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DOSSIER: Offerte anomale

Pubblicato il 07/07/2010
Pubblicato in: Sentenze

LA VERIFICA DELLE OFFERTE ANOMALE_DOSSIER

<< motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria relativa alla verifica delle offerte ritenute anomale ben possono fondare la dilatazione dei tempi procedimentali
il tenore dell’art. 88, comma 3, del d.lgs. n. 163/2006 attribuisce alla stazione appaltante, se del caso mediante una commissione costituita secondo i criteri fissati dal regolamento di cui al precedente art. 5, il compito di esaminare gli elementi costitutivi dell'offerta tenendo conto delle giustificazioni fornite. E la giurisprudenza ha, in merito, precisato che la commissione tecnica di cui all'art. 88, comma 3, cit. può ben coincidere con la commissione giudicatrice, laddove questa sia già costituita ed operante ; il che si verifica allorquando le operazioni di gara non siano totalmente esaurite. >>

E, più in generale, giova rammentare che il principio di continuità della procedura ad evidenza pubblica ha valenza solo orientativa, potendo essere derogato sia in ragione della complessità delle operazioni di gara (quali, appunto, quelle ricomprese nel subprocedimento di verifica di anomalia), sia in presenza di situazioni particolari che impediscano la concentrazione delle stesse operazioni in una sola seduta (quale, appunto, l’insufficienza delle giustificazioni esaminate) (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 5 ottobre 2005, n. 5360; TAR Campania, Napoli, sez. I, 13 giugno 2006, n. 6945; TAR Lazio, Roma, sez. III, 16 novembre 2006, n. 12468).
Ed invero, il principio di continuità e concentrazione della gara, che pure costituisce esplicazione dei più generali principi di buon andamento, imparzialità, trasparenza e correttezza dell'operato dell'amministrazione e che è finalizzato a garantire che le attività concorsuali si svolgano in modo imparziale, nel rispetto della par condicio dei candidati, può in concreto subire eccezioni in quelle particolari situazioni che – come nel caso di specie – obiettivamente impediscono la conclusione delle operazioni di gara in una sola seduta (cfr. TAR Sicilia, Catania, sez. III, 9 gennaio 2007, n. 29).

Le esigenze di celerità e di regolarità delle operazioni di gara, sottese al principio di continuità delle stesse, non sono, pertanto, da considerarsi lese nelle ipotesi – quale, appunto, quella dedotta nel presente giudizio – in cui vi siano prolungamenti temporali non immotivati, ma indotti dall’esigenza, ravvisata dalla commissione giudicatrice, di svolgere adeguati approfondimenti istruttori.
Come già evidenziato, l’invocato principio di continuità e concentrazione riveste, d’altronde, natura meramente tendenziale e va interpretato in maniera flessibile, in relazione alla complessità delle attività poste in essere – senz’altro, particolarmente accentuata nel caso del subprocedimento di verifica di anomalia nell’ambito di una gara da aggiudicare col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa –, la quale, impedendo l’esaurimento delle operazioni concorsuali entro una sola seduta o entro poche sedute ravvicinate (in ragione delle articolate valutazioni da effettuare e degli elementi da acquisire nell’imprescindibile contraddittorio con l’impresa interessata), è, di per sé, idonea a giustificare la deroga al predetto principio.

Quanto, poi, all’assunto – avanzato sempre nel secondo motivo di ricorso originario – di mancata verbalizzazione dell’adozione di idonee misure di custodia e di conservazione, a presidio dell’integrità e della segretezza delle giustificazioni rese dall’ATI CONTROINTERESSATA – Resta, neppure esso coglie nel segno.
Simili misure sono da ritenersi funzionalmente preordinate a garantire la par condicio dei concorrenti e il rispetto dei principi costituzionali di buon andamento e imparzialità, attraverso l’integrità e la segretezza delle offerte in competizione, e non già delle giustificazioni, che vengono acquisite e valutate dalla stazione appaltante nel contraddittorio individuale instaurato con l’aggiudicatario provvisorio successivamente all’esame delle offerte presentate ed alla formazione della graduatoria di gara.
In altri termini, il subprocedimento di verifica di anomalia, proprio perché connotato dall’elaborazione progressiva del giudizio di congruità o non congruità della prima migliore offerta, dall’apporto dialettico e collaborativo del relativo proponente e perfino dall’esercizio di poteri istruttori ufficiosi da parte della stazione appaltante (cfr. cons. Stato, sez. V, 10 febbraio 2004, n. 490; sez. VI, 5 luglio 2006, n. 4261), non esige quella stessa rigida cristallizzazione e intangibilità della documentazione prodotta in sede di offerta, che, posta a presidio della par condicio dei concorrenti, viene assicurata mediante l’adozione delle cennate misure di custodia e di conservazione.
4. Privo di pregio è anche il terzo motivo di ricorso originario, col quale viene lamentata l’incompetenza della commissione giudicatrice in ordine alla verifica dell’anomalia dell’offerta, che avrebbe dovuto essere effettuata dalla stazione appaltante per il tramite del r.u.p.
In base all’orientamento giurisprudenziale prevalente, dal quale il Collegio non ritiene di doversi discostare, una simile valutazione è compito che spetta alla commissione giudicatrice, e non ad un ufficio dell'amministrazione, anche se tale ufficio risulta competente nel settore cui attiene l'oggetto della gara. L'ufficio può, infatti, esprimere pareri di ordine tecnico, ragguagli ed altri elementi utili all’apprezzamento delle offerte, ma non può esprimere il giudizio definitivo sulla congruità delle offerte, rimesso ad un’apposita commissione (in questi termini, Cons. Stato, sez. V, 13 maggio 2002, n. 2579; 3 marzo 2003, n. 1181; 5 luglio 2006, n. 4267; TAR Liguria, Genova, sez. I, 22 luglio 2005, n. 1081; TAR Sardegna, Cagliari, sez. I, 23 dicembre 2005, n. 2441; TAR Lazio, Latina, 19 gennaio 2007, n. 45;).
In senso contrario a quanto assunto da parte ricorrente, la commissione giudicatrice può, cioè, essere coadiuvata da un ufficio dell'amministrazione e da un apposito staff tecnico, per la fase di verifica di anomalia delle offerte, ma è necessario, ai fini della legittimità delle successive determinazioni, che l'attività di ufficio o di staff si connoti per il suo carattere istruttorio, preparatorio e meramente strumentale, senza risolversi in valutazioni tecnico-discrezionali in cui manchi il necessario momento di ‘riappropriazione’ dell'esercizio della competenza ad opera dell'organo cui la stessa indefettibilmente spetta (Cons. Stato, sez. IV, 17 febbraio 2004, n. 631; TAR Puglia, Bari, sez. l, 5 aprile 2004, n. 1726; TAR Sardegna, Cagliari, sez. I, 23 dicembre 2005, n. 2441).
D’altronde, posto che la verifica in parola costituisce un subprocedimento del procedimento di gara, in linea di principio è proprio alla commissione giudicatrice che tale compito deve – in difetto di previsioni di segno contrario – reputarsi attribuito: se, infatti, la funzione dell’organo tecnico di valutazione è quella di individuare l'impresa che ha presentato l'offerta economicamente più vantaggiosa ai fini dell'aggiudicazione alla stessa della gara, la verifica dell'anomalia dell'offerta – che è operazione propedeutica e strumentale all'aggiudicazione – non può non rientrare nella sua competenza (cfr. TAR Emilia Romagna, Bologna, sez. I, 7 maggio 2007, n. 450).
A sostegno di tale conclusione si rileva che la commissione giudicatrice è un organo straordinario e temporaneo della stazione appaltante (Cons. Stato, sez. IV, 4 febbraio 2003, n. 560), e non una figura organizzativa autonoma e distinta rispetto ad essa (Cons. Stato, sez. V, 14 aprile 1997, n. 358), tant'è che la sua attività acquisisce rilevanza esterna solo in quanto recepita dall’amministrazione. In particolare, essa, in quanto organo di natura essenzialmente tecnica, ed essendo investita dello specifico compito di esaminare e valutare le offerte presentate dai concorrenti, allo scopo di individuare il miglior concorrente possibile, svolge, nell'interesse della stazione appaltante, una funzione preparatoria e servente, che culmina nell'aggiudicazione provvisoria. In tale specifica fase procedimentale si colloca il subprocedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta che, incentrandosi su valutazioni di natura tecnico-discrezionale, è logicamente effettuato proprio dalla commissione, spettando poi all'amministrazione aggiudicatrice il potere di valutare e decidere se approvare o meno gli atti della commissione e di provvedere, quindi, all'aggiudicazione definitiva (cfr. TAR Marche, Ancona, 16 giugno 2003, n. 605; TAR Puglia, Bari, sez. I, 7 gennaio 2004, n. 5).
In questo senso depone il tenore dell’art. 88, comma 3, del d.lgs. n. 163/2006, che attribuisce alla stazione appaltante, se del caso mediante una commissione costituita secondo i criteri fissati dal regolamento di cui al precedente art. 5, il compito di esaminare gli elementi costitutivi dell'offerta tenendo conto delle giustificazioni fornite. E la giurisprudenza ha, in merito, precisato che la commissione tecnica di cui all'art. 88, comma 3, cit. può ben coincidere con la commissione giudicatrice, laddove questa sia già costituita ed operante (cfr. TAR Lazio, Latina, 19 gennaio 2007, n. 45; Roma, sez. III quater, 13 febbraio 2008, n. 1264; Tar Emilia Romagna, Bologna, sez. I, 7 maggio 2007, n. 450; TAR Campania, Napoli, sez. II, 31 maggio 2007, n. 5891); il che si verifica allorquando le operazioni di gara non siano totalmente esaurite.
Invero, in difetto di una disposizione normativa oppure di una espressa previsione della lex specialis di gara che disponga in senso contrario, la questione va risolta in base ai principi generali che regolano i compiti della commissione giudicatrice, come recepiti e precisati dalla giurisprudenza.

(Tar Campania, Napoli con la sentenza numero 16568 del 2 luglio 2010)

lo trovi nel file  Tar Campania, Napoli, 02.07.2010 n. 16568.doc

NO AL TERMINE PERENTORIO  PER LA PRESENTAZIONE DELLE GIUSTIFICAZIONE DI UN’OFFERTA ANOMALA: D’ALTRA PARTE LO STESSO PRINCIPIO DEL CONTRADDITTORIO CHE PERMEA LA FASE DELLA VERIFICA DI  ANOMALIA IMPEDISCE DI ACCEDERE A SOLUZIONI RIGIDE CHE ANNETTANO AL DECORSO DEL TERMINE L’EFFETTO INESORABILE ED AUTOMATICO DELL’ESCLUSIONE DALLA PROCEDURA, PRECLUDENDO ALLA  P.A. OGNI ULTERIORE APPROFONDIMENTI ISTRUTTORI IN MERITO ALLA RISPONDENZA, IN TERMINI DI AFFIDABILITÀ E SERIETÀ,  DELL’OFFERTA ALLE ESIGENZE PERSEGUITE DALLA STAZIONE APPALTANTE.

<<Qual è il parere del Consiglio di Stato avverso un ricorso con  < il quale parte ricorrente lamenta che la  stazione appaltante, a fronte della mancata tempestiva risposta alla richiesta di chiarimenti e produzioni, ha concesso per due volte un nuovo termine al RTI poi risultato aggiudicatario, in violazione dei principi di continuità dell’azione amministrativa e di tutela della par condicio.>>?

Il mezzo è  infondato._La parabola argomentativa svolta dalla parte appellante  muove dalla non condivisibile premessa che  il termine concesso dall’amministrazione ai soggetti che partecipano alla gara al fine di fornire i  chiarimenti ai fini del giudizio di anomalia, abbia carattere oggettivamente perentorio. _In senso contrario a tale prospettazione si deve  invece  rimarcare che, in assenza di specifica comminatoria in tal senso  in seno alla legge ed alla lex specialis, l’amministrazione ha il potere discrezionale di prorogare il termine originariamente concesso ovvero di chiedere ulteriori approfondimenti._ E tanto specie con riguardo al caso in esame, nel quale,  in sede di assegnazione iniziale del termine poi prorogato, la p.a. non ne ha intimato la perentorietà, diversamente da quanto occorso per la successiva assegnazione del termine finale poi  rispettato dal raggruppamento


(Consiglio di Stato con la decisione numero 1018  del  22 febbraio 2009)

lo trovi nel file  C.St. 22.09.2009 n. 1018.doc

LA VERIFICA DELL’OFFERTA ANOMALA , SULLA BASE DELLE GIUSTIFICAZIONI PRESENTATE DAI RICORRENTI, È COMPITO CHE SPETTA ALLA COMMISSIONE GIUDICATRICE E NON AD UN UFFICIO DELL’AMMINISTRAZIONE

<<Appalto di servizi: la verifica dell’offerta anomala , sulla base delle giustificazioni presentate dai ricorrenti, è compito che spetta alla Commissione giudicatrice e non ad un ufficio dell’Amministrazione, anche se tale ufficio risulta competente nel settore al quale attiene l’oggetto della gara: il risarcimento del danno a carico dell’amministrazione comprende i costi sostenuti per la partecipazione alla gara, il mancato guadagno che la deducente avrebbe conseguito con l’adempimento del contratto, pari alla misura del 10% dell’importo offerto in sede di gara e, in via equitativa, il danno professionale derivante dall’impossibilità di indicare, in futuro, la gara in esame tra i requisiti di prequalificazione per la partecipazione a gare ad evidenza pubblica, oltre ad interessi e rivalutazione monetaria>>

L’ufficio può, infatti, dare pareri di ordine tecnico, ragguagli ed altri elementi utili alla valutazione delle offerte, ma non può essere rimesso allo stesso il giudizio definitivo sulla congruità delle offerte, allorché sia costituita una apposita Commissione.

Pertanto la procedura in esame deve ritenersi viziata nella parte in cui la verifica dell’anomalia è stata rimessa e decisa da soggetti estranei alla Commissione stessa>

Di indubbio interesse appare inoltre la quantificazione del risarcimento del danno spettante alla ricorrente le cui aspettative risultano soddisfatte dal parere del Supremo Giudice Amministrativo:

< In relazione a ciò, ed al comportamento colposo dell’amministrazione, stante l’impossibilità di reintegrazione in forma specifica, si ritiene di dover far riferimento all’art. 35, co 2 del D. Lgs. N. 80/98, in forza del quale il giudice amministrativo, nelle controversie devolute ala sua giurisdizione esclusiva, può stabilire i criteri in base ai quali l’amministrazione deve proporre il pagamento di una somma a favore dell’avente titolo, entro un certo termine, che può essere fissato in 120 giorni dalla notifica della presente sentenza.

Detti criteri possono così essere definiti: il comune resistente quantificherà la somma dovuta sulla base dei costi sostenuti per la partecipazione alla gara, da liquidarsi anche in via equitativa, del mancato guadagno che la deducente avrebbe conseguito con l’adempimento del contratto, pari alla misura del 10% dell’importo offerto in sede di gara e, in via equitativa, del danno professionale derivante dall’impossibilità di indicare, in futuro, la gara in esame tra i requisiti di prequalificazione per la partecipazione a gare ad evidenza pubblica, oltre ad interessi e rivalutazione monetaria
(Consiglio di Stato con la decisione numero 4267  del  5 luglio 2006)

lo trovi nel file  C.St. 05.07.2006 n. 4267.doc

VALUTAZIONE DELLE OFFERTE ANOMALE: L’ELENCAZIONE FORNITA DALL’ART. 25 DEL D.LGS. 157/95 È SOLTANTO ESEMPLIFICATIVA, DATO CONFERMATO DALL’ART. 87 DEL CODICE DEI CONTRATTI

<<solo attraverso un contraddittorio tra amministrazione ed impresa è possibile attuare quella funzione di partecipazione piena e costruttiva al procedimento che consente alla seconda di esercitare in modo pieno il proprio diritto di iniziativa economica privata armonizzandolo con il perseguimento del pubblico interesse, sia in termini della migliore offerta sotto il profilo economico, che dal punto di vista della sua compatibilità con altri interessi pubblici da valutare comunque nell’ambito dell’iter procedimentale>>

Secondo l’indirizzo che oggi appare maggioritario,  l’art. 25 del D.Lgs. n. 157 del 1995, nella parte in cui considera estranee all’area della verifica dell’anomalia la valutazione di “elementi i cui valori minimi sono stabiliti da disposizioni legislative regolamentari o amministrative, ovvero i cui valori sono rilevabili da atti ufficiali” si pone in contrasto con il principio inteso a sviluppare la libera concorrenza tra i concorrenti alle gare di appalto. Ne discende che il mancato rispetto dei minimi tabellari, o, in mancanza, dei valori indicati dalla contrattazione collettiva, non determina l’automatica esclusione dalla gara, ma costituisce un importante indice di anomalia dell’offerta, che dovrà essere poi verificata attraverso un giudizio complessivo di remuneratività._
è sempre necessario che venga consentito all’impresa di fornire le proprie giustificazioni, anche in riferimento al superamento di detti limiti minimi, e che tale insopprimibile esigenza di contraddittorio, che costituisce specifica espressione del più generale principio di partecipazione scolpito nella legge 7.8.1990 n. 241, trovi corrispondenza nel dovere dell’Amministrazione di motivare in ordine alla ritenuta incongruità dell’offerta _
D’altra parte, in materia di valutazione del giudizio di anomalia delle offerte, la giurisprudenza amministrativa rileva costantemente che se deve ritenersi ammesso il sindacato anche intrinseco del giudice amministrativo, per la materia de qua tale intervento è ancora più limitato dalla considerazione che la normativa comunitaria ha voluto rafforzare il contraddittorio in fase procedimentale e pre-processuale, ritenendolo non solo una alternativa alla risoluzione giurisdizionale della controversia, ma anche una più appropriata modalità di risoluzione.
Ne consegue che la possibilità del sindacato giurisdizionale, seppure non esclusa, deve, di regola, limitarsi alla mera legittimità e controllo dell’atto adottato dalla amministrazione all’esito del procedimento relativo alla valutazione delle giustificazioni delle offerte anomale e che la adeguatezza delle giustificazioni addotte dall’impresa costituisce oggetto di discrezionalità tecnica della commissione di gara sindacabile solo ove possa desumersi in maniera indubitabile la illogicità o incoerenza della valutazione dell’amministrazione

(Consiglio di Stato con la decisione numero 4847  del  7 ottobre 2008)

lo trovi nel file  C.St. 07.10.2008 n. 4847.doc

IL PUNTO DI VISTA DEL CONCORRENTE PER LA VERIFICA DELL’OFFERTA ANOMALA

<<Come giustamente ritenuto dal TAR, non è condivisibile, pertanto, la pretesa di parte ricorrente, odierna appellante, di ritenere inammissibile a priori qualsiasi tipo di giustificazione relativa ai minimi tabellari del costo del lavoro, mentre è legittimo il comportamento tenuto nella fattispecie dalla Commissione di gara, che ha ammesso le giustificazioni relative al costo del personale presentate dalla controinteressata senza procedere all’esclusione automatica della controinteressata dalla gara, in ossequio alle prescrizioni del capitolato, che non prevede alcun limite alle giustificazioni dei concorrenti, ed ai principi di diritto comunitario in materia di libera concorrenza>>

In vista dello sviluppo di un'effettiva concorrenza nel settore degli appalti pubblici, il concorrente deve poter far valere, utilmente ed in contraddittorio, il suo punto di vista su ciascuno dei vari elementi di prezzo proposti, prima che l’amministrazione possa respingere un'offerta perché ritenuta anormalmente bassa: solo attraverso un contraddittorio - anche sviluppato in più fasi - tra amministrazione ed impresa è possibile infatti attuare quella funzione di partecipazione piena e costruttiva al procedimento che consente alla seconda di esercitare in modo pieno il proprio diritto di iniziativa economica privata,  armonizzandolo con il perseguimento del pubblico interesse, sia in termini della migliore offerta sotto il profilo economico, che dal punto di vista della sua compatibilità con altri interessi pubblici da valutare comunque nell’ambito dell’iter procedimentale

(Consiglio di Stato con la decisione numero 4949  del  23 agosto 2006)

lo trovi nel file  C.St. 23.08.2006 n. 4949.doc

IN TEMA DI PROCEDIMENTO DI VERIFICA DELLE OFFERTE ANOMALE

<<il sub procedimento volto alla verifica dell’anomalia dell’offerta costituisce espressione di un potere tecnico-discrezionale e la motivazione della valutazione effettuata circa l’anomalia dell’offerta costituisce elemento decisivo ai fini della verifica della correttezza della valutazione effettuata, tuttavia la necessità di una puntuale ed analitica valutazione è generalmente richiesta dalla giurisprudenza solo nel caso di giudizio negativo, mentre nel caso di valutazione positiva è sufficiente un riferimento alla giustificazioni offerte dall’impresa sottoposta a verifica>>

<il giudizio di verifica della congruità di un'offerta anomala ha natura globale e sintetica sulla serietà  o meno dell’offerta nel suo insieme ed esso  costituisce espressione di un potere tecnico-discrezionale dell'amministrazione, di per sé insindacabile in sede di legittimità, salva l'ipotesi in cui le valutazioni siano manifestamente illogiche o fondate su insufficiente motivazione o affette da errori di fatto >
ma non solo
< Inoltre, per quanto riguarda la sufficienza o meno della motivazione sul giudizio di anomalia dell’offerta, il Collegio condivide l’orientamento secondo cui la motivazione viene richiesta rigorosa ed analitica nel caso di giudizio negativo sull’anomalia; in caso, invece, di giudizio positivo, ovvero di valutazione di congruità dell’offerta anomala, non occorre che la relativa determinazione sia fondata su un'articolata motivazione ripetitiva delle medesime giustificazioni ritenute accettabili o espressiva di ulteriori apprezzamenti. Pertanto, il giudizio favorevole di non anomalia dell' offerta in una gara d'appalto non richiede una motivazione puntuale ed analitica, essendo sufficiente anche una motivazione espressa "per relationem" alle giustificazioni rese dall'impresa vincitrice, sempre che queste siano a loro volta congrue ed adeguate >
(Consiglio di Stato con la decisione numero 2348  del  20 maggio 2008)

lo trovi nel file  C.St. 20.05.2008 n. 2348.doc

COME POSSONO ESSERE CONSIDERATE ADEGUATE LE GIUSTIFICAZIONE DI UN’EVENTUALE OFFERTA ANOMALA?

<< Il giudizio di non anomalia non richiede una motivazione analitica e dettagliata, potendo fare riferimento alle giustificazioni, ove queste non siano generiche: peraltro le giustificazioni, nella parte relativa all’analisi dei costi, si articolano in quattro paragrafi che illustrano: a) i ricavi dal servizio; b) i costi di esecuzione del servizio; c) il margine e utile netto; d) gli ulteriori vantaggi connessi ad aspetti collegati allo svolgimento del servizio e relativi sostanzialmente allo sviluppo della clientela; esse quindi non appaiono affatto generiche, bensì adeguatamente circostanziate._ In definitiva l’istituto aggiudicatario, nel formulare la propria offerta ha in certo senso “scommesso” su un certo sviluppo del servizio su base telematica, e presumendo altresì un ridimensionamento dei pagamenti in contanti, assumendosi ovviamente il relativo rischio d’impresa, e ritenedo che detto sviluppo avrebbe comportato costi assai inferiori rispetto a quelli preventivati dalla Stazione Appaltante>>
Con la terza censura si assume sostanzialmente una carente valutazione delle giustificazioni addotte a sostegno dell’offerta economica anomala, per notevole ribasso (61,43% a fronte del 20,57% della  ricorrente), presentata dall’aggiudicataria.

A fronte di un prezzo a base d’asta di € 3,50 di commissione omnicomprensiva, l’aggiudicataria ha offerto € 1,35 di commissione per ogni operazione di pagamento di pensione all’estero.

Parte ricorrente afferma che, proprio per la misura eccezionalmente bassa dell’offerta, dovevano essere verificati con attenzione i dubbi che la banca intendesse accollare ai pensionati, in maniera surrettizia, alcuni oneri, in modo da rendere l’operazione comunque remunerativa.

Ad avviso del Collegio l’INPS ha accolto le giustificazioni in base ad argomenti adeguati e sufficienti a spiegare il notevole ribasso.

Premesso infatti che dagli atti risulta come in precedente analoga gara il servizio è stato aggiudicato con un costo di commissione pari ad € 0.166, e considerato che la notevole esperienza in pagamenti internazionali dell’Istituto di credito aggiudicatario appare indubitabile (tra l’altro svolge già analogo servizio per l’INPS in altri Paesi dell’area extraeuro oltre a svolgerlo anche per i pagamenti dell’AGEA), la stazione appaltante ha valutato che l’aggiudicataria poteva avvalersi di notevoli investimenti già avvenuti per lo svolgimento di analogo servizio.

Inoltre, considerato che la base d’asta era stata fissata a livelli piuttosto elevati rispetto alla media del costo del servizio in quanto erano previste attività aggiuntive quali la stampa e l’invio di modulistica e spese postali anche per il pagamento tramite assegno, ha ritenuto convincente la giustificazione fondata sostanzialmente sull’assunzione di un rischio d’impresa consistente nella previsione fatta dalla banca aggiudicataria, sulla base peraltro della sua esperienza al riguardo, di una notevole riduzione dei pagamenti tramite assegno, con conseguente significativo abbattimento delle spese connesse e dell’incremeto contemporaneamente dell’uso dello strumento telematico, con costi assai inferiori.

Peraltro le giustificazioni, nella parte relativa all’analisi dei costi, si articolano in quattro paragrafi che illustrano: a) i ricavi dal servizio; b) i costi di esecuzione del servizio; c) il margine e utile netto; d) gli ulteriori vantaggi connessi ad aspetti collegati allo svolgimento del servizio e relativi sostanzialmente allo sviluppo della clientela; esse quindi non appaiono affatto generiche, bensì adeguatamente circostanziate.

Anche il servizio di coll center multilingua risultava struttura già esistente che ha consentito alla banca di prevedere costi notevolmente inferiori rispetto a quelli fissati nel prezzo a base d’asta.

In definitiva l’istituto aggiudicatario, nel formulare la propria offerta ha in certo senso “scommesso” su un certo sviluppo del servizio su base telematica, e presumendo altresì un ridimensionamento dei pagamenti in contanti, assumendosi ovviamente il relativo rischio d’impresa, e ritenedo che detto sviluppo avrebbe comportato costi assai inferiori rispetto a quelli preventivati dallo stesso INPS.

Né risulta dall’analisi dei costi alcun elemento che possa indurre a ritenere che l’offerta contenga costi ”occulti” da accollare al pensionato.

Peraltro in base anche a recente giurisprudenza, il giudizio di non anomalia non richiede una motivazione analitica e dettagliata, potendo fare riferimento alle giustificazioni, ove queste non siano generiche

Nel caso di specie il giudizio di non anomalia risulta sintetico, ma individua gli elementi essenziali delle giustificazioni addotte che hanno convinto la stazione appaltante della adeguatezza degli argomenti in ordine al ribasso praticato.

Il raffronto con l’offerta economica della ricorrente, sia detto per inciso, soffre verosimilmente delle notevoli differenze strutturali nell’organizzazione del servizio, caratterizzato in particolare per la ricorrente dalla presenza di un intermediario per così dire aggiuntivo e “generale” costituito dalla Citigroup, che avrebbe dovuto giustamente anch’esso lucrare sulla gestione complessiva del servizio stesso.

Comunque le valutazioni del giudice nell’ambito di un giudizio di legittimità, si fermano ad un controllo “esterno” che non può addentrarsi nelle valutazioni di discrezionalità tecnica operate anche nel giudizio di anomalia soprattutto laddove le motivazioni addotte appaiono, come nella fattispecie, ragionevoli e adeguate.>

(Tar Lazio, Roma con la sentenza numero 2919 dell’ 8 aprile 2008)

lo trovi nel file  Tar Lazio, Roma, 08.04.2008 n. 2919.doc

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