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La Stazione appaltante avendo accertato la negatività della certificazione contributiva, legittimamente ha attivato il procedimento di revoca dell’aggiudicazione e ha disposto l’incameramento della c

Pubblicato il 18/02/2010
Pubblicato in: Sentenze
la regolarità contributiva implica la necessità dell’assenza d’ogni effettivo e serio inadempimento degli obblighi previdenziali da parte dell’impresa, anche per quelli per i quali essa non ha ragionevoli ed accertate ragioni per sottrarvisi o per ritardarne il pagamento (cfr. in terminis Cons. St., V, 1° agosto 2007 n. 4273), indipendentemente dall’importo evaso o eluso

Da ciò discende l’irrilevanza, nella specie, della regolarizzazione postuma della posizione contributiva attorea, non solo, o non tanto per esser tal evento un’integrazione tardiva d’un requisito da possedere ex ante alla partecipazione alla gara stessa – e, quindi, una vera e propria violazione della par condicio–, quanto, piuttosto, perché ciò dimostra sia l’inadempimento in sé, sia il difetto di diligenza effettiva nella predisposizione di tutti gli elementi occorrenti per partecipare alla gara e per contrarre con la P.A.

Da ciò discende inoltre la legittimità dell’incameramento della cauzione provvisoria, tale istituto servendo appunto a garantire la serietà e l’affidabilità dell’offerta, onde, a fronte dell’accertata irregolarità –ossia al congiunto difetto del requisito e della predetta diligenza–, siffatta escussione non è che la conseguenza necessitata.

Ricorso per l'annullamento
della nota di estremi sconosciuta, con cui il Comune di Roma ha disposto, in danno alla ricorrente, l’escussione della polizza fideiussoria a titolo di cauzione provvisoria, a seguito della revoca dell’aggiudicazione provvisoria da un appalto a suo tempo indetto da detta P.A.
qual è il parere dell’adito giudice amministrativo?

Si controverte, con il ricorso in epigrafe, sull’escussione della cauzione provvisoria, da parte del Comune di Roma, nei confronti della IMPRESA RICORRENTE s.r.l. –corrente in Roma e già provvisoria aggiudicataria dell’asta pubblica per la manutenzione ordinaria, la sorveglianza ed il pronto intervento sulla viabilità del Municipio V di Roma–, aggiudicazione, però, che è stata revocata per l’accertata irregolarità contributiva di tale Società.
Il ricorso in epigrafe, il quale s’incentra essenzialmente, più che sull’escussione in sé della cauzione provvisoria, sull’irregolarità contributiva in sé della IMPRESA RICORRENTE s.r.l., non è condivisibile e va rigettato.
Ora, è jus receptum (cfr., da ultimo, Cons. St., VI, 26 gennaio 2009 n. 344; id., V, 5 maggio 2009 n. 2816; id., 30 settembre 2009 n. 5896) che, nelle gare ad evidenza pubblica, la regolarità contributiva delle imprese che vi partecipino è requisito indispensabile non solo per la stipulazione del contratto d’appalto, ma soprattutto per la stessa partecipazione al procedimento. Sicché l’impresa è tenuta ad esser in regola con i propri obblighi contributivi fin dall’istanza di partecipazione alla gara e deve mantenere tale assetto per tutto lo svolgimento di quest’ultima, essendo siffatta regolarità sicuro indice della correttezza dell’impresa nei rapporti con le proprie maestranze. Anzi, fermo restando che la regolarità contributiva è requisito d’ordine morale da accertare nei confronti di tutte le componenti soggettive dell’impresa interessata, tale dato non è più nella libera disponibilità delle stazioni appaltanti, spettando esclusivamente agli enti previdenziali nella sola ferma certativa del c.d. DURC.
Più precisamente, la regolarità contributiva implica la necessità dell’assenza d’ogni effettivo e serio inadempimento degli obblighi previdenziali da parte dell’impresa, anche per quelli per i quali essa non ha ragionevoli ed accertate ragioni per sottrarvisi o per ritardarne il pagamento (cfr. in terminis Cons. St., V, 1° agosto 2007 n. 4273), indipendentemente dall’importo evaso o eluso. E tal ultimo arresto è argomento decisivo, agli occhi del Collegio, per disattendere la doglianza attorea per cui la P.A. intimata non tenne in debito conto delle circostanze in cui si formò siffatta irregolarità. È ben vero che questo Giudice ben può valutare il contenuto ed il senso del DURC –non essendo ciò inibitogli per il sol fatto che tal certificato promani dall’ente previdenziale a ciò deputato (cfr. così Cons. St., V, 13 febbraio 2009 n. 817)–, ma non può al contempo prescindere, secondo un’interpretazione di buona fede dell’art. 75, lett. e) del DPR 21 dicembre 1999 n. 554 (applicabile nella specie ratione temporis) dalla gravità o, se del caso, dalla pretestuosità dell’inadempimento contributivo. In particolare, se la ricorrente lamenta l’esiguità dell’inadempimento o che questo s’è determinato <<… con la fase di avvio della Ricorrente s.r.l. per la cessione di ramo di azienda derivata da altra ditta…>>, del pari essa non s’è certo adoperata, con quel minimo di seria diligenza coerente con le esigenze di partecipazione alla gara de qua, per evitare che gli enti previdenziali incorressero in disguidi in relazione al passaggio da uno ad un altro regime previdenziale.
Da ciò discende l’irrilevanza, nella specie, della regolarizzazione postuma della posizione contributiva attorea, non solo, o non tanto per esser tal evento un’integrazione tardiva d’un requisito da possedere ex ante alla partecipazione alla gara stessa – e, quindi, una vera e propria violazione della par condicio–, quanto, piuttosto, perché ciò dimostra sia l’inadempimento in sé, sia il difetto di diligenza effettiva nella predisposizione di tutti gli elementi occorrenti per partecipare alla gara e per contrarre con la P.A.
Da ciò discende inoltre la legittimità dell’incameramento della cauzione provvisoria, tale istituto servendo appunto a garantire la serietà e l’affidabilità dell’offerta, onde, a fronte dell’accertata irregolarità –ossia al congiunto difetto del requisito e della predetta diligenza–, siffatta escussione non è che la conseguenza necessitata.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 1854 del  10 febbraio 2010, emessa dal Tar Lazio, Roma

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