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Nel computo dei termini di cui all’articolo 48 del codice dei contratti non va considerato quello iniziale

Pubblicato il 31/05/2010
Pubblicato in: Sentenze

Nel computo dei termini di cui all’articolo 48 del codice dei contratti non va considerato quello iniziale

La delineata esegesi deve essere espressa anche nella doverosa considerazione della natura perentoria del termine di cui all’art. 48 del Codice dei contratti: a fronte, infatti, di un termine così esiguo concesso dalla legge ai partecipanti ad una gara pubblica al fine di comprovare il possesso dei requisiti di ordine speciale dichiarati, non può ragionevolmente legittimarsi anche un’ulteriore “giro di vite” costituito dalla previsione del computo anche del termine iniziale di invio della comunicazione.

Con il primo motivo di ricorso parte ricorrente rubrica, per quanto qui interessa, violazione dell’art. 1, comma 2 della L. n. 241/90 e dell’art. 153 c.p.c. e dei principi fondamentali in materia di computo dei termini, nonché eccesso di potere per aggravamento del procedimento, lamentando che il termine di dieci giorni di cui all’art. 48 del d.lgs. n. 163/2006 per la comprova dei requisiti dichiarati è stato dalla legge di gara, in parte qua impugnata, qualificato come decorrente dal giorno iniziale di invio della comunicazione, in deroga a quanto stabilito dall’art. 2963 c.c.
Detta censurata previsione comporta per parte ricorrente un aggravamento ingiustificato del procedimento, in contrasto con l’art. 1, comma 2 della L. n. 241/1990. Rappresenta al riguardo che la brevità del concesso termine l’ha costretta a limitarsi nell’acquisizione delle certificazioni dei lavori svolti, non essendo stata in grado di procurarsene di ulteriori

Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo?

La doglianza si presta a positiva valutazione e va quindi accolta.
La disposizione censurata è presente a pag. 9 del disciplinare, che dispone che “in deroga quanto previsto dall’art. 2963 del c.c. nel calcolo dei giorni sarà computato anche quello iniziale di invio della comunicazione”.
6.2.2. Ritiene al riguardo la Sezione che il principio fissato dal legislatore all’art. 2963, secondo il quale nel computo di un termine si calcola il dies ad quem ma non quello a quo, abbia valenza di principio generale recato da una norma imperativa e non dispositiva, ossia non derogabile dalle parti, o quanto meno non mediante un’imposizione unilaterale quale quella che si esprime attraverso le determinazioni stabilite in un disciplinare di gara, alla definizione del cui contenuto non concorre la volontà dei partecipanti alla gara.
La delineata esegesi deve essere espressa anche nella doverosa considerazione della natura perentoria del termine di cui all’art. 48 del Codice dei contratti, opportunamente valorizzata nella linea difensiva dei legali del r.t.i ricorrente.
A fronte, infatti, di un termine così esiguo concesso dalla legge ai partecipanti ad una gara pubblica al fine di comprovare il possesso dei requisiti di ordine speciale dichiarati, non può ragionevolmente legittimarsi anche un’ulteriore “giro di vite” costituito dalla previsione del computo anche del termine iniziale di invio della comunicazione.
6.3. Osserva in proposito il Collegio, a ulteriore suffragio della tesi della vessatorietà di siffatta illegittima inclusione nel computo dei termini anche di quello iniziale, che nell’ipotesi in cui, correttamente escludendo, invece, come per legge (art. 2963.c.c.) il termine iniziale, quello finale dovesse coincidere con un giorno festivo, l’impresa onerata della comprova dei requisiti potrebbe godere della proroga del termine al primo giorno non festivo successivo (ex art. 2963, comma 3, c.c.), secondo un principio ritenuto di carattere generale (Consiglio di Stato, Sez. V, 5 marzo 2003, n. 1214).
Ebbene, di tale facoltà, a stare all’illegittima delineata inclusione del termine iniziale, l’impresa partecipante alla gara sarebbe invece privata.
Segnala in proposito il Collegio che in argomento si è pronunciato anche il Giudice amministrativo d’appello che ha avuto modo di puntualizzare che “in mancanza di una specifica normativa, i criteri di computo dei termini del procedimento amministrativo sono quelli che si rinvengono nella disciplina generale dettata dagli art. 155 e ss. c.p.c. e 2963 c.c.. Regola cardine è che nel calcolo dei termini a giorni dies a quo non computatur, dies ad quem computatur.” (Consiglio di Stato,Sez. V, 4 marzo 2008, n. 824

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 2424 del 21 maggio 2010 pronunciata dal Tar Piemonte, Torino

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