utilizzato, nella motivazione, l'espressione arcaica in lingua latina del "factum Principis", per indicare una modifica legislativa dipendente da un'autorità politica superiore, quale era in passato il Principe, o il Re. Quest' espressione corrisponde oggi al "legislatore", che in ambito nazionale è espressione della volontà generale, e che può modificare le norme legislative precedenti.

Queste modificazioni legislative possono incidere sulla situazione soggettiva di un concorrente a una gara pubblica, e quindi sulla sua posizione di "interesse legittimo". Non si può quindi affermare, in riferimento al caso di specie, che tali modificazioni incidono su "diritti soggettivi", o – a maggior ragione - su "diritti quesiti" (cioè "diritti acquisiti", che non potrebbero essere tolti o diminuiti). Né si potrebbe sostenere, per ottenere il risarcimento, che è stata una violazione dell'"affidamento del cittadino", e che la Pubblica amministrazione ha violato il dovere di lealtà. Infatti, l'Amministrazione regionale ha assunto il provvedimento di revoca a seguito della modificazione legislativa della legge statale, e il suo provvedimento di revoca è stato un provvedimento "obbligato", a causa di queste modificazioni legislative. Vi è poi un altro punto che è stato esattamente precisato nella sentenza. Da parte del ricorrente era stato richiamato l'articolo 2- quinquies, coma 1, della legge 241/1990, sulla corresponsione di un indennizzo, ma la sentenza ha rilevato che "in base ai principi generali in materia di onere probatorio, la sussistenza del pregiudizio deve essere dimostrato (dagli interessati), ciò che nel caso di specie non è avvenuto". Le conseguenze per le altre Pa e le società che partecipano alle gare La sentenza ha un rilievo per i casi simili che potrebbero presentarsi e per i comportamenti delle Amministrazioni pubbliche e delle società che partecipano alle gare. Infatti, a seguito di cambiamenti legislativi, non è previsto alcun risarcimento – a meno che non sia stabilito in norme transitorie – e in ogni caso la richiesta del risarcimento è condizionata alla "prova" del danno che l'interessato ha subìto a causa di queste modificazioni legislative.

Tar Toscana, sezione 1, sentenza 8 luglio 2015, n. 1025

(Vittorio Italia, Il Sole 24Ore, quotidiano Enti locali, 22 luglio 2015)


Utilità