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Variazione delle prestazioni entro il quinto dell’importo del contratto

Pubblicato il 03/04/2017
Pubblicato in: Osservatorio appalti

Quesito:

L’art. 106 comma 12 del DLgs n. 50/2016, prevede che la stazione appaltante, qualora in corso di esecuzione si renda necessario un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a concorrenza del quinto dell'importo del contratto, può imporre all'appaltatore l'esecuzione alle stesse condizioni previste nel contratto originario. In tal caso l'appaltatore non può far valere il diritto alla risoluzione del contratto. Si chiede se la norma, a differenza di quanto accadeva nel codice abrogato, debba essere letta in senso aperto ossia che la variante è ammissibile per qualunque causa o ragione e, quindi, senza necessità di una particolare motivazione (assenza di circostanze impreviste e imprevedibili).

Risposta: {reg}

L’ipotesi riportata nel comma 12 dell’articolo 106 del nuovo codice degli appalti prevede effettivamente un caso svincolato da rigidi riferimenti (a differenza del pregresso codice) ripristinando – in sostanza – pregresse previsioni risalenti ai regi decreti degli anni 20 del secolo scorso.

In particolare, l’articolo 11 del RD n. 2440/1923 (abrogato dal decreto legislativo 163/2006) in cui si puntualizzava che: 

"Qualora, nel corso di esecuzione di un contratto, occorra un aumento od una diminuzione nelle opere, lavori o forniture, l'appaltatore è obbligato ad assoggettarvisi, alle stesse condizioni, fino a concorrenza del quinto del prezzo di appalto. Al di là di questo limite egli ha diritto alla risoluzione del contratto.
In questo caso sarà all'appaltatore pagato il prezzo delle opere, dei lavori o delle forniture eseguite, a termini di contratto.
L'aumento entro il limite del quinto della somma preventivata non rende, in verun caso, necessario il parere del Consiglio di Stato"

L’attuazione della previsione, poi , risultava  dal pregresso regolamento di contabilità  del RD 827/1924, ed in specie  nell’articolo 120  in cui si precisava (visto che la norma è stata abrogata con il decreto legislativo 50/2016) che:

“Nel caso di aumento o di diminuzione dei lavori oltre il quinto del prezzo di appalto ai sensi dell'art. 11 della legge, l'appaltatore, ove non si valga del diritto alla risoluzione del contratto, è obbligato ad assoggettarsi all'aumento o alla diminuzione”

Circa le modalità pratico/operative, è chiaro che l’aumento delle prestazioni implica l’assunzione di uno specifico impegno di spesa – pertanto non è sufficiente, ovviamente, la sola autorizzazione del RUP (salvo che coincidi con il responsabile del servizio) – che deve essere assunto dal dirigente/responsabile del servizio.   

La puntualizzazione secondo cui “qualora in corso di esecuzione si renda necessario un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a concorrenza del quinto dell'importo del contratto (…)”  è possibile procedere con la variazione contingenta le possibilità della stazione appaltante nel senso che la variazione – pur senza ipotesi tipizzate dal legislatore – deve essere “necessaria” non necessariamente  urgente ma anche,  purché non arbitraria, opportuna, deve essere comunque, ovviamente, motivata.

Il RUP nel momento in cui l’autorizza – in realtà la deve proporre al dirigente/responsabile del servizio previa verifica della possibilità della copertura finanziaria altrimenti il rischio è che si crei un debito fuori bilancio – deve adeguatamente specificare  perché si rende necessario variare la prestazione e ciò può essere determinato da esigenze straordinarie/imprevedibili  ma anche può essere dipeso da differenti valutazioni, a sommesso parere, si pensi al caso di  acquisto di arredi per un  ufficio che doveva essere adibito a due postazioni di lavoro (in  base all’organizzazione interna) ed invece, una volta affidato il contratto, si è valutata l’opportunità di predisporre tre postazioni di lavoro.

Circostanza determinata  da valutazioni di opportunità, di  differente attribuzione di procedure e/o dal fatto che  inizialmente l’ufficio doveva  essere destinato ad un determinato servizio mentre, post contratto, si opta per una soluzione diversa.

La motivazione, naturalmente, non può essere omessa  perché, in primis, deve giustificare comunque l’adozione dell’impegno di spesa.   {/reg}

 


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