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UNITEL e i Comitati Scientifici: un'intervista a Ivo Francesco Filosi, Ambiente e Sostenibilità

Pubblicato il 16/06/2021
UNITEL e i Comitati Scientifici: un'intervista a Ivo Francesco Filosi, Ambiente e Sostenibilità

UNITEL e i Comitati Scientifici: la rubrica in cui abbiamo l’occasione di incontrare i vari componenti dei nostri Comitati Scientifici e scoprire le attività, le competenze, i progetti dalla viva voce dei suoi membri.

In questo nuovo articolo, Ivo Francesco Filosi: architetto specializzato in pianificazione territoriale ecologica e conservazione della natura, tecnico comunale e consulente di Amministrazioni Comunali per la pianificazione ecologica, Filosi è Coordinatore del Comitato Scientifico Ambiente e Sostenibilità.

Bentrovato e grazie per averci concesso quest’intervista. Ci racconta del Comitato Scientifico Ambiente e Sostenibilità?

Il Comitato Scientifico Ambiente e Sostenibilità è una “branchia” del settore edilizio dell'UNITEL, fortemente legato alla gestione del territorio, al corretto uso del suolo, alla sua trasformazione “leggera”, pianificata, ponderata, preposta ad attuare interventi attraverso un uso corretto e compatibile delle risorse con l'ambiente e la sua biodiversità, (anche se è compito arduo e purtroppo difficile).

Il tema della sostenibilità è ormai al centro delle politiche e strategie di sviluppo nazionale ed europee. Quali cambiamenti possiamo aspettarci nei prossimi anni? Quali settori crede saranno i più investiti da questa rivoluzione?

Tutti ormai parlano di “sostenibilità”, ogni giorno; il termine è bistrattato, selvaggiamente abusato. Non è concepibile, ad esempio, che la costruzione di una strada, oppure una nuova ferrovia, oppure un nuovo porto “siano strutture sostenibili”! Sostenibile (anche se in modo parziale) è ad esempio, un Piano Regolatore Generale dove un'Amministrazione compie una scelta drastica: fin quando non viene recuperato quanto già edificato, non un solo metro quadro di suolo verrà intaccato. Si raggiungerebbe l'obiettivo che tutti implementerebbero il recupero dell'esistente, si porrebbe fine al degrado edilizio, il valore degli immobili già costruiti e ristrutturati aumenterebbe. Essendo le aree già urbanizzate, non ci sarebbero ulteriori lavori di potenziamento delle reti (acquedotti, fognature, ecc.). Per rendere sostenibile l'espansione edilizia invece, bisogna da subito, con pochi articoli di legge legiferare: “chi edifica, producendo consumo di suolo, deve realizzare un manufatto completamente autosufficiente sotto tutti i profili: essere collegato solo alla rete dell'acquedotto e fognatura delle acque nere”; tutto il resto deve avvenire pianificando l'involucro edilizio: Autosufficienza Energetica, Raccolta delle Acque piovane per tutti gli usi, ecc. Nei prossimi anni verranno edificate più case nuove in legno, gli attuali contenitori per uffici e negozi, subiranno cambi di destinazione d'uso. Le aree produttive, (purtroppo e spesso) diventeranno quartieri ecocompatibili ma “blindati” nel loro uso e “consumo” da possessori di redditi alti.

Secondo le ultime indagini di Forum PA, la sostenibilità negli uffici pubblici è ancora insufficiente. Ci sa spiegare i motivi di tale ritardo?

Il ritardo della Pubblica Amministrazione è da attribuire in primis alla cronica carenza di personale. Il personale non va solo istruito e aggiornato, va integrato e ringiovanito.

Nel suo intervento nell’ultimo numero del nostro trimestrale, ha esposto il problema di come le norme tecniche urbanistiche non sempre riescano ad essere al passo con gli sviluppi in materia di sostenibilità. Di fronte a un simile scenario, quanto pensa inciderà una burocrazia molto spesso lenta e farraginosa? Quali soluzioni si dovrebbero adottare per facilitare la transizione verso pratiche e modelli più sostenibili?

Le strutture di proprietà comunale sono spesso fatiscenti ed energivore. Spesso nessuno pensa di spegnere le luci, o di installare dei regolatori di flusso per la loro gestione automatica. Quando si appalta la “Gestione del calore” chi vince ha solo interesse a “non riscaldare adeguatamente gli edifici”; quindi tutti in ufficio con la stufina elettrica! Basta poco per sostituire gli infissi con nuovi “totalmente fissi” e posare impianti automatici di ricircolo dell'aria in un edificio pubblico. Mai parlare di una sostituzione integrale della struttura informatica? Solo a pezzetti, e rigidamente: prima alcuni uffici, ultimo l'Ufficio Tecnico. I soldi non vanno spesi per migliorare ed efficientare la burocrazia, “molto meglio asfaltare una strada”! Ecco perché oggi è difficile parlare di sostenibilità!

Per sburocratizzare bisogna UNIFICARE le norme. Non è possibile che i comuni informatizzati, usino piattaforme diverse, che ogni tecnico deve “studiare ed impratichirsi” per presentare una nuova pratica edilizia a secondo dove opera. Non è possibile che i rapporti di copertura, le modalità per calcolare le altezze degli edifici, il conteggio dei volumi, siano diversi in ogni Comune della Repubblica. Tutte le norme devono essere scritte in italiano, essere semplici e non interpretabili. Ad esempio il DPR 380/2001 viene spesso modificato e integrato. Si chiede: quando si ricorre a questo “modus operandi”, (sempre di fretta e senza lungimiranza), si sostituiscano integralmente gli articoli! Un altro esempio di immediata sostenibilità degli interventi: su tutto il territorio nazionale, con un solo articolo, si legiferi che l'altezza massima delle abitazioni e dei suoi locali di servizio sia minimo mt 2,40 e max di mt 2,50. È una norma vigente in molti paesi europei. Ci sarebbe un immediato risparmio energetico, protezione dal rumore per gli edifici esistenti, (posa di controsoffitti), l'edificazione di nuovi alloggi costerebbero meno. Non è possibile che ogni Amministrazione decida i suoi “Regolamenti Edilizi” senza che un ente superiore ne ponga i limiti e ne corregga gli strafalcioni.


Il direttore del nostro giornale ripete da tempo che oggi non esiste sviluppo senza sostenibilità ambientale e non esiste sostenibilità senza un vero sviluppo economico. Qual è il suo punto di vista in merito?

Condivido la frase del Direttore; in ogni caso senza sviluppo economico non si possono fare scelte ecocompatibili, quindi sostenibili. Un solo esempio: se voglio ottenere idrogeno per autotrazione, non uso ancora il petrolio e/o i suoi derivati, ma uso solo l'energia solare!


Per concludere, non possiamo che chiederle un quesito ormai ricorrente per questa rubrica: che cosa dovrebbe fare UNITEL per contribuire al rilancio del Paese? Qual è il suo punto di vista a riguardo?

UNITEL ha una grande potenzialità e capacità di sensibilizzazione; è a diretto contatto con chi deve decidere, cioè tutti i tecnici comunali e non. I tecnici comunali possono dare un forte contributo quando si devono installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle scuole, sui municipi, sui parcheggi, sugli ospedali, (anche finalizzati ad accumulare energia da distribuire di notte, o ad alimentare le colonnine per le auto elettriche di giorno). Possono efficientare le strutture pubbliche per abbassare i costi di gestione e diminuire le emissioni inquinanti, possono far pedonalizzare intere aree (in particolare quelle davanti alle scuole pubbliche e non), far piantare nuovi alberi nei parchi, prevedere nei PRG le destinazioni urbanistiche per realizzare piste ciclabili urbane e per lo svago, possono far realizzare casa con tetti verdi, case ad impatto quasi zero, edifici a basso impatto acustico, consigliare l'uso di materiali ecologici, ed ecocompatibili, ecc.

 

Grazie a Ivo Francesco Filosi per averci concesso quest’intervista. Maggiori informazioni sui Comitati, i soci e i vantaggi del mondo UNITEL sono disponibili nell'Area Riservata del nostro sito. Ulteriori dettagli su come iscriversi: Tesseramento Unitel | Unitel

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