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è di palmare evidenza l’illegittimità dell’operato del Consiglio di Istituto

Pubblicato il 26/03/2010
Pubblicato in: Sentenze

Nello specifico, è di palmare evidenza l’illegittimità dell’operato del Consiglio di Istituto, il quale, dopo avere predisposto un elenco di parametri corrispondenti a quelli contenuti nella lettera di invito – ha poi, nel concreto, tenuto conto esclusivamente di uno di questi.

l’illegittimità della condotta dell’Amministrazione si ricollega al fatto che questa non ha adeguatamente specificato ed integrato i criteri generali di valutazione delle offerte indicati nella lettera di invito (graduandone la rispettiva importanza), come pure, secondo la giurisprudenza costante, avrebbe potuto fare fino al momento dell’apertura delle buste recanti le offerte stesse (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 18 dicembre 2008, n. 6320; id., Sez. VI, 25 settembre 2007, n. 4956)

Ed invero, con tale motivo è stato dedotto: a) che le indicazioni fornite nella lettera di invito circa i requisiti dell’offerta sarebbero illegittime per perplessità, perché l’Istituto avrebbe fatto confusione tra condizioni di ammissibilità ed elementi di valutazione delle offerte, aggiungendo anche elementi di dubbia riconducibilità (si tratta di doglianza già dedotta con il primo motivo); b) che, sebbene il Consiglio di Istituto avesse preparato uno schema comparativo comprensivo di tutti gli elementi, in tal modo dimostrando di volerli valutare tutti, in realtà, poi, per taluni degli elementi stessi o non vi sarebbe stata nessuna valutazione (è il caso degli snack), o la valutazione sarebbe incomprensibile, recando il succitato schema dei punti interrogativi, cui non si sa che significato riconnettere; c) che per alcune voci (tempistica delle operazioni di manutenzione e pulizia e degli interventi per guasto) l’offerta della ricorrente sarebbe stata migliore di quella dell’aggiudicataria, ma le voci in questione non sarebbero state considerate.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo?

Orbene, nel caso di specie la documentazione in atti e le medesime giustificazione rese dall’Istituto Scolastico nella relazione sui fatti di causa comprovano la fondatezza dei punti b) e c) dell’ora visto motivo. Nello specifico, è di palmare evidenza l’illegittimità dell’operato del Consiglio di Istituto, il quale, dopo avere predisposto un elenco di parametri (macchina in comodato, installazione a carico della ditta, tempistica per la manutenzione e la pulizia della macchina, tempistica per la riparazione dei guasti, costo delle bevande, gestione diretta della ditta per la fornitura delle bevande, eventuale installazione di un distributore di acqua, bevande e merende ad uso del personale) – corrispondenti a quelli contenuti nella lettera di invito – ha poi, nel concreto, tenuto conto esclusivamente di uno di questi. La scelta, infatti, è stata compiuta unicamente sulla base del costo di acqua e bevande calde, come si afferma nella già citata nota dell’Istituto del 10 giugno 2008.
Non è fondata la giustificazione a tal proposito avanzata dal dirigente scolastico nella relazione sui fatti di causa, secondo cui, per taluni degli elementi predisposti, nessuna delle due ditte partecipanti alla gara avrebbe fornito una risposta chiara, così impedendo al Consiglio di Istituto di valutarli: ciò che spiegherebbe l’apposizione dei punti interrogativi in corrispondenza di tali voci o elementi. La spiegazione non convince, perché, a ben vedere, i punti interrogativi risultano apposti sul prospetto comparativo predisposto dal Consiglio di Istituto in relazione a voci, per almeno alcune delle quali nelle offerte (o quantomeno nell’offerta della ricorrente) si rinviene un’esplicita indicazione. Basta considerare, ad es., la voce riguardante la tempistica degli interventi di riparazione in caso di guasto alla macchina, da eseguire entro 48 ore dalla chiamata: per tale voce il prospetto, mentre riporta la positiva risposta della Controinteressata S.r.l., reca un punto interrogativo in corrispondenza della casella relativa all’offerta della ricorrente, il che significherebbe – secondo l’Istituto resistente – la mancata o non chiara risposta su detta voce da parte della Gruppo Ricorrente S.r.l.: ma, se si esamina l’offerta di quest’ultima, nel paragrafo “Linea salute” si rinviene l’affermazione che “in caso di guasto o vuoto macchina l’intervento avviene normalmente entro le due/tre ore lavorative dal ricevimento della chiamata”. Se, poi, si ripete tale controllo per la voce attinente alla tempistica della manutenzione e pulizia della macchina (voce per cui, nel prospetto de quo, è stato apposto un punto interrogativo in relazione sia all’offerta della ricorrente, sia a quella dell’aggiudicataria), si vede che l’offerta della ricorrente reca due indicazioni all’apparenza differenti, una delle quali, però, conforme alle richieste dell’Istituto Scolastico. Infatti, nella parte iniziale dell’offerta, nel paragrafo denominato “Personale dipendente addetto alla qualità ed al controllo”, si parla di operazioni di pulizia ordinarie a cadenza mensile, cui si aggiungono operazioni straordinarie di igienizzazione a cadenza trimestrale; tuttavia, in altra parte dell’offerta, nel paragrafo “Personale impiegato nel servizio” (posto immediatamente prima del paragrafo “Linea salute”), viene precisato che gli addetti al rifornimento “programmano le visite di rifornimento in maniera tale che la visita avvenga sempre prima che il prodotto sia finito, da un minimo di passaggio settimanale fino ad uno giornaliero ed oltre”, mentre, poi, nel paragrafo “Linea salute” si aggiunge che, tra i compiti dell’addetto al rifornimento incaricato di passare entro la ricreazione, o nel pomeriggio, è compreso quello di provvedere alla pulizia dei distributori e delle vetrine, nonché allo svuotamento dei bidoni dei rifiuti. È ragionevole, allora, ricavarne che un primo livello di operazioni di pulizia, da svolgersi dall’addetto al rifornimento della macchina con cadenza quantomeno settimanale, pertanto in conformità alla lettera di invito ed al prospetto del Consiglio di Istituto, fosse stato previsto dall’offerta della ricorrente; al più, in caso di perdurante dubbio, la P.A. si sarebbe potuta avvalere del potere di cui all’art. 46 del d.lgs. n. 163/2006. In ogni caso, è erronea l’apposizione di un punto interrogativo per la voce de qua in corrispondenza dell’offerta della ditta ricorrente, atteso il significato negativo riconnesso dalla P.A. ad una simile apposizione, come più sopra chiarito.

Merita di essere segnalata la sentenza numero 695 del 18 marzo 2010 del Tar Toscana, Firenze ed in particolare il seguente passaggio:

< L’illegittima pretermissione, ai fini della valutazione delle offerte, degli elementi diversi da quello relativo alle bevande calde ed all’acqua, si manifesta evidente anche sotto altri profili: risulta, nello specifico, palese l’illegittimità dell’omissione di ogni valutazione circa l’eventuale installazione di un distributore di acqua, bevande e merende ad uso esclusivo del personale. Il prospetto predisposto dal Consiglio di Istituto mostra che quest’ultimo si è limitato a dare conto del fatto che sia l’offerta della ricorrente, sia quella dell’aggiudicataria, prevedevano l’installazione di detto distributore, ma non ha aggiunto nessuna considerazione circa la maggiore convenienza dell’una o dell’altra offerta sotto questo profilo, che, invece, avrebbe dovuto essere valutato al pari degli altri: fermo restando, in ogni caso, che le merende (o snack), in base alla lettera di invito, non avrebbero dovuto far parte degli altri distributori da installare nei diversi plessi dell’Istituto e che di ciò si sarebbe potuto tenere conto attribuendo alla voce in esame un “peso” inferiore, ma non omettendone la valutazione (come invece è stato fatto). Sul punto si appalesa irragionevole la condotta dell’Istituto: questo, mentre ha omesso, si ripete, ogni valutazione sul prodotto “merende”, ha, invece, valutato il prodotto “acqua”, considerandone il costo ed inserendolo, nel prospetto, all’interno della voce relativa al “costo delle bevande”; ciò, nonostante la lettera di invito non lasciasse equivoci sul fatto che il prodotto “acqua” era previsto, al pari degli snack, per il solo distributore ad uso esclusivo del personale, essendo tutti gli altri distributori di bevande calde (così la lettera di invito), dunque non di acqua. Dal ché si deve desumere che all’Istituto rimaneva l’alternativa o di non tenere conto, ai fini della valutazione delle offerte, di nessuno dei due prodotti in discorso (né l’acqua, né gli snack), o di tenere conto di tutti e due (magari graduandone diversamente l’importanza), ma non certo di tener conto solo del primo e non del secondo, come invece è avvenuto.
A propria giustificazione l’Istituto invoca il fatto che l’acqua e le bevande calde sarebbero i prodotti più richiesti, ma tale giustificazione è per più versi illegittima. Innanzitutto, essa non è supportata da nessun elemento probatorio che dimostri la fondatezza di una simile asserzione: almeno per i succhi di frutta, è ragionevole pensare ad un consumo, se non di uguale livello, comunque significativo. In secondo luogo, risulta contraddetta dal fatto che nel prospetto utilizzato sono state riportate anche le bevande fredde, distinte nelle varie tipologie (tè e succhi di frutta), in ragione dei rispettivi costi. In terzo luogo – si ribadisce – trattasi di giustificazione (basata su un criterio aggiunto ex post) che, in ogni caso, avrebbe potuto al più condurre a graduare diversamente, secondo il rispettivo “peso”, le singole voci, attribuendo punteggi diversi ad ognuna di esse, ma non già ad ignorarne alcune (pur se elencate nella lettera di invito) ed a tener conto esclusivamente di altre. Né inganni, sul punto, che la deliberazione del Consiglio di Istituto n. 8/2008 richiama nelle premesse anche il costo di bevande fredde (tè e succhi di frutta) e snack, in quanto nel successivo “considerato” si legge espressamente che i prodotti più richiesti sarebbero bevande calde ed acqua: quindi, è in base a questi elementi che è stata effettuata la scelta.>

Ma non solo

< In linea generale, l’illegittimità della condotta dell’Amministrazione si ricollega al fatto che questa non ha adeguatamente specificato ed integrato i criteri generali di valutazione delle offerte indicati nella lettera di invito (graduandone la rispettiva importanza), come pure, secondo la giurisprudenza costante, avrebbe potuto fare fino al momento dell’apertura delle buste recanti le offerte stesse (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 18 dicembre 2008, n. 6320; id., Sez. VI, 25 settembre 2007, n. 4956): la mancanza di detta attività integratrice ha indotto l’Istituto Scolastico ad un’arbitraria equiparazione di tutte le voci (con reciproca neutralizzazione di quelle corrispondenti a richieste non adempiute, o adempiute con poca chiarezza, dalle offerenti), ad eccezione della voce attinente alle bevande calde ed acqua. Anche la valutazione compiuta per tale voce non è immune, peraltro, da censure, giacché, come dedotto nel primo motivo di ricorso, il criterio del costo “più vantaggioso” non può reputarsi coincidente con quello del minor costo. Sul punto il Collegio condivide l’assunto della ricorrente, in base al quale la dizione “costo più vantaggioso” evoca non soltanto il prezzo del prodotto, come ha ritenuto la P.A., ma anche profili qualitativi e quantitativi (per es. le dimensioni della lattina), di cui, però, non è dimostrato che si sia tenuto conto. Se, infatti, l’Amministrazione avesse voluto riferirsi solo al prezzo del prodotto, privilegiando l’offerta recante i prezzi più bassi per l’acqua e le bevande calde, avrebbe dovuto esplicitarlo, ma non l’ha fatto: anzi, le giustificazioni fornite in proposito dal dirigente scolastico nella relazione sui fatti di causa, per il tono ipotetico e di giudizio personale con cui sono formulate (“per quanto riguarda la questione tra offerta più vantaggiosa e più bassa ritengo che la decisione del Consiglio sia stata presa tenendo conto del prezzo più basso e della quantità..”), già di per sé connotano di perplessità l’agire della P.A. nel caso di specie.
Oltre al terzo motivo, risulta quindi fondato, nei termini ora visti, anche il primo.>

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 695 del 18 marzo 2010 del Tar Toscana, Firenze

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