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inutile partecipazione alla procedura

Pubblicato il 14/07/2010
Pubblicato in: Sentenze
inutile partecipazione alla procedura: la domanda di risarcimento del danno ingiusto deve, quindi, essere valutata ai sensi dell’art. 2043 cod. civ.

il fatto generatore dell’obbligazione risarcitoria, così come dell’interesse dedotto nel ricorso, rileva non ai fini della aggiudicazione del contratto (che la ricorrente non ha rivendicato), ma quale indice della non corretta esplicazione dei poteri dell’amministrazione, e quindi della sua colpa e dell’ingiustizia del danno subito

In parziale riforma della sentenza impugnata deve quindi essere disposta la condanna dell’amministrazione al risarcimento di tali danni, nella misura di 30.000 (trentamila) euro

La sentenza impugnata merita, invece, la riforma chiesta dalla società CONTROINTERESSATA con l’appello incidentale, volto a riproporre la domanda di risarcimento del danno.
Il Tar ha respinto la richiesta, rilevando che, per effetto dell’accoglimento del ricorso, l’interesse dedotto in causa troverebbe ristoro in forma specifica.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo di appello del Consiglio di Stato?

Tale conclusione è errata, alla luce dell’individuazione dell’interesse che ha sostenuto il ricorso di primo grado, secondo quanto sopra precisato.
Si è infatti ricordato che la società CONTROINTERESSATA ha proposto ricorso al Tar per chiedere l’annullamento di una procedura alla quale ha partecipato, a tutela dell’interesse del quale è portatrice nella qualità di concorrente: rispetto a tale interesse, riflesso nella legittimazione ad impugnare gli atti della procedura, l’annullamento della stessa non è che il momento pregiudiziale per ottenere il risarcimento dei danni patiti per la negligenza dell’amministrazione, che ha determinato l’illegittimità riscontrata in sentenza. I danni dei quali la ricorrente incidentale ha chiesto il ristoro non sono quelli ai quali il Tar ha posto rimedio con l’annullamento degli atti del procedimento e il conseguente obbligo dell’amministrazione a riprovvedere in merito, ma quelli, direttamente connessi alle spese e agli oneri sopportati per partecipare alla gara, ingiustamente vanificati per la colpa dell’amministrazione, colpa riconosciuta dalla stessa sentenza come causa della illegittimità della procedura e del conseguente annullamento.
La domanda di risarcimento deve, quindi, essere valutata ai sensi dell’art. 2043 cod. civ.: il fatto generatore dell’obbligazione risarcitoria, così come dell’interesse dedotto nel ricorso, rileva non ai fini della aggiudicazione del contratto (che la ricorrente non ha rivendicato), ma quale indice della non corretta esplicazione dei poteri dell’amministrazione, e quindi della sua colpa e dell’ingiustizia del danno subito. L’impresa ricorrente, che ha azionato la pregiudiziale azione di annullamento degli atti di gara, e che ha dimostrato la lesione causata dalla colpa della stazione appaltante, riconosciuta in giudizio, ha quindi il diritto di essere risarcita dei danni emergenti direttamente connessi alla inutile partecipazione alla procedura, giacchè ciò che viene qui in evidenza non attiene all’alea insita nella partecipazione a qualsiasi gara pubblica, ma al dovere di ogni soggetto, anche pubblico, di non determinare colposamente un danno ingiusto.
In parziale riforma della sentenza impugnata deve quindi essere disposta la condanna dell’amministrazione al risarcimento di tali danni, nella misura di 30.000 (trentamila) euro, nella quale il Collegio ritiene equo ridurre la quantificazione indicata dalla appellante.

A cura di Sonia Lazzini
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