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il semplice ritardo non evidenziA una lesione grave dei diritti primari della persona

Pubblicato il 08/06/2010
Pubblicato in: Sentenze
il semplice ritardo, che la condotta amministrativa ha cagionato, nell’inizio di un’attività economica (nella specie di rivendita di giornali) non evidenziA una lesione grave dei diritti primari della persona

il risarcimento del danno non patrimoniale costituzionalmente qualificato è ammesso nei soli casi in cui la lesione del diritto costituzionale sia qualificata dalla serietà dell’offesa e dalla gravità delle conseguenze nella sfera personale

Giova rimarcare che, per effetto della lettura evolutiva dell’art. 2059 c.c. fornita dalla più recente giurisprudenza della Corte di Legittimità (Cass. Civ., sez. III, 31 maggio 2003, n. 8827 e 8828; Cass. sezioni unite, 11 novembre 2008, n. 26972; 19 agosto 2009, n. 18356), il danno non patrimoniale deve ritenersi risarcibile non solo neli casi contemplati da apposita previsione di legge ma anche in caso di lesione dei valori fondamentali della persona tutelati dalle disposizioni immediatamente precettive della Carta Costituzionale

Il presente giudizio trae origine dalla determinazione dirigenziale con la quale il Comune di Taranto ha revocato l’autorizzazione n. 147/2007 rilasciata in favore della ricorrente per la rivendita di quotidiani e periodici in posto fisso.
Il Comune appellante contesta la sola parte della sentenza con la quale il Primo Giudice ha condannato l’amministrazione al risarcimento dei danni non patrimoniali liquidandoli nella misura di 20.000 euro.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo di appello del Consiglio di Stato?

L’appello è fondato.
Giova rimarcare che, per effetto della lettura evolutiva dell’art. 2059 c.c. fornita dalla più recente giurisprudenza della Corte di Legittimità (Cass. Civ., sez. III, 31 maggio 2003, n. 8827 e 8828; Cass. sezioni unite, 11 novembre 2008, n. 26972; 19 agosto 2009, n. 18356), il danno non patrimoniale deve ritenersi risarcibile non solo neli casi contemplati da apposita previsione di legge ma anche in caso di lesione dei valori fondamentali della persona tutelati dalle disposizioni immediatamente precettive della Carta Costituzionale. Si è in questo modo aderito ad un approccio ermeneutico che legge in senso elastico la tipicità del danno non patrimoniale risarcibile, consentendo il ristoro del danno in caso di lesione di valori costituzionali primari, oltretutto non confinabili ad un numerus clausus in quanto ricavabili, in forza della clausola aperta di cui all’art. 2 della Costituzione, in base ad un criterio dinamico che consente di apprezzare l’emersione, nella realtà sociale, di nuovi interessi aventi rango costituzionale in quanto attinenti a posizioni inviolabili della persona.
L’ampliamento della categoria del danno non patrimoniale, categoria unitaria non scindibile in sottocategorie strutturalmente autonome, è tuttavia compensata, dall’introduzione di un limite ontologico e di un onere probatorio. Quanto al primo, in quadro interpretativo attento al contemperamento tra i principi costituzionali di solidarietà e di tolleranza, il risarcimento del danno non patrimoniale costituzionalmente qualificato è stato ammesso nei soli casi in cui la lesione del diritto costituzionale sia qualificata dalla serietà dell’offesa e dalla gravità delle conseguenze nella sfera personale . Quanto al secondo aspetto la Cassazione, superando la teoria del danno evento, esige che il danneggiato fornisca la prova, oltre dell’evento dato dalla sussistenza di una lesione del diritto costituzionalmente primario che superi la soglia della tollerabilità, anche sdella ricorrenza di significative ripercussioni pregiudizievoli sotto il profilo del danno conseguenza.
Facendo applicazione delle coordinate esposte, il Consiglio, in adesione ai motivi di appello, non considera ravvisabile una lesione che superi la soglia dell’apprezzabilità e, in ogni caso, non reputa assolto l’onere probatorio che grava sul danneggiato.

Quanto al primo aspetto, anche a ritenere sussistente l’incisione dei valori di cui agli artt. 2, 4 e 41 Cost., il Collegio reputa che il semplice ritardo, che la condotta amministrativa ha cagionato, nell’inizio di un’attività economica (nella specie di rivendita di giornali) non evidenzi una lesione grave dei diritti primari della persona tale da ripercuotersi, oltre la soglia della tollerabilità, sulla qualità della vita e sulla sfera esistenziale. In particolare, se si concentra l’indagine al provvedimento oggetto di impugnazione in primo grado, si ricava che l’atto di revoca notificato il 24 giugno 2008 ha prodotto effetti solo fino al successivo il 19 novembre, data della pronuncia cautelare di accoglimento dell’istanza di sospensione proposta in primo grado, si ricava che il provvedimento gravato ha prodotto un impedimento temporalmente circoscritto ad un intervallo di meno di cinque mesi.
Si deve poi convenire con la parte ricorrente che non è stata comunque fornita una prova adeguata della sussistenza di significative conseguenze dannose eziologicamente ricollegabili, sul piano personale e morale, alla lesione dei rammentati valori fondamentali della persona. Va infatti osservato che la sentenza, sul punto inoppugnata, esclude la ricorrenza di danni biologici mentre non risulta non risulta fornita alcuna prova specifica della sussistenza di danni conseguenziali non patrimoniali di altra natura che valichino la soglia della gravità. Va soggiunto, quanto al ricorso alla prova presuntiva, che il semplice ritardo, nell’inizio di un’attività economica (nella specie di rivendita di giornali), cagionato dalla condotta amministrativa non costituisce un fatto idoneo in quanto tale, in assenza dell’introduzione di ulteriori sostegni probatori, a far presumere il fatto ignoto della sussistenza di danni non patrimoniali qualificati sotto il profilo delle ripercussioni gravi sulla sfera personale ed esistenziale.
In definitiva l’appello deve essere accolto.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la decisione numero 3397 del 28 maggio 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato
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