Alto Contrasto Reimposta
Iscriviti Area Riservata
Menu
Menu
Stemma

indubbio che la stazione appaltante può legittimante richiedere la dichiarazione ai sensi dell’art. 38 d.lgs. 16372006 s.m.i.

Pubblicato il 15/03/2010
Pubblicato in: Sentenze

E’, invero, indubbio che, ove il Consorzio intenda far eseguire direttamente i lavori ad alcuna delle proprie imprese consorziate singolarmente, la stazione appaltante può legittimante richiedere la dichiarazione ai sensi dell’art. 38 d.lgs. 16372006 s.m.i.

Tuttavia, in tal caso, la stazione appaltante non può escludere il Consorzio dal procedimento di gara senza accertare previamente (attraverso apposita previsione della dichiarazione da rendere all’interno del bando di gara ovvero attraverso apposita specifica richiesta nella fase di ammissione alla procedura di gara), la sussistenza dei requisiti della singola impresa ad esso appartenente.

il Consorzio stabile si differenzia dai raggruppamenti temporanei d’impresa e dai consorzi temporanei, in quanto si tratta di soggetti dotati di autonoma soggettività giuridica rispetto ai propri stessi componenti; corollario di tale affermazione è che possono eseguire i lavori direttamente con la propria organizzazione

La domanda di risarcimento del danno proposta contestualmente al ricorso deve essere respinta, in primo luogo per genericità della medesima; in secondo luogo poiché la ricorrente è stata riammessa la procedimento di gara e essendo risultata aggiudicataria

Con il ricorso in epigrafe, notificato in data 21 luglio 2009 e depositato in data 22 luglio 2009, la società ricorrente, premettendo di essere un Consorzio stabile costituito ai sensi dell’art. 12 l. n. 109/1994 s.m., impugna il provvedimento con il quale la Commissione di gara ha disposto la sua esclusione dalla gara d’appalto, giacchè la ricorrente non avrebbe prodotto in sede di gara pubblica le dichiarazioni attestanti il possesso dei requisiti di ordine generale di cui all’art. 38 del d.lgs. 163/2006 e s.m. per le ditte consorziate che eseguiranno i lavori.
La ricorrente propone i seguenti mezzi di impugnativa:
I) Violazione del bando di gara e violazione dei principi generali; il bando di gara richiedeva la dichiarazione in ordine all’assenza delle causa di esclusione solo da parte del Consorzio stabile e non da parte delle imprese aderenti al Consorzio, il che appare logico in quanto è il Consorzio stabile a eseguire direttamente i lavori, anche avvalendosi dei mezzi e delle persone delle imprese consorziate. In ogni caso l’Amministrazione appaltante avrebbe dovuto richiedere l’integrazione documentale delle dichiarazione in materia di cause di esclusione anziché disporre l’esclusione sic et simpliciter dell’impresa in questione.
II) Ulteriore violazione dei principi generali, erroneità dei presupposti di fatto e di diritto. La Commissione ha erroneamente omesso di considerare che i Consorzi stabili sono completamente differenti dai consorzi tra società cooperative ovvero dai Consorzi che spesso sono costituiti dopo l’aggiudicazione dai partecipanti a un raggruppamento temporaneo di imprese ovvero anche dai consorzi ordinari di concorrenti di cui all’art. 34 lette. e) d.lgs. 163/2006. Questo perché i Consorzi stabili possono eseguire direttamente il loro lavoro ed è il Consorzio l’esecutore delle opere. Da ciò discende che la dichiarazione in questione non doveva necessariamente essere presentata dal Consorzio ricorrente, poiché il Consorzio avrebbe, in caso di aggiudicazione, eseguito direttamente i lavori.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo?

Il ricorso è fondato.
In primo luogo – con riferimento al primo mezzo d’impugnativa - occorre partire dal dato testuale del bando di gara, che non prevedeva specificamente per i consorzi stabili l’obbligo di dichiarazione dell’inesistenza delle cause di esclusione di cui all’art. 38 comma 1, del d.lgs. n. 163/2006 e s.m. come integrato con d.lgs. n. 113/2007 per le singole imprese consorziate.
La Commissione, in assenza di una clausola inequivoca in ordine a tale obbligatoria dichiarazione da parte di tutte le imprese consorziate (e anzi in presenza di un disposto particolarmente generico), avrebbe dovuto quantomeno fare uso del proprio potere-dovere di richiedere l’integrazione dei documenti al Consorzio ricorrente ai sensi dell’art. 46 del d.lgs. 163/2006 s.m.i., dovendo avere come punto di riferimento il principio della massima partecipazione possibile alle procedure di affidamento dei contratti pubblici, principio insito sia nella normativa comunitaria che in quella nazionale e più volte ribadito dalla giurisprudenza, sia comunitaria che nazionale.
In disparte la precedente considerazione, il Collegio rileva la fondatezza di quanto argomentato nel secondo motivo, poichè il Consorzio stabile si differenzia dai raggruppamenti temporanei d’impresa e dai consorzi temporanei, in quanto si tratta di soggetti dotati di autonoma soggettività giuridica rispetto ai propri stessi componenti; corollario di tale affermazione è che possono eseguire i lavori direttamente con la propria organizzazione.
E’, invero, indubbio che, ove il Consorzio intenda far eseguire direttamente i lavori ad alcuna delle proprie imprese consorziate singolarmente, la stazione appaltante può legittimante richiedere la dichiarazione ai sensi dell’art. 38 d.lgs. 16372006 s.m.i. Tuttavia, in tal caso, la stazione appaltante non può escludere il Consorzio dal procedimento di gara senza accertare previamente (attraverso apposita previsione della dichiarazione da rendere all’interno del bando di gara ovvero attraverso apposita specifica richiesta nella fase di ammissione alla procedura di gara), la sussistenza dei requisiti della singola impresa ad esso appartenente.
Nel caso in esame, il bando non prevedeva che i Consorzi stabili dovessero specificare se una delle proprie imprese avrebbe eseguito individualmente parte dei lavori, né richiedeva, come più sopra rilevato, l’apposita dichiarazione ai sensi dell’art. 38 d.lgs. 163/2006 s.m.i per ciascuna impresa consorziata, di talchè, in presenza di clausole del bando poco puntuali su tale questione, l’esclusione disposta nei confronti della ricorrente deve essere annullata in quanto illegittima.
Alla luce delle suesposte ragioni il ricorso dev’essere accolto.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 79 del 13 marzo 2010 emessa dal Tar Emilia Romagna, Parma

 Allegati
Scarica


Utilità