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il ritardo è imputabile a colpevole inerzia della società, e impedisce il riconoscimento dei danni

Pubblicato il 18/06/2010
Pubblicato in: Sentenze

Il ritardo nell’attività edilizia, procrastinatosi dopo il febbraio 1990 e fino al 1996 è allora imputabile a colpevole inerzia della società, e impedisce il riconoscimento dei danni (art. 1227 c.c.)

Nei giudizi risarcitori l’onere della prova sia del fatto illecito che del danno è a carico di chi chiede il risarcimento, trattandosi di elementi che sono nella disponibilità della parte, e in relazione ai quali non si giustifica, pertanto un potere di soccorso o, peggio, di supplenza da parte del giudice.

Spettava pertanto al ricorrente, sin dal primo grado di giudizio, provare il nesso di causalità tra l’atto illegittimo (d.m. di gennaio 1989) e il danno lamentato, connesso alla ritardata edificazione._In particolare, spettava al ricorrente, sin dal primo grado di giudizio, dimostrare quanto viene oggi dedotto per la prima volta in appello, e cioè che l’annullamento di una singola autorizzazione paesaggistica avrebbe paralizzato l’intera lottizzazione._ Di tale affermazione e della relativa prova non vi è traccia nel ricorso di primo grado.

In esso, invero, nella parte in fatto si afferma, genericamente e senza dimostrazione che “tuttavia, per effetto del provvedimento ministeriale (non sospeso dal TAR) l’intervento edilizio era rimasto del tutto paralizzato”, affermazione che sembra riferirsi al singolo intervento edilizio e non all’intera lottizzazione.
Nella parte in diritto, il primo motivo di ricorso, rubricato “sul nesso causale tra evento dannoso e provvedimento illegittimo (recte comportamento illecito) della P.A.” consta di 16 righi che possono essere testualmente riprodotti; si afferma “preliminarmente è bene osservare che nella fattispecie si denuncia la lesione di un interesse legittimo oppositivo inferta dal provvedimento già annullato in sede giurisdizionale con il quale è stata per anni caducata la situazione di vantaggio conseguita dalla ricorrente per effetto del rilascio dell’autorizzazione paesaggistica alla quale avrebbe dovuto più che ragionevolmente conseguire (…) il rilascio della concessione edilizia per l’esecuzione dell’intervento sotteso alla convenzione di lottizzazione stipulata con il Comune. Sotto questo profilo si può subito evidenziare la sussistenza dell’esclusività del nesso causale tra la (ingiusta) paralisi di detto intervento e il provvedimento ministeriale del 9.1.1989. Sulla scorta di questa agevole premessa si può passare a verificare la sussistenza degli ulteriori elementi integratori della fattispecie di cui all’art. 2043 c.c., prendendo le mosse proprio dall’esame compiuto dalla sentenza del TAR Marche n. 604/1995”.
5.4. In tale motivo di ricorso il Collegio non legge:
- né l’affermazione di un nesso causale tra il provvedimento ministeriale illegittimo e la paralisi dell’intera lottizzazione;
- né, soprattutto, l’affermazione di fatti e circostanze atti a comprovare che il provvedimento ministeriale illegittimo avrebbe paralizzato l’intera lottizzazione.
Tali fatti e circostanze vengono dedotti per la prima volta in appello, con motivo nuovo e pertanto inammissibile, quale che sia la natura della pretesa al risarcimento del danno (art. 345, co. 1, c.p.c.).

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la decisione numero 3641 dell ‘ 8 giugno 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato

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