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fondata la doglianza di violazione del tetto del 2%

Pubblicato il 09/03/2010
Pubblicato in: Sentenze

è dunque fondata la doglianza di violazione del tetto del 2% per avere la P.A. richiesto di produrre una garanzia provvisoria di misura pari al 4,76% dell’importo a base di gara.

Non v’è margine di incertezza e dubbio nell’imperatività del riportato disposto codicistico, conseguendone che a fronte di una base di gara di 2.100.000 euro, poteva essere richiesta la produzione di una cauzione provvisoria pari a soli € 42.000, che costituiscono il 2% della base d’asta, ammissibile a norma del codice dei contratti.

Si prospetta pertanto ingiustamente gravatoria la richiesta di una garanzia provvisoria pari ad oltre il doppio del cennato limite del 2%.

Con il quarto motivo, che conviene trattare ora , per la sua assonanza con quello appena vagliato, la ricorrente censura sempre l’art. 6.1 della lettera di invito per contrasto con le medesime appena esaminate norme di fonte primaria ma stavolta sotto il profilo della violazione del limite del 2% fissato dall’art. 75 del Codice. Lamenta al riguardo che la procedura di gara aveva un importo a base d’asta di soli € 2.100.000 ma veniva richiesta una cauzione provvisoria di € 100.000, che sono pari al 4,76% della base di gara, ossia a più del doppio di quanto richiesto dalla legge in materia di appalti.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo?

le censure si prestano ad essere positivamente considerate e vanno accolte.
Intanto, come già spiegato con l’Ordinanza cautelare n. 947/2009, il parametro normativo cui la Sezione farà riferimento, e che è rappresentato dagli artt. 75 e 113 del codice dei contratti, è reso direttamente applicabile alla gara per cui è controversia dalla stessa lex specialis.
Invero, il punto 6.2 della lettera di invito stabilisce che la scheda tecnica secondo la quale poteva essere presentata la cauzione definitiva – scheda, peraltro, contemplata dal D.M. n. 123/2004 attuativo delle norme sulle garanzie nelle gare pubbliche poi trasfuse nell’art. 113 del Codice – avrebbe dovuto essere “opportunamente integrata con le modifiche apportate dal D.lgs. n. 163/2006 e s.m.i”.
Siffatta formula e locuzione di rinvio costituisce un chiaro e indiscutibile richiamo delle disposizioni dell’art. 113 del Codice dei contratti. Ne consegue la sicura applicabilità alla gara sia di quest’ultima norma che dell’art. 75 del Codice dedicato alla cauzione provvisoria.
Orbene, con specifico riguardo alla prime delle riassunte censure, indirizzata contro la misura della cauzione provvisoria, rammenta il Collegio che l’art. 75, comma 1 del d.lgs. n. 163/2006, di cui fondatamente la ricorrente deduce l’infrazione, stabilisce che “l'offerta è corredata da una garanzia, pari al due per cento del prezzo base indicato nel bando o nell'invito”.
Non v’è margine di incertezza e dubbio nell’imperatività del riportato disposto codicistico, conseguendone che a fronte di una base di gara di 2.100.000 euro, poteva essere richiesta la produzione di una cauzione provvisoria pari a soli € 42.000, che costituiscono il 2% della base d’asta, ammissibile a norma del codice dei contratti.
Si prospetta pertanto ingiustamente gravatoria la richiesta di una garanzia provvisoria pari ad oltre il doppio del cennato limite del 2%.
A parere del Collegio è dunque fondata la doglianza di violazione del tetto del 2% per avere la P.A. richiesto di produrre una garanzia provvisoria di misura pari al 4,76% dell’importo a base di gara.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 1292 dell’ 1 marzo 2010 emessa dal Tar Piemonte, Torino

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