di Redazione
Pubblicato il nuovo Rapporto 2026 IFEL che analizza, a partire dai dati del Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato-IGOP, le dinamiche e le principali caratteristiche del personale comunale, con approfondimenti dedicati alle aree operative di appartenenza, alle retribuzioni medie, al turnover e alle spese sostenute dai comuni per la formazione dei propri dipendenti. Un capitolo, redatto dall’Ufficio Banche Dati e Ricerche di ANCI, riporta un approfondimento dedicato ai piccoli comuni.
La ripresa del reclutamento rallenta l’emorragia del personale comunale; 10.500 unità in pensione e 10.200 dimissioni annue; pesano le retribuzioni troppo basse anche rispetto alle Regioni; nei prossimi 7 anni uscirà circa la metà della forza lavoro a tempo indeterminato (145.000 unità). Ricordiamo però, in tema di retribuzione, l’apertura dei rinnovi dei contratti che sono in corso per il prossimo triennio dopo anni di blocchi. In sintesi, nel 2024 nei comuni italiani, al netto dei passaggi tra amministrazioni dello stesso comparto, sono state assunte 28.020 unità di personale mentre ne sono uscite 25.167: un saldo positivo che porta il complesso del personale comunale al numero di 343.200 unità. Rispetto al 2023, l’aumento è di poco più di 1.500 persone complessivamente. Nonostante dal 2019 sia ripreso il reclutamento, il personale comunale rimane ad un livello di unità insufficiente: dal 2007 è sceso del 28,4%.
La causa sono le cessazioni legate ai pensionamenti, ma non solo, perché nel 2024 le uscite per dimissioni superano quelle per pensionamento: nel periodo 2017-2024 sono state 82mila.
Si tratta anche di personale che dai comuni si trasferisce ad altre amministrazioni pubbliche. Le retribuzioni comunali medie sono tra le più basse: ad esempio, in un confronto con le retribuzioni delle Regioni a statuto ordinario, il personale non dirigente nei comuni, inquadrato come istruttore, ha una retribuzione media lorda per unità di personale di 29.993 euro contro i 33.267 euro delle Regioni. Per gli operatori, la retribuzione media nei comuni scende a 23.216 euro contro i 28.270 euro delle Regioni.
Se le attuali tendenze saranno confermate, nei prossimi 7 anni il comparto comunale dovrebbe perdere circa 10.500 unità l’anno per pensionamenti e potrebbe perderne altre 10.200 per altre cause: in totale usciranno 145.000 unità, il 46% del personale attualmente in servizio a tempo indeterminato.
Numeri che evidenziano anche un altro aspetto, che il rapporto ISFEL non considera: molti dei posti lasciati vuoti non vengono immediatamente rimpiazzati e si perde il necessario affiancamento tra personale con esperienza e nuovi assunti. Sempre più impiegati, soprattutto nei settori tecnici, si trovano a gestire, senza alcun periodo di transizione, settori complessi come quello dei Lavori Pubblici, dell'Urbanistica, dell'Edilizia privata, scontrandosi con una realtà fatta di norme in continua evoluzione, giurisprudenza spesso contraddittoria e un complesso sistema amministrativo che mette alla prova anche l'impiegato più esperto.
Necessita, quindi, un deciso cambio di passo nella riorganizzazione della macchina amministrativa degli Enti Locali, parificando gli stipendi a quelli delle funzioni centrali e ripartendo competenze e responsabilità tra i vari livelli di governo, anche ridando forza alle Province, svuotate di funzioni dalla Legge 7 aprile 2014, n. 56, nota come Legge Delrio, e favorendo Consorzi e Unioni di Comuni nonchè, ove possibile, le fusioni di Amministrazioni, soprattutto in aree dove la popolazione è ridotta e la necessità di efficacia ed efficienza dei servizi impone una radicale trasformazione dell'assetto territoriale.
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