di Raffaele Di Marcello
Il decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25 (in Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 61 del 14 marzo 2025), coordinato con la legge di conversione 9 maggio 2025, n. 69, recante: «Disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni» prevede, all’articolo 14, comma 1-bis, che “A decorrere dall'anno 2025, al fine di armonizzare il trattamento accessorio del personale dipendente, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 33, commi 1, 1-bis e 2, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, e dell'equilibrio pluriennale di bilancio asseverato dall'organo di revisione, possono incrementare, in deroga al limite di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, il Fondo risorse decentrate destinato al personale in servizio fino al conseguimento di un'incidenza non superiore al 48 per cento delle somme destinate alla componente stabile del predetto Fondo, maggiorate degli importi relativi alla remunerazione degli incarichi di posizione organizzativa, sulla spesa complessivamente sostenuta nell'anno 2023 per gli stipendi tabellari delle aree professionali. Ai fini del controllo della spesa, di cui al titolo V del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le predette amministrazioni indicano, in sede di rilevazione dei dati del conto annuale, la maggiore spesa sostenuta derivante dall'incremento delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale e la misura del rapporto percentuale conseguito in attuazione di quanto previsto dal presente comma. In caso di mancata rilevazione, in sede di conto annuale, dei dati previsti dal secondo periodo, fino alla regolarizzazione di tale adempimento è indisponibile per la contrattazione integrativa un importo pari al 25 per cento delle risorse incrementali.”
In parole povere viene introdotta la possibilità, per gli Enti Locali (Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni) di aumentare il salario accessorio dei dipendenti non dirigenti, fino al 48% della spesa affrontata per gli stipendi del 2023.
Il che si traduce, teoricamente, in un aumento medio di circa 300 euro lordi al mese, per 13 mensilità.
Possibilità ratificata dalla Ragioneria Generale dello Stato che, con nota del 27 giugno scorso, ha emesso le indicazioni applicative per la corretta ed uniforme interpretazione delle nuove disposizioni in materia.
Le citate risorse aggiuntive possono essere destinate anche all’incremento del trattamento accessorio del personale destinatario degli incarichi di Elevata Qualificazione previsto dall’articolo 17 del CCNL Comparto funzioni locali del triennio 2019-2021, costituito dalla retribuzione di posizione e dalla retribuzione di risultato, il cui finanziamento è posto a carico del bilancio degli enti e non del Fondo risorse decentrate, ai sensi dell’articolo 67, comma 7, del CCNL Comparto funzioni locali - triennio 2016-2018.
Una buona notizia per i dipendenti degli Enti Locali che, nel panorama più vasto della Pubblica Amministrazione, percepiscono gli stipendi più bassi rispetto alle Funzioni Centrali e ad altri organismi publici, che però ha precise condizioni, e non potrebbe valere per tutti.
Infatti la possibilità di aumento si applica soltanto a condizione che:
a) sia rispettata la disciplina introdotta dall’articolo 33 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, basata sulla sostenibilità finanziaria definita dai valori soglia indicati dai relativi decreti attuativi del 3 settembre 2019 per le regioni a statuto ordinario, del 17 marzo 2020 per i comuni e dell’11 gennaio 2022 per le province e le città metropolitane;
b) sia assicurato l’equilibrio pluriennale di bilancio come da asseverazione dall’organo di revisione.
Condizioni che sarebbero rispettata da oltre il 90% dei Comuni ma che non garantiscano che gli stessi applichino la norma.
Infatti l’aumento di salario accessorio inciderebbe sul calcolo delle capacità assunzionali riducendo la possibilità di assumere degli enti, la maggior parte dei quali sono in sofferenza di dipendenti. Inoltre la norma non prevede risorse ulteriori agli enti che dovranno garantire gli aumenti con fondi propri. E, visto che l’incremento del fondo accessorio è una possibilità, e non un obbligo, c’è da scommettere che molti Enti non applicheranno la norma.
Il tutto con buona pace delle annunciate intenzioni del Governo di frenare l’esodo di dipendenti dagli Enti Locali, Comuni in particolare, dove il personale preferisce cercare altri impieghi, magari presso Regioni e Ministeri, dove si ha più possibilità di valorizzazione, stipendi più alti, e meno burocrazia e responsabilità amministrative.
Occorre, quindi, che si investano risorse economiche, da parte del Governo centrale, rendendo strutturali gli aumenti, e magari riorganizzando, una volta per tutte, l’intero assetto amministrativo della Pubblica Amministrazione, ridistribuendo competenze e ruoli istituzionali. Ma su questo argomento torneremo... presto.
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