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Con le gare elettroniche piccoli comuni liberi dall'obbligo di centralizzare gli appalti

Pubblicato il 02/07/2016
Pubblicato in: Appalti

di Mauro Salerno

Passare da una centrale appalti per bandire gare in autonomia: è la scorciatoia, un po' paradossale, garantita ai Comuni dall'ingresso di Consip nei lavori pubblici Una scorciatoia elettronica per evitare l'obbligo di centralizzare le gare.

C'è anche questo effetto, a dire il vero un po' paradossale, dietro il debutto del colosso Consip nelle gare per le manutenzioni edili sotto al milione di euro. I Comuni che decideranno di accedere al mercato elettronico potranno bypassare il faticoso compito di attraversare la gimkana di articoli e commi del nuovo codice che stabiliscono soglie e procedure di appalto a carico dei comuni non capolouogo.

 

Con una solida certezza: rivolgendosi al mercato elettronico della Consip anche i comuni più piccoli potranno continuare a gestirsi in proprio - e con una procedura a prima vista altamente semplificata - le gare di manutenzione fino a un milione di euro.

Un vantaggio che non sfuggirà ai piccoli enti e che con tutta probabilità sarà in grado di garantire il successo dell'iniziativa. Lo ha chiarito anchel'Anac in uno dei suoi ultimi comunicatidedicati a sbrogliare la matassa dell'applicazione delle nuove regole previste dal codice, in attesa che arrivi a compimento tutto il procedimentio di attuazione della riforma.

Rispondendo i numerosi quesiti posti dalle stazioni appaltanti in merito ai nuovi obblighi di centralizzazione delle gare, l'Anac ha spiegato che i «Comuni non capoluogo di provincia possono procedere all'acquisizione di servizi di importo inferiore a 40.000 euro e di lavori di importo inferiore a 150.000 euro direttamente e autonomamente». Dunque, restando ai lavori, fino alla soglia di 150mila euro, anche un piccolo comune può continuare a gestirsi gli appalti in proprio senza dover bussare alle porte di un soggetto aggregatore.

Sopra queste soglie scatterebbe una delle novità previste dal codice: cioè l'obbligo di qualificazione delle stazioni appaltanti, attraverso un albo tenuto dall'Anac. Un progetto che però è ancora lontano dall'essere realizzato. Cosa accade allora nell'attesa? L'Anac spiega che fino all'arrivo dell'albo, l'obbligo di qualificazione delle Pa è sostituito dall'iscrizione all'anagrafe delle stazioni appaltanti (sempre tenuta dall'Anac), dove praticamente compaiono già tutti comuni.

Non solo. Tutti i comuni iscritti all'anagrafe, recita ancora il parere Anac, potranno continuare a gestire autonomamente gli appalti tra 150mila euro e un milione (soglia della procedura negoziata) a condizione di utilizzare gli «strumenti telematici di negoziazione messi a disposizione dalle centrali di committenza qualificate secondo la normativa vigente, se disponibili». Tra questi, ovviamente, rientra anche la procedura appena messa a disposizione dalla Consip.

E qui se si vuole sta un po' l'effetto paradossale di cui si parlava all'inizio. Da una parte, infatti, le norme dal famoso decreto irpef in poi (Dl 66/2014) hanno inseguito l'obiettivo della centralizzazione delle gare. Dall'altra è proprio attraverso una centrale di committenza che i piccoli comuni, possono sfuggire all'obbligo di affidare a un soggetto aggregatore la gestione della procedura.

Da sottolineare che in questo caso non scatta neppure il vantaggio dell'accorpamento degli acquisti, con importanti riflessi sui prezzi, che Consip offre invece attraverso le convenzioni per beni e servizi. Gli affidamenti saranno infatti gestiti da singoli enti e per singoli cantieri.

Ci sarà il beneficio della tracciabilità completa delle procedure di assegnazione. Un punto a favore per vigilare al meglio sul rispetto dei principi di rotazione nell'affidamento degli incarichi. A scegliere chi invitare tra i tanti iscritti al mercato elettronico, con l'unico paletto del rispetto del numero minimo delle richieste d'offerta, saranno infatti sempre le Pa.


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