Alto Contrasto Reimposta
Iscriviti Area Riservata
Menu
Menu
Stemma

IL divieto concerne testualmente il “rinnovo tacito” e la...

Pubblicato il 24/05/2010
Pubblicato in: Sentenze

IL divieto concerne testualmente il “rinnovo tacito” e la comminatoria di nullità si riferisce, del pari testualmente, ai contratti stipulati in violazione di tale specifico divieto

L’art. 6, co. 2, della legge 24 dicembre 1993 n. 537, come sostituito dall’art. 44 della legge n. 724 del 1994 (ora abrogato dall’art. 256 del d.lgs. n. 163 del 2006), disponeva: “è vietato il rinnovo tacito dei contratti delle pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e servizi, ivi compresi quelli affidati in concessione a soggetti iscritti in appositi albi. I contratti stipulati in violazione del predetto divieto sono nulli”; e, col periodo seguente, poi soppresso dall’art. 23, co. 1, della legge – comunitaria 2004 – 18 aprile 2005 n. 62: “Entro tre mesi dalla scadenza dei contratti, le amministrazioni accertano la sussistenza delle ragioni di pubblico interesse per la rinnovazione dei contratti medesimi e, ove verificata detta sussistenza, comunicano al contraente la volontà di procedere alla rinnovazione”.

Il successivo co. 4 (oggi art. 115 del cit. d.lgs. n. 164 del 2006) prevedeva, inoltre, l’obbligo di inserimento in tutti i contratti a esecuzione periodica o continuativa della clausola di revisione periodica del prezzo, stabilendo altresì che la revisione venga operata sulla base di una istruttoria condotta dai dirigenti responsabili della acquisizione di beni e servizi sulla base di dati rilevati ed elaborati dall’ISTAT.

Riguardo al co. 2, la giurisprudenza ne ha rinvenuto la “ratio” nell’esigenza di impedire rinnovi automatici dei contratti di durata, inizialmente sostituiti con l’eventuale scelta consapevole della singola amministrazione di rinnovare o meno il contratto (cfr., in particolare, Cons. St., Sez. V, 6 settembre 2007 n. 4679).

Del resto, non v’è dubbio che il divieto concerne testualmente il “rinnovo tacito” e la comminatoria di nullità si riferisce, del pari testualmente, ai contratti stipulati in violazione di tale specifico divieto.
Quanto alla proroga, da cui il rinnovo si differisce per consistere in un nuovo rapporto giuridico frutto di un diverso esercizio dell’autonomia negoziale delle parti (vedasi in tal senso Cons. St., Sez. V, 11 gennaio 2006 n. 39), il già richiamato art. 23 della legge n. 62 del 2005 così statuisce al co. 2: “I contratti per acquisti e forniture di beni e servizi, già scaduti o che vengano a scadere nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, possono essere prorogati per il tempo necessario alla stipula dei nuovi contratti a seguito di espletamento di gare ad evidenza pubblica”, dettando in proposito puntuali condizioni. Tuttavia, diversamente dall’art. 6, co. 2, della legge n. n. 537 del 1993, in tale disposizione è assente la comminatoria di nullità dei contratti stipulati in contrasto con la medesima.

Nella specie, all’originario contratto del 3 dicembre 2002, valevole dal 1° novembre 2002 al 31 dicembre 2003 e modificato dal 1° aprile 2003, hanno fatto seguito le deliberazioni del Consiglio di amministrazione dell’AMIU 17 febbraio 2003 n. 49, di “proroga” al 31 dicembre 2004, e 7 dicembre 2004 n. 244, di “proroga” al 31 dicembre 2005, poi il nuovo contratto del 6 marzo 2006, valevole dal 1° gennaio al 31 dicembre 2006 e recante “migliorie” del servizio, “prorogato” dal 1° gennaio 2007 per quindici giorni con nota dirigenziale 29 dicembre 2006 n. 13236, quindi altro contratto di “rimodulazione” del servizio per il periodo dal 16 gennaio al 15 novembre 2007 autorizzato con deliberazione dello stesso Consiglio di amministrazione 18 gennaio 2007 n. 8, a sua volta seguito dalle “proroghe” fino al 31 marzo 2008 (nota presidenziale 3 gennaio 2008 n. 0098) e fino al 31 luglio 2008 (nota presidenziale 31 marzo 2008 n. 3145).
Pertanto, a prescindere dalla qualificazione come “rinnovi” o “proroghe” delle riferite manifestazioni di volontà dell’AMIU dirette alla conferma della permanenza dei rapporti in essere con l’attuale appellante, è indubbio che in nessun caso si è trattato di rinnovo tacito, sicché non opera nei confronti dei rispettivi contratti la nullità sancita dal ripetuto art. 6, co. 2, della legge n. 537 del 1993. Conseguentemente, è erroneo il presupposto sul quale il primo giudice si è basato per escludere la sussistenza del rivendicato diritto alla revisione al quale si riferisce l’art. 244, co. 3, del d.lgs. n. 163 del 2006 e, di qui, per negare che la controversia rientri nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo stabilita dallo stesso art. 244, co. 3.
Ne deriva che, in accoglimento dell’appello e senza che, ovviamente, possa scendersi all’esame nel merito della pretesa azionata, la sentenza va annullata con rinvio della causa al Tribunale amministrativo regionale ai sensi dell’art. 35, co. 1, della legge 6 dicembre 1971 n. 1034.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la decisione numero 3019 del 14 maggio 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato

 Allegati
Scarica

Utilità