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Oltre il PNRR: Integrare Industria, Turismo, Ambiente e Cultura

Pubblicato il 06/05/2021
Oltre il PNRR: Integrare Industria, Turismo, Ambiente e Cultura

Il nuovo paradigma dello sviluppo sostenibile è alla base del PNRR e degli investimenti che potranno rilanciare l'Italia e l'Europa nel prossimo decennio. Ora occorre potenziare la rete infrastrutturale fisica e digitale, e rimettere al centro la tutela dei territori a lungo trascurati.

Nei primi del 900 l’industria pesante, a causa del periodo bellico che ha segnato quegli anni, ha dato un forte impulso al riuso chiudendo dei cicli produttivi in maniera virtuosa. Negli anni post-bellici quando l’industria ha iniziato a produrre beni di consumo su larga scala ha dato vita, con una opportuna campagna di marketing, al consumismo. In quel periodo il prodotto usa e getta è diventato di uso quotidiano facendo sì che si venisse a creare un’infinità di rifiuti con enormi difficoltà di smaltimento e di conseguente inquinamento. In questi anni (che arrivano fino ai nostri giorni) si sono costituite tutta una serie di associazioni che, a ragion veduta, hanno tentato di tutelare l’ambiente combattendo abusi e scempi verso il territorio. 

 

Perché è importante

Oggi, l’attenzione deve essere sempre alta, visto che con il commercio on line alcuni player sul mercato conservano nella loro “faretra” algoritmi predittivi che consentono di anticipare gli ordini che poi vengono distribuiti in tutta Italia a prezzi super scontati. Innescano così centinaia di furgoni in grado di correre quotidianamente su tutto il territorio per consegnare merci in tempi risibili (ecco perché recenti pubblicità mostrano le consegne effettuate da mezzi elettrici per la consegna dell’ultimo miglio) e che ora, come allora vanno, a riempire le nostre case in prima battuta e poi i nostri garage. Un continuum temporale che alimenta inquinamento dell’aria e produzione di rifiuti che quando non opportunamente smaltiti ci riportano indietro di almeno 50 anni. 

Guardando al futuro, non c’è più bisogno di questo tipo di “guerra”, si è capito infatti che non c’è sviluppo senza la tutela dell’ambiente e non c’è sostenibilità ambientale, reale, senza sviluppo dell’industria.

 

Quando il sistema crea best practice

Ci sono molti esempi in Italia di sviluppo sostenibile che vanno dal ciclo dei rifiuti alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Alla base di tutto ciò, va precisato che gli enti di ricerca, le università, la pubblica amministrazione e le imprese private dovrebbero trovare un punto di incontro ove questi virtuosismi vengano messi a sistema. D’altronde sono anni che l’Europa lavora a documenti che incentivano il green public procurement (i famosi appalti pubblici verdi) e che vanno nella direzione che abbiamo appena descritta.

In Italia un esempio virtuoso è arrivato dal CNR in collaborazione alla Montello S.p.A. (Bergamo) dove è stato realizzato un innovativo impianto in grado di trasformare in un unico processo, gli scarti alimentari e vegetali in biometano e anidride carbonica pura. E se il primo è pronto a essere immesso nella rete nazionale del gas, il secondo può essere impiegato dal settore alimentare; la CO2 viene infatti utilizzata in diversi campi, a partire dalla gassificazione industriale delle bevande. La centrale pilota ha una capacità digestiva di 400mila tonnellate di biomassa all’anno e può trattare 6.250 metri cubi all’ora di biogas dai quali derivano 3.000 m3 di metano all’ora, sufficienti per il fabbisogno di oltre 20 mila famiglie. Simultaneamente, le 7.000 ton di CO2 prodotte ogni anno, vengono ora recuperate assumendo un importante valore commerciale. Un vantaggio di questa tecnologia è che può essere applicata a tutti i rifiuti organici, non solo domestici ma anche provenienti da agricoltura, allevamenti e industria alimentare, per produrre ancora più energia rinnovabile e ridurre ulteriormente l’emissione di gas serra. 

 

L’economia circolare applicata all’industria

Non è forse questo uno dei punti di convergenza che potrebbero diventare virtuosismo italico e dove ricerca e sviluppo sposano la parte chimica con quella del ciclo dei rifiuti e quello della produzione sostenibile?

Non è finita qui. Sintetizzando la CO2 attraverso un catalizzatore metallico ed un processo chimico tramite l’elettrolisi si ottiene il carbonio, molto utilizzato in varie industrie (leggi automobilistiche).

E poi c’è il grafene che anch’esso può essere ricavato dalla CO2 ed è attualmente usato in svariati ambiti, dalle batterie alla produzione di asfalti super resistenti che, in base al volume traffico che insiste sul tratto ove viene posto in opera permette di far durare lo stesso dal doppio al triplo rispetto ad un asfalto normale a fronte di un incremento dei costi compreso tra il 10 e il 15 per cento oltre ad avere il 100% di riciclabilità.

 

Cura del territorio e turismo digitale

Molto di ciò che accadrà sul tema dello sviluppo economico e sociale in Italia nei prossimi anni, avendo alla base la messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture assieme ad un adeguato ammodernamento, passerà per la digitalizzazione e sarà soprattutto il turismo. Abbiamo la tecnologia che ci consente ad esempio di creare dei database per poter catalogare tutti i prodotti enogastronomici posti in commercio in maniera tale che quando il turista arriva in un determinato luogo, una volta acquistato il prodotto di proprio gradimento potrà tranquillamente continuare ad acquistarlo grazie ad un e-commerce collegato. 

Il turista “moderno” si è trasformato in maniera radicale. Fino a qualche anno fa l’esperienza nel visitare alcuni luoghi in vacanza era molto intima ed al massimo si portavano a casa alcune foto da condividere con gli amici. Oggi tutto è cambiato. Il turista moderno vuole vedere i luoghi prima di spostarsi, finanche ad immergercisi con la realtà aumentata per poi, quando arriva sul posto, trasformarsi in un vero attore della propria vacanza postando foto e video in live stream dove lui è il protagonista. Un divismo ostentato che include, come in tanti piccoli micro/film, luoghi, scenografie e colori fino a trasformarli, con tanto di filtri, in qualcosa che è verosimile piuttosto che vero.

 

La direzione giusta

Occorrono dunque infrastrutture materiali e di servizio, occorre inoltre innescare la tutela e la cura dei territori che pagano lo scotto del fatto che per mancanza di fondi sono stati spesso abbandonati (vedasi lo spopolamento dell’entroterra).

Il PNRR appena presentato all’Europa va proprio in questa direzione, guardandosi attorno per garantire le riforme strutturali sposta l’asticella in avanti e, negli intenti, tende ad innescare dei virtuosismi che il nostro paese ha nel proprio DNA, ma che non mai riuscito ad esprimere al meglio.

 

Osservatorio Next Generation di Antonio Ortenzi

Articolo apparso su Competere

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