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l’unica offerta rimasta in gara è quella del raggruppamento odierno appellante...

Pubblicato il 26/04/2010
Pubblicato in: Sentenze

L’offerta era conforme al contenuto del bando e, soprattutto in considerazione dell’assenza della determinazione di un rigido contenuto dei progetti, doveva essere valutata, come del resto correttamente fatto dall’amministrazione regionale.

La prevalenza dei servizi di riabilitazione poteva al più costituire un elemento oggetto di valutazione, ma non una causa di esclusione dell’offerta.

L’esito del presente giudizio comporta che l’unica offerta rimasta in gara è quella del raggruppamento odierno appellante e spetterà ora all’amministrazione concludere il procedimento. Ciò non significa che la gara debba essere necessariamente aggiudicata all’appellante come effetto conformativo della presente decisione, ma che l’amministrazione dovrà valutare se “aggiudicare la gara anche in presenza di una sola offerta purchè ritenuta congrua”, come previsto nell’ultima parte del bando.

L’oggetto del giudizio riguarda una procedura di gara per l’affidamento in concessione d’uso, gestione e manutenzione di un immobile, a cui hanno partecipato due raggruppamenti.
Il giudice di primo grado ha accolto il ricorso incidentale proposto dall’aggiudicataria CONTROINTERESSATA diretto a dimostrare l’illegittimità della mancata esclusione dell’offerta dell’appellante e non ha esaminato il ricorso principale.
Successivamente, con determinazione n. 154 del 21 gennaio 2009 l’amministrazione ha preso atto della revoca dell’offerta da parte della CONTROINTERESSATA e ha dichiarato conclusa la procedura di gara, andata deserta a seguito della predetta rinuncia e della statuizione della sentenza del Tar inerente l’esclusione dell’Istituto Ricorrente.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo di appello del Consiglio di Stato?

Preliminarmente, deve essere verificata l’incidenza di tale atto sopravvenuto sul presente giudizio.
Deve in primo luogo escludersi che l’appello sia inammissibile (o improcedibile) a causa della mancata impugnazione di tale atto, in quanto la menzionata determinazione non assume carattere lesivo per l’Istituto Ricorrente.
La conclusione della procedura senza esito è stata determinata in primo luogo della revoca dell’offerta dell’aggiudicataria, che non lede certamente l’appellante e la mancata valutazione della posizione del raggruppamento Ricorrente non è il frutto di una autonoma valutazione da parte dell’amministrazione regionale, ma costituisce la mera presa d’atto del contenuto della sentenza qui impugnata, che è esecutiva.
Alcuna acquiescenza ha, quindi, prestato l’Istituto appellante, che conserva l’interesse alla riforma della sentenza che ha accertato la sussistenza di una causa di esclusione per lo stesso istituto.
3. L’accoglimento del ricorso incidentale di primo grado è stato dovuto al fatto che – secondo il Tar - il progetto di valorizzazione della offerta della Ricorrente non rispettava le indicazioni del bando di gara in ordine alla destinazione d’uso da dare all’immobile.
Mentre il bando stabiliva espressamente che le proposte di valorizzazione dell’immobile avrebbero dovuto “essere orientate verso destinazioni turistiche non residenziali, volte alla creazione di centri di servizi per le persone capaci di incrementare l’offerta turistica e la qualità dei servizi ai cittadini dell’area cagliaritana durante l’intero corso dell’anno”, il fulcro del progetto presentato dalla costituenda ATI tra l’Istituto Ricorrente e la Società Ricorrente riguarderebbe lo svolgimento di attività attinenti al settore sanitario.
L’appellante contesta tale statuizione, deducendo che il suo progetto comprendeva anche finalità turistiche (realizzazione di un centro benessere), oltre ad attività di cura, comunque indicate dal bando tra quelle ammissibili.
Il motivo è fondato.

Il bando non indicava in modo rigoroso la destinazione del bene, lasciando spazio ai progetti dei concorrenti e si limitava a prescrivere che il progetto di valorizzazione dell’immobile dovesse avere destinazioni turistiche non residenziali, volte anche all’incremento della qualità dei servizi ai cittadini dell’area cagliaritana durante l’intero corso dell’anno e che sarebbero state privilegiate le “destinazioni d’uso legate alla cura, al benessere e ai servizi alla persona”.
Il progetto dell’appellante è incentrato sulla realizzazione di un centro di riabilitazione specialistica abbinato ad un “Centro benessere – Healt Farm – Termale Talasso – elioterapico”.
Si osserva che il centro riabilitativo rientra tra le destinazioni d’uso legate alla cura e ai servizi alla persona e che il centro benessere riguarda appunto una destinazione legata la benessere di chiara finalità sia turistica sia di incremento della qualità dei servizi da offrire ai cittadini dell’area cagliaritana durante l’intero corso dell’anno.
L’offerta era, quindi, conforme al contenuto del bando e, soprattutto in considerazione dell’assenza della determinazione di un rigido contenuto dei progetti, doveva essere valutata, come del resto correttamente fatto dall’amministrazione regionale.
Il ricorso principale di primo grado era diretto a contestare lo svolgimento della gara e aspetti del progetto dell’aggiudicataria CONTROINTERESSATA, che ha però successivamente revocato la propria offerta.
Tale elemento sopravvenuto determina la sopravvenuta carenza di interesse dell’appellante a contestare l’aggiudicazione avvenuta in favore di una offerta, che è poi stata revocata; di conseguenza il ricorso principale di primo grado va dichiarato improcedibile.
L’esito del presente giudizio comporta che l’unica offerta rimasta in gara è quella del raggruppamento odierno appellante e spetterà ora all’amministrazione concludere il procedimento.
Ciò non significa che la gara debba essere necessariamente aggiudicata all’appellante come effetto conformativo della presente decisione, ma che l’amministrazione dovrà valutare se “aggiudicare la gara anche in presenza di una sola offerta purchè ritenuta congrua”, come previsto nell’ultima parte del bando.

A  cura di Sonia Lazzini
Riportiamo qui di seguito la decisione numero 2188 del 19 aprile 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato

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