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La rendicontazione 'semplificata' dei fondi PNRR e PNC: i tecnici degli enti locali sono 'abbastanza' formati?

Pubblicato il 12/12/2022
Pubblicato in: Formazione e Cultura
La rendicontazione 'semplificata' dei fondi PNRR e PNC: i tecnici degli enti locali sono 'abbastanza' formati?

Sono anni che come tecnici degli EE.LL. siamo abituati a monitorare l’avanzamento fisico, procedurale e finanziario delle opere pubbliche attraverso il sistema Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche (BDAP-MOP) e sono anni che sentiamo parlare dell’intenzione di utilizzare un’unica piattaforma di rendicontazione ove poter raccogliere e inserire tutte le informazioni necessarie, dando la facoltà ad ognuno dei soggetti a vario titolo coinvolti di estrapolare i dati di interesse (ANAC, Ragioneria dello Stato, Ministeri ed Enti finanziatori etc.).

Il portale è creato e gestito dalla Ragioneria Generale dello Stato, operativo dal 2014, in esecuzione di quanto previsto dal D.Lgs. 229/2011, al fine di ricostruire un quadro organico degli investimenti, integrando le informazioni tra CUP e CIG e stabilendo il principio, che definirei sacrosanto, dell’ “unicità dell’invio”, in base al quale le informazioni già presenti in altre banche dati non devono essere richieste nuovamente da nessuna amministrazione pubblica.

Sappiamo solo noi operatori del settore che ci troviamo quotidianamente a gestire un’opera pubblica, quanto purtroppo questo principio sia rimasto tale e sia puntualmente disatteso nella sua applicazione: uno dei fardelli più pesanti degli uffici tecnici infatti è quello di correre letteralmente dietro tutti gli adempimenti amministrativi e le diverse modalità di rendicontazione, partendo in ogni caso dal presupposto che gli interventi finanziati o cofinanziati con fondi europei non sono oggetto di monitoraggio tramite il MOP, bensì sono monitorati tramite la BDU (Banca Dati Unitaria) del MEF-Ragioneria Generale dello Stato.

In uno scenario incerto e confuso come quello sopra rappresentato, arriva dirompente sull’agenda dei tecnici italiani, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Non ha bisogno di introduzioni questo tanto blasonato Piano che potrebbe permettere una vera svolta per lo sviluppo socio-economico del nostro Paese, mediante la realizzazione delle diverse misure programmate e approvate dall’U.E.: siamo chiamati a dimostrare la capacità di spendere le ingenti risorse assegnate in tempi certi e stringenti.

Alcune delle misure previste dal Piano devono essere attuate direttamente dagli enti locali che, ritenuti a monte scarsamente capaci, sono anche parallelamente destinatari di misure volte alla loro modernizzazione, finalizzate al miglioramento dell’efficienza, come nel famoso detto del “cane che si morde la coda”. Ma, come sempre, le scadenze oggi “milestone” imposte da un serrato cronoprogramma di attuazione non permettono di attendere gli interventi strutturali di riforma della P.A. (ampliamento dell’organico, digitalizzazione, formazione continua etc.) e quindi si deve andare avanti, secondo le proprie possibilità facendo ricorso a una buona dose di speranza di arrivare al risultato sperato…nonostante tutto!

Qualcuno si sarà reso conto delle difficoltà di funzionamento della macchina organizzativa e ha pensato quindi di facilitare il compito dei soggetti attuatori, utilizzando dall’estate 2022 un nuovo sistema di rendicontazione creato “ad hoc” per il PNRR, ovvero il c.d. ReGIS, attraverso cui sia le amministrazioni centrali che quelle territoriali devono adempiere agli obblighi di monitoraggio richiesti. È composto di tre sezioni (Misure, Milestone e Target, Progetti) e ogni EE.LL. deve monitorare l’avanzamento fisico, procedurale e finanziario dei singoli progetti. Anche per il monitoraggio sono previste scadenze molto stringenti: l’adempimento è infatti mensile, per permettere poi alle diverse unità di missione, a loro volta, di validare i dati.

Dall’avvio di questo sistema abbiamo assistito alla solita frenetica uscita di manuali, linee guida, assistenze nazionali, regionali, locali, oltre al proliferare di corsi di esperti e luminari: con l’atavica mancanza di tempo e le scadenze impellenti di nuovo il tecnico si è trovato nella confusione più totale e si è rimboccato le maniche per ottemperare all’ennesimo nuovo adempimento!

Ma non finiscono qui i nostri guai! Vi sono, udite udite, alcune misure del PNRR o meglio del PNC che sono escluse dal monitoraggio ReGIS. Ne sono un esempio gli interventi ricompresi all’interno del fondo PNC Aree Sisma, nei territori colpiti dai terremoti del 2016 in Italia centrale e del 2009 in Abruzzo, complementari alla ricostruzione privata e pubblica post sisma: 1 miliardo e 780 milioni destinati allo sviluppo di queste aree. Ebbene sì, questi interventi non devono essere monitorati su ReGIS, bensì sulla vecchia e cara BDAP: però non del tutto!! Infatti per gli enti che hanno richiesto l’accesso al c.d. Fondo per l’avvio delle opere indifferibili per l’eccezionale aumento dei prezzi, la relativa richiesta va fatta...su ReGIS. Niente di male, ci si adegua anche se i meccanismi per l’accesso al fondo non sono semplici e si rischia di non rispettare le scadenze, per cui interviene una nuova “semplificazione”: viene direttamente preassegnata una quota percentuale ad integrazione dell’importo originario del finanziamento, evitando così di attivare l’iter di accesso al fondo il cui esito non è tra l’altro certo. L’unico requisito per avere la c.d. preassegnazione è quello di dare avvio alle procedure di affidamento nel periodo 18 maggio-31 dicembre 2022. Ci si adegua di nuovo: si rettifica l’importo, si annulla la richiesta di accesso al fondo, si riapprova il progetto e si riprende l’iter per rispettare la milestone del 31 dicembre.

C’è comunque tanta confusione, qualcuno aspetta una conferma per la preassegnazione, la governance dei fondi del PNC sisma richiede un’istanza esplicita agli enti interessati ma in realtà il MEF va da solo e preassegna a tutti e si scopre a novembre che in realtà bisogna rinunciare espressamente alla preassegnazione anche se non si era richiesta.

Nel caos più totale e con l’urgenza di procedere con le gare vista l’imminente scadenza del 31 dicembre, interviene una circolare “chiarificatrice” del MEF il 9 novembre che richiede alcuni nuovi adempimenti…su ReGIS! Non per il monitoraggio, ma per eventuali richieste di modifica/annullamento della preassegnazione e per comunicare l’avvio delle procedure di gara ed altri dati utili e necessari per monitorare l’effettivo rispetto della data del 31 dicembre e far diventare la preassegnazione una definitiva assegnazione delle risorse aggiuntive!

Io non so cosa succederà e se riusciremo come Paese a rispettare gli impegni assunti con l’Unione Europea, quello che so di certo è che il modo per provarci è tra i più complicati e fantasiosi mai visti e che se non ci arriveremo non si potrà far credere ancora che l’anello debole è l’ente locale perché poco preparato e formato! Finché il legislatore e il governo non avranno le idee chiare, non ci sarà mai possibilità di migliorare l’efficienza dei nostri uffici.

Chissà quante altre novità ancora ci aspetteranno sino al 31 dicembre, e nel frattempo dovremmo stare sul pezzo, informarci e formarci, ma, riflettiamo, su cosa? Non sappiamo neanche su cosa formarci e specializzarci, perché ci vengono continuamente cambiate le regole del gioco.

E, per favore, non ci parlate più di semplificazione, perché oggi registriamo l’ennesimo passo indietro per l’unificazione della gestione e monitoraggio dell’opera pubblica: questo è il vero problema da affrontare. UNITEL si è resa sempre disponibile a fornire tutto il supporto necessario per trovare soluzioni che non vengano dall’alto, ma che siano condivise con chi ogni giorno è sul campo e che può fornire indicazioni utili affinché si raggiunga davvero il risultato di efficienza auspicato da tutti, da noi per primi che rivendichiamo fortemente la giusta valorizzazione della nostra professionalità.

 

Articolo di Caterina Mariani, Coordinatore comitato Formazione e Cultura di UNITEL.


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